76 il di* 8 del 1842 Carissimo Signor mio, Il vostro ultimo foglio mi reca gran piacere e maggior rammarico: piacere perche@ riveggo i vostri caratteri; rammarico perche@ fa della vostra salute un ragguaglio poco soddisfacente a chi vi ama e rispetta. Un giusto dispetto dal vostro lato, e una mal intesa timidezza dal lato mio, ha interrotto per parecchi mesi il nostro trilustre carteggio. Riconosco che il torto e* tutto mio, e non per mira di scusa ma per modo di storia vi accennero* cio* che ha contribuito ad accrescere le mie colpe agli occhi vostri. Dopo che voi, per mia preghiera, vi siete indotto a scrivere a Mr Frere, io tenea come cosa sicurissima ch'egli vi avrebbe risposto, per determinatamente decidere circa il fato della mia opera. In questa ferma certezza io attendea che mi diceste qual fosse un tal fato. Attesi di settimana in settimana che mi fosse da voi annunziato; e nulla vedendo, cominciai a dubitare (e in questo consiste il mio torto principale) che voi non voleste dirmelo e aveste anzi il disegno di troncare ogni comunicazione con me. Ma perche@? Il perche@ e* in questa mia fantasiaccia che spesso forma i fantasmi piu* strani e li prende per esseri indubitabili. Temendo talora che il silenzio derivasse da vostra infermita*, corsi ad informarmi della vostra salute ora dalla libreria del Molini, ora dalla stamperia del Taylor, e ne ebbi risposte consolanti. Allora credei anche piu* che il vostro silenzio era frutto di determinazione; e mi confermava in questa idea il sapere che avevate gia* ricevute le due opere massoniche del Reghellini e del Ragon, senza che me ne scriveste una parola; quindi conchiusi (strano ragionamento in vero!) che non voleste piu* scrivermi e che questa fosse una risoluzione presa fra voi e Mr Frere, il quale non rispose direttamente a due lettere mie. In questo falso concetto mi parve che, se io vi scrivessi, vi avrei fatto cosa non grata, e / mi astenni dal farlo. Dopo un mese e mezzo fui chiamato da Mr Bartolommeo Frere, il quale mi lesse un articoletto d'una lettera di suo fratello, con cui era detto che una vostra lettera lo avea persuaso che l'opera mia non si dovea bruciare, perche@, se per l'Inghilterra poteva giudicarsi non pienamente convenevole, pel Continente non era cosa che potesse portare male conseguenze. Mi furono da Mr Bartolommeo consegnate altre 35 lire pel compimento della stampa, con che saldai il conto con lo stampatore, che venne da me per tal modo interamente pagato. Mi desolai per qualche tempo sull'idea ch'io avea perduta la grazia vostra e quella del mio amico di Malta; ma mi consolai in seguito nell'idea ch'io non avea fatto torto ad alcuno de' due; e cessai di scrivere all'uno e all'altro nella credenza stolta che le mie lettere sarebbero riuscite ad ambi sgradevoli. Avrei, per verita*, dovuto scrivervi che Mr Frere mi aveva abilitato a soddisfare interamente al mio debito tipografico; ma nella stolta supposizione che voi saper lo doveste e che foste di ogni cosa informato dalla sua risposta (cosa che io tenea come indubitabile), mi appigliai sempre piu* allo screanzato partito di non iscrivervene; e cosi* una fantasia senza niun fondamento mi ha fatto passar giustamente per malcreato, sconoscente, bizzarro e tutto cio* che vi ha di peggiore. Io intanto mi credeva abbandonato e disdegnato, mentre era uno sciocco che facea d'un mio vano sospetto un mio real tormento "Come falso veder bestia quand'ombra.' Da quel momento cominciai ad avere una specie d'orrore per Dante e per quanto lo riguarda, e riguardai la mia ultima opera come mio flagello. Non ne volli piu* sentir parlare, e giunsi al punto che piu* non risposi a qualunque lettera di essa mi favellasse. Cominciai ad averla in abbominio fin dal tempo che mi scriveste di rifiutarne la dedica; e se la continuai e la menai a termine, cio* fu perche@ mi restava sempre una certa speranza che ne avreste finalmente accettata la dedica; ma quando vi vidi fermo nella presa risoluzione, essa mi cadde totalmente dal cuore, e presi in fastidio l'argomento ch'io aveva trattato, il quale era stato cagione ch'io perdessi la grazia di un generoso amico qual voi siete. Il mio cuore si rinvigori* alla prima simpatia, quando m'invitaste a scrivere intorno a Beatrice; e non potete credere con quanta alacrita* ed / assiduita* corsi lo stadio che mi aprivate dinanzi. Ma quando poi mi vidi chiudere anche questa via di piacervi, quando vidi che cio* ch'io aveva fatto per dimostrarvi la mia prontezza ad ubbidirvi era stato preso come un disegno furbesco per indurvi a fare una nuova spesa, allora la mia avversione per siffatta materia arrivo* al colmo, e torsi gli occhi da Dante e da Beatrice come da due serpenti velenosi. Giunsi anche a pensare che qualche potere misterioso vi avesse persuaso a non piu* favorire un argomento che dovea rimaner sepolto nelle ombre dov'era per tanti secoli rimasto; ma anche in questo caso mi parea che avreste potuto stampare la prima parte di quello scritto senza compromettervi punto. Infatti il mio assunto cola* e* diviso in tre parti. Nella prima dimostro, con l'autorita* di Dante alla mano, che la sua Beatrice e* un ente allegorico che figura la Filosofia e non gia* una donna di Firenze, come comunemente si crede. Or non bastava cio* a pienamente adempiere la vostra domanda? Non bastava cio* ad appagare in gran parte la curiosita* del lettore, come discorso preliminare alle poesie dantesche tratte dalla Vita nuova e dal Convito, dove si tratta della donna di Dante? Si* che bastava. Io dunque nello scrivere quella prima parte avea pienamente soddisfatto alla vostra domanda. E son certissimo che la stampa di quella prima parte, rimanendo come un tutto per se@, non avrebbe portato piu* d'un foglio e mezzo, ed oso asserire che, con risolvere un punto di letteratura che ha tanto occupato il mondo de' curiosi, avrebbe resa la vostra publicazione piu* interessante e avrebbe fatto tacere tutti que' miei detrattori accaniti che mi trattarono e mi trattano ancora da visionario. Ne@ in quella prima parte vi e* il minimo che d'inconvenevole, ne@ contro la politica, ne@ contro la religione; non vi si parla ne@ di setta, ne@ di dottrine che possano dispiacere a persona nel mondo; non una parola di Massoneria, non un motto di scienza occulta. Dante ivi confessa che la sua Beatrice e* una donna allegorica e non una donna reale: ecco tutto; e questo tutto basta al vostro oggetto. La seconda parte prende a dimostrare qual sia una tal filosofia di Dante, e la dimostrazione deriva dalle stesse parole del poeta, desunte parte dal Convito e parte dalla Vita nuova. La terza parte dimostra che una tal filosofia di Dante e* sapienza di antica data, derivata da' misteri prischi e tuttora professata ne' misteri moderni. Or queste due parti si possono intieramente tralasciare. Io dico tutto / cio*, non per richiamare a vita un affare gia* morto, ma per dirvi che il mio scoramento riguardo a tai materie fu completo quando mi accorsi che anche le parti piu* innocenti d'un lavoro ch'io aveva fatto col desiderio di piacervi erano da voi rifiutate. D'allora in poi fuggii cane peius et angue ogni idea dantesca; e non volli neppur leggere cio* che un tal cavalier Artaud avea contro me scritto nella sua Histoire de Dante&1: non ho voluto neppure aprire quel libro. Caro Signor mio, e* tardi, e debbo uscire pei miei affari. Domani e* domenica, e riprendero* la penna per finire questa lettera. Nella speranza che la vostra preziosa salute rifiorira* con l'anno nuovo, vi presento i rispetti di tutta la mia famiglia, e massimamente di mia moglie; e mi ripeto invariabilmente Il vostro divotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Parigi, Le Clere, 1841; capitoli 42, 43. 77 il 20 del 1842 Carissimo Signor mio, L'ultimo giudizio decisivo che voi pronunziate del mio lavoro sventuratissimo accresce sempre piu* la mia avversione per esso e mi conferma nella determinazione di seppellirlo nel silenzio e nell'obblio. Nulla o pochissimo ho finora fatto per farlo conoscere nel Continente, ed anche meno faro* in appresso perche@ altri ne sappia fin l'esistenza. Fu detto che "Nisi utile sit quod facimus, stultum est', e il fare cio* che non solo e* disutile ma pernicioso dee percio* dirsi, anzi che stolto, scellerato. Stia dove sta quel grave acervo di carte stampate: bruciato o no, sara* come non esistesse. Mi consolo con me medesimo di non averne dato una sola copia in Inghilterra e di averne mandate pochissime sul Continente, delle quali non ho avuto che due soli riscontri: uno dal marchese Capponi di Firenze (uomo dottissimo), il quale parte lo critica e parte lo loda, chiudendo con dire che tanto quest'opera quanto l'altra sullo Spirito antipapale divengono libri indispensabili a chi vuol guardar addentro nella storia italiana, o voglia scrivere intorno alla patria letteratura; e l'altro riscontro fu da Pietro Giordani di Parma (celebratissimo per tutta Italia e fuori, come sommo erudito e purgatissimo scrittore), il quale mi espresse somma soddisfazione dopo aver letto il solo primo volume, e promise che, quando avrebbe terminata la lettura degli altri quattro, mi avrebbe scritto di nuovo; ma e* quasi un mese da che ricevei il suo foglio, e non ho veduto piu* nulla. Il libraio napoletano&1 che ne compro* qui alcuni esemplari e che mi promise di richiedermene altri, non mi ha scritto piu*; il Molini di Firenze, che ne ha ricevuti alcuni altri, serba egual silenzio. Insomma il mio lavoro sembra morto nel nascere. Forse un giorno quel mucchio di carte diverra* per me un monte di pane nella mia vecchiezza, la quale va a gran passi sempre piu* avanzandosi, e allora sentiro* la forza della vostra beneficenza. Mi rincresce pero* amaramente che al mio vantaggio personale debba esser congiunto il pubblico detrimento. Due pensieri pero* mi confortano alquanto, e valgono a mettermi / in pace. Il primo e* che non mai questo mio scritto potra* esercitare una estesa influenza, poiche@ appena forse (se pure) alcuni uomini studiosi vi volgeranno lo sguardo, e per costoro non sara* probabilmente pernicioso. Il secondo e* che nello stenderlo io non ho avuto mira maligna, ma solo uno scopo letterario; che quello che ho detto mi e* paruto e mi pare ancora verissimo. Peccato ch'io mi sia imbattuto in una verita* che non dovea toccarsi; poiche@ non tutto quello ch'e* vero puo* e dee dirsi, e questo piu* che ogni altro e* di tal natura da non doversi minimamente toccare, e in cio* mi accordo interamente con gli Utilitari, per gran parte de' quali la verita* e* un monopolio comandato dalla ragione e dall'amore della umanita*. Da tutto cio* vedete chiaro (e mi ricordo che me lo avete espresso altre volte) che un sincerissimo, pieno comento del poema di Dante non dee farsi, poiche@ non dee trascendersi l'esposizion letterale e l'allegoria morale fatta per nascondere l'intellettuale; e lo stesso dicasi di altri poemi, e massime di quello del Tasso, che nessuno finora dubito* contenere altra cosa che quella la quale e* in mostra. La letteratura europea, e massime la piu* antica, e* un vero carnevale; tristo chi si attenta strappar le maschere per farne uscire i veri volti! Se non ricorrete alla mia natural timidezza per ispiegar la cagione del mio silenzio verso di voi, voi dovete sicuramente trovare non solo bizzarro, ma anche sommamente ingrato e furfantesco il non avervi scritto cio* che avea prodotto la vostra lettera, per mia preghiera scritta a Mr F. Io era in due false supposizioni: 1.a che Mr Fr. avesse a voi direttamente risposto, e che per conseguenza voi sapeste meglio di me cio* che io dirvi dovea; 2.a che voi foste di me disgustato e serbaste percio* meco uno stretto silenzio riguardo a cio* che quegli vi avesse / scritto; e tenea come sicurissimo che, se non me ne dicevate niente, fosse perche@ non voleste piu* onorarmi della vostra corrispondenza. Dubitai sul principio che foste ammalato e corsi ad informarmi dello stato di vostra salute, ora dal Molini, ora dal Taylor; e non trovando talvolta ne@ l'uno ne@ l'altro, ne chiedeva alle persone che assistono agli uffici, le quali mi rispondevano che per quanto esse sapessero non stavate male; e ritrassi cio* particolarmente dalla bocca dello stesso signor Molini e dello stesso signor Taylor il giovane; allora mi confermai nella mia falsa supposizione. Almanaccai che forse la risposta di Mr F. non fosse stata qual voi l'attendevate e che cio* vi avesse fatto prendere me in fastidio, come cagione di una tal disgustosa faccenda. Credei insomma che non dovessi scrivervi, perche@ cosi* bramavate; ed e* sicuro che mi sarebbe stato piu* facile il prender la penna e riempirvi un foglio come questo che l'andare sino a Charing Cross e a Red Lion Court per informarmi della vostra salute. E vi confesso che al termine dello scorso anno feci uno sforzo indicibile nel dirigervi quell'attestato del non mai smentito rispetto, nel timore che io facessi cosa che a voi non piacesse. Ora ravviso tutto il pessimo effetto di quella mia fantasia riscaldata, e me ne rammarico e ve ne chiedo perdono. Veggio che, s'io vi avessi scritto subito dopo che mi furono consegnate le 35 lire e 15 scellini dal fratello di quel generoso signore, e vi avessi nel punto stesso riferito che questi si trovava soddisfatto delle ragioni che voi gli apportaste per sospendere l'auto da fe, quella mia lettera sarebbe servita di risposta alla vostra, e non avrei fatta io la figura di sconoscente bislacco, ne@ quel signore quella di tacito inurbano verso voi. Paenitet me. Non e* la prima stolidezza che questa mia sciocca immaginazione mi fa fare, e confesso che un tal mio procedere, il quale sarebbe da birbante se non fosse da balordo, meriterebbe che voi concepiste verso di me quel disgusto (e non /potrei accusarne che me stesso) che io credeva aveste concetto senza colpa mia. Perdono, cento volte perdono. E* una settimana che m'imbattei per caso con un francese che veniva da Parigi, il quale mi disse aver udito dal cavalier D'Artaud&2 aver egli da voi ricevuto in dono un esemplare del ritratto di Dante, e che quel cavalier francese lo aveva incaricato di dirmi di ringraziarvene dalla parte sua. Da cio* ritraggo che quell'istorico di Dante non ve ne abbia direttamente ringraziato, forse per non mettersi in relazione con un eretico, giacche@ lo stesso francese, che mi dava quella commissione da eseguire, dipingeva quel vecchio cavaliere come sommamente intollerante cattolico e sincero nella sua credenza. Aggiungeva che quegli lo aveva incaricato di esprimermi la sua grande estimation, a dispetto di quel che avea scritto di me nella sua Histoire de Dante, e che, se io volessi, si sarebbe adoperato di farmi tornare in Italia. Io risposi che lo avesse di cio* ringraziato, perche@ mi piacea di lasciar le mie ossa in Inghilterra, a meno che non si fosse cambiato in Italia lo stato presente delle cose; e che, riguardo alle sue opinioni intorno al mio modo di veder Dante e d'interpretarlo, io non mi tenea minimamente offeso, e potea pensare tutto quel che volea e scrivere tutto quel che gli piacea, che@ il nome di Repubblica letteraria esprimeva che tutt'i membri che la compongono son liberi nelle loro idee e ne' loro giudizi. Hanno stampato in quest'anno (1842) a Parigi un volumetto di poesie di autori viventi, dove han posto di mio piu* che di qualunque altro; e un tal tomo e* seguito di una serie di volumi del Parnaso classico italiano. Ne mandero* una copia dal signor Molini, e vi prego gradirla dal vostro devoto Rossetti. Avendo scorto che l'edizione del mio Salterio fu tutta esaurita in poco piu* d'un anno e che da quel tempo in poi ve ne sono state moltissime richieste (e veramente, se ne avessi avuto 1000 esemplari di piu*, gli avrei tutti venduti), ho risoluto di ristamparlo con molte modificazioni ed aggiunte, introducendovi varieta* di ritmo al principio ed al termine; mi accingero* alla stampa nel mese entrante. I miei affari d'insegnamento cominciano quest'anno con buoni auspici, e se la fortuna mi favorisce come pedante, non mi curo che mi sia avversa come autore. Tutta la mia famiglia, e principalmente mia moglie, vi esprimono voti per la salute, mentr'io mi ripeto invariabilmente Divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Cf. lettera 66, n.1. 2Cf. la lettera precedente. 78 il 16 di febbraio del 1842 Carissimo Signor mio, Ho riletto con somma cura il MS&1, ed ora e* tutto pronto per la stampa, cosicche@ potete pure scrivere a Mr Taylor che glielo potro* consegnare ad ogni richiesta. Poco ho dovuto farvi, ma quel poco l'ha assai migliorato, massimamente dal lato della dimostrazione; per lo stile, ho fatto pochi ritocchi. Ora mi resta a scriver la lettera preliminare a voi diretta, affinche@ paia che voi non partecipiate affatto nelle mie idee. Su di cio* pero* avrei molto a dire. Per riguardo di qualche ammuffito parruccone, rinunziare di pensar virilmente, rinunziare di passare alla posterita* come fautore di un sistema d'interpretazione che senza dubbio si fara* riconoscere dall'esame come indubitabile e verissimo! Io, nel caso vostro, non lo farei. Ma vi ubbidiro* in tutto. Credeva dapprima ch'io dovessi porre tale quale quella lettera che mi mandaste, e ch'io tradussi; ma veggo che ora bramate ch'io le dia un po' piu* di garbo, di venusta*, e lo faro*; e siate sicuro che vi lavero* con belle parole interamente della macchia di cui volete parer mondo e intemerato. La colpa sara* tutta mia. Non aggiungo altro perche@ sono in fretta e debbo uscire, onde mi ripeto Divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Il MS de La Beatrice di Dante. 79 il 3 di marzo del 1842 Carissimo Signor mio, Ho consegnato a Mr Taylor tutto il fascio del MS che dee stamparsi, e gli consegnero* anche la Lettera preliminare a voi diretta, subito che l'avrete approvata. L'ho fatta breve e calzante, e qual voi la bramate, nell'idea che vi debba totalmente assolvere dalla nera taccia di partecipare nelle mie idee riguardo alla Beatrice di Dante ed allo spirito interno del suo poema. Se mai la lettera non avesse la fortuna di piacervi, me lo direte liberamente, perche@ le daro* la tempra che piu* bramate, modificandola in parte o rifacendola del tutto; e tanto vi staro* intorno finche@ mi direte Cosi* va bene. Auguro a questa che qui trascrivo una tal sorte. Eccola. Al chiarissimo Signore Carlo Lyell Esq. di Kinnordy in Scozia, Traduttore del Canzoniere di Dante. Chiarissimo Signore, Veggo che riguardo a quell'alta filosofia, la quale fu da Dante coperta di allegorici veli, non andremo mai perfettamente d'accordo; poiche@ le vostre e le mie idee intorno alla mistica Beatrice, principal personaggio della Divina commedia, divergono fra loro non poco. Io ho considerato attentamente le vostre ragioni, e con ingenuita* vi confesso che non mi persuadono. Voi dite lo stesso delle mie; e sento che l'aver contrario il voto di un si* profondo investigatore delle carte dantesche, qual voi siete, mi sarebbe di gran detrimento, se non vi fosse un mezzo di conciliazione; e ve lo propongo. Che far dunque in questo conflitto di opinioni? Quel che si fa dalle parti contendenti in importante lite. Ricorreremo all'arbitro, e staremo alla sua sentenza: l'arbitro supremo sara* il publico criterio. Presentategli i vostri argomenti, io gli offriro* i miei. Se il Ragionamento che vi mando non vi parra* indegno di un tanto giudice, io mi attendo da generoso oppositore che voglia egli stesso porlo sotto gli occhi di lui. Qualunque sia per essere la sua decisione, io terro* di aver sempre vinto; poiche@ il mio scopo e* quello di scoprire la verita* e non di ostinarmi nella mia opinione. Divotissimo servo e rispettoso amico Gabriele Rossetti. Fra i cambiamenti che ho fatti vi e* quello del titolo&1, poiche@ non Dissertazione, ma / Ragionamento va nomato uno scritto esteso, diviso in Prima, Seconda e Terza parte, e con una magnifica Introduzione e corrispondente Conclusione. Nella divisione che ho fatta, la Terza parte e* venuta della maggior importanza, e di una evidenza che scuote. Le tre parti son cosi* distinte e legate insieme, e cosi* giustamente divise, in una corrispondente estensione, che questo scompartimento ha fatto molto guadagnare alla chiarezza ed alla simmetria. Cio* che ho aggiunto non e* molto, ma di una tale importanza e di si* forte evidenza da duplicare il merito dello scritto: son sicuro che lo approverete. Poiche@ Mr Taylor avra* fatto il suo computo e ve ne avra* presentato il ragguaglio, gli diro* di rendermi quella terza parte per rileggere gli articoletti aggiunti, per curar alquanto piu* lo stile (giacche@ alcune addizioni le ho fatte currenti calamo), e per la giusta ortografia e puntuazione; poiche@ mi corre impegno di non fare cambiamenti nella stampa, se non fosse di qualche parola che nocesse alla eleganza della dizione. Una delle cose che intendo di fare, nel riavere quella terza parte, si e* di far vedere come i cieli danteschi, ad uno ad uno, son in relazione coi gradi della scienza occulta. L'ho gia* fatto vedere di quattro cieli, primo (Luna), terzo (Venere), quarto (Sole), settimo (Saturno), e mi resta a farlo del secondo (Mercurio), del quinto (Marte) e del sesto (Giove); e posso presentarne la relazione con pari evidenza. Cio* portera* forse due pagine di piu*. L'ho gia* scritto, e non resta che a copiarlo ed inserirlo. Vi prego permettermi di tirarne a spese mie un centinaio di esemplari, pei quali dovro* pagare solamente la carta e la tiratura; mi varro* di carta buona, ma inferiore a quella che avete impiegata voi; e se vedro* che il tirarne 200 esemplari non eccedera* una dozzina di lire sterline, giungero* anche a questo numero. Son sicuro di poter vendere piu* facilmente quest'opera che l'altra sull'Amor platonico. E facendo voti per la vostra salute, che mi auguro udire ben ristabilita, godo ripetermi Il vostro obbligatissimo e divotissimo Gabriele Rossetti. 1Il frontespizio dell'opera reca, infatti, il titolo: La Beatrice di Dante. Ragionamenti critici di Gabriele Rossetti, Londra, J.Privitera, 1842. 80 il 5 di marzo del 1842 Carissimo Signor mio, Ad una seconda e terza lettura, ho creduto dover fare alla Lettera preliminare, a voi diretta e la quale dee precedere il Ragionamento sulla Beatrice di Dante, una picciola addizione; e siccome bramo che non abbia una sillaba sola che voi non abbiate approvata, cosi* ve la mando. Eccola, e tale da corrispondere sempre piu* al vostro disegno: Al chiarissimo Signore Carlo Lyell Esq.re di Kinnordy in Scozia, Traduttore del Canzoniere di Dante. Chiarissimo Signore, Veggo che riguardo a quell'alta filosofia, la quale fu da Dante coperta di allegorici veli, non andremo mai perfettamente d'accordo; poiche@ le vostre e le mie idee intorno alla mistica Beatrice, principal personaggio della Divina commedia, divergono fra loro non poco. Dopo aver attentamente considerate le vostre ragioni, confesso con ingenuita* che non mi persuadono. Voi dite lo stesso delle mie; e sento che l'aver contrario il voto d'un si* profondo conoscitore delle carte dantesche, qual voi siete, mi sarebbe di gran detrimento, se non vi fosse un bel mezzo di conciliazione. Ambi devoti al culto del poeta-filosofo, noi siam fatti per essere in armonia e non in opposizione. Che far dunque in questo nostro conflitto di argomenti e di opinioni? Quel che si fa dalle parti contendenti in importante lite: ricorreremo all'arbitro, e staremo alla sua sentenza. L'arbitro supremo sara* il publico criterio: presentategli le vostre ragioni, io gli offriro* le mie. Se il Ragionamento che vi mando non vi parra* indegno d'un tanto giudice, io mi attendo da generoso oppositore che voglia egli stesso sottoporlo agli occhi di lui; e qualunque sia per essere la sua decisione, io terro* di aver sempre vinto, poiche@ il mio scopo e* quello di scoprire la verita*, e non gia* di ostinarmi nella mia opinione. Ove per tal mezzo avvenga ch'io debba rinunziare a cio* che voi chiamate specioso sogno e che a me sembra indubitabile realita*, gratissimo mi fia il farne solenne ritrattazione in faccia a quell'arbitro inappellabile che avra* rettificate le mie idee e confermate le vostre. Ove il contrario accada, se non potro* affermare di aver convinto voi, potro* dire almeno di aver persuaso altrui; e se non vi avro* convertito, mi saro* almeno giustificato. Nell'uno e nell'altro caso, voi accrescerete le obbligazioni che vi professa Il vostro divotissimo servo e rispettoso amico Gabriele Rossetti. 81 _<10 marzo 1842_> Carissimo Signor mio, Vi ripetero* quel che vi ho altra volta espresso: "Torno all'idea di stampare la Beatrice poiche@ il volete; deporro* quest'idea se voi cesserete di volerlo.' Fu mio disegno, nel fare questo lavoro, di mostrarmi pronto ad ubbidirvi; tocca dunque a voi decidere della sua sorte. E mi permetterete di rammentarvi che io aveva intenzione dapprima di farlo breve ed avrei potuto chiuderlo nella prima parte, che presenta per se@ un intero, poiche@ mostra per confessione di Dante medesimo che Beatrice e* una figura allegorica che simboleggia la Filosofia, e lo mostra in modo evidentissimo ed irresistibile. Mi permetterete di rammentarvi che procedei _ prima alla seconda e poi alla terza parte, quando voi m'incoraggiavate ad andare innanzi ed a proceder oltre alacremente, e che quando mi diceste ch'era troppo lungo, io chiusi subito. Mi permetterete di rammentarvi che, quando vi passo* la voglia di farlo imprimere, io risposi Cosi* sia; che la stessa risposta feci quando la voglia ve ne torno*. Ora che, per le ottime ragioni che mi adducete, vi torna a passar una tal voglia, posso farvi altra risposta che questa? Aggiungero* che (e non e* ombra di simulazione) quasi mi piace che non si stampi, affinche@ conosciate che in me non era altra mira che quella sola di mostrarvi la mia gratitudine con mostrarvi la mia prontezza ad ubbidirvi. Questa sola mi ha acuito l'ingegno nel far cosa che non fosse indegna ne@ di voi ne@ del vostro libro, tanto per la vivacita* dello stile quanto per la forza degli argomenti e per una successione di analitico esame, sostenuto da pellegrina erudizione, da potermi rendere ardito di dire esser questo non solo il mio miglior lavoro su Dante, ma aggiungere anche, il migliore e piu* dimostrativo e piu* forte che sopra Dante siasi mai fatto. Aggiungero* ancora che, quando mi torno* fra le mani, ne rimasi io stesso compiaciuto e sorpreso, poiche@ quasi dimenticato l'avea, dopo averlo scritto si* rapidamente, e dopo non averlo veduto per piu* d'un semestre. Aggiungero* finalmente che non e* stato inutile il desiderio che mi mostraste di nuovo di stamparlo, poiche@ mi e* esso servito di stimolo a darvi l'ultima mano, con leccarne maggiormente lo stile e farlo piu* brillante, e con aggiungervi tanta forza di argomenti e di pruove da render perfetta la dimostrazione, che ora puo* dirsi veramente matematica. Se non mi aveste richiamato / all'opra, non mi sarei probabilmente piu* curato di un lavoro che non deve veder la luce; dunque oltremodo proficuo e* stato che lo abbiate voluto stampare, e indifferente m'e* che ora non si stampi piu*; a me piace quel che piace a voi. Il mondo a voi deve lo Spirito antipapale, a voi deve il Mistero dell'amor platonico; io non ho fatto che agitar la mano, ma l'anima mi e* venuta da voi. Queste opere senza di voi non sarebbero esistite. Questo sara* il fato della Beatrice di Dante: morra* dov'e* nata. Non ne parliamo piu*. Il Mistero dell'amor platonico fa in Italia una sensazione immensa. Ne ho ricevuto tre lettere dall'Italia, e mi dicono cose incredibili; io sapeva che quest'effetto dovea produrre. Vi acchiudo qui una lettera del Kirkup, perche@ vi e* una promessa per voi d'un bel ritratto di Dante, fatto dalla sua propria mano sull'originale del ritratto fatto da Giotto. Io lo avea chiesto per voi, ed egli m'ha esaudito. Prima che giunga, io vi mandero*, per vostro proprio uso e possesso, quello che avea mandato a me; lo mandero* al Molini affinche@ vi sia trasmesso. Vi prego pero* rimandarmi la lettera del Kirkup dopo che l'avrete letta: io conservo sempre quelle degli amici, come fo di tutte le vostre. Debbo uscire per correre a King's College, e rimango pieno sempre di gratitudine e di ossequio. Il vostro divotissimo G.Rossetti. 82 il 4 agosto 1842 Caro, carissimo Signor mio, Riveggo con viva gioia i vostri caratteri, e tanto piu* che mi assicurano che la vostra salute ha fatto qualche passo verso il miglioramento. Segnero* albo lapillo il giorno in cui mi direte che siete perfettamente ristabilito, e il cielo faccia che sia presto. Intanto io verro* di tratto in tratto ad interrompere quel non dolce far niente che or nella camera or nel giardino vi fa passar le ore. E* necessario pero*, affinche@ abbiate questo bene e 'l meglio, rimanere per altro tempo in quell'ozio corporale e mentale che l'arte muta v'impone. Voi mi avete prevenuto, e avrei dovuto prevenirvi io; ma non e* la prima volta che voi m'insegnate a praticare quella si* gentil cortesia di cui siete modello. E* piu* d'una settimana che i miei affari sono molto rarefatti, da permettermi di far succedere i piaceri ai doveri. Quest'anno, sien grazie all'altissima Provvidenza, le mie faccende d'insegnamento son ite molto bene. Ho avuto non picciol numero di lezioni, e in altissime famiglie. Se continua cosi*, mi rassegnero* alla sorte che mi vuol pedante e grammatico, e non letterato e filosofo. L'amor di Dante pero* ripullula sempre nel mio cuore, e s'io cerco dargli morte, esso risorge a vita nuova. Cio* mi ha fatto gettar un'occhiata giorni fa al MS che mi avete rimandato. L'ho trascorso con vera compiacenza: vi campeggia una dimostrazione che sovente e* irresistibile e un dire eletto che spessissimo e* eloquente. Quando si trattava di stamparlo, vi ho perduto intorno molti giorni, e l'ho si* migliorato che voi stesso in molti luoghi lo troverete nuovo del tutto. E* senza dubbio il mio miglior parto e il piu* maturo, perche@ figlio e risultamento di lungo studio precedente. Or sentite qual pensiero m'e* sorto nell'anima. Il MS, come vi ho gia* detto, e* ora diviso in tre parti, ch'io intitolero* Ragionamenti tre, e il primo e* tale che forma per se@ stesso un bel tutto; cosi* il secondo, benche@ riceva luce dal primo; cosi* il terzo, benche@ si appoggi sui due precedenti. Mi son quindi determinato a stamparli, uno per anno, a spese mie, ed ho gia* consegnato ad uno stampatore, di cui ora vi parlero*, il MS del Ragionamento primo. Tutta la stampa di questo (secondo un computo fatto) non eccedera* il numero di quattro fogli in / 12.o, stessissimo sesto del Mistero dell'amor platonico; e tutta la spesa (ogni cosa calcolata: composizione, carta, tiratura, ecc.) non eccedera* quella di 20 lire sterline, ch'io posso spendere senza grande inconveniente dopo la competente raccolta che ho fatta. Se questo Ragionamento primo si vende presto e bene (porro* il prezzo a 5 scellini), io stampero* gli altri due; altrimenti restera* solo a testificare ai posteri l'ignavia de' nostri contemporanei, poiche@ per se@ solo basta a mostrare la innegabile realita* dell'assunto mio, che presto o tardi dovra* essere riconosciuto senza il minimo dubbio. Lo stampatore che vi ho accennato e* un giovane siciliano chiamato Privitera, il quale fu da mio suocero impiegato per la composizione delle sue publicazioni: e* onesto e moderato, rapido e puntuale. La carta la comprero* io, ottima, d'una ghinea la risma. Insomma, computo fatto, ogni foglio costera* #4 e sh.13 ad un di presso. Tutto e* stabilito, e fra una settimana avro* la pruova del primo foglio. Or sentite che vi propongo. E prima di tutto voglio ripetervi che la spesa debbo farla io, e posso farla. Cio* posto, se non vi rincresce, io vi mandero* un foglio dopo l'altro a misura che saranno stampati, e qualora al termine di tutto il Ragionamento primo credeste che il vostro nome possa comparirvi in fronte per decorarlo, senza ledere a quei riguardi che altra volta vi hanno fatto rifuggire dall'Amor platonico, io propongo di dedicare La Beatrice di Dante a Carlo Lyell, mio generoso amico e protettore. Se altrimenti giudicherete, so a chi dedicarla. Voi ben vedete che la vostra determinazione deve essere il risultamento della lettura di esso Ragionamento, onde non dovete farmi risposta decisiva che a tempo maturo; per ora mi basta sapere se amate ch'io vi mandi foglio per foglio, come vi ho gia* proposto. L'opera e* stata scrit/ta per voi, e mi piacerebbe che a voi fosse dedicata. Qualora negli anni seguenti giudicaste di accettare anche la dedica del Secondo ragionamento, e poi del Terzo, io non cerchero* altro nome augurale che il vostro da porre in fronte a ciascun de' due. Se poi foste di altro divisamento, dedichero* ciascun di essi ad una persona differente. Aspetto su di cio* una vostra risposta. Tocchero* ora qualche articolo della vostra ultima lettera. Del mio Mistero la vendita va lenta assai. Due copie ne sono state chieste di Francia e due altre d'Italia, e sono state gia* mandate. La spesa di 3 lire pel Continente e* forte assai, ne@ io voglio abbassarla, perche@ non mi preme di venderlo. Il Mistero dev'essere un mistero, e massime per l'Inghilterra. Quindi niuna rivista publica, ne@ qui dove non e* publicato, ne@ altrove dove e* di poco conosciuto e dove la natura dell'opera e il nome dell'autore (massime in Italia) e* di grande ostacolo a buon passaporto. Ne ho ricevuto encomi non pochi dal marchese Capponi, da Pietro Giordani, da Giambattista Niccolini (nomi illustri!) e principalmente da Mr Kirkup, che mi ha scritte due lunghe lettere, con bei regali di cose dantesche e di opuscoli di vario genere (vi mandero* le prime e riterro* i secondi). Quest'ultimo mi scrive che il Fraticelli stava con grand'ansieta* leggendo l'opra mia e faceva copiosi estratti dall'ultimo volume. Vedro* se rispondera* e che rispondera*. Ma se il Mistero e* ancor sotto il velo e quasi ignoto, quel mio opuscolo su Roma verso la meta* del secolo XIX ha fatto qualche strepito. Lo hanno ristampato in Malta publicamente e in Sicilia clandestinamente. Di la* n'e* venuto sentore alla "Protestant Association' ch'e* stabilita / in Exeter Hall, e per mezzo del Dr Crawford mi s'e* stata fatta richiesta se io voleva publicarlo in inglese. Ho risposto che ne aveva pronto una traduzione inglese (fatta bellamente da mia figlia) e che qualora mi offrissero un compenso, l'avrei data ben volentieri. Fui quindi invitato a consegnare il MS nelle mani del segretario della Societa*, Mr Dalton, ed ora sto attendendo una risposta. Spero che sara* favorevole, e circolera* cosi* tradotto per largo e per lungo ne' tre gloriosi regni della Gran Bretagna. Una bella rivista n'e* stata fatta in Francia. Sta sonando l'una, e debbo uscire per dare una lezione in Belgrave Square, ch'e* alquanto lontano. Rispondero* articolo per articolo a cio* che dite nella vostra lettera, e per ora mi ripeto costantemente, con tutta la mia famiglia, che gode perfetta salute e vi augura meco mille felicita*, Il vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 83 il 10 di agosto del 1842 Carissimo Signor mio, Io giubbilo all'idea che il mio Ragionamento primo (e spero che in seguito il Secondo e 'l Terzo) portera* in fronte il nome del massimo fra i viventi Filo-Dante: per lui fu con amore scritto, a lui sara* con gioia dedicato. Si stampa a mezzi-fogli in 12.o, perche@ lo stampatore mi ha detto che verra* meglio (senza che la spesa sia minimamente alterata), e gia* il primo mezzo-foglio e* composto e corretto; onde spero domani, o tutt'al piu* posdomani, di poterlo inviare gia* stampato alla volta di Kinnordy. Questo primo mezzo-foglio contiene tutta la Introduzione, bellamente impressa con caratteri nuovi ed ottima carta bianchissima, e le due prime pagine del Ragionamento, onde presentera* un bel tutto al vostro presente ozio letterario. Mi direte, quando lo avrete considerato nel suo presente stato, quel che voi ne pensate, perche@ nel vostro giudizio posso in certo modo presentire quello del publico. Il secondo mezzo-foglio mi verra* tosto fra le mani composto per ricevere la prima correzione, poiche@ il siciliano&1 e* attivo e sente il bisogno di onestamente guadagnare. Cosi* aspettate il secondo mezzo-foglio nella seguente settimana. Procederemo con ben altra rapidita* che quella di Red Lion Court&2, la quale puo* paragonarsi piu* a quella delle ostriche che a quella delle tartarughe. Il vedere cio* che accade alla edizione che avete fra le mani e* una potentissima dimostrazione di questa verita*. Se non fosse stato un buon motivo di risparmio, sarebbe stato quello di celerita* che mi avrebbe persuaso ad attenermi al mezzo cui mi sono appigliato. E poi un compositore italiano fa piu* facilmente e piu* correttamente l'impressione di uno scritto italiano. Or che posso io dirvi intorno al dono delle cinque lire sterline che trovo incluse nella vostra lettera? Nel ringraziarvene, / voglio ripetervi che mia intenzione fu ed e* d'imprimere quest'opera novella, che a voi dedico, a spese mie; e valga questo leggier tributo a mostrarvi con una pruova di piu* l'inalterabil rispetto del grato animo mio, il quale e* mosso assai piu* da sincerissima stima che da dovuta gratitudine. Il minimo sospetto che io sia in cio* spinto da altro stimolo che questo mi sarebbe di rincrescimento e di umiliazione. Ben avete riflettuto, e meglio espresso, che dopo dieci anni da che vi dedicai lo Spirito antipapale, sentimenti di reciproca stima (e massime dalla parte mia e nel mio cuore) si sono in noi sempre piu* accresciuti e non mai minorati. La schiera delle vostre qualita* e delle vostre beneficenze mi e* sempre fulgidissima innanzi agli occhi, e vorrei trovar modo di darvene adeguata testimonianza, ma che poss'io? Mr Kirkup mi ha mandato da Firenze alcuni libercoli filologici e qualcheduno (o per meglio dir, uno) riguardo a Dante, scritto da un tal Torri&3, che ivi parla di me con molta stima ed elogio nel progetto che ha di ristampare la Vita nuova: ora la vedra* da me interpretata. Mi ha mandato ancora due disegni della casa antica di Dante, da lui stesso disegnata con molta esattezza, ed una incisione recentemente fatta del ritratto di Dante dipinto dal Giotto: vi prego accettare e i disegni e l'incisione dal mio rispetto, e li consegnero* ben tosto al Molini. Le due lettere che il Kirkup mi ha scritte, dopo la prima e la seconda lettura del Mistero dell'amor platonico, son rapimenti e panegirici, molto bene scritti. Vengo all'ultima domanda che mi avete fatta. Io non posso additarvi un componimento poetico del Trecento il quale valga meglio a provare il gergo erotico, di cui gli amanti platonici facean uso, che la canzone sulla / Natura d'amore di Guido Cavalcanti. Quasi tutte le sue altre rime amatorie son della stessa fatta, e massime quelle che io ho riportate nel Mistero; ma quella canzone, suffulta dalle dichiarazioni del Ficino, tratte dal suo Comento sul "Convito' di Platone, e da altri comenti antichi, che voi ben conoscete, risponde benissimo al disegno che mi accennate, e mi pare che voi ne abbiate tratto un bel partito. Mia moglie m'insinua di presentarvi i suoi piu* profondi rispetti e i piu* sinceri suoi voti per la vostra salute, i miei figli vi baciano ossequiosamente la mano, ed io invariabilmente mi glorio di essere Il vostro devotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Privitera; cf. la lettera precedente. 2Indirizzo della stamperia dei Taylor. 3Alessandro Torri, editore della Vita nuova (Livorno, Vannini, 1843): una prima versione della prefazione, in cui il T. fa onorevole menzione delle teorie rossettiane, circolava gia* da parecchi anni, essendo stata pubblicata sul Nuovo Giornale de' Letterati di Pisa nel 1839. 84 il 12 di ottobre del 1842 Carissimo Signor mio, A quest'ora la Beatrice di Dante venti-plicata debbe essere fra le vostre mani. E poiche@ non mi e* concesso di sapere intorno a lei il parere diretto del mio amico Carlo Lyell, bisognera* che mi contenti del parere indiretto del Dr Johnson&1, e il suo giudizio e* tale che sorpassa la mia speranza e satolla pienamente la mia ambizione. Vi ho gia* espresso che nella pagina 99 avea fatto qualche miglioramento dopo la pruova che vi ho spedita, e spero che il Dr Johnson non lo disapprovera*. Il mio amico Kirkup mi ha mandato una lettera amorosa ed un regalo bellissimo per mezzo del distinto signore inglese Lord Orford, che da Firenze, ove sta da parecchi anni, e* tornato per qualche tempo in Inghilterra. Vi accludo la lettera affinche@ la leggiate, e vi parlero* del regalo affinche@ ne abbiate chiara idea. Esso e* una copia del famoso calamaio d'Ariosto, calamaio simbolico di cui ho fatto due volte cenno nel Mistero dell'amore platonico: il vaso e* sostenuto da tre sfingi, e sul culmine del coperchio siede Amore, che col dito sul labbro intima silenzio. Il calamaio originale e* di bronzo e di buonissimo stile del '500, ma questa copia e* di serpentina, pietra dura assai stimata e molto bene incisa, la quale col suo verde fosco imita benissimo il bronzo. Questo prezioso donativo stara* sempre sul tavolino mio, ed ogni volta che intingero* la penna nell'inchiostro, sentiro* che il cuore influira* sull'intelletto, e l'amicizia mi fara* da Musa. Mr K. mi ha mandato ancora uno schizzo da lui fatto di una pittura a fresco, opera del '300, che si vede tuttora, ma molto obliterata, in un muro esterno di Santa Croce di Firenze: essa contiene un'allegoria, di cui il mio amico chiedeva la spiegazione; ed io gliel'ho gia* fatta, ed ho coscienza che la mia interpretazione e* giustissima. Non ve ne parlo perche@ e* un'allegoria pinzochera e monacale, in cui nulla e* di misterioso; ma pure, se bramate saperla, ve ne parlero* un'altra volta. Quanto piu* guardo la vostra "Donna dei poeti del medio evo'&2, tanto meno so persuadermi che la vostra sia diversa dalla mia. Nella idea principale noi dobbiamo sicuramente coincidere. Quello averla / fatta tutta nel sinuoso panneggiamento inviluppata, e quell'averle posto la sfinge sul libro chiuso indica un gran mistero. La sola differenza sara* che voi l'annunziate come un mistero innocente, ed io ci scorgo un mistero profondo; ma se e* qual voi lo dite, perche@ con tanta cautela nasconderlo? Questo e* il punto difficile, questo e* il nodo. E se il raziocinio, le pruove, i documenti, le autorita* favoriscono e stabiliscono la mia idea e non la vostra, allora lasceremo che il publico criterio decida. Quella donna era senza dubbio la stessa che venne chiamata Isis omnia in Egitto, Cerere in Eleusi, Diana in Samotracia ecc., e dai nostri o Beatrice, o Laura, o Fiammetta, o Selvaggia, o altrimenti da coloro che volevano celarne la vera essenza, la quale - com'essi dicevano - non e* fatta per le menti volgari. L'ultima nota della mia pagina 99 mostra che molti contemporanei del Boccaccio avevano della Beatrice di Dante un'opinione assai diversa da quella che quel biografo vuol darci ad intendere, e ch'egli stesso non sconsentiva dall'altrui idea, quantunque avesse cercato d'abbagliare il comun de' lettori con quella speciosa figlia di messer Folco Portinari. I miei affari cominciano di nuovo ad occupar le mie giornate, ed io lascero* stare le idee platoniche per attendere alle faccende lucrative. Fortunatamente il grosso del lavoro e* fatto per gli altri due Ragionamenti, e se la Beatrice ha rapido spaccio, di qua a 6 mesi tornero* con accresciuto vigore alla publicazione. Vi presento gli ossequi di mia moglie e de' quattro miei figliuoli, che si sono rapidamente sviluppati di corpo e vanno sempre piu* sviluppandosi d'anima. Studiosi ed ingegnosi, faranno fede al mondo che vi fu un tale che si chiamava col mio nome e si pregiava essere Vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Nella sua lettera del 27 sett. 1842 il Lyell, lodando l'impresa del Nostro, aveva citato una frase del famoso saggio. 2Lyell aveva accluso, nella sua lettera del 19 sett. 1842, un "ritratto' (fatto da sua figlia) della Beatrice di Dante. Lo schizzo ormai non si trova piu*. 85 il 14 di ottobre del 1842 Carissimo Signor mio, Con la posta di ieri ho ricevuto la vostra cortese lettera, in cui e* incluso l'ordine di # cinque, ch'io ritrarro* dall'officio della posta, e di cio* pieno di gratitudine vi ringrazio. Ho gia* venduto una dozzina di esemplari della Beatrice, ma poco spaccio mi aspetto nell'Inghilterra; la mia speranza sta nell'Italia, e forse in Alemagna. Ho scritto a Molini di Firenze per pregarlo a promuovere la vendita del Ragionamento primo con ispargerne gli esemplari fra i piu* accreditati librai della nostra penisola, e ne ho mandati a regalare venti ai dotti di maggior grido che mi si son affacciati alla memoria in Firenze, in Napoli, in Parma. Appena ne avro* venduti 200 esemplari, mi accingero* alla publicazione del Ragionamento secondo. Bramerei che mi diceste se intendete far dono voi di una copia al Rev. Mr Cary; altrimenti mi sento io in obbligo di compiere a tal ufficio. Ne ho mandato una al tedesco Mendelssohn, e la spedizione e* stata fatta ieri; ne mandero* forse un'altra al professor Witte in Breslavia. Ne ho mandata un'altra a Lamartine in Parigi, dove ne faro* un piccol deposito per chi volesse farne acquisto. Ho detto al Molini di Firenze che, se mi indica quali sono quegli altri letterati che potrebbero apprezzare questo mio lavoro nelle altre piu* cospicue citta* italiche, io son pronto a farne loro un presente, e che lo stesso farei delle piu* accorsate biblioteche publiche. Mi e* rincresciuto di vedere che la lettera che ricevei ieri non era da voi scritta, ma solamente firmata; spero che cio* non indichi ritorno d'infermita*: absit. Ieri ricevei una lettera di un italiano di molto ingegno e di moltissima istruzione, ed estremamente versato nella nostra patria letteratura (il signor Nardini), il quale risiede in Norwich, e al quale ne mandai un esemplare giorni fa. Le cose che me ne dice sono tali / che superano ogni mia aspettativa. Se altri letterati sentissero la meta* di quel che mi dice il signor Nardini, io stamperei ben tosto il Ragionamento II. E pieno del solito rispetto mi ripeto Divotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 86 il 15 di novembre del 1842 Carissimo Signor mio, Gia* quel che da molto tempo temeva e* finalmente accaduto: l'implacabile mio nemico Panizzi (come mi e* fatto supporre, e come par che sia) ha scritto il piu* villano e piu* insultante articolo sul mio Mistero dell'amor platonico, e'l vedremo comparire oggi sopra una Rivista che si stampa nella stessa tipografia di Mr Taylor&1. Un signor inglese ieri me ne ha dato notizia, ed egli stesso mi ha espresso il sospetto circa l'autore dell'articolo. Son corso alla stamperia, e non ho trovato Mr John, ma ho visto il nuovo fascicolo sulla sua tavola e ne ho scorso un paio di pagine. Quell'altro che mi fu da lui lanciato addosso puo* dirsi una carezza in comparazione di questo, che in ogni linea trasuda il disprezzo, il ridicolo e tutto cio* che puo* dirsi di peggio. L'articolo e* piuttosto lungo (credo di 20 pagine in circa), ma siccome era l'ora della mia classe in King's College, cosi* ho dovuto andar via con la curiosita* non soddisfatta, ma con un cuore (non lo dissimulo) pieno d'inesprimibile amarezza. Comincia con dire che quest'opera non si conosce in Inghilterra, perche@ qui non e* stata publicata, e che chi vuol averne copia dee farla venire dal Continente. Cio* mi ha alquanto rincorato, poiche@ non rimango compromesso con Mr Frere, a cui avea data solenne parola (e l'ho religiosamente mantenuta) di non venderne qui neppure una copia. E dopo aver protestato sull'onesta* del mio carattere e della mia morale, comincia la incalzante diatriba contra l'opera mia, trattandola come aborto d'infatuato cervellaccio, ostinatissimo nelle visionarie idee che lo hanno travolto e scombussolato. Sembrami (se pur non m'inganno) che abbia evitato di ledermi riguardo alle / idee di religione. Se cio* e* (di che mi assicurero* oggi con leggere tutto quell'improperio), lo ringraziero* almeno per questa parte e gettero* un velo su tutto il resto, come non mi riguardasse affatto. Prevedo una difficolta* che mi viene incontro. Se qualche curioso, al leggere quell'articolo vituperoso, concepisse il desiderio di legger la mia opera e ne venisse a chieder copia, non ho altro ripiego che quello di dire: Non l'ho, perche@ ho mandato tutta l'edizione fuori dell'Inghilterra. - E perche@? - Perche@ e* di un argomento che non puo* interessare se non l'Italia. - Insomma qualche cosa diro*; ma un esemplare da servir per un inglese non uscira* dalle mie mani. Se poi l'articolo in quistione mi assalta in quella dilicata parte, allora il meglio e* ch'io dia publicita* all'opera, poiche@ chi legge puo* almen vedere che, se l'argomento e* per se@ di pericolosa natura, almeno io ho fatto tutto cio* che ho potuto per coonestarlo e per repellere da me le imputazioni di eterodosse idee con le frequenti proteste di cui que' volumi son adobbati. E quand'altro non fosse, potrei sempre dire che il solo sospetto che l'opera potesse avere cattiva influenza in questo paese mi fe' attenere alla ferma risoluzione, e per un autore si* dolorosa, di affogare il proprio parto, sacrificando cosi* alla publica convenienza la fatica di molti anni. A che difficil repentaglio mi pone la malevolenza di colui? E chi se non egli poteva prendersi la briga di far conoscere l'esistenza d'un tal lavoro ch'io voleva celare? Chi farne venire un esemplare dal Continente per metterlo poi alla berlina? Sebbene io creda che il Rolandi (il quale ora e* in Italia) mi abbia fatto il tradimento qui e ch'egli abbia dato al Panizzi una delle varie copie che mi chiese per mandarle (com'egli mi promise quasi con giuramento) in Italia, da cui gli venivano chieste; e tutti sanno che / tra il Rolandi e'l Panizzi vi e* la piu* stretta alleanza, e che quel libraio si vanta continuamente con tutti ch'egli e* amico del bibliotecario. Il colpo che costui or mi ha menato (posto che sia egli) e* piu* funesto che il primo per la mia riputazione. Poiche@ pel primo vi era almeno il mio lavoro che a chi lo leggeva era come una confutazione alle insultanti o false imputazioni. Ma ora vi e* la censura, e non v'e* l'opera censurata; ognun ode quel che dice egli, e niuno quel che dico io; v'e* l'avvocato che accusa, e non quello che difende. Potrei in certo modo supplire con l'esistenza della mia Beatrice di Dante, ma temo di far peggio. Chi sa che colui, maggiormente maligno, non cerchi allora toccar quel tasto che per ora ha lasciato stare, se pur l'ha lasciato stare. Oggi soddisfaro* una tale impaziente curiosita*: andro* da John Taylor, benche@ egli stesso parmi divenuto nemico, e non saprei indovinare il perche@. Scusate una lettera sconnessa, scritta nella costernazione d'un'anima sconvolta. Debbo uscire per le mie lezioni, dopo aver passata quasi insonne la notte. I voti si restringono ora a questo solo, che colui abbia vituperato in me l'uomo di lettere, ma rispettato l'uomo credente; se cio* e*, la tempesta versera* pioggia, ma non vibrera* fulmini. Credetemi sempre Il vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Si tratta della recensione anonima ("Rossetti's Mistero dell'amor platonico') che doveva apparire nel prossimo numero della British and Foreign Review (Vol.14, No.XXVII, 1843, pp.46-67). Questo venne pubblicato il 14 dicembre 1842. 87 il 15 di novembre 1842 Carissimo Signor mio, Questa e* la seconda lettera che oggi vi scrivo, e deve esser letta dopo la prima. Ho scorso tutto l'articolo di cui vi ho parlato. Esso mi mette estremamente in ridicolo come stravagante, fantastico, visionario, allucinato e spessissimo anche come ignorante ed impostore qualche volta; ma non affetta in nulla, riguardo alla morale ed alla credenza, il mio carattere, anzi riguardo a questo mi loda. Insomma e* stato scritto con l'idea di cassarmi dal numero de' letterati, ma non di scacciarmi da quello degli uomini buoni. Che bisogna farci? Uopo e* contentarsene: credeva incontrar cosa di peggio, che portasse maggior detrimento alla mia esistenza ed a quella della mia famiglia. Ho creduto dovervi scriver questa, per non / lasciarvi incerto sopra un punto che potea portarmi il piu* gran detrimento. Sembra che lo scrittore abbia voluto in cio* risparmiarmi; e debbo essergliene obbligato. Rileva due o tre miei sbagli reali, ed io li riconosco e li confesso; il resto e* un furbesco presentare la faccenda dal lato del ridicolo e dir le cose a meta* per farmi parere sommamente fantastico nel credere e nell'asserire. Chi legge quell'articolo, e nulla ha letto dell'opera, mi dovra* tenere pel piu* bizzarro animale che viva sotto la luna. Pazienza. Mi dispiacerebbe se chi lo legge cercasse poi l'opera mia. Questo sarebbe per me un imbroglio. Speriamo che la cosa finisca cosi*, e ch'io resti soltanto scorbacchiato. Mi persuado sempre piu* che lo scrittore sia il Panizzi, perche@ fa spacio di cognizioni librarie a cui si e* dovuto addestrare. Egli non mi vuol soffrir rivale come uomo qui reputato, e cerca strapparmi ogni lauro dalla fronte, ma non vuol tormi il modo di vivere. E sia cosi*: io cerco piu* questo che quello. Debbo uscir di nuovo, e mi ripeto in fretta Il vostro divotissimo G.Rossetti. 88 il 5 di dicembre del 1842 Carissimo Signor mio, Vi scrivo queste poche linee per ritrattare tutto cio* che vi ho detto del giovine Taylor: egli non e* l'editore della Rivista, ma semplice stampatore, e come tale non era in lui l'impedire che si publicasse quell'articolo diffamante contro l'opera mia. Gli fo dunque la debita riparazione, e mi rimetto l'animo in pace, meno l'insulto fattomi da chicchessia; che il tradimento fattomi da chi avea tutt'i motivi di essermi amico era quello che gravitava sul mio spirito. Quell'articolo e* scritto con tanto manifesta malevolenza che non puo* farmi male se non appo le menti leggiere, e non potra* mai distruggere il merito di un'opera si* lungamente meditata ed elaborata. Resto tutt'ora nell'idea di scrivere una risposta nel modo e pel motivo che vi ho gia* espressi; ed attendo ansiosamente il vostro consiglio, a cui mi atterro* senza replica. Mi pare pero*, quanto piu* vi rifletto, che se vi e* un'occasione favorevole da dichiarare / con onorevolezza e senza il minimo periglio l'esistenza di quel mio lavoro in Inghilterra, una tale occasione sia appunto questa che ora mi vien offerta da un malevolo detrattore. Le proteste ch'io trarro* dai miei cinque volumi, da cui risulta la mia venerazione verso il dogma evangelico e la sincerita* delle mire, puramente letterarie, nello scriver quell'opera; e il fatto innegabile, dallo stesso mio oppositore allegato, ch'io aveva soppresso in questo paese la publicazione di essa (ed io ne svelero* con qualche pompa il motivo), diranno molto a mio favore; e compira* la mia giustificazione la necessita* in cui sono di difendermi da un assalto gratuito, fatto con tanta mala fede. Se lascio passare questa opportunita* di annunziare l'esistenza di un tal lavoro, e con tanto motivo ragionevole e con tanta discolpa di possibile imputazione, forse non si presentera* mai piu*. Pieno del solito sincerissimo rispetto mi ripeto Divotissimo ed obbligatissimo G.Rossetti. 89 _<31 dicembre 1842_> Carissimo Signor mio, E* l'ultima aurora del 1842, ed io, sorto appena dal letto, dirigo a voi i primi pensieri e caldissimi voti per augurarvi prospero il 1843. Sia esso un aureo anello intermedio nella catena degli anni che vi furono da Dio destinati; il quale faccia si* che quanti ad esso precedettero tanti pure ne seguano, come corona di florida vecchiezza di chi puo* riguardare il passato con compiacenza ed il futuro con confidenza. Avrei dovuto rispondere da parecchi giorni a due vostre amorose lettere per dirvi che mi tengo in tutto e per tutto al vostro autorevol consiglio riguardo al villano insulto che mi fu fatto nella rivista che avete gia* letta. Ho concepito tanto disgusto di questa materia che la mia mente rifugge dal pensarvi; e questo e* il motivo per cui non ho immediatamente risposto alla vostra ultima lettera. Voi dovete comprendere qual sia lo stato dell'animo mio, e dovete perdonarmi. Che il Panizzi abbia scritto quell'improperio e* indubitato oramai. Ve ne daro* vari indizi pei quali verrete alla mia stessa conclusione. Assicurato che John Taylor era innocentissimo di un tal vituperio, andai ad un suo pranzo, dove trovai un venerando e dottissimo uomo, il Reverendo Dr Frederick Nolan, il quale avea pregato il Taylor di farlo incontrar meco, perche@ bramava far la mia personal conoscenza; vi parlero* di lui piu* in la*. Or in tavola, parlandosi della grossolana beffa fatta alla mia opera, il Nolan ne discorreva come cosa fatta dal Panizzi, ne@ il Taylor contradiceva. Il primo domando*: "Ma che cosa ha potuto indurre il Panizzi a trattar si* indegnamente un suo ben noto compatriota?' E 'l secondo rispose: "Che volete ch'io dica? Gelosia letteraria.' E tutti e due si mostravano ben informati dello scrittore di quell'articolaccio degradante e schernitore. D'altronde sappiamo ch'egli fin da principio si e* mostrato mio gratuito nemico, e chi ha scritto altra volta e* il medesimo visibilmente che ha scritto adesso. E chi volete che si prendesse la briga di far venir d'Italia il libro mio per metterlo alla berlina? A quel inglese poteva correre un tal impegno? Ma la copia ch'egli ebbe in mano, non l'ebbe d'Italia certamente; fu il Rolandi che gliela vende@ sotto il pretesto che dovea mandarla sul / Continente, e il Rolandi fu quello che informo* il P. ch'io non vendeva qui la mia opera. Quella maniera impetuosa e beffarda, quel non ragionare della materia ma di cose laterali, quell'arrestarsi piu* su notizie bibliografiche che sul merito dell'assunto, quello stile che pute dello straniero piu* che non senta dell'inglese (siccome sono assicurato da inglesi stessi), tutto concorre a confermare la mia idea. Ho gran sospetto ch'egli si prepari a scrivere anche contro la Beatrice di Dante, poiche@, dopo due settimane che avea posto fuori quel primo Ragionamento, venne da me lo scribente del Rolandi per dirmi che il Panizzi era andato egli stesso in bottega per domandare se fosse vero che il Rossetti avea stampato un nuovo libro; e che, avendo per risposta il si*, reclamo* la copia ch'era dovuta per legge alla biblioteca&1. Io risposi che fosse data subito. Se scrive anche contro la Beatrice, dovro* tacermi ancora? Che ne dite? Quel Dr Nolan, di cui vi parlai sopra, membro della Chiesa anglicana, e* un mare di sapere, ma in fatto di misticismo e* uomo unico. Non v'e* libro che tratti di tal materia che non sia stato da lui profondamente studiato; ed ha ricercato il vero sotto tutt'i veli possibili, in tutt'i tempi, in tutte le nazioni, cominciando dagl'Indi e dagli Egizi, e finendo ai di* nostri. Mi ha veramente sorpreso con la vastita* delle sue cognizioni; son 24 anni che si e* interamente dedicato ad un tal genere di studio, sempre meditando, comparando e trascrivendo. Letto ch'ebbe l'articolo ingiurioso, corse dal Taylor (ch'ei non conoscea) per domandargli il mio indirizzo; ando* in King's College e non mi trovo*; venne in mia casa e non mi trovo*; poi c'incontrammo insieme dal Taylor, che fu molto lieto di presentarci l'un l'altro. Il Taylor, / dietro il mio permesso, gli avea dato a leggere il Mistero dell'amor platonico, ed egli nel vedermi mi disse che il mio lavoro gli aveva fatto sommo piacere e maggiore maraviglia; ch'io aveva riempito un vo*to che lo metteva in imbarazzo; poiche@ nel tracciare il corso degli scritti mistici, egli, che li vedea chiari ne' tempi antichi e ne' moderni, trovava una interruzione nel medio evo che non sapea come riempiere, e ch'io avea cio* felicemente fatto. Egli, ch'e* zelante ministro della religion che professa, e* di opinione che io potrei publicar la mia opera in Inghilterra senza pericolo; e si offri*, s'io volessi cio* fare, di rispondere all'articolo ingiurioso con un altro giustificativo, in cui si proponea di mostrar tutta la malizia del detrattore; ma io gli risposi che gli era obbligato dell'offerta, ma avea giusti motivi per non publicare la mia opera. Parti* di Londra pochi giorni dopo, ma mi ha scritto la lettera che io vi compiego; letta che l'avrete, vi prego rimandarmela. Se il Panizzi e* determinato di farmi male a qualunque costo, dovete esser sicuro che assaltera* anche la mia Beatrice, la quale e* publicata, e in questo caso (ve lo ripeto) che deggio io farmi? Non ci voglio pensare. Mi regolerete secondo le circostanze. Che persecuzione gratuita! Egli ha scorto ch'io non avrei risposto ed ha calcato il bastone sulle povere mie spalle. Voglio svolgere il pensiero da questa materia dolorosa; sara* quel che sara* e* il motto di casa Bedford, e sara* il mio per ora. Per non pensarci, mi son rivolto a perfezionare ed estendere il Salterio, il quale e* quasi pronto per la seconda edizione, piu* piena e copiosa. Vi rinnovo gli auguri di felicita*, tanto da parte mia quanto da quella della mia ottima moglie e di tutti i figli miei, e con questi voti mi ripeto Il vostro divotissimo ed obbligatissimo G.Rossetti. 1La biblioteca del Museo Britannico. 90 il 20 maggio 1843 Carissimo Signor mio, Sarebbe veramente in me colpa verso tanta vostra amorevolezza il lunghissimo silenzio irriverente che ho con voi tenuto per parecchi mesi, se il motivo di esso non facesse la mia scusa; ma il motivo e* tale che nell'udirlo mi compiangerete e perdonerete. Son quasi cinque mesi ch'io sono gravemente ammalato, e il mio male sembra essere consunzione. Dico "sembra' perche@ niun medico di quelli che ho consultati l'ha con sicurezza dichiarato tale. I sintomi pero* purtroppo mi dicono che il mio giudizio e* retto. Oh, se rivedeste il vostro Rossetti, son certo che non lo riconoscereste! Son talmente dimagrato che, se continua la faccenda, fra poco saro* un vero scheletro ambulante. Spurgo continuo fastidiosissimo e copiosissimo, e ben sovente sanguigno; i denti tutti stupefatti, cinque me ne sono caduti, e quattro altri tentennano; una sensazione continuamente dolorosa nella parete interna del dorso, come se fosse una infiammazione o scorticazione, o anche una piaga, la quale mi si fa principalmente sentire durante il sonno, che sovente e* interrotto ed affannoso; e in un lungo periodo della mia infermita* una totale mancanza d'appetito, talche@ l'ora del mio pasto era per me quella d'un penoso dovere; ora pero* l'appetito e* alquanto risorto. Intanto non ho febbre, non ho dolor di petto, cosicche@ posso ingoiare quant'aria voglio senza il minimo dolore, ma questi buoni segni sono un nulla in faccia ai cattivi. Ho dovuto lasciare gran parte delle mie occupazioni d'insegnamento, almeno le piu* lontane; e per una settimana ho dovuto lasciarle tutte, non potendo affatto uscir di casa. Il King's College mi ha concesso un semestre di licenza ... insomma le perdite pecuniarie che ho fatte sono gravissime: danno emergente e lucro cessante! Con tutto cio* mi son stracinato qua e la* alle lezioni meno lontane, ed ho fatto piu* di quello che avrei dovuto. I medici m'inculcano di cambiar aria, e se posso trarmi cosi* innanzi per un altro mese, verso il declinar di giugno intendo andare a Boulogne-sur-mer, ch'essendo aria marina e piu* mite, e* quasi per me aria nativa, per me nato e vissuto sempre sulla riva del mare./ Dovrei dirvi tante e tante cose, ma me ne manca la forza e 'l tempo, perche@ quel poco di tempo e forza che ho lo impiego a guadagnar pane. Fatalita*! Quest'anno avrei avuto tanto da fare, e pure non ho potuto fare che poco. Il mio amorevole Kirkup mi ha scritto parecchie volte, e non ho potuto rispondere ad alcuna! Vi compiego due delle sue lettere. Il Reverendo Nolan mi ha offerto di fare una rivista del Mistero e una risposta al suo detrattore; ma siccome esigeva ch'io publicassi l'opera qui in Inghilterra, cosi* ho dovuto rinunziarvi per non infrangere la mia promessa. Non potete pero* credere quanta alta stima e benevolenza mi ha mostrato quel dotto gentiluomo. Ora e* partito e si e* diretto in Italia. Mi condolgo secovoi con tutta l'effusione del cuore (e avrei dovuto cominciar questa lettera con cio*) della dolorosa perdita che avete fatta di quella vostra degna sorella, di cui mi e* rimasta viva e soave rimembranza. Che posso dirvi per alleviare la vostra afflizione che voi non sappiate meglio di me? Chiudo questa lettera ex abrupto perche@ deggio uscire. Il vostro obbligatissimo e divotissimo Gabriele Rossetti. My dear Sir, My husband is gone out and has left me to close this letter. I seize the opportunity to tell you that he has been and is still in such a state of health as to produce serious apprehensions in my mind and that of our friends. Dr Elliotson (privately) expressed himself very gravely to me on the subject and quite approved of his consulting another physician, Dr Bright of Saville Row, whose prescriptions he is now taking. Rossetti has a great many lessons just now and continues to give them; but if I see no decided improvement under Dr Bright, I shall persuade him to give up all business for the present and change the air at once. He varies from day to day, sometimes feeling and inspiring the brightest hopes, and then again awakening all my fears. I make no apology for troubling one of his best and kindest friends with these particulars; and requesting the favour that you will not allude to what I have said in any letter to him, I remain, my dear Sir, Your truly obliged Frances Rossetti. 91 Paris, Rue Royale No.21, pre*s de la Madeleine, chez le Dr Not&1. il 7 di agosto del 1843 Carissimo Signor mio, Son certo che non vi saranno discari i caratteri del vostro riconoscente Rossetti, i quali vi annunziano che la sua vita, fino ad ora in gran pericolo, comincia ad essere rassicurata, che la sua depauperata salute principia a ristabilirsi: lente sed tuto. Avrei potuto scrivervi prima di ora, ma nulla avrei potuto dirvi che non fosse o falso se consolante, o desolante se vero. Io sono stato in gran pericolo ... ma questo sembra omai allontanato; ora la mia guarigione e* raccomandata al tempo ... lenta forse, ma creduta sicura dai piu* abili professori che mi hanno esaminato. Oramai son intimamente persuaso che la mia gravissima infermita* non deriva dai polmoni lesi ma dai bronchi affetti, i quali han prodotto e producono tuttora una espettorazione copiosissima da spaventare e nauseosa da fastidire; ma si* graveolente e continua espettorazione principia ad essere meno difficile nello staccarsi e forse di natura piu* benigna; insomma pare alquanto minorata di quantita* e migliorata di qualita*. Le febbri vespertine e lente mi han del tutto abbandonato, l'appetito e* risorto, le forze non poco restaurate. E quel ch'e* piu*, i dolori ch'io sentiva nella parte interna del dorso, indizio del morbo che minacciava i miei giorni, que' dolori malaugurosi han cominciato ad essere men forti e meno frequenti. Se salvo la vita, ho speranza di rimettere la declinata fortuna. Faccia Iddio che cosi* sia. Non vi parlero* per ora di Dante, ne@ di letterari lavori, ne@ di varie lettere che ho ricevute da Firenze, da Roma ecc. Il tempo a cio* opportuno verra*; lo spero almeno. Vi diro* solo ch il mio ottimo Kirkup mi ha recentemente scritto da Firenze che mi ha preparato un buon appartamento in casa sua e si lusinga che potrei ottenere dal governo toscano di andare cola* per ristabilire la mia salute, ma spero che conseguiro* un tanto bene senza lasciar la Francia. Non saprei dirvi qual effusione di sviscerata amicizia quella lettera contenga. E posso abbastanza ringraziarvi della benevolenza che mi avete in questa dolorosa circostanza si* costantemente mostrata con l'informarvi / dello stato mio e richiederne la mia cara figliuola? Son sicuro ch'ella ha adempito religiosamente il suo dovere verso il migliore degli amici miei e miei protettori. La mia affettuosa moglie, che non mi ha abbandonato un solo istante nella mia infermita*, mi prega che io vi presenti i suoi ossequi; e io, congiungendo ai suoi sincerissimi i miei caldissimi, mi ripeto costantemente Il vostro divotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 1Suocero del Ricciardi, l'amico repubblicano di Rossetti. 92 50 Charlotte Street, Portland Place. il 18 di ottobre del 1843 Carissimo Signor mio, Il mio ritorno in Londra mi e* riuscito un secondo cambiamento d'aria non men favorevole che il primo. Da che son qui ho fatto qualche altro passo verso il mio miglioramento. La mia tosse e* anche piu* diminuita, e il mio spurgo in conseguenza. E* ben vero che l'aria e* alquanto fredda e che quasi e* precursore dell'inverno, ma il freddo in generale mi giova, ed io sono per lunghissima residenza cosi* acclimatato col clima fisico e politico d'Inghilterra, che mal potrei trovarne un compenso altrove. La mia lunga e pericolosa infermita* non derivo* da vizio organico, poiche@ i miei polmoni non furono in minima parte lesi, ma provenne da affezione accidentale ne' bronchi, e dove questi si rimettano (come sta fortunatamente accadendo), io non debbo temere che questo clima mi riesca nocumentoso. Vi sono stato bene tanti anni, e potro* probabilmente passarvi cosi* il resto di mia vita, la quale e* pero* (lo confesso) di molto invecchiata. Mi giova sperare che il rimanente del corrente ottobre, col seguirmi a fortificare, mi premunisca contro le nebbie e le piogge del suo infesto successore; ne@ io manchero* di cautele e propugnacoli contro le sue ostilita*: usciro* in novembre quanto meno posso e sempre in guardia dell'aria nemica. Vi ringrazio col cuore de' medici consigli che mi date, e siate sicuro che nulla negligero* per evitare una ricaduta, la quale riuscirebbe forse piu* fatale della malattia medesima. E qui gridero* mea culpa tre volte. Se al principio della mia tremenda infreddatura fossi ricorso agli opportuni rimedi, essa non sarebbesi avanzata a si* formidabile punto. Ma avvezzo / com'era a curar tutti i miei mali con la noncuranza, non ho voluto farci nulla per piu* d'un mese, uscendo continuamente pei miei affari, esponendomi ad acque, a nevi, a intemperie, e sperando sempre che la forte natura trionfasse al solito in me anche questa volta. Ma G.R. non e* piu* giovane ed e* indebolito dagli anni e dalle fatiche; quindi s'inganno* nel folle coto; e quando, sgomentato dall'avanzamento del male, volle accorrere coi rimedi, il male si rise delle sue speranze e rese vani tutt'i rimedi. Mea maxima culpa, di nuovo. Quello che avrei potuto riparare con la perdita di due settimane, mi e* riuscito difficile poi di riparare con la perdita di sei mesi; e poco manco* che non vi perdessi la vita: utile avviso si e* questo per la mia vecchiezza crescente. A cio* si aggiunge che i quattro anni di diabete e diarrea (malattia formidabile, ch'era appena cessata) mi aveano si* attenuato che avrei dovuto esser piu* circospetto pel nuovo assalto; e pur nol fui! Ho pagata ben cara la mia imprudenza. Credetelo pure, caro Signor mio, che non e* il clima d'Inghilterra che mi e* stato fatale, ma il mio malvezzo di disprezzare qualunque infermita*: quello che mi e* qui accaduto mi sarebbe avvenuto anche in Italia, se avessi la* fatto la stessa pazzia. Io sono molto piu* condannabile di quel che supponete: l'aver sempre vinto con le forze della sola natura ferrea di cui era dotato mi ha reso troppo confidente, vel ripeto. Non sara* cosi* in appresso. I consigli che mi date son or da me riguardati con rispetto e riconoscenza; ma un anno fa me ne sarei riso. Cosi* ho fatto sempre di quelli che mi davano mia moglie e mio suocero; ma essi ora hanno acquistato un dritto ad essere intesi. Udite un'altra rovinosa consequenza della mia gia* quasi passata malattia: ho perduto la meta* inferiore dell'occhio dritto: veggo su, e giu* mi e* notte perfetta; e questo male mi si e* qui dichiarato soltanto quattro o cinque giorni fa. Se sia cosa passeggiera o permanente (come temo) non so dirlo: consultero* un oculista per sentire che debbo fare. Ho scorso in gran parte il vostro libro&1, ed ho altamente ammirato il teologo ortodosso della sola infallibile Santa Madre Chiesa, Cattolica, Apostolica, Romana. Ed oso dire che nessuno de' viventi vostri confratelli che seggono nelle cattedre delle universita* italiane, nessuno ripeto, avrebbe potuto fare cosi* bene quello che avete fatto voi; poiche@ non solo manifestate nel vostro lavoro conoscenza di dottrina teologica ed estesa lettura di scritti teologici iuxta Sanctam Matrem Ecclesiam, ma una profondissima conoscenza del teologo ortodosso Dante Alighieri ed un'abilita* piu* che straordinaria nell'applicare i dettami teologici ai passi di Dante, per farli insieme combaciare. Io stesso, forse, se avessi voluto scrivere contro coscienza, per illuder il mondo, non avrei potuto farlo cosi* bene come lo avete fatto voi. Questo e* il giudizio generale del vostro lavoro; le osservazioni parziali ve le faro* in una lettera espressa. Voglio per ora dirvi soltanto questo. Cio* che voi fate risultare riguarda solo il senso letterale de' versi di Dante: ortodossa teologia, e va bene. Ma se voi non dissentite dal senso figurato, io vi domando: "Qual e*?' Qui cade la gran difficolta*, questo e* il nodo. Dante medesimo dice che il suo poema "Giusta il senso letterale e* lo stato delle anime dopo la vita mortale': ecco la teologia; ma dice anche che nel suo poema vi e* un senso allegorico, e questo e* quello che ho esposto io; ma di cio* non piu* per ora. Che questo senso poi debba o non debba esporsi agli occhi del mondo, questa e* una questione a parte. Il Polidori fa molto bene di tradurre il vostro lavoro inglese&2: questo e* il miglior modo di farlo conoscere in Italia, dove l'inglese e* quasi generalmente ignorato. (Cosi* almeno nel tempo ch'io v'era.) Ed io lo confortero* a continuare nella ben cominciata impresa./ Mia moglie, dolce compagna assidua della mia lunga calamita*, brama che io vi presenti i suoi sinceri ossequi. La mia cara figlia Maria mi esprime lo stesso desiderio; ed io volentieri adempio al grato ufficio mentre, ringraziandovi dell'amichevole interesse che prendete al mio ben essere (ed aggiungero* questo a quanto vi debbo), pieno di rispetto ed amore mi ripeto Il vostro obbligatissimo e devotissimo Gabriele Rossetti. 1On the Anti-Papal Spirit of Dante Alighieri, Londra, 1844. 2C.Lyell, Dello spirito cattolico di Dante Alighieri (trad. G.Polidori), Londra, 1844. 93 il 28 di dicembre del 1843&1 Carissimo Signor mio, Non comincera* il nuovo anno senza che io vi esprima que' voti sincerissimi che si fanno ogni giorno per affetto, ma si esprimono in un solo per convenzione. E tanto piu* caldi me li sento nel cuore per voi quanto ho ritratto dalla vostra lettera a mia figlia che la vostra degna meta* in questo momento minacciata, anzi assalita, da un morbo pernicioso ... ma voglio sperare che non si rinnovi la sua ostilita*, e ch'io avro* di voi e di lei prospere nuove ben tosto. Quello ch'io posso dirvi di me si riduce a questo. La mia prima malattia della bronchitide, che mi avea ridotto all'orlo del sepolcro, va sempre piu* cedendo, talche@ spero con cauto reggimento poterla finalmente superare; se arrivo a scorrer l'inverno inglese senza ricadere (e faro* quanto e* in me perche@ cio* sia), ho fede che la seguente stagione potra* in me compir l'opera cominciata dalla natura. Della seconda malattia, quella degli occhi, vi dico con compiacenza che non e* peggiorata, come fortemente temea; talche@ mi nasce nel cuor la speranza che almeno l'occhio sinistro (essendo il destro totalmente oscurato) potra* per qualche altro anno assistermi nel commercio della vita, acciocche@ io possa compire la santa opera dell'educazione de' miei figli. Quest'occhio veggente e* pero* sommamente irritabile alla luce, che io con cura evito, e massime l'artificiale; ora pero* mi pare che si stia alquanto fortificando, o almeno non si e* piu* indebolito sicuramente. Grande assistenza amorevole e disinteressata mi ha prestata il chirurgo Mr Kirkup, fratello del mio amico di Firenze, che mi ha fortemente a lui raccomandato. Non saprei dirvi abbastanza quanta cura mostra di me, e quanto denaro mi ha fatto risparmiare, ora che ne sono quasi interamente esausto. La provvidenza mi assistera*. Il mio amico di Firenze mi ha scritto che Lord Vernon, cola* residente, il quale molto al mio ben s'interessa, si e* molto afflitto della mia infermita*, e che per paura di non vedere gli altri due Ragionamenti sulla Beatrice di Dante, di cui il primo l'ha messo in gran curiosita*, mi offre di stamparli / a spese sue; per la qual cosa mi offre o 60 lire sterline per continuare l'edizione de' due Ragionamenti, o 100 se volessi ristampar il primo coi due addizionali; in questo caso pero* vorrebbe una migliore edizione. Io ho risposto che rifiuto la seconda offerta e accetto la prima, e gliene ho esposto onestissime ragioni; ma una che gli ho taciuta e* questa. Non bastano 100 lire per una edizione lussuosa. E poi quella del primo Ragionamento mi pare bella e buona. Ho riguardato in questi giorni i MSS e gli ho trovati superiori alla mia aspettativa, poiche@ quando impressi il primo avea gia* meglio ordinati e piu* ampliati il secondo e il terzo, che superano di lunga quel primo per l'evidenza delle pruove e degli esami. Ma qui ricominciano le mie doglie del parto. Debbo io partorire a meta* la verita*, o interamente? Il ritenermene la meta* nel corpo e* cosa dolorosa, che nuoce all'evidenza, il dirla intera e* cosa pericolosa che nuoce alla societa* ed a me. Dopo l'Introduzione preliminare del secondo, ho fatto una bella Protesta di fede, ma ho paura che non basti. Insomma sono in imbarazzo. Dall'altro lato io penso: "chi e* che ha fatto caso in Inghilterra del primo Ragionamento, il quale pur dice molto? Nessuno; e cosi* forse passeranno quasi inavvertiti il secondo e'l terzo. Basta, faro* quel che potro*. Non son io finalmente che parlo, e* Dante; io non fo ch'esporre. Posso io essere accagionato delle gherminelle di Dante?' Mi rincresce dovermi trovare in opposizione col vostro bellissimo lavoro; ma io vi tributero* quella lode che ben meritate, e son sicuro che diro* si* acconciamente da destare desiderio in tutti coloro che leggeranno il mio libro di possedere il vostro. Bellissimo, ripeto, bellissimo tre volte. La sera, avendo gli occhi chiusi (quei del corpo, non que' della mente), me ne ho fatto leggere un buon tratto da mia figlia; ma lentamente, perche@ riguardo all'inglese e* per me vero quel motto oraziano: Segnius irritant animos demissa per aures quam quae sunt oculis subiecta fidelibus... / Tutti mi fanno elogio sommo del vostro stile, e sino ad un certo punto lo veggo pur io; ma io bado principalmente alla connession delle idee e alla somma erudizione sacra e profana che adorna la vostra sposizione. Vi confesso con sincerita* che io non mi sento capace di fare altrettanto. Intento al senso interno di Dante, non mi sono molto arrestato sul senso esterno, perche@ sapea ch'e* tutto illusorio. Ma sotto la vostra penna la illusione prende forza di dimostrazione; e per verita* l'uomo esterno e la dottrina visibile di Dante e* quale voi la sostenete, anzi voglio aggiungere, qual voi l'abbellite. Ma non e* vero che Dante dice chiaro (Lettera a Can Grande) che nel suo poema vi son due sensi, uno tutto esterno, e l'altro tutto interno, cioe* il letterale e l'allegorico? Or se voi ponete in vista si* leggiadramente il primo, non sara* lecito altrui di porre in vista il secondo? Cosi* gli avremo noi due reso un servigio intero: voi con contemplarne i vistosi veli, io col lacerarli e mostrar che cosa vi e* sotto; voi con magnificarne la maschera, io con iscoprirne il viso. E poiche@ egli dice che la sua donna, o filosofia, ha anima e corpo, vi lascio questo che avete si* ben beatificato, e mi tengo a quella che cerchero* anch'io sublimare: voi secondo la teologia cattolica, io secondo la filosofia pittagorica, sino ad un certo punto. La vostra fatica e* gloriosa, la mia e* pericolosa, lo so; e dovremmo invertire posizione, affinche@ ognun potesse fare pienamente il suo ufficio. A misura che andro* innanzi con la lettura del vostro libro, vi notero* qualche cosa che mi sara* dalla riflessione somministrata; per ora non ho incontrato che qualche error di stampa e qualche bagattella che son macchie nel sole. Addio, caro Signor mio; vi rinnovo i voti e mi ripeto costantemente Il vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1La lettera reca la data di "1834', ma lo sbaglio e* evidente.