94 il 9 del 1844&1 Carissimo Signor mio, Non vi maravigliate di veder di nuovo il mio proprio carattere e non l'altrui. Un occhio e* perduto, ma l'altro mi assiste bastantemente, e si va, mi pare, ognor piu* fortificando. Dr Lawrence mi ha raccomandato di non lasciarlo impigrire, e di evitar soltanto il lume artificiale; il che fo con somma cura; ma col lume naturale leggo e scrivo con parsimonia, e non me ne trovo male. Nulla e* piu* irritabile che una piaga del cuore: il toccarla e* indiscrezione e crudelta*; il tempo solo puo* forse cicatrizzarla. Io parlo ad uom saggio, e null' altro aggiungero*. Mi restano a leggere soltanto 30 pagine della vostra opera intorno a Dante cattolico ortodosso, e ve ne fo i miei complimenti in generale. Credetemi pure che non trovo altro da ridire se non questo solo: molto ingegno, maggior conoscenza della materia, ma non egual buona fede. Questo difetto pero* non puo* risultare ad occhio alcuno eccetto il mio. Il seguire a dire che la Beatrice della Vita nuova e* Beatrice Portinari, perche@ lo ha detto Boccaccio dopo 30 anni e piu* ch'era morto Dante; il seguire a prestar fede a tutte quelle fandonie che costui narra dell'innamoramento di 9 anni, senza che ci dica come sono a lui pervenute, mentre chiaro dice che molti teneano quella donna come effetto di ornato parlare e che Dante era stato incitatore di quell'argomento; il non tener conto dell'autorita* di Dante, il quale positivamente e reiteratamente afferma che la donna di cui parla alla fine della Vita nuova, cioe* Beatrice, figura la filosofia, e* un dar ragione al Boccaccio e torto a Dante. Qual de' due potea saperlo piu*? Ma il vostro disegno portava che cosi* faceste, e cio* basta. Molto ingegno, non egual buona fede. Se realmente credeste cosi*, come volete dare ad intendere, avreste confutate le ragioni in contrario, ma avete evitato di farlo, e cosi* dovevate fare. Io vi sono tenuto che, mentre in sostanza siete sempre a me in opposizione, mi avete sempre esplicitamente nominato honoris causa. E siate certo che non mi vincerete di cortesia. E* inevitabile che i miei Ragionamenti non sieno una continua confutazione dell'opera vostra&2, perche@ questa e* la natura dell'argomento; e* impossibile che voi non crediate che io alluda al vostro lavoro quando dimostro che tutto in Dante e* finzione, e quando si mostra amante e quando si mostra teologo; ma io vi giuro che tutto era scritto prima che io cadessi infermo, e percio* prima che io leggessi il vostro libro. Quando poi mi verra* sotto la penna (e l'aggiungero* di proposito) il nome di Carlo Lyell, allora sentirete che cosa diro* di voi e del vostro libro, e forse anche della vostra buona fede. Possiamo essere di opposti sentimenti riguardo a Dante, perche@ in Dante stesso vi e* simile conflitto fra il senso interno e l'esterno, fra la lettera e lo spirito; e mentre voi sostenete la prima ed io il secondo, possiamo / rimaner cosi* congiunti, come in sostanza erano l'uomo interno e l'uomo esterno in Dante. Mi rincresce estremamente (e vi ho pensato tutta la notte, dopo aver ricevuta la lettera vostra iersera) che il mio amico Kirkup non abbia misurate le parole con la tessera del gentiluomo nel dirigerle a Carlo Lyell, che n'e* il tipo; me ne rincresce assaissimo, tanto piu* che io sono l'innocente cagione di una briga che non avrebbe dovuta nascer giammai. Poteva egli dirvi la sua opinione, e dirvela francamente, ma anche rispettosamente; e sono maravigliato che non abbia cio* fatto, perche@ sento dire da tutti quelli che lo conoscono essere il piu* cortese e il piu* garbato uomo del mondo. Peccato che questa volta abbia trapassato il segno, peccato! Son sicuro che la vostra risposta gli avra* dato rammarico. Egli e* cosi* entusiasta delle mie interpretazioni, e sopra tutto della Beatrice di Dante, che il vostro libro gli avra* recata sorpresa, e questa si e* convertita in obblio de' convenevoli riguardi; e tanto piu* sara* stata grande la sua maraviglia quanto che il mio Ragionamento primo e* a voi dedicato; e lo avra* urtato il vedere che voi attaccate di fronte (senza pero* mai nominarlo) un sistema d'interpretazione di cui avete accettata la dedica. Ma essendo inglese, poteva bene immaginarsi che un Liberale dedicasse la sua opera ad un Tory, e questi accettarne la dedica, senza cessar di essere ottimi galantuomini, e senza che alcuno si scandalizzasse de' loro sentimenti opposti in politica. Ma non ci voglio pensar piu*, perche@ il pensarvi mi cuoce. Assicuratevi intanto, Signor mio, che S.K. e* un modello di gentilezza; e se septies cadet iustus, puo* a lui condonarsi esser caduto semel. Ecco che gli avra* vulnerato un poco la sensibilita* il vedere che, riguardo a Beatrice, date ragione al Fraticelli e non a Rossetti. Ma le vostre parole non sono un decreto della cancelleria d'Inghilterra, non sono un senatusconsultum dell'antica Roma, da cui dipenda o la fortuna o la ruina, o la vita o la morte. Chi legge cio* che ha scritto il Fraticelli nella prefazione alla Vita nuova e cio* che ha scritto il Rossetti nel primo Ragionamento, e cio* che publichera* ne' due seguenti, decidera* da se@ chi ha ragione e chi ha torto; e qualunque giudizio in contrario non potra* far si* che il torto divenga ragione o viceversa. Sarebbe bello che non potessimo avere diversa opinione, o dire di averla. C.L. ha detta la sua, limitandosi alla lettera di Dante, confessata da lui per cattolica; e G.R. dira* pure la sua, innoltrandosi nello spirito di Dante; poiche@ questi ci assicura che nel suo poema vi e* la lettera e lo spirito. E siccome C.L. non si e* ritenuto dall'opporsi al parere di G.R. senza pero* ingiuriarlo minimamente, cosi* questo fara* verso quello, approfittandosi del bell'esempio; e nell'esporre la sua opinione, gli mostrera* insieme il suo rispetto, e nel dirgli le sue ragioni gli protestera* i suoi ossequi. Lo nominera* nell'approvarlo, nol nominera* nel confutarlo. Cio* che vi accerto si e* che i miei due Ragionamenti residui sono assai piu* vigorosi e convincenti del primo; e vi ringrazio del vivo desiderio che avete nel vostro libro mostrato di veder publicato il resto del lavoro./ Ieri avea scritto cio* che precede; ma non potei finir la lettera per qualche impedimento che sopravvenne. Iersera poi ho finito ad ascoltare la lettura del vostro discorso intorno alla ortodossia di Dante; e ve ne fo di nuovo le mie congratulazioni. Senza dubbio, che stando alla lettera, il poema di Dante e* tutto qual voi lo dite, ma qual e* l'allegoria? Bel giuoco! Voi fate, ed io disfo, come Dante dice di que' suoi spiriti del terzo cielo. Avremmo dovuto essere in differente posizione, perche@ ognun di noi facesse bene il suo ufficio; ma l'invertire sarebbe mio bene e vostro danno; restiam dunque quali siamo. Io non ho niuna osservazione da fare sul vostro lavoro, eccetto quella che ho fatta. Mia figlia ha notato una trentina di sbagli di stampa nella parte italiana, e ve li mandera* per un Errata-Corrige; ma dice che nella parte inglese e* correttissimo, e dello stesso mi assicura mia moglie, che l'ha letto due volte. In materia di cognizione erudita di Dante e di scrittori danteschi voi non mi cedete di un dito, anzi molte volte ho avuto da voi qualche utile notizia; che posso dunque dirvi? Benissimo, ripeto, secondo la lettera. Ciascuno de' miei residui Ragionamenti sara*, per lo meno, lungo quanto il primo, inclusa anche l'introduzione. La materia si negava ad un visibil ordine, ma vi son riuscito ad ottenerlo, se non m'inganno, riguardo al secondo. Il terzo poi e* ordinatissimo, e posso dire di esso: "E questo sia suggel che ogni uomo sganni' intorno alla sposizione del mio dotto amico e mecenate. Spero udire buone nuove intorno alla salute vostra, della vostra degna moglie e di tutto il resto della famiglia. Noi stiamo tutti benissimo, eccetto me, di cui conoscete lo stato. E facendo voti per la vostra felicita*, mi ripeto Il vostro divotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Lettera datata in errore dal R. "1834'. 2Cf. lettera 92, nn. 1, 2. 95 50 Charlotte Street,Portland Place. il 15 del 1844 Carissimo Signor mio, Mille grazie pel bel dono&1 che ornera* il mio scrittoio e mi ricordera* sovente di un mio morto e vivente amico (e lunga sia la vita di quest'ultimo): D.A. e C.L. Travedo dalla vostra lettera che voi stesso avete detto qualche cosa al mio amico S.K. intorno alla cagione che vi ha fatto insistere li* a lungo sul cattolicismo sincero di Dante. Era impossibile che Mr Kirkup lo sapesse per altra via, poiche@ io stesso lo ignorava. Comunque sia, io disapprovo le irriverenti espressioni da lui usate, e mi permetterete di dirvi che, se io fossi stato in voi, non gli avrei risposto; poiche@, se egli si abbandona allo stesso impulso, puo* da questa briga sgorgare una fonte di acri espressioni smentite dal carattere di / due ottimi inglesi. Spero che dai due residui miei Ragionamenti sara* intieramente dalla vostra mente dissipata la semi-persuasione dell'aver inteso Dante parlare di Beatrice Portinari nella sua misteriosa Vita nuova. Quel che posso dirvi si e* che il resto della mia opera e* assai piu* convincente del cominciamento a voi dedicato. Operero* con voi con tanta sincerita* che quello ch'io diro* di voi (e gia* l'ho scritto) ve lo mandero* a leggere prima che si stampi; e che qualor vi piace che si dica altrimenti, son pronto a farlo. Aspetto fra qualche giorno la risposta di Lord Vernon, per cominciare la stampa: con dieci fogli in 12.mo grande, come nel Primo ragionamento, stimo che daro* compimento a tutto. Spero che Lord Vernon accetti la dedica: gli ho addotte buone ragioni per persuaderlo. Ho scorse alcune pagine di una rivista intorno alle opere scritte su Dante (Foreign and Colonial Review, January 1844), nella quale si fa onorevole ma passeggiera menzione della vostra opera, e vi presenta tra coloro che guardano Dante come riformatore. Se io potessi alleviare sull'animo vostro cio* che necessariamente deve addolorarlo, lo farei con tutto il cuore, ma il tempo sapra* fare quel che non so far io. E rinnovandovi i miei voti, mi rinnovo il vanto di ripetermi Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. Tuesday 16th January My dear Sir, I will make use of the space Papa has left to say that I take the liberty of enclosing a list of the mistakes Mamma and I / have discovered in the printing of your work. Papa only dictated one remark to me, which I have added at the end. Although Papa has made use of my pen instead of his own to indite this epistle, his eye is not, I rejoice to say, in any way worse than it was, and his general health is rather improved. I recognized in the Appendix to your book (page 134) some beautiful lines you were so kind as to send me a year or two ago. Hoping your health will not suffer from the dreadfully severe weather which has just commenced, I remain, my dear Sir, Very respectfully and gratefully yours, Maria Francesca Rossetti. 1Una rappresentazione in basso rilievo del profilo di Dante. 96 50 Charlotte Street, Portland Place, London. _<3 febbraio 1845_> Carissimo Signor mio, Mi valgo della mano di mia figlia nel rispondere, perche@ son gia* quasi totalmente cieco. Non posso piu* ne@ leggere ne@ scrivere, e solo giungo a distinguere gli oggetti in grande e le strade, per le quali raramente vado, ma tutto a traverso una nebbia fastidiosa. Il mio destino e* quasi sigillato: E* favola la vita, e la favola mia quasi e* finita. Sono oramai sei mesi che l'unico occhio che mi rimane ha cominciato ad offuscarsi a grado a grado, e temo che, se continua cosi*, sara* del tutto estinto. Da che questo nuovo disastro e* sopraggiunto, mi son cosi* avvilito d'animo che non ho piu* risposto a nessuna lettera, ne@ a quella del mio amico Kirkup, ne@ a quella di Lord Vernon, insomma a nessuna, e percio* neppure alla vostra. Io mi tengo per morto alla societa* ed agli amici, i quali debbono non solo compatirmi, ma compiangermi. Ma non piu* lamentazioni da Geremia! Avea gia* interamente compito il lavoro per la Beatrice, avea esteso ad un terzo e piu* il primo Ragionamento, terminato il secondo ed il terzo nella loro plenitudine (talche@ il volume verra* di circa cinquecento pagine), quando quest'occhio traditore mi comincio* a dire "non andar piu* oltre.' E nello scorgere di qual fato mi minacciasse, mi scoraggiai; ed invocando la morte, che ardentemente imploro, non pensai piu* ad una vita che, scorsa con coraggio, sostenuta con continuo lavoro, abbeverata di tanto fiele, mi e* oramai insopportabile. Ho gia* sessant'anni, e sarebbe tempo di finirla. Udite ora le voci di un cuore che a voi si dirige, e tenetele sincere come se fossero pronunziate sul letto della morte. Io mi sento a voi tenuto per molti benefici e per moltissima affezione; lo confesso con vivissima gratitudine. Ma non comprendo perche@, dopo avermi colmato di beni, abbiate voluto farmi un torto che mi ha trafitto il cuore. Io non mi lagno minimamente del libro che avete scritto: rispetto le vostre opinioni, come voi tollerate le mie. Sapete quel che ve ne ho detto nelle mie ultime lettere, sapete che vi ho mandato anche parte del mio nuovo manoscritto per mostrarvi sempre piu* con quanta schiettezza io operi verso di voi. Ma ditemi, o Signor mio, con qual fondamento avete voi scritto al mio amico Kirkup che io mi era reso colpevole verso di voi of a gross indiscretion riguardo al motivo che v'indusse a comporre il vostro volume?&1 E lo sapeva io un tal motivo? E me l'avete voi mai manifestato? Come poteva dire cio* che ignorava? Ancorche@ l'avessi saputo, non l'avrei detto. E qual motivo avete avuto mai da me di credermi capace di simile azione? Perche@ volermi mettere in mala vista ad amici rispettabili ai quali ho parlato di voi sempre con la massima venerazione? Quando mi giunse l'ultima vostra lettera, il mio cuore si trovava tutto addolorato da questa ferita, e pensai che, come segno del mio rispetto, era meglio serbare il silenzio, e percio* non risposi. Preferii il sembrare screanzato al mostrarmi risentito. Il mio silenzio istesso vi sia dunque segno di quell'ossequio che mi avete con tante bonta* inspirato. E parliam d'altro. Vi prego di perdonare questo sfogo sincerissimo, e mi piace che vi debba io chiedere scusa senz'aspettare la vostra. Di quanto ho composto la Beatrice e* senza dubbio la mia opera piu* perfetta, perche@ frutto di tante mature indagini e perche@ composta tutta intieramente prima di mandarla al torchio; ma pure non so se la stampero*. Come far cio* nello stato in cui mi sono? Scrivero* a Mr Kirkup di dire a Lord Vernon una di queste due: o di fare stampare l'opera qui sotto la mia cura, o di farla stampare in Svizzera sul manoscritto che mandero*. Nel primo caso pero* non bastano le cento lire che mi furono offerte e che io non ho voluto mai ritirare dal banchiere di quel signore. Nel secondo basteranno sicuramente. In ultimo caso mandero* il manoscritto affinche@ si stampi quando che sia dopo la mia morte. Sarebbe peccato che non vedesse mai la luce cio* che e* ridotto a dimostrazione completa. Io distinguo in Dante due sensi, i quali sono diametralmente opposti, come il si* e il no. Dimostro cio* con le sue autorita*, da niuno avvertite, e con teorie segrete da pochi conosciute; e tutto cio* a profusione. Dimostro che chi si tiene al senso letterale per sapere la vera essenza della Divina commedia e* come chi si tenesse ad una maschera per conoscere l'uomo. In tutto il corso della dimostrazione ho fatto sempre vedere da che nasce l'abbaglio di chi si limita alla lettera per iscoprire come pensava Dante. Non vi ho mai nominato dove si tratta di far vedere il vostro errore, ma vi ho nominato alla conchiusione con sentimenti e parole di massimo rispetto. Se l'opera si stampa, dietro il vostro benevolo permesso, la dedichero* a Lord Vernon. Il lavoro non sara* indegno ne@ di me ne@ di lui, perche@, oltre una verita* ignota ridotta a perfetta dimostrazione - e massime dove tratta del misticismo della Divina commedia - lo stile e* tutto accurato, tutto elegante e non di rado eloquente. Vi rendo gli auguri moltiplicati pel nuovo anno. Spero che la vostra salute si ristabilisca perfettamente, che fiorisca quella di tutta la vostra famiglia; mentre io, con la mia figliuola che intende rispondere con questa alla vostra garbatissima, e con mia moglie che rispettosamente vi ossequia, e col vostro figlioccio che vi bacia la mano, mi ripeto costantemente Divotissimo ed obbligatissimo G.Rossetti. 1Il Kirkup, forse invidioso dell'amicizia tra i due uomini, aveva provocato maliziosamente questa discordia, la quale duro* poco, pero*. 97 50 Charlotte Street, Portland Place. 9 aprile 1846 Carissimo Signor mio, Non ignara mali miseris succurrere disco. Quel che mi dite dello stato pericoloso della vostra ottima consorte eccita nel mio cuore compatimenti e voti. Faccia Iddio che sia una minaccia e non un disastro, e che godiate della vostra eccellente compagna sino al termine della vostra vita, la quale sia esente da quelle perdite amare che seco porta l'eta*. Io ne son pruova dolorosa: son quasi totalmente cieco, e mi veggo innanzi un futuro . . . ma io voglio lasciarlo intieramente nelle mani di Dio, e mi acquiesco nella ripetuta sentenza: Dominus dedit, Dominus abstulit, sit nomen Domini benedictum. Dacche@ ho perduto la cara luce degli occhi, ho perduto con essa ogni coraggio. Non ho piu* pensato a Dante, e non ho voluto piu* pensarvi. E* giunto a tale l'abbattimento dell'animo mio che ho sospeso ogni corrispondenza intorno ad esso fin con Lord Vernon e con Mr Kirkup. / Ho pero* intieramente terminato il lavoro della Beatrice che dovea stamparsi; e quasi fosse una fatalita*, scritta l'ultima pagina, comincio* a indebolirsi e a lagrimare sempre piu* il solo occhio che mi rimanea. Comincio* questo declinare dai primi giorni del settembre di due anni fa; e perdendo ogni giorno a grado a grado, ora la pupilla e* quasi del tutto estinta. In questo stato sventuratissimo ho cercato di non desistere da que' pochi affari che mi si offrono per sostenere la mia famiglia. Nella mia notte crescente, e tra poco sara* perpetua, l'idea di Dante mi e* sorta nella mente come un fantasma malaugurato. Quanti rancori non mi ha egli cagionati! Infausto fu il momento in cui presi la penna per rischiarar le sue tenebre. Voi conoscete al par di me quali angosce mi abbia cagionate. Per distrarre alquanto l'animo dal mio avvilimento nelle mie ore lente e triste, ho dettato / un lungo poema&1, e ne ho mandato il manoscritto ad un amico mio in Parigi, il quale ha terminato pur ora l'impressione di esso, e ne aspetto ad ora ad ora le copie. Appena giunte, ne spediro* un esemplare a Molini pel mio ottimo amico di Kinnordy. Alle tante afflizioni del mio cuore una se n'e* aggiunta che mi e* quasi tanto angosciosa quanto la stessa cecita*: la perdita di quell'anima bella, di quell'uomo incomparabile&2, di quell'emporio di ogni sapere pellegrino, di ogni virtu* veramente cristiana, della cui amicizia io andava superbo. Ho benedetto cento volte Iddio per avermelo fatto conoscere in Malta, poiche@ il suo solo contatto mi ha reso migliore. Un angelo era quello, ed angele erano la sua sposa e la sua sorella. Tutti e tre son da quell'isola risaliti al cielo, e il mio pensier pellegrino si prostra alle lor tombe e benedice la loro memoria. Oh, quanto desidero di addormentarmi anch'io; ma la religione e / la ragione mi dicono ch'io deggio qui rimanere sino a che il comando, cui tutto ubbedisce, a se@ non mi richiami, e veramente desidero che sia al piu* presto. Le nuove sventure di Polonia, di Spagna e principalmente d'Italia mi fan sentire che ogni ora di ritardo e* ora di pena. La mia cara figliuola Maria e* ora con me, in aspettativa di qualche buona situazione. Il mio Gabriele si va avanzando sempre piu* nell'arte, ma non trova ancora come utilmente occuparsi: spero per lui in Mr Eastlake, che mi mostra molta amorevolezza. Il mio Guglielmo continua nel suo impiego nell'Excise&3, e pare che i suoi superiori lo tengano in pregio: docile e buonissimo giovinetto, di viva mente e di buon cuore. Cristina e* sempre con noi e mostra rare disposizioni per la poesia, di cui ha dati non pochi saggi, non indegni di piu* matura eta*. Nulla diro* di mia moglie, non picciol compenso alla mia immensa sciagura. Ella vi riverisce e vi ringrazia della vostra lettera, alla quale quest'e* di risposta, in cui mi ripeto Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Il veggente in solitudine, Parigi, 1846. 2J.H.Frere. 3Ufficio delle Imposte Indirette. 98 50 Charlotte Street, Portland Place. il 10 di giugno del 1846 Carissimo Signor mio, Vi ringrazio delle gentili espressioni e del favorevole giudizio a mio pro ispirativi dalla lettura del mio nuovo poema. Non nego di aver in esso posto quanto di meglio mi ha potuto fornire il lungo esercizio dell'arte metrica, e quanto di piu* puro ha saputo dettarmi l'amore della patria, della religione e dell'umanita*. Quest'ultima e* per me cosa suprema: la patria con essa si confonde, e la religion la santifica. Se dunque l'umanita*, conculcata in cento barbare guise da quell'orso crudele ch'e* sotto l'Orsa polare, mi ha fatto prorompere in frasi risentite, non ve ne vogliate per merce@ scandalizzare. Io non condanno colui perche@ si chiama autocrata, ma perche@ e* disumano. Un santo grido d'indignazione si leva contro lui pel mondo tutto, e se interrogate il vostro stesso cuore, non troverete, certo, benedizioni per colui. I piu* moderati inglesi, appartenenti al vostro partito, dicon tutt'altro che bene di quel flagello coronato&1 che accredita tutto cio* che di piu* atroce l'istoria della tirannia ci tramanda. Mi sarei ben guardato d'inviarvi di mio moto spontaneo il nuovo libro del mio amico Ricciardi&2. Esso non e* un dono a voi fatto dall'autore, ma bensi* un libro mandatovi dal signor Molini per eccitarne la compra. Io lo aveva sconsigliato a quel vostro libraio, ben presentendo che non poteva andarvi a sangue. Il conte Ricciardi e* uomo di gran mente e di nobilissimo cuore, amator della patria, a cui ha tutto sacrificato, beni, titoli, onori, e a cui e* pronto a sacrificare anche la vita. Ma l'eccesso di una virtu*, cioe* una sincerita* senza limite, diventa in lui vizio, perche@ giunge fino all'imprudenza. Egli vuole esprimere tutto quello che sente e pensa senza riguardo alle circostanze ed ai tempi. Se lo conosceste da vicino, vi costringerebbe a stimarlo; non vi e* uomo che nel conoscerlo non faccia altrettanto. Avendo compito il manoscritto del mio lavoro, glielo mandai per leggerlo; ed egli mi propose di stamparlo, promettendosi di ritrarne la spesa dalla vendita. Ecco l'istoria di / questa impressione. Mi volle persuadere in varie lettere di rinunziare al mio sistema di religione e di politica per tenermi al suo, cioe* non costituzione ma repubblica, e non religione di sorta alcuna. Ma io tenni fermo nel mio proposito, perche@ ho parlato _ la voce della coscienza, quasi nel letto della morte, e perche@ sento che la repubblica per l'Italia non e* possibile, e che la religion di Cristo purificata e* la sola guida morale e dommatica che potrebbe ripristinarla a vita nuova. Mi rincresce che la presente gioventu* italiana farnetichi tutta per questa chimera della repubblica. Ma i piu* saggi sono tutti con me e danno altissima lode al mio poema, e come poesia che essi esaltano, e come morale e politica che essi approvano. Ne ho ricevute parecchie lettere, che in cio* son tutte consone; anche il nostro Polidori, uomo dell'arte e uomo retto, ha fatto grande elogio di questa mia fatica. Ultimamente ho messe insieme altre mie poesie liriche da formare un simil volume; ma tali che possano scorrere l'Italia tutta a fronte aperta senza trovare il minimo inciampo. Un libraio fiorentino mi aveva fatto sentire l'anno scorso che, se il mio Veggente potesse cola* stamparsi, avrebbe intrapresa la publicazione a spese sue, e me ne manderebbe in compenso un buon numero di esemplari stampati. Io risposi esser cio* impossibile per la natura dell'argomento. Quel che non pote@ fare di quel volume potra* farlo di questo. Se il publico lo accoglie come suole, daro* fuori in seguito anche un volume de' miei drammi, da me composti quando per decreto era poeta del Real Teatro di San Carlo. Ora vi diro* cosa che vi fara* sicuramente piacere. Un ricco signore italiano, rifuggito in Lugano, ha mandato ultimamente a comprare tutte le mie opere. Egli, leggendo il Commiato del Veggente, fu colpito dai quattro versi: E te, piu* ch'altro, te con pena io lascio che sei fra l'opre mie quasi gigante, d'elucubrate carte immenso fascio, cui l'ardito affidai pensier di Dante; e scrisse al signor Ronna, gentil lombardo, che ora trovasi in / Parigi, tutto dedito a cose librarie; e gli ha detto che, se io voglio stampare il resto del Comento analitico, era pronto a farlo a spese sue. Io gli ho risposto che, qualora mi desse convenevole vantaggio (e lo proponeva da se@ stesso), avrei intrapresa una nuova edizione, migliorando il gia* stampato e completando il non impresso. Gli ho fatto il piano generale del mio disegno, facendogli osservare quanto vantaggio la nuova esposizione avrebbe sulla prima. Un intero volume d'illustrazione sul disegno general di Dante dovrebbe precedere; e questo, ch'e* gia* scritto interamente e da potere andare subito a stampa, sarebbe la Beatrice di Dante. E vi assicuro che anche quella prima parte, a voi dedicata, e* ridotta a tal punto di evidenza da formare una ineluttabile confutazione a tutte le opinioni contrarie, e principalmente a quella dello Spirito cattolico di Dante del mio buon amico Lyell. L'idea della Beatrice Portinari vi e* polverizzata, annientata, e fo vedere che anche Boccaccio a quel riguardo parlava di mala fede. Or basta; se il progetto avra* luogo, continuero* quel lavoro anche cieco come sono. Se non avra* luogo, non avro* il rammarico di riassumere un argomento che mi e* stato un semenzaio di dissapori. Ho faticato tant'anni per eccitare contro me una falange d'avversari accaniti. Sento pero* che ora in Italia il mio Comento analitico e* da moltissimi letto con avidita* e che nella gioventu* e* ferma opinione che la mia interpretazione sia la sola vera. Ne ho pruove quotidiane, e l'ultima e* di un colto avvocato fiorentino, il signor Lemmi, il quale ha fatto il viaggio d'Inghilterra espressamente per venirmi a conoscere; e mi ha detto che la notizia della mia cecita* oramai quasi completa e* riuscita amara a tutta la fervida gioventu*. Mi ha detto di piu* che si era gia* sparso il grido del mio nuovo poema, il quale era da tutti ansiosamente aspettato. Dopo averlo egli letto, ha piu* volte sclamato che avrebbe cola* prodotta la piu* grande impressione, e che sarebbe circolato a dispetto di tutte le vigilanze nemiche. Quello che voi me ne avete detto mi e* stato di molta consolazione. Ma siccome mi avete espresso che, dopo di averlo scorso rapidamente in generale, vi proponevate di farne una piu* attenta / lettura, cosi* vi prego che, se nel rileggerlo trovaste cosa da approvare o disapprovare, non me la tacciate con la vostra solita franchezza. Il vostro giudizio mi e* prezioso quanto quello di qualunque illuminato italiano, si* perche@ conoscete la nostra favella in tutta la estensione, si* perche@ sapete giudicare della buona poesia quanto altri mai, e si* perche@ il vostro giudizio muove non solo da chiaro intelletto, ma ancora da cuor sincero. Nel vostro criterio mi e* dato in certo modo avere e presentire quello di tutti gli spiriti retti. E qui, ripetendovi i rispetti della mia ottima moglie, della mia carissima Maria, del mio ingegnoso Gabriele, del mio saggio Guglielmo e della mia vivace Cristina, mi ripeto immutabilmente Il vostro divotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Ferdinando II, re di Napoli. 2Conforti all'Italia, ovvero preparamenti all'insurrezione, Parigi, 1846. 99 _<25 luglio 1848_> Carissimo Signor mio, D'una doppia beatitudine esulta il mio cuore in questo momento: d'aver potuto rilegger col mio proprio occhio (il solo che travede) i vostri cari caratteri; e di poter di mia propria mano rispondere, benche@ a stento, quel che ora sto vergando su questo foglio. Ho senza dubbio racquistato alcun grado della mia forza ottica, ma la sua debolezza e* tanta che, dopo pochi minuti di tensione visuale, tutto mi si oscura di nuovo; onde alternando il chiudere e l'aprir gli occhi andro* sino al termine di questa letterina. Sia intanto ringraziata la provvidenza di quel poco che mi ha concesso, il quale potrebbe esser arra di maggior beneficio. Mi e* gratissimo il dono che mi fate del libro del francese&1, e lo terro* per me, riuscendomi interamente nuovo. All'autore io ho dato gli occhiali, benche@ forse disdegni di confessarlo, poiche@ prima di me niuno degli scrittori intorno a Dante avea pur dubitato dell'esistenza del suo misticismo nel modo ch'io l'intendo, e vi assicuro che, quando la mia Beatrice di Dante apparira* per intero, non sara* piu* possibile il dubitare di cio* ch'io sostengo; poiche@, oltre la dimostrazione che risulta dal minuto esame, vi e* la testimonianza molteplice da me recata di autori antichi e moderni; e quella figlia di Folco che vi siete ostinato a vagheggiare diverra* una nuvola, e cessera* di essere una Giunone. Ma quel mio MS, frutto di tanti anni di studio, e* ora fuori delle mie mani e d'Inghilterra: l'ho affidato a Ricciardi, il quale, dopo le note vicissitudini di Napoli, ora va vagando per l'Italia, e non so che sia ne@ di lui, ne@ del mio lavoro. Se si perde, pazienza; chi perde la vista puo* perder tutto. E se dico che / il perder la vita m'e* quasi indifferente, non esagero punto. Dietro i reiterati richiami degli amici, e massime del general Pepe e del Ricciardi, io pensava di ritornare in patria; il ministero liberale, prima del 15 di maggio mi offriva un impiego di gran dignita* e di gran lucro, o una buona pensione, e mi era annunziato che il mio ritorno sarebbe stato un vero trionfo. Ma la proditoria strage e le tante infamie del re di Napoli sulla sua miseranda capitale mi han fatto ringraziare Dio di esser stato lentissimo ne' miei moti, ed e* forse un beneficio che debbo alla mia sventura: se avessi avuto buona vista, sarei senza dubbio partito. Ora son risoluto di non partir mai piu* finche@ colui sta sul trono. S'egli esce, io entro, non altrimenti; ancorche@ egli stesso mi richiamasse, non vado. Io mi proponeva, tornando, di propugnare con tutte le mie forze, e parlando e scrivendo, a sostegno e lustro del trono costituzionale; poiche@, cosa a tutti nota, io non amo la republica, campo ad ambizioni e dissidi. Francia ne sia testimonio. In tutt'i miei scritti non ho fatto altro che gridar Costituzione, come il governo che solo convenga veramente all'Italia, e cosi* grido ancora. E gioisco in vedere che l'Italia tutta ad essa si attenga: Carlo Alberto e* destinato da Dio ad eseguir si* gran disegno provvidenziale, ma se in vece sua Ferdinando II resta sul soglio di Napoli, io rimango nella beata Albione, e in essa lascero* le stanche ossa. Perche@ io cambii risoluzione, e* necessario che mi si dimostri pria che gli orrori commessi in Napoli vennero non dal re traditore, ma dai violenti republicani, come il Ricciardi per esempio; ma di cio* non son ben convinto, quantunque cominci a dubitarne. Io son da lor deriso come fanciullo in politica; ed essi son da me maledetti come Furie e peggio. Ho timore che il signor francese abbia male scelto il suo tempo per parlar di Dante, ora che tutto e* convulsione politica in Europa. In Italia stessa niuno piu* pensa a Dante ed alla letteratura in generale. Spero che il tempo si cangera* ... ma chi sa quando? In Napoli han subito ristampato il mio Salterio e 'l mio Veggente; e d'ambi mi applaudo, perche@ respirano l'amor della umanita* e della religione, e in ambi io sostengo il Governo Costituzionale; e non mai mi smentiro*, perche@ questa e* in me intima persuasione. La maggiorita* dell'Italia e* per un tal governo, e la Sicilia e la Lombardia, non che tutto il resto, lo provano unanimamente. Il risorgimento di tutta la penisola mi sembra omai sicuro; benche@ rimangan molte procelle, pure dopo esse verra* la calma. Il buon senso italiano trionfa per tutto delle esuberanze republicane. Chi mai, 7 mesi fa, avrebbe osato sperar tutto cio* che veggiamo esser avvenuto? Ringrazio la Provvidenza che abbia riserbato alla mia travagliata vita un periodo si* memorando. Io non sono mai stato in ozio. Ho scritto inumerevoli versi alcuni de' quali sono gia* stati impressi in Italia (in Sicilia, in Napoli, in Torino, in Alessandria) e con entusiasmo accolti. Per un componimento che ho mandato in Piemonte mi sono stati mandati in compenso 12 luigi d'oro. Se tornassi in Italia (vengo da molti assicurato), la stampa delle mie opere poetiche potrebbe produrmi del bello e del buono, massime ora che il dritto di proprieta* e* guarentito dalle leggi in tutti gli stati italiani, che in cio* van d'accordo. Faro* legger la vostra lettera al nostro Polidori, il quale ultimamente (poverino!) e* stato ammalato non poco. Minacciato d'idropisia, si era appena riavuto alquanto, allorche@, preso da gran debolezza, e* ora languente e travagliato da febbri lente. Non dispero pero* che la sua valida costituzione, benche@ sotto il peso di 85 anni, sia per superare anche questo assalto. Qui tutti stiamo bene, e il vostro nome v'e* spesso rammentato con venerazione e gratitudine. Mia moglie vi ossequia, e i miei figliuoli vi bacian le mani. Non potete immaginare qual progresso abbia fatto ultimamente nella pittura il vostro figlioccio Gabriele Carlo Dante. Senza il minimo / dubbio ch'egli sara* un grande artista: ei disegna con facilita* e correzione, e comincia a colorire con gusto e leggiadria. La mia cara Maria vuol esser a voi nominatamente rimembrata, mentre suo padre gode di propria mano segnarsi di nuovo Divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. P.S. Ho ricevuti teste@ d'Italia, da' miei spontanei amici, che non conosco personalmente, tre bei regali: (1) un bellissimo cameo grande con un ritratto di Pio IX di squisito lavoro, per la mia Maria; (2) un magnifico mosaico, dove sono raccolte le piu* notabili antichita* del Foro Romano, per la mia Cristina; ambo maestrevolmente e riccamente legati in oro; (3) una coccarda tricolore italiana, con un ritratto nel centro di argento rappresentante il Papa, per me. E questo terzo dono fu intessuto dalle mani di una distinta dama. Se foste qui, ve li mostrerei tutt'e tre, sicuro che vi piacerebbero come son piaciuti a quanti gli han visti. In questo momento mi e* detto che il nostro Polidori vada alquanto meglio. Oggi cerchero* vederlo, per fargli leggere la vostra lettera. 1E.J.Dele@cluze, Dante Alighieri, ou la Poe@sie amoureuse, Parigi, 1848. 100 il 27 d'ottobre 1848 Carissimo Signor mio, Vi annunzio con gioia che il nostro Gabriele Carlo Dante ha gia* finito il mio ritratto, che avra* l'onore d'esser collocato nella biblioteca d'uno de' piu* distinti letterati di Scozia. E con maggior soddisfazione vi accerto ch'esso, per giudizio di quanti l'han visto, mi rassomiglia perfettamente. L'altro ieri il conte Pepoli, mio amico, giunto per ora d'Italia per mission segreta del Papa presso il Governo Britannico, lo ha considerato e n'ha fatto un grandissimo elogio, si* per la somiglianza perfetta e si* pel tono pittorico, ch'ei chiamo* maestrevole - e il Pepoli e* gran conoscitore di pittura ed ha dipinto egli stesso. Vi prevengo pero* che tra 'l Rossetti che voi conoscete come originale e 'l Rossetti che vedrete in effigie vi e* una differenza di un uomo robusto ed un vecchio cadente. L'ultima malattia con le sue lunghe appendici mi han ridotto a tale che io sembro il padre di me medesimo e tutto canuto, tutto sdentato; e quantunque non ancor cieco (che anzi la vista in certi giorni mi pare alquanto invigorita), pure vedrete occhi smorti ed annebbiati da non riconoscersi piu*. Posso veramente dire di me quel virgiliano Quantum mutatus ab illo! Ma di cio* non piu*; non e* poco ch'io non sia disceso nella tomba. Ora direte che cosa debba farsi per decorar di cornice la buona pittura, e qual mezzo debba tenersi per farvela pervenire. Vi ringrazio di cuore del dono che mi avete fatto del libro di Mr Dele@cluze. L'ho letto tutto da me senza molta fatica; ma a dirla schietta, l'ho trovato pieno d'inesattezze. Ve ne parlero* in un'altra mia piu* minutamente. Pare che abbia di molto alterata l'opinione riguardo al mio modo d'interpretare, ma pare che tema di dirlo in maniera aperta e franca. Per gran fortuna ho ricuperato il mio MS sulla Beatrice di Dante: temea che mi fosse sfuggito di mano per sempre, ma il destino non volle che il resultamento di quasi 5 lustri d'applicazione e meditazione andasse cosi* perduto. L'ho riconsiderato da capo a fondo, e l'ho moltissimo migliorato. Lo stesso Ragionamento primo e* adesso immensamente migliore di quello che venne stampato. Ho portato la dimostrazione ad una evidenza irresistibile. Ho provato con autori del Trecento che la Vita nuova e* tutta misteriosa e scientifica. Ho mostrato con scrittori irrefragabili che cosa significa, che - compito il numero perfetto - Beatrice dovea morire, e ch'essa altro non e* che l'anima di Dante, la quale dalla terra fu assunta al cielo; e tante e tante altre cose che lungo sarebbe il qui enumerare. E verso il termine ho riportato quel prezioso passo di Lutero sulla Cantica di Salomone, ch'e* veramente un regalo fattomi dallo scrittor francese. Il Primo ragionamento e* cresciuto d'un terzo, ne@ poco miglioramento ho fatto anche ne' due seguenti. Le lettere di Dante, quelle almeno ch'io prima non conoscea e che furono pubblicate da Alessandro Torri, m'han fornito pruove inaspettate. Oh, avessi potuto conoscer la materia 20 anni fa come or la posseggo, non sarebbero state fatte tutte quelle opposizioni che screditarono le mie interpretazioni! A queste interpretazioni non v'e* che replicare. Se mai vi venisse curiosita* di vedere tutto il lavoro, ve lo manderei, per averne il vostro giudizio; tanto piu* che mi potreste consigliare se va pubblicato o no, poiche@ sebbene io abbia molto dissimulato il fine della Scienza d'amore (e questo titolo stesso e* provato con antiche autorita*), pure io temo che l'esame lo faccia risultare troppo evidente, il che potrebbe nuocere all'umana societa*! Nessuna mia fatica fu da me si* maturata e perfezionata come questa, poiche@ il MS mi e* intero fra le mani, e tutte le parti ne sono poste in corrispondenza ed armonia. Il vostro figlioccio mi dice in questo momento ch'egli oggi appunto ha terminato la sua versione in inglese della Vita nuova&1, di cui ha tradotto in rima tutte le poesie. Egli ha preso a farvi anche delle illustrazioni in disegni pittorici, che mi paiono bellissimi: ne ha gia* compiti tre. Se mai vi nascesse voglia di veder quel che ha fatto si* dello scritto che dei disegni, son sicuro che ve lo mandera*. Carlo Santolo Esquire e M. Carlo Dante figlioccio han preso per oggetto delle loro meditazioni il sommo Dante Alighieri. Ultimamente nei numeri dell'Athenaeum 1091, 1094 e 1095 sono state publicate alcune poesie del mio secondo figlio Guglielmo e della mia ultima figlia Cristina, che hanno ritratto grandissimi elogi da quanti l'han lette. Il direttore dell'Athenaeum, uomo pien di gusto e di sapere, ne ha scritto a mio figlio e mia figlia sinceri complimenti, e ha detto che molti son curiosi di sapere quali sono gli autori di que' bei versi, chiedendo il permesso di palesarne i nomi, giacche@ quelle liriche cantilene non portano che le iniziali degli autori. Son sicuro che quel foglio periodico vien costa*, onde potrete facilmente averlo. E* stata una provvidenza per me il non aver ceduto alle istanze reiterate dei miei amici di tornare a Napoli. Quantunque mi venisse promessa la carica di Consiglier di Stato, non mi feci adescare. L'Italia tutta, anzi l'Europa, eccetto la beata Inghilterra, e* un vero mare in tempesta, ne@ so prevedere quando sara* rabbonacciato. Iddio faccia che il tempo della calma non sia lontano. Ora che la vista mi si e* alquanto migliorata, fo voti che mi vengano affari, da poter assistere la mia famiglia. Non potro* certo faticare come facea, ma qualche cosa posso farla. Ne faro* fare degli annunzi dai giornali. Cio* ch'io piu* bramo si e* che possa riuscire a formare una competente classe di una ventina di allievi in mia casa. Dii faxint. Ora, carissimo Signor mio, non mi resta a far altro che mettermi alla testa di tutta la mia famiglia, in cui mia moglie ha meritato luogo, e, augurandovi con tutti felicita*, godo ripetermi Il vostro divotissimo e obligatissimo Gabriele Rossetti. 1La versione venne pubblicata solo nel 1861, nel volume intitolato The Early Italian Poets from Ciullo d'Alcamo to Dante Alighieri ... in the original metres, together with Dante's "Vita nuova', translated by D.G.Rossetti, Londra, 1861. 101 _<31 dicembre 1848_> Carissimo Signor mio, La faccia senile del moribondo Giano guarda con orrore l'anno tempestoso che spira; deh, che il suo giovanil sembiante miri con compiacenza quello che sta per nascere e lo prenunzii pieno di calma prosperosa, come io l'auguro a voi ed a tutta la vostra degna famiglia, feconda di giorni felicissimi. E* questa la vigesima seconda volta ch'io rinnovo per voi i voti ch'escono da un cuore riconoscente, ed ogni anno mi ha offerto un nuovo motivo di formarli piu* fervidi. Tanto mia moglie quanto i miei figli, ad uno ad uno, si uniscon meco in auspice coro a compiere un dovere che, si* come a noi e* caro, cosi* sara* a voi accettevole, che@ il piu* santo de' doveri e* il piu* dolce de' piaceri. Il vostro figlioccio e* ora tutto intento a lavorare un quadro che figura la Gioventu* e l'Educazione della Vergine&1. Ei gli consacra tutte le sue ore, perche@ intende finirlo per l'esposizione nazionale, dove fara* la sua prima comparsa; e intende farvela il piu* vantaggiosamente che puo*: giustissima ambizione. Per questo motivo ha sospeso qualunque altro lavoro, non che quello che intende presentarvi in segno della sua gratitudine. Non vi faccia percio* maraviglia se sara* frutto estivo e non invernale. Povera Europa, e povera Italia! Non so quando finiranno le sue procelle. In questo stato di cose, chi piu* pensa a Dante? Io e Voi, nella pacifica Albione, non abbiamo ancora dismesso il suo culto. Ma e* impossibile che il mondo rimanga cosi*: Per ordine fatale tutto si cangia in breve; e il nostro stato e* tale che se cangiar si deve, sempre sara* miglior. / Deh, si cangi anche pel povero Rossetti, e che nella sua prematura vecchiezza (e dovrei dire decrepitezza) possa almeno godere le gioie della famiglia e dell'amicizia; possa egli chiudere la vita come l'ha sempre menata, lavorando onoratamente; possa egli sentir sempre che il suo benefico amico e tutt'i suoi abbiano que' giorni ch'ei lor desidera; e in questo augurio gode ripetersi Il devotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1La tela di Dante Gabriel Rossetti - The Girlhood of Mary Virgin - la prima segnata con le iniziali della "Pre-Raphaelite Brotherhood' (P.R.B.), fece la sua comparsa nella "Free Exhibition' (Esposizione libera) in aprile 1849. 102 Senza data&1 Carissimo Signor mio, Grata e dolorosa mi riesce la vostra lettera di stamane. Faccia Iddio ch'io riveda quanto prima quel vostro si* nitido carattere, tracciato con una mano si* ferma che attesta vigor di gioventu* piu* che languor di vecchiaia. Vi ripeto&2 che il quadro di mio figlio e vostro figlioccio e* gia* venduto e partito; ed ora aggiungo con piacere ch'e* stato pagato secondo il prezzo segnato nel catalogo dell'esposizione, senza che Gabriele Carlo Dante lo abbia pur richiesto. Quando la marchesa di Bath ebbe ben osservato il detto catalogo, spedi* da se@ stessa all'artista una polizza che conteneva la somma intera di 80 lire sterline, che furono immediatamente pagate dal banchiere. E godo che mio figlio non abbia detta o scritta neppure una parola da produr si* buono effetto. La marchesa fu eccitata a far questo acquisto non solo dagli elogi delle pubbliche riviste, ma anche da quel che ne udi* a viva voce da intelligenti signori che l'avevano attentamente esaminato quando era offerto alla vista del pubblico. Un modellatore di gran merito, che vive in Brighton, mi scrisse due mesi fa che molti cola* giunti da Londra lodavano tanto e tanto il lavoro del giovane Rossetti. Ora egli sta intorno ad un altro quadro, di cui ha ricevuto commissione pel prezzo di 100 lire. Buon cominciamento; e la bell'aurora mi fa pronosticare un bel giorno. Ne ringrazio Iddio, per lui piu* che per me, perche@ sento che i giorni miei non saran molti. Cosa strana! Il corpo mi si e* immensamente invecchiato, talche@ mel veggio e sento deperire coi giorni, mentre l'anima vigorosa ferve quasi di nuova gioventu*; alcuni giorni, pero*, sento che anche ad essa van cadendo le penne ... tale, ah si*, tale e* il suo stato da tre giorni in qua. Ringrazio pero* la Provvidenza che mi fa partir dalla terra quando tutt'i miei figli son nel caso di procurarsi da se@ un'onorata sussistenza. Compiranno il pellegrinaggio come il padre loro, ed ubbidendo all'imperiosa sentenza del Vesceris pane in sudore vultus tui. Se non mi avesse colpito la tremenda infermita* che mi ha cosi* prostrato, avrei dato piu* completa educazione alla mia famiglia, ed avrei fatto del mio figlio secondo un professor di medicina, per cui egli, fornito di grand'ingegno solido, aveva una decisa inclinazione. Ma bisogna contentarsi. Dall'eta* di 15 anni il poverino guadagna il suo pane, e nell'impiego che ha va migliorando ogni anno la sua condizione ed il suo appannaggio. Ho gia* scritto 105 Inni, Salmi, Preci ecc. E se voglio credere a Polidori, a mia moglie ed a' miei figli, non mai ho composto con piu* entusiasmo e piu* unzione come in questo mio sacro periodo. Io pero* non sono contento di tutto quello che ho scritto, ed una buona dozzina ne scartero*, e forse piu*. Polidori sta benissimo, ed ogni giorno si occupa sempre di qualche cosa. Egli mi annunzio* tutto lieto una settimana fa che avea ricevuta una vostra lettera, ma non di vostro carattere. Spero che presto lo rivedremo. Non vi parlo d'Italia, ch'e* campo di miseria ... e fosse finita! Se voglio credere a pronostici, essa e* appena incominciata. Senti una cosa curiosissima, che ha del portentoso. Era qui sei mesi fa un avvocato napoletano di gran vaglia, chiamato Giacinto Galanti, che in Napoli faceva grandi affari e guadagnava immensamente. Dove@ fuggire di la* dopo il deplorabile 15 di maggio del 1848, quando ivi fu un eccidio tale ... ma voi ne foste allora sicuramente informato. Come effervescente liberale, egli si salvo* per miracolo, dopo aver veduto uccidere sette suoi giovani alunni dentro il suo studio dai satelliti del Re. Ricoverato in Londra, non mancava di nulla, poiche@ ricevea continue rimesse da Napoli. Egli pero* era sempre inquieto e veniva da me con l'anima di Geremia. Fornito quasi di spirito profetico (e se ne piccava), non prevedea che disastri. E notate che allora il prospetto delle cose era favorevole alla causa de' Liberali, e prima che il Piemonte ricevesse il noto rovescio. Un giorno venne a leggermi uno scritto intitolato L'anno di rose e spine (1848), l'anno tutto di spine (1849), l'anno di morte e lutto (1850). Nel suo scritto diceva apertamente che nell'anno corrente vi sarebbe stato un gran rovescio di cose (ed e* avvenuto), e nell'anno che andiamo incontro una tremenda distruzione di Liberali - egli dicea di 100 mila - fatti morire in tutti i paesi d'Europa dai congiurati Imperatori, Re, Papa e Preti (e massime Gesuiti) con l'oggetto di distruggere il liberalismo dalla sua radice!!! Io risi di quelle previsioni, ed egli parti* piangendo e sclamando: "Io non vedro* tanti guai; no, io non li vedro*.' Lo credereste? Si ritiro* a casa, poco lungi dalla mia, e si taglio* la gola: dopo due giorni fu in sepoltura, e la sua tragica fine fu annunziata dai giornali&3. Se quei vaticini si verificano (e parmi che siano cominciati a verificarsi), noi dobbiamo attenderci nel 1850 ad orribili crudelta*. Il Galanti terminava il suo scritto con annunziare che nel 1860 i popoli indignati avrebbero uccisi tutti i regnanti, poiche@ il liberalismo sarebbe passato insensibilmente dai popoli agli eserciti, e questi e quelli avrebbero fatto causa comune. Egli chiamava il loro presente trionfo la semenza della lor futura rovina. Or che dite di questo fatto? Posso giurare sull'Evangelio ch'e* verissimo, ed e* quale ve l'ho accennato. Se si verifica quel ch'egli predisse nell'anno venturo, dovremo veramente piangere ... ma i regnanti debbon tremare. Iddio faccia che non sia. Io e mia moglie come corifei, e tutta la famiglia a coro pieno, vi auguriamo ristabilimento prossimo in salute, mentre io mi ripeto Vostro devotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Scritta poco tempo dopo una lettera del 22 agosto 1849, che diede la prima notizia della vendita della tela di Dante Gabriel. E* l'ultima lettera che si conserva del carteggio fra Rossetti e Lyell, il quale mori* l'8 novembre 1849. 2Cf. la nota precedente. 3Il Galanti si suicido* nel marzo 1849 dopo la sconfitta di Novara.