57 il 24 del 1841 Carissimo Signor mio, Da che ho ricevuto l'ultima vostra lettera, scritta non di vostra mano, ma di quella della vostra figliuola, son vissuto in molto pensiero e in molta agitazione sullo stato della vostra salute, la quale, se e* cara a quanti han la fortuna di conoscervi, a me e* carissima, poiche@ ... e* superfluo il dire un tal perche@. I benefici che da voi ho ricevuti, e gli atti di benevolenza di cui vi son debitore, son sempre presenti all'anima mia; e pure non son essi nella prima linea di quelle qualita* che mi fan riguardare i vostri giorni come preziosissima cosa. Il volerle esprimere ad un uomo qual voi siete porta seco un periglio da cui mi esimero*, con attenermi ad un silenzio che nulla detrae al merito e piace piu* alla modestia. Nella inquietudine in cui era corsi da Mr Molini per domandargli se sapea di voi qualche cosa, e con indicibil gioia udii che da una recente lettera aveva inteso che stavate meglio. Sabato la sera andai da Mr Taylor per lo stesso oggetto, ed egli raddoppio* il mio giubilo con farmi sapere che la mattina del giorno medesimo avea ricevuta un'altra lettera che confermava anche piu* il miglioramento. E fo caldissimi voti che, quando questa lettera sara* fra le vostre mani, voi siate sulla via della intera guarigione, o anche (il ciel lo faccia) giunto alla sospirata meta. Deh, ch'io sia si* fortunato da vedere una sola linea / di risposta, scritta da quella mano generosa che con tenerezza bacio e ribacio. Se pero* vi desse il minimo fastidio prender la penna, mi basta una linea di mano aliena che mi dica come state. Badate, vi scongiuro caldamente, badate a bene ristabilirvi; non vi esponete ai capricci di questa stagione istabile: il clima scozzese (a quel che sento) e* piu* cangevole d'una donna francese. Andiamo incontro alla buona stagione, e quella vi fara* rifiorire come le piante della vostra campagna. Io vi diro* in nome di tutti quelli che vi conoscono: Signor, noi tutti in te rispetta omai, e un tal rispetto l'amor tuo ci attesti: ah, Signor, se per te vivesti assai, poco, o Signor, poco per noi vivesti. Quai d'intorno ad un giglio al far del giorno accorron l'api in lieto drappelletto, tai si affollano i voti a te d'intorno da tutt'i cuori in cui destasti affetto. Non vivete in pensiero per me: la mia opera non apparira* assolutamente in Inghilterra; son in cio* risoluto, e non ve ne parlerei neppure in questa circostanza della vostra infermita*, se non fosse per rispondere alle due ultime lettere, scrittemi di vostra mano, in cui mi esprimevate tanta apprensione sull'effetto che, a mio detrimento, questo mio sciagurato lavoro potrebbe produrre. Non temete; non ne uscira* copia dalle mie mani. La vostra ansieta* attira sempre piu* la mia gratitudine, s'egli e* vero che Res est solliciti plena timoris amor. Tutto cio* che di si* lunga fatica circolera* in Inghilterra sara* soltanto una mezza nota aggiunta del primo volume, la quale si estende quasi ad / _ foglio di minuta stampa e la quale sta per se@, senza fare alcuna riferenza all'opera di cui fa parte. La spandero* come un pamphlet inspiratomi dall'amore di questo paese, mia patria adottiva; perche@ credo che nelle presenti circostanze, in cui tanti sforzi si stanno facendo per spandere il nocumentoso spirito del cattolicismo in questa gloriosa terra, possa esser di non poca utilita*. Poiche@ l'avrete letta, mi direte se non sarebbe bene tradurla in inglese e farla girare pei tre regni della Gran Bretagna, e massimamente in Irlanda, dove quel cholera morbus del papismo e* peste permanente. Il pamphlet porta per titolo Roma all'approssimarsi la meta* del secolo XIX. Considerazioni d'un cattolico italiano rifuggito in Inghilterra. E al termine del discorso scrivero* chiaramente il mio nome. Son sicuro che su tal materia non siasi ancora scritta alcuna cosa che faccia piu* a proposito e che possa dirsi un vero antidoto a siffatta pestilenza. Ho scorsi negli anni passati molti articoli di giornali e di rivista sul medesimo argomento, ma nessuno puo* stare a fronte del mio, si* per la solidita* del raziocinio che per la vivacita* dello stile. Chi sa che quando sarete perfettamente ristabilito, non sentiate la tentazione di vestirlo all'inglese, per aprir gli occhi agli allucinati che vanno girandolando come emissari di Roma. Tutto lo scritto respira spirito di cristianismo, e tale da ottenermi l'approvazione anche di Sir Andrew Agnew&1. L'ho fatto insomma tale da distruggere qualunque prevenzione che altri possa spargere contro il mio modo di pensare in materia di religione. Mia moglie, che si e* molto afflitta nell'udire la vostra infermita*, mi / prega di dirvi che nell'udire il vostro miglioramento vi fa le piu* sincere congratulazioni, e si unisce meco a supplicarvi di aver cura di voi. Tutti i miei figliuoli vi baciano la mano, ed io con la maggior effusion del cuore mi ripeto Divotissimo, obbligatissimo e affettuosissimo servo ed amico Gabriele Rossetti. Il signor Polidori vi presenta ancora egli voti ed ossequi, e mi ha consegnato i tre volumetti delle sue versioni delle opere poetiche di Milton da esservi trasmessi; onde li mandero* al signor Molini. Vedrete una traduzione esatta ed elegante delle seguenti opere di quel Dante anglico: Paradiso perduto; Paradiso racquistato (prima versione italiana); Como (versione fatta da molti anni e publicata, ed ora riveduta e migliorata); Licida (prima versione, eccetto una in italiano di Mr Mathias); Pensieroso, Allegro (prima versione italiana); Arcadi (prima versione italiana); Sansone Agonista (prima versione italiana). 1Baronetto scozzese e deputato parlamentare, citato (pare) come esempio di religiosita*, essendo l'A. un vigoroso sostenitore dei fini della Lord's Day Society. Questa cercava la proibizione di qualsiasi genere di lavoro durante la domenica, "il giorno del Signore'. 58 _<30 gennaio 1841_> Carissimo Signor mio, Mi congratulo con me stesso e con voi, mi congratulo con tutta la vostra famiglia e tutti gli amici vostri, e ringrazio con tutto cuore il cielo che la vostra salute cominci a rimettersi in buona via, per incamminarsi di nuovo alla sua floridezza. Una verde vecchiezza e* quasi sempre il premio d'una vita moderata. La malattia e* una tempesta, ma a questa succede poi la calma; e l'aria per voi si va rasserenando. Chi e* nato in nordico clima ha diritto a bella longevita* e il passar novant'anni in comportevole stato di corpo e di mente non e* cosa rara per le ben temperate costituzioni della frigida Caledonia. Ringrazio la vostra figliuola del contento che mi ha recato nel darmi la buona nuova con la sua elegante calligrafia, e ringrazio voi che col far di proprio pugno l'indirizzo alla lettera, indirizzo fatto con mano ferma, mi date pruova di non picciolo miglioramento. L'idea d'un mal trascorso a chi lo vinse e* grata, sventura superata divien felicita*. (Rossetti) Ora dunque che l'infermita* e* quasi domata, posso senza angoscia pensare ai versi che mi avete prima inviati e con l'ultima lettera migliorati. Ho cercato tradurli, o per meglio dire, rimpastarli in un sonetto italiano. Confesso che questa vostra benedetta lingua monosillabica e i sensi si* ben compressi nell'originale mi han fatto trovar difficilissima una traduzione esatta e verbale; e che, rinunziato a questo disegno, ho dovuto contentarmi di una approssimativa imitazione. Chi vuol tradurre alla lettera non dee tradurre in rima; ed io voleva fare un sonetto strettamente rimato al nostro modo. I due ultimi versi del vostro originale sono alessandrini, ed io non poteva cangiar metro, perche@ sarebbe stato contro il nostro uso. Ho voluto fedelmente conservare il corso di quella bella immagine che paragona l'umana vita al corso d'una giornata; ma mi e* convenuto sopprimere qualche picciola idea incidentale, che non teneva all'immagine dominatrice. Qual ch'ei siasi questo (forse non felice) / travestimento di ottimo inglese in mediocre italiano, vel conchiudo in questa mia lettera. Rimanga come testimonio del desiderio che ho avuto di dar plausibil forma a un buon pensiero. Se non son ben riuscito, ho almeno bramato di farlo. Mia moglie, che meco si unisce, nell'esprimervi la sua gioia, non cessa di far voti; ed ambi ne faremo finche@ non udiamo ch'essi sieno stati interamente esauditi. Non voglio mischiare a questa idea alcun'altra, eccetto quella che mi fa godere il cuore nel ripetermi Il vostro obbligatissimo e affettuosissimo Gabriele Rossetti. Sonetto E* giusto il lamentar dogliosamente perdita amara, e il condannarlo e* stolto: piangiam chi forte ancor di corpo e mente da cruda morte, innanzi tempo, e* colto; chi della vita sul mattin ridente de' genitori ai cari amplessi e* tolto; chi manca sul meriggio rifulgente a mezza via, dove piu* lauri ha colto; chi cade sul tramonto, e pur robusto godea fra sposa e figli ore ben liete: piangete su costor, che il pianto e* giusto. Ma per colui che gravi membra informa e settant'anni ha scorsi, a che piangete? Compito e* il giorno suo, tempo e* ch'ei dorma. 59 Senza data&1 Caro Signore, Avea da lungo tempo letto il Discorso preliminare dello Zacheroni, premesso a quel comentaccio antico della Commedia, da lui publicato&2. E ch'io lo abbia letto ne avrete una chiara pruova nella p.1294 della mia opera, dove in una lunga nota do allo Zacheroni la staffilata ch'ei merita. Egli se la prende giustamente col Pellico, il quale fe' parlare Dante moribondo come uno sciocco bacchettone in una terzinaccia, o capitolaccio, da lui publicato in una Raccolta di sue poesie, che non sono ne@ poesie ne@ prose. Quel Pellico e* uno spirito povero, e* un talento limitatissimo; ei deve la sua celebrita* alla carcere e non alla penna. Quella tragedia della Francesca da Rimini e* una scempiaggine, che acquisto* un certo grido non so perche@. Mi ricordo che quando Mr Frere (il quale e* quell'uomo sommo che voi sapete) la lesse, mi scrisse per esprimermi le sue maraviglie come gl'Italiani potessero far plauso a si* misera cosa. Anche / al Pellico ho dato un colpo di frusta in una nota, per aver fatto di Dante un pinzochero picchiapetto. L'altissimo Alighieri gliene darebbe una delle sue, se tornasse in vita. Ho veduto un mese fa annunziato un'opera nuova di recente publicata dal dottor Oliver&3 (se non erro), la quale ha per titolo The History of the Mysteries; e per quanto ho ritratto da un articolo del Times, che ne parlava, l'opera parla molto della Massoneria, delle sue finzioni, e de' suoi misteri, relativamente ai misteri antichi di tutte le nazioni. In altro tempo avrei letto questo libro con avidita*, come cosa relativa al mio assunto; ma ora son cosi* disgustato di siffatta materia che non mi curo di veder che sia una tal publicazione. Stia dove sta. Mi e* venuta sott'occhio una seconda volta la lettera responsiva del marchese Torrigiani&4, a voi diretta. Si vede ch'e* un ignorante. Avrebbe potuto dirvi bellissime cose, come il piu* distinto filo-Dante straniero, che onora le italiane lettere, ed ha fatto una vera risposta da notaro,/ senza pepe e senza sale. Si vede che appartiene a quella classe che noi in Italia chiamiamo l'alta canaglia. Avete ricevute, o no, le Note aggiunte al primo mio volume? Dietro reiterate premure che feci a Mr Taylor, egli mi assicuro* di avervele mandate fin da dieci o dodici giorni fa. La nota C e* quella che in gran parte sara* ridotta alla forma di pamphlet che gia* vi ho annunziato; e vorrei che mi diceste se posso publicarla in questa forma, e se puo* produrre buon effetto nel publico inglese, tanto per l'argomento in se@ stesso, quanto per la mia riputazione. Vi avrei scritto piu* spesso ne' giorni passati, ma ho avuto vari impicci che me lo hanno impedito. Il mio cuore e* pero* sempre con voi, e quanto darei per vedervi. Se fosse una stagione piu* vuota pel mio mestiere, volerei sopra una barca, e voi vedreste inaspettatamente il Vostro obbligatissimo e devotissimo G.Rossetti. 1Scritta nei primi mesi dell'1841, prima del 20 febbraio. 2Lo Inferno ... Col comento di Guiniforto delli Bargigi ... Con introduzione e note dell'Avv.o G.Zacheroni (1828). 3G.Oliver, History of Free Masonry, from the year 1829 to the present time, Londra, 1841. Pure in quest'anno apparve la seconda edizione di un'altra opera dello stesso autore, il cui titolo meglio corrisponde a quello citato dal Nostro: The History of Initiation,... comprising a detailed account of the rites and ceremonies ... of all the secret and mysterious institutions of the ancient world, Londra, 1829. 4Cf. lettere 53, 56. 75 L'ultimo giorno del 1841 Carissimo Signor mio, L'essere importuno mi spiacerebbe, ma il mostrarmi ingrato mi sarebbe insopportabile peso. Domani e* il primo dell'anno, e un affetto abituale di piu* lustri, un affetto da cui a me pullularono tante ore beate e tanti segnalati benefici mi da* impulso irresistibile a prender la penna per dare sfogo a que' voti che abitualmente si formano e periodicamente si esprimono. Il sentirmi a voi di tanto inferiore nella scala graduale della societa* mi ha fatto sentire che non toccava a me rompere il silenzio in altro tempo dell'anno; ma fa sentirmi in questo periodo che or tocca a me, e con gioia me ne approfitto. Ho dubitato talvolta che qualche disordine nella vostra salute potesse esser cagione del vostro silenzio, e son ito or dal Molini, or dal Taylor a trarre, con qualche accorta frase, delle vostre notizie; son partito consolato nel sentire che stavate bene, ma rammaricato che piu* non mi onoravate di affettuoso carteggio. Spero che il lieve accidente della gamba non abbia portato delle conseguenze rincrescevoli. Ho esaminato piu* volte me stesso, se mai avessi io fatto o detto cosa che a voi avesse potuto dispiacere, ma non ho saputo scorgerla. Se inconscio io fossi paruto a voi colpevole, o altri mi avesse dipinto tale, vi prego dirmelo. Saro* lieto di potervi rispondere: "Ho errato senza accorgermene, e vi prego scusarmi'; oppure: "Non e* vero cio* che vi hanno riferito.' Nella Gran Bretagna non si condanna senza udire le parti incolpate, e non voglio rinunziare a questo dritto. In altro tempo vi e* stato qualche periodo di silenzio nella nostra corrispon/denza, quasi tregua a frequente attivita*; ma non mai ve n'e* stato uno cosi* lungo da farmi supporre cio* che ora suppongo e da recarmi quel rammarico ch'or ne sento. La dolce memoria della vostra spontanea benevolenza, quella della vostra ripetuta generosita*, e* il piu* bel fiore sul cammino della mia vita, fiore soavissimo nell'aspro pellegrinaggio del mio interminabile esiglio. Il periodo esteso di tre lustri e piu*, in cui mi siete venuto sempre incontro o col sorriso sul labbro, o coi presenti alla mano, e sempre col buon augurio nel cuore, forma il piu* bel periodo di mia vita, e come uomo civile, e come uomo di lettere, che a voi in gran parte deve quel nome che altri chiama "une de@plorable ce@le@brite@'; e non posso dubitare, senza sentirmene piangere il cuore, che colui dal quale tanto bene mi e* derivato sia in qualche parte malcontento di me, e voglia dimostrarmelo col suo silenzio. Non so se debba parlarvi di Dante, o di me riguardo a lui: chi sa se non sia questo cio* che io non debba fare! Se prendete qualche interesse della mia sorte, io vi diro* che tutti stiamo bene e che i miei affari sono andati piuttosto prosperosamente nella scorsa stagione; e che io con mia moglie e i miei figli vi facciamo mille auguri di meritata felicita*. Il vostro ubbidientissimo e devotissimo G.Rossetti. 74 il 13 di agosto del 1841 Carissimo Signor mio, Fin da ieri cominciava ad essere alquanto inquieto circa la vostra salute; questa mattina la mia apprensione si accrebbe, ma era sempre nella speranza di vedere una vostra lettera; ed eccola in mia mano, e ne gioisco, e ne ringrazio Iddio. Quantunque la sola soprascritta e la sola firma siano di vostra mano, pure la ragione che mi adducete di valervi dell'altrui, invece di recarmi apprensione, mi da* soddisfazione non poca. Risparmiatevi quanto piu* potete finche@ il facile agitar della penna non vi sia altro che usual divertimento. Il manifesto tipografico che vi ho incluso del Comento di Foscolo su Dante&1 vi dira* chiaramente qual meschina cosa dovete aspettarvi. Non e* gia* che quell'uomo dotto ed ingegnoso non fosse capace di fare cio* che avea promesso nel suo Discorso stampato sul testo della Divina commedia, ma pare che il lavoro l'avesse nella testa e fosse prevenuto dalla morte di porlo sulla carta: egli langui* in lunga idropisia, che lo estinse quasi per gradi, e quel tempo prezioso che doveva impiegare alla meditata fatica fu occupato dalla fastidiosa infermita*. Cio* che verra* stampato e* veramente meschino, poco piu* che il testo, se voglio credere al Rolandi, il quale dovrebbe avere interesse a dire il contrario; ma il rammarico di aver conchiuso quello sconsigliato contratto gli strappa dalle labbra quella dolorosa verita*. Oh, come l'Italia restera* delusa! Questa mattina stessa il Rolandi mi ha mandato il Reghellini, e lo stava guardando qua e la* (poiche@, come vi ho detto, non ho letto mai il terzo volume, il quale, quando lessi i due primi che mi furono imprestati, non era stampato ancora) allorche@ la vostra cara lettera mi e* pervenuta. Altra volta vi avrei pregato di lasciarmi scorrere il terzo volume prima di mandarvelo, ma ora, vel confesso, sono alquanto disgustato di una tale materia, sorgente di tanti miei rammarichi, e sono assai agitato sull'imminente auto da fe, che pende su quella povera prole del mio cervello. L'ho volto e rivolto per cercare il modo di evitare questo sacrifizio al nuovo Moloc, e se volete porgermi una mano di aiuto, potro* forse evitar la sua sorte./ Io scrivero* al mio amico di Malta che, nell'apprensione di qualche futuro inconveniente, voi desideravate di aver tutta l'edizione appo voi, eccetto 50 esemplari che mi rilascereste, persuaso del mio fermo proposito che niuna copia ne regalerei o venderei in Inghilterra. Tutta la sua apprensione e* per qui, essendo egli persuaso che sul Continente, e massime in Francia e Germania, niun mal effetto sarebbe per produrre; poiche@ la* si stampano e circolano opere audacissime in materia di religione, e nello scorrere il Reghellini ne sarete persuaso, poiche@ l'autore di quest'opera ripete cento volte che la Massoneria e* stata istituita da Gesu* Cristo, di modo che G.C. altro non viene ad essere che il fondatore di una setta anfibologica che altro dice ed altro intende. Io, come sapete, ho combattuto questa pretensione e ho sparso di tanta ipocrisia le sposizioni mie che sul Continente saro* deriso per questo riguardo. Son sicuro che Mr Frere, nell'udire che l'edizione rimane appo voi, di cui ha tanta dovuta stima, e che foste il primo a consigliarmi (come gli ho scritto) a non dar corso all'opera in Inghilterra, si quieterebbe lo spirito, e revocherebbe l'ordine della distruzione. Dovreste dunque (qualor non troviate obbiezione in contrario) scrivermi due lettere, una brevissima, l'altra alquanto lunga. Nella prima, con antedata (un mese fa, per esempio), dovreste dirmi che bramate che tutta l'edizione sia a voi spedita (e la spediro*, se volete) pel motivo accennato, con l'espressa clausola di non emettere un solo esemplare in Inghilterra de' 50 che ne lasciate in mia mano. Se questa prima lettera pero* vi paresse troppo artificiosa (e ben lo temo), lasciatela stare: essa tende solo a dare piu* risalto alla vostra prudenza. Nella seconda, con data corrente, dovreste rispondere ad una mia, dicendo che lodate la prudenza del mio amico Mr Frere circa il desiderio che ha di non far circolare in Inghilterra il mio lavoro, e che questo medesimo e* il desiderio vostro, come mi avevate gia* / espresso nel richiamare l'edizione appo voi; ma che credete non necessario il distruggere l'opera per la massima parte, cioe* 350 esemplari, poiche@ credete non poter produrre mal effetto in Francia, in Germania, ed anche in Italia, dove sara* considerata sotto il lato letterario e non altrimenti. Che la* appaiono tutto giorno libri sfacciatamente ostili alla religione, e la mia in comparazione parra* cola* un'opera ascetica. Che lo Spirito antipapale, anche tradotto in inglese, qui non ha fatto mala impressione, e che questo secondo lavoro, considerato come estensione del primo, non produrrebbe forse maligno effetto anche qui, tanto piu* che e* in italiano; ma che prudenza vuole (e forse dee dirsi anche eccesso di cautela) che non appaia qui in publico ne@ in privato. Che questo pericolo e* tolto dal silenzio e dalla circospezione. Ma che, se malgrado di tutte queste riflessioni, il mio amico persistesse nell'idea che debba l'edizione distruggersi, mi consigliate di consegnargli subito l'edizione per farne cio* che vuole. Che pero* credete esser questo passo piu* pericoloso che mai; poiche@, se l'opera e* trovata di sommo interesse letterario sul Continente, bastano le 7 copie ch'io ne ho la* spedite ad amici e letterati per farla riprodurre subito per le stampe in qualche citta* del Belgio o della Svizzera; ed allora non solo si spandera* da per tutto cola*, a poco prezzo, ma ritornera* qui con tipi forestieri, senza ch'io possa impedirlo. Rimanendone pero* qui un numero di esemplari pel bisogno degli alti eruditi continentali, un tal rischio e* piu* lontano, poiche@ sanno potersene provvedere per mezzo dell'edizione primitiva, la quale non potrebbe esser posseduta se non da pochi a cagione del costo dell'opera. Io vi ho accennate queste idee alla rinfusa e malamente, ma sotto la vostra dettatura possono prendere buon aspetto e persuasivo. Fate di esse il conto che vi piace farne, e qualora debba piegare la fronte al destino, la pieghero*. Domani rispondero* al mio amico e lo preghero* di procrastinare sinche@ non oda quel che voi risolvete, il quale avete / tanto diritto sul destino di quest'opera quanto ve ne da* la somma enorme che avete spesa. Ditemi se volete avere il libro massonico in francese del Ragon&2, il quale e* gia* nelle mani del Rolandi. Il vostro divotissimo e obbedientissimo G.Rossetti. 1Cf. lettera 70, n.1. 2Cf. lettera 73, n.1. 72 il di* 8 di agosto 1841 Carissimo Signor mio, Questa mattina, prima di uscir di casa, vi ho scritta una lettera che conteneva quanto qui sotto sommariamente vi ripetero*, ma era cosi* agitato che non mi posso assolutamente ricordare se l'ho impostata. Forse l'ho fatto, ma qualora la lettera mi fosse caduta dalle mani, meglio e* ch'io ve ne ripeta il contenuto. Mi e* pervenuta stamane una lettera del mio amico Mr Frere, da Malta, nella quale mi dice che, avendo meglio riflettuto, crede piu* prudente che l'edizione della mia opera sul Mistero dell'amor platonico sia distrutta, eccetto le copie che voi ne bramate e quelle che io voglio ritener per me. Io gli ho due volte espresso il desiderio di ritenerne 100 esemplari per me; e voi, quanti ne volete? Riflettete che il momento e* decisivo e che, distrutta che sara* l'edizione, non sara* possibile averne un altro esemplare, che in appresso verra* forse occasione di volerne, e non vi saranno; che voi avete diritto di esigerne quanti ne bramate, come quello che avete fatto la principale spesa, e spesa enorme. Se dovro* farne la consegna prima che giunga la vostra risposta, io ne riterro* 50 copie per voi. Se poi mi dite di consegnare anche queste alla fame di Vulcano, io lo faro*. Prima era dubbio il disegno di quel mio prudentissimo amico, ma ora e* manifesto: prima dunque che si distrugga tanto acervo di carte, intorno alle quali ho otto anni sudato, fatemi certo, vi prego, di cio* che deggio fare. E* tardi, e non posso aggiungervi altro, se non che rimango Il vostro devotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 73 il 12 di agosto del 1841 Carissimo Signor mio, Vi annunzio con piacere che il signor Rolandi ha gia* ricevuta la seconda e piu* importante opera del Reghellini in tre volumi, illustrati da incisioni che fanno un volumetto a parte: il titolo di essa e* La Mac%onnerie considere@e comme le re@sultat des religions e@gyptienne, juive et chre@tienne. Appena avra* aperta la cassa, mi mandera* l'opera, ed io la consegnero* al signor Molini affinche@ ve la trasmetta. L'altra opera del Reghellini, intitolata Esprit du dogme de la Franche Mac%onnerie, non ha potuto finora averla; essa, pero*, che consiste in un solo volume, e la quale e* precedente di cinque anni alla seconda, e* assai meno importante, e mi rammento che, quando la lessi, vidi che molte cose che sono nella seconda ben espresse erano solo abbozzate nella prima. Il Rolandi mi ha detto che con la cassa medesima ricevera* un'opera massonica recentissima (1841), la quale in questo momento fa molto strepito nel mondo massonico di Francia, e la quale s'intitola Cours philosophique et interpre@tatif des initiations anciennes et modernes par I.M.Ragon&1 in un solo volume: mi direte se volete possederlo. Ieri sono stato a trovare Mr Bartolomeo Frere, fratello del mio amico, e mio amico egli stesso, il quale mi ha fatto leggere la lettera che da suo fratello ha ricevuta, e nella quale dice chiaramente che riceva da me l'immenso fascio della edizione (circa mille e cinquecento volumi) e lo consegni ad un fornaio per essere bruciato. Il fratello me lo diceva quasi con le lagrime agli occhi e mi espresse piu* volte la sua commiserazione, dicendomi che una simile cosa non l'aveva mai udita, e non era accaduta forse a nessuno autore, e ch'egli concepiva bene qual dovesse essere il mio cuore in questa circostanza. Nella lettera e* espresso che 50 copie debbono essere consegnate a voi dallo stampatore e 50 a me; ma io ne riterro* 100 senza dubbio; e il resto (oh, dolore!) in pasto a Vulcano. Io stesso da molto tempo aveva scritto a Malta che (regolandomi da cio* ch'era accaduto dello Spirito antipapale) poteva dire che voi ne avreste ritenute solamente 50 copie, per amici dotti che avete sul continente. Iacta est alea - non voglio pensarci piu*! La sola carta, se / si vendesse pei grocers&2, porterebbe almeno 30 lire sterline. Ma io sono ottimista, "tout pour le bien'; pazienza! Oh, denaro prezioso di C.L., 400 lire sterline! Che non avrebbe potuto farsi con te! Avrei potuto stampare tutto il Comento di Dante ed appagare un voto di tutta la vivente letteratura. In tanta agitazione di spirito mi era dimenticato di un sacro dovere, quello di domandarvi come state, e spero che la risposta sia qual io la bramo. Credetemi, caro Signor mio, che sono molto afflitto. Si stampano in Francia, in Germania, ed anche in Inghilterra libri arditissimi che assaltano la religione in modo ardito, sfacciato, vituperoso; ed io, che aveva fatto tutto il mio possibile per coonestar di riverenza un argomento puramente letterario, deggio vedere cosi* distruggere la fatica di 8 anni! Non mi curo della gloria, ma io riguardava quel bello acervo di volumi come un pane pella mia istante vecchiaia, poiche@ non puo* essere a meno che, conosciuta che sara* l'opera sul Continente, non venga avidamente ricercata e divorata. L'ho adesso riletta tutta, ed ho ammirato me stesso (non ridete, per carita*), poiche@, quantunque non sia interamente contento di alcune parti, e massime di qualche ripetizione, pure ho trovato tanto di buono, di nuovo, e diro* anche di sorprendente e di vero, che posso ben presentire quale effetto produrra* in chi si fara* a considerarlo. Il fatto sta che il mio amico e* un sincero credente, e questa qualita* lo spinge ad un tal atto: la fede e* sempre animosa. Altra volta ed in altro paese sarei stato bruciato io, ed ora e* bruciata la mia opera. Ma il suo rogo sara* quello della fenice: conosciuta che sara*, risorgera* da quelle fiamme, ne son sicurissimo. Tante cose preziose vi sono che non potra* essere a meno che si compisca una tal profezia. Per me mi contentero* di dire Magne, nec invideo, sine me liber, ibis in igne. E* questo un punto assai curioso di mia vita, e se scrivero* le mie memorie, non sara* la men curiosa delle mie vicende, che tante pur so/no. Ho pregato Mr Bartolomeo Frere di non procedere alla distruzione almeno per una settimana. Ma scorsa questa, ci siamo! Gli ho detto ancora che rimangono altre 36 lire sterline da pagarsi allo stampatore, poiche@ le 150 che mi furono mandate da suo fratello e da me subito consegnate a Mr Taylor sino all'ultimo quattrino non erano bastate a tanta spesa. Di modo che l'edizione costa 586 lire sterline!!! Cioe* 117 lire il volume. Oh, somma preziosa, perduta piu* che di due terzi! Io aveva creduto di non dover infastidire il mio amico con questo residuo di debito, cioe* 36 lire, poiche@ sperava di pagarlo io stesso con esemplari venduti sul Continente, giacche@ il libraio napoletano, che compro* le quattro copie 4 mesi fa&3, mi ha detto che tosto mi avrebbe scritto per averne altre. Ed ora gli rispondero* che non potro* piu* venderle al prezzo di prima, cioe* 3 lire la copia. Quanto diverra* rara quest'opera, e forse percio* piu* ricercata! Io non palesero* mai ad anima viva qual sia stata la cagione che ne ha distrutta la massima parte; diro* solo che l'edizione e* quasi esaurita, e non diro* bugia. Attendete, caro Signor mio, alla vosta salute, e credetemi sempre Il vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. P.S. Mi dimenticava di dirvi che il mio amico Frere ha scritto al fratello che bramerebbe per mezzo vostro far pervenire una copia del suo Aristofane, tradotto in inglese, ad un vostro amico Mr Tennant, ch'egli crede buon grecista ed amante di quel comico antico. Io gli ho risposto che puo* mandare la copia al Molini a voi diretta, e che voi la farete poi pervenire a Mr Tennant. Mi viene un'idea, ma voi ne farete quel conto che va/le, cioe* la rigetterete se cosi* stimate, o l'accetterete se la trovate buona. Io son sicuro che, se voi scriveste una lettera a Mr Frere in Malta, dicendogli che prendete in vostra consegna l'edizione, e che nessuna imprudenza sara* circa essa commessa, poiche@ nessun esemplare mai ne comparira* in Inghilterra, son sicuro, il ripeto, che cio* basterebbe a sospendere l'auto da fe che pende minaccioso ed inevitabile su quel prediletto figlio del mio cervello. La paura di quel mio amico e* che il libro si spanda qui, e di questo non v'e* la minima paura, poiche@ dalle mie mani non ne uscira* una sola copia per tale effetto. Mr Frere ha di voi quell'alta stima che debbe aversi, ed io gli ho scritto che voi siete stato il primo a sentire il pericolo inerente nella natura dell'opera, quantunque tutta letteraria di essenza, e che voi mi avete consigliato a non darle spaccio in Inghilterra. Ora se sentisse che voi ve ne impadronite (e potete ben farlo se volete, ch'io per me ne sono contentissimo, e ne avete tutto il diritto, come quello che ha sborsato la massima parte del denaro, 400 lire sterline!), egli ne metterebbe l'animo in pace riguardo all'Inghilterra. Se credete non dovere scrivere a lui, potete scrivere una lettera a me, in cui vi dichiarate consegnatario dell'opera, che debbe a voi spedirsi nell'intera edizione, eccetto 50 copie che mi permettete di averne con espresso divieto di emetterne mai un esemplare solo qui. Potete nella lettera esprimere che, considerata la tempra del lavoro e la mira di esso, ch'e* tutta letteraria, voi credete che la tendenza sua non sia per produrre effetto maligno sul Continente, dove anzi io saro* preso per un cieco devoto e messo in ridicolo da que' tanti che stampano opere infami, come l'opera del Dr Straus&4, che ha circolato e circola per tutta Germania e Francia, e come l'altra che ha per titolo Le Croyant de@sabuse@, stampata ultimamente in Francia. / Mr Frere, che prima si confidava nella vostra prudenza, al leggere questa lettera che voi mi dirigereste (se non trovate cattiva questa idea), si quieterebbe di animo e revocherebbe il decreto del rogo distruttore. Io consegnerei la lettera al fratello, egli la manderebbe a Malta, ed attenderemmo una risposta. Potete dirmi nella lettera che riguardo a Dante e* questa un'opera di gran valore, anzi riguardo a tutta la letteratura del medio evo, che mostra quanto gli spiriti illuminati di quel tempo conoscevano la maligna natura di Roma, e che in questa parte l'opera e* preziosa pei protestanti istessi. Potete anche dirmi che il quarto e quinto volume (che Mr Frere non ha mai letti, perche@ non glieli ho mai mandati), in cui fo l'esposizione del Canzoniere di Dante e della interpretazione della Commedia nel suo macchinismo, e in cui con caute proteste cercai rattemperare qualche veleno nascosto nelle opere di tal fatta, ne diminuiscono anche piu* il periglio pel Continente stesso, e che la Prefazione, da me prefissa all'opera tutta rifatta e modificata, mostra che la mia intenzione e* tutt'altra che maliziosa. Son sicuro che questa lettera, o a lui o a me diretta, calmerebbe l'animo suo, ed eviteremmo la pena del fuoco. Io vi propongo cio* e son pronto in realita* a mandarvi l'edizione intera su cui tanto dritto avete: il mio amico debbe ben sentirlo. Scusate questo suggerimento: il momento e* decisivo, ed e* sentimento di natura il cercare di fuggire alla distruzione. Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Parigi, 1841. 2Droghieri. 3Cf. lettera 66, n.1. 4Forse il teologo protestante D.F.Strauss, propagatore dell'interpretazione mitologica del Vangelo. 70 il 6 di agosto del 1841 Carissimo Signor mio, Ogni volta che nell'aprire una vostra lettera scorgo alieno carattere, mi si gela il sangue, perche@ mi e* annunzio che la vostra a tutti cara salute non e* qual io la bramo. Quindi aspetto con ansieta* la lettera seguente, la quale, se mi mostra la vostra a me si* nota mano, mi fa tutto rallegrare e compensa con altrettanta gioia il passato rammarico. Questo e* lo stato ansioso dell'animo mio in questo momento, e mi auguro coi piu* ardenti voti che la prossima vostra epistola (sia pur breve, se il vostro stato di convalescenza lo esige) mi mostri in voi sanita* o ripristinata o migliorata. Vi prego attendere a quest'opera importante e a non pensare ad altro; e di altro io non vi parlerei, se non fosse che il rispondere al tenore della vostra lettera mi e* dovere indispensabile. Vi ripeto percio* di rimaner con animo tranquillo riguardo a codesto MS e di tenerlo come non fatto. Solo vi prego di non scemare in me il merito cui non rinunziero* mai, cioe* che nel distenderlo non ebbi altra mira che quella di obbedirvi e di far cosa a voi grata. Mi dorrebbe se a questa brama, di cui mi onoro, fosse sostituito il disegno che non ho mai avuto, vale a dire di estendere un volume con la obliqua intenzione di assaltar di nuovo la vostra borsa e di metter di nuovo a contribuzione il vostro amor per Dante, per soddisfare la mia smania di schiccherar carte e vederle stampare a spese vostre. Mi permettero*, per giustificarmi, di ricordarvi che era mia intenzione di fare da principio una piccola cosa di un foglio e mezzo, o due fogli, di stampa, e che a voi non ne piacque il progetto o l'idea; quindi per farvi contento cominciai ad allargare il mio disegno. Scrissi la prima parte della Dissertazione, e voi me ne faceste applauso e m'incoraggiaste a scrivere la seconda parte ch'io nello scritto proponea. Estesi sino alla pagina 36 della seconda parte, e voi vi chiamaste pienamente soddisfatto. Giunsi sino alla pagina 50, e voi non mi scoraggiaste dal continuare il lavoro. Quando poi mi pervenne la vostra lettera, per la quale cominciai a sentire che il mio scritto era troppo prolisso e non rispondeva alle vostre mire, io mi trovava gia* tanto inoltrato che / volli dar termine al lavoro e menarlo ad una plausibil conclusione, non con l'idea che doveste stamparlo, ma con quella di compirlo e di tenerlo fra gli altri miei inediti lavori. Io potrei farvi vedere che la sola prima parte basta ad assolvere l'oggetto che vi proponevate, qual e* quello di dimostrare qual sia la Beatrice di Dante, poiche@ quella prima parte mostra pienamente che la Beatrice della Vita nuova altro non e* che la Filosofia del Convito, cioe* un fantasma allegorico. Potrei farvi vedere che lo stampare quella prima parte non contiene inconveniente alcuno, poiche@ non rivela segreti di scienza occulta, ne@ compromette in minima guisa riguardo al domma ricevuto. Potrei farvi vedere che quella prima parte, copiata con quel carattere cancellaresco di mia figlia, mentre adempie al vostro fine, non eccederebbe i due fogli stampati. Ma siccome godo acquiescere in tutto e per tutto alla vostra nuova idea di non stampare affatto un tale scritto, ne@ in tutto ne@ in parte, cosi* non voglio parlarvene neppure. Lo ripetero* per la centesima volta, e lo diro* finche@ fiato mi rimane; avete fatto tanto pel vostro devoto Rossetti che questi si vergognerebbe di nutrire verso voi altro sentimento che quello di gratitudine e di ubbidienza ai minimi vostri desideri. Da un tal sentimento mi derivo* il coraggio di rimmergermi in un argomento da cui l'animo mio stanco rifuggiva; da un tal sentimento mi deriva ora una specie di compiacenza che il mio nuovo scritto non debba stamparsi, poiche@ per esso posso dimostrarvi che non ho altra mira che quella di obbedirvi e ch'io non credo perduto ne@ il tempo ne@ la fatica, quando a questo scopo gl'impiego. Saprete, mi figuro, che si sta stampando in Brusselles per opera del Rolandi il Comento del Foscolo&1, ch'egli compro* dal Pickering per 400 lire sterline. Ma il Rolandi compro* (come suol dirsi) la gatta nel sacco; poiche@, nell'aver fra le mani il MS del Foscolo, non trovo* che una decina di brevi note, e solamente un gran numero di varianti lezioni, tratte da cogniti MSS del poema e da antiche edizioni. Il Foscolo, nel suo Discorso sul / testo di Dante, aveva promesso una lunga dissertazione per ciascuna cantica, ma nessuna di tali dissertazioni nel MS si trova, nessuna. Quanto egli si trovi pentito di quella compra non e* da dire, ma il contratto e* fatto, e non puo* recedere. Quantunque questo fosse un tempo opportuno di far comparire anche per le stampe di Brusselles il mio lavoro, pure non vi penso neppure. L'opera stampata basta a far vedere qual sia il modo diverso d'interpretare di Dante, e qual debba prevalere, se il mio o quello del tanto celebrato Foscolo. Il signor Polidori m'ha consegnato l'esemplare della sua versione di Lucano a voi destinato, ed io oggi lo consegnero* al Molini perche@ vel trasmetta. Il traduttore vi presenta i suoi rispetti e vi prega di accettare il suo dono. La sua domestica tipografia non potrebbe affatto servir per le mie pubblicazioni, poiche@ non solo e* limitata ad un solo sesto o formato, quello de' suoi libri, ma e* provveduta di un sol carattere, senza che ve ne siano per note o prefazioni. Ho fatto replicate premure presso il Rolandi per le due opere del Reghellini che voi desiderate di possedere&2, ma mi ha risposto biascicando che l'edizione n'e* esaurita. Gliene voglio parlar di nuovo. Non vi siete ingannato nel credere che molte cose che avete lette nel MS che vi ho mandato, e massime nella seconda parte, sono desunte dalla mia opera stampata. Tutto cio* che riguarda il misticismo della Commedia di Dante si legge nel capitolo che porta un tal nome, col quale si apre il quinto volume. Vedete anche vol.i, pp.354, 355, 356-516, 546, 547. Ma altro non posso additarvi perche@, non avendo il MS in mano, non saprei per ora ricordarmi tutto cio* che ho dai cinque volumi pescato; tanto piu* che talvolta non ho fatto che trascrivere, senza lasciarmi traccia della cosa trascritta. Mille auguri di ristabilimento in ottima salute; e vi / prego di nuovo di non pensare piu* a codesta faccenda. Mettete alla pruova la mia devozione, e mi troverete sempre Il vostro obbedientissimo Gabriele Rossetti. 1La Commedia di Dante Allighieri illustrata da Ugo Foscolo, tomi 4, 1842-3; il frontespizio reca il falso luogo di pubblicazione: "Londra'. 2Reghellini de Schio, Esprit du dogme de la Franche-Mac%onnerie, Bruxelles, 1825; La Mac%onnerie conside@re@e comme le re@sultat des religions e@gyptienne, juive et chre@tienne, Gand, 1828. 71 il di* 8 di agosto del 1841 Carissimo Signor mio, Ricevo in questo momento una lettera del mio amico Frere, da Malta, nella quale mi dice ch'egli vive in grande apprensione circa l'effetto che la mia opera potrebbe produrre, e che percio* si pente dell'avermi espresso in lettera precedente di fidare nella mia discrezione. Egli quindi determinatamente brama che l'edizione sia distrutta, eccetto le poche copie che voi bramate e che io voglio per me ritenere, onde farne dono a qualche dotto e prudente uomo fuori d'Inghilterra. E* mio dovere non fare la consegna della vittima a Vulcano prima di farvelo sapere e prima di sentir da voi se volete averne un maggior numero di copie per vostro uso. Riflettete, vi prego, che il momento e* decisivo e che, bruciata che sara* tutta l'edizione, non sara* piu* possibile l'averne un solo esemplare, e che venir potrebbe l'occasione in cui desideraste di averne alcuno. Riflettete che voi vi avete dritto piu* di qualunque altro, poiche@ la somma da voi spesa e* assai piu* considerabile di quella che ha sborsata l'altro amico mio. Io ne riterro* 100 copie per me e non piu*, risoluto di non darne mai copia ne@ mai venderne in Inghilterra e di non mai venderne fuori d'Inghilterra se non al prezzo di 5 lire sterline la copia, affinche@ la vendita ne riesca piu* difficile. Non posso negare che nell'arduo passo io mi sento alquanto commosso, ma dopo pochi giorni il mio animo tornera* tranquillo: questa mia fatica, che tanta applicazione mi ha costata, sara* come non fatta, e mi mettero* l'animo in pace. Mi son imbattuto in argomento veramente funesto, e tale da togliermi la pace e darmi angosce da tutt'i lati: anche le mie piu* rette intenzioni vengono mal interpretate; anche la mia piu* sincera devozione e* presa per obliqua mira di capriccio o d'interesse. Pensate a questo: prima (che io doveva mandare l'edizione a Malta) l'idea di Mr Frere non ci era nota, ne@ sapevamo qual disegno avesse egli intorno all'opera, ma ora dice chiaro che ha commesso a suo fratello&1 di trarla dalle mie mani per distruggerla. Avuta che avro* la vostra risposta, faro* la consegna. / Quanto meglio avrei fatto se avessi rivolto le mie cure a compor qualche romanzo o a far qualche lavoro storico o poetico o grammaticale: 8 anni di fatica a produrre un parto, per divenire io medesimo il Saturno d'un figlio che tanto mi costa. Pazienza. D'altronde quel mio generoso e prudente amico opera da quel grand'uom ch'egli e*, ed io ho motivo di applaudire alla sua prudenza, come alla sua generosita* era e sono obbligato. Forse questo secondo tratto e* un beneficio come il primo e come tanti altri che da quella bell'anima riconosco. Scusate il disordine di questa lettera, che deriva da idee tumultuose e da sconvolti affetti, e credetemi sempre Il vostro divotissimo Gabriele Rossetti. P.S. Se mai suo fratello venisse prima ch'io riceva la vostra risposta, io diro* che ne ritengo 50 copie per voi. Qualora poi mi comandiate di consegnare anche le dette 50, io lo faro*. 1Bartholomew Frere, che abitava a Londra. 69 il 28 di luglio&1 del 1841 Carissimo Signor mio, Non vogliate minimamente rammaricarvi per cotesto MS&2; non vi pensate, ve ne scongiuro, non vi pensate. Io sono avvezzo a lavorare, a leggere, scrivere, riflettere ecc. per abitudine, divenuta natura; e se non avessi fatto questa, avrei fatto sempre qualche altra cosa non destinata alla stampa; onde nulla mi fa che questa non si stampi. Mi sono affrettato a terminarla per non esporvi al ritardo della publicazione della version vostra; poiche@ mi scriveste, quand'era al termine della prima parte, che nell'apprensione di qualche accidente (quod absit, quod absit), avevate preparato tutto il vostro MS e messo in ordine per lo stampatore; ond'io, a diminuire in voi, anzi ad allontanar da voi quell'ansieta*, non misi tempo in mezzo a farvi avere il lavoro in mano al piu* presto possibile. Insomma, la mia sollecitudine nel compiere questa dissertazione fu cura di sentita amicizia pel mio generoso protettore e mecenate a cui tanto debbo, fu desiderio di trarre un pensiero fastidioso da un degno gentiluomo ch'io tanto amo e rispetto e pel quale tutto farei. Si accorre intorno ad un caro infermo per recargli conforto, e cio* intesi io fare: manipolai un farmaco alla vostra mente, che in quel punto era si* agitata. E sarei dolentissimo che quel medesimo, il quale fu da me destinato a calmare i vostri pensieri, ora dovesse contribuire ad accrescerne l'inquietudine. Fate, vi prego, fate ch'io ottenga il fine a cui avea destinato quel mio lavoro: il mio fine era Carlo Lyell, e non la publica stampa: se quello e* soddisfatto della mia fatica, quantunque non debba veder la luce, io ho ottenuto il mio scopo e non chieggo altro. E contate per nulla la mia ricompensa? L'approvazione che feste a ciascuna spedizione di fogli che ho fatta e* stata ampia mercede della mia applicazione. Questa mi basta e mi sorvanza: Sufficit mihi unus Plato pro cuncto populo, e il mio Plato ha deciso che il mio lavoro e* ottimo; non voglio altro. Vi supplico a mani giunte di non dispendiarvi piu* per me: avete fatto tanto pel vostro devoto Rossetti che dovrebbe omai bastare. Non vorrei che l'avermi conosciuto fosse la sanguisuga della vostra borsa, e quello che per me e* stata somma fortuna dovesse esser non piccol / disastro per voi. Rinunziate percio* a qualunque idea della publicazione del mio MS; io per me non vi pensero* affatto. E quantunque io sia conscio che quel che ho detto e* vero e quel che ho provato e* innegabile; quantunque sia sicuro di aver risoluto un problema importante per la storia e la letteratura, il quale da niuno finora e* stato risoluto; quantunque io sappia che la mia Beatrice di Dante sia quasi la chiave generale di parecchi scritti di lui, cioe* della Divina commedia, della Vita nuova, del Convito e delle Rime; quantunque io vegga, senza troppo lusingar me stesso, che di quante opere furono publicate su tale argomento, niuna ve n'ha che meriti la luce piu* di questa mia; quantunque mi sia facilissimo il renderla perfetta si* riguardo alla catena del ragionamento che alla leggiadria dello stile; pure e* mia volonta* di lasciar all'oscuro questo parto del mio cervello, o per meglio dire questa disamina delle opere di Dante, questa face fra le ombre di un secolo tenebroso. Sian Dante e Beatrice quel che finora parvero al mondo, a me che fa? Rimanga il Mistagogo Etrusco ai teologi che lo reclamano ansiosamente, e sia involato ai filosofi che nulla fanno per rivendicarlo alla loro schiera: qual danno a me ne viene? Questo e* il mondo degl'inganni e delle apparenze, e tal sia. Voi vorreste che io mostrassi nel mio scritto "how every incident in the Vita nuova corresponds with the ascending series of steps in initiation, just in the same admirable and original manner which is shown in the Divina commedia.' Facile mi sarebbe il mostrare come corollario legittimo della stabilita teoria che, essendo la Vita nuova in tanta relazione con la Commedia, il poeta ha indicato nell'una cio* che non ha osato fare nell'altra. Per esempio, nell'enigma ha dichiarato che Beatrice e la Trinita* son la stessa cosa, mentre nel poema paiono si* distinte e diverse; e parimente, nel poema ha poste le tre pruove del fuoco, dell'acqua e dell'aria, che nell'enigma ha soppresse. Ma oltre cio* posso mostrare che il corso della iniziazione figurato nel poema e* figurato anche nell'enigma, ma con modi sinonimi della lingua convenzionale. Per esempio, Beatrice nella Commedia e* coperta de' tre colori simbolici bianco, verde e rosso, e risiede / nel terzo cielo; e Beatrice nella Vita nuova e* "vestita di nobilissimo colore umile, onesto e sanguigno', e Dante la sogna quando "eran quasi che atterzate le ore del tempo che ogni stella e* nel lucente.' Il far vedere che l'una finzione vale l'altra dipende dalla spiegazione de' termini convenzionali. Ma la ragione principale fra la chiave e 'l laberinto la troverete espressa nell'Amor platonico (Vol.II, p.383, "Or io costringero*', con sei carte appresso); e lo stesso titolo di Vita nuova, che diede all'enigma, e* relativo all'iniziazione ch'espresse nel poema. Non voglio pero* lavorare piu* oltre intorno a questo scritto. Voi lo terrete in mano quanto vi piace, un mese, due mesi; rileggetelo a vostro bell'agio, notatene le mancanze e le superfluita*; e a vostra voglia lo rimanderete. Io forse, prima di metterlo a dormire, l'accarezzero* un poco per approfittarmi della vostra critica, che io stimo quella del piu* logico e oculato filodante ch'esista qui ed altrove, e poi non vi pensero* piu*. Voglio dirvi pero* che v'ingannate nel credere che, s'io lo stampassi, andrei fino a 300 pagine. Scommetterei che non giunge a 200, poiche@ la prima parte, che va sino alle pagine 80 in circa, e* scritta per lo piu* da mia figlia con quella sua scrittura cancelleresca, talche@ otto pagine sue fanno appena una mia. Conchiudero* con dire che questa mia fatica io non la chiamo perduta. Ho desiderato di far cosa grata a voi; questo era il mio scopo, e questo e* il mio vanto; se non son riuscito, l'ho tentato almeno, e cio* valga a dimostrazione della mia devozione sempre pronta, della mia gratitudine sempre crescente verso di voi, a cui tanto debbo. Comandatemi pure liberamente in tutto cio* che posso, che@ faro* mia gloria l'obbedirvi, e spero che un'altra volta riusciro* meglio che non son riuscito adesso. Voglio ora applicarmi a ripulire e mettere in ordine le mie poesie, che intendo fare stampare a Bruxelles, dove la spesa della stampa e* assai meno che la meta* di quella che costa in Londra. Un volumetto di 300 pagine mi costera* tutt'al piu* una ventina o forse 25 lire, quando il Salterio, stampato in Londra, e* costato qualche cosa piu* che / 50. Che differenza! Dopo un anno e mezzo, l'edizione del mio Salterio era tutta qui esaurita; cosi*, son sicuro, accadra* del nuovo volumetto; e dove cio* sia, ne publichero* poi un altro e poi un altro ancora. Ho tante rime inedite che posso farne tre volumi di cose scelte. Vi e* qui un magazzino intitolato Smallwood Magazine, che publica in ciascun numero un mio componimento italiano, ed e* letto con avidita* da tutti i conoscitori della lingua italiana. Il publicatore mi ha assicurato, e lo ha anche scritto e stampato, che i miei versi son l'ornamento della sua publicazione, la quale (vi assicuro) e* piena di ottime cose; vorrei che la leggeste. Ne sono usciti finora otto numeri, e vi sono cose interessantissime. Il signor Polidori ha finito di stampare in questa settimana la sua traduzione della Farsaglia di Lucano, molto bella e poetica. Aspettatevi tosto un esemplare in tributo di divozione. Credereste? 370 pagine gli costano alquanto meno che 20 lire sterline tutto compreso, composizione, carta, tiratura; ma egli ha il torchio in casa; gran vantaggio! Fatta la prima spesa, grandissimo e* il risparmio. Diciamo in Italia: "Nulla nuova, buona nuova'; onde, poiche@ nulla mi dite della vostra salute, mi giova credere che sia regolare e prospera, e fo voti che sia lunghissimamente cosi*. Noi stiamo tutti bene, ed io godo ripetermi Il vostro sempre devoto Gabriele Rossetti. 1Rossetti scrisse giugno, ma lo sbaglio e* evidente, poiche@ la lettera risponde a una di Lyell datata 22 luglio 1841. 2Lyell aveva deciso di non servirsi piu* del "Discorso preliminare' (La Beatrice di Dante) composto dal suo amico. 67 il 16 di giugno del 1841 Carissimo Signor mio, Ogni vostra lettera, a me sempre cara, ora mi e* cara doppiamente, perche@ bella dimostrazione della vostra migliorata salute. Quel Signore che va cercando in Dante il riformator protestante secondo l'accettazione della chiesa anglicana o luterana non lo trovera* mai. Se cerca il nemico di Roma, lo vedra* gigantesco, ma se cerca il dottore in divinita*, avverso alle dottrine che si dicono da Roma alterate e guaste, guardi pur quanto vuole e si cambi gli occhiali fino a cento, non iscorgera* ombra di cio* che vorrebbe vedere. Dante era cosa assai diversa da cio* ch'egli vorrebbe in lui vagheggiare: era un filosofone che fingeva il teologo, ma che metteva cattolicismo e protestantismo tutto in un fascio con le mitologiche fantasie, e percio* nel Purgatorio mette sempre un fatto biblico a lato di un tipo mitologico, e procede cosi* con costante disegno. Il Daniello, suo comentatore, crede@ vedere un non so che di protestantismo in quel verso "che vendetta di Dio non teme suppe'; poiche@, parendogli che suppa valesse ivi cio* che in inglese direbbesi supper, cioe* il sacrificio della messa, in cui il mistico pane e 'l mistico vino formano la mistica suppa - "Lord's supper' - stimo* che Dante volesse dire che la vendetta di Dio non temea esser arrestata dai sacrifici della messa, e avrebbe punita la chiesa corrotta ad onta de' suoi sacrifici. Ma il Daniello fu giustamente da altri comentatori confutato in quella sua forzata interpretazione. Un cattolico direbbe che Dante credeva alla transustanziazione poiche@, nel dire che l'assassino Monforte "fesse in grembo a Dio / lo cor che in sul Tamigi ancor si cola', indico* con quello in grembo a Dio l'eucaristica presenza; ma quella espressione e* assai vaga e nulla conchiude, poiche@ puo* significare dentro la chiesa. Chi ha spinto gli occhi ben addentro nella dottrina interna della Divina commedia, come sventuratamente ho fatto io, vede che quella faccia esterna e* una vera commedia, e se il vostro pio amico avesse gli occhi miei, resterebbe ben maravigliato nel vedere qual e* Dante, ne@ cattolico, ne@ protestante, ma (il ripeto) filosofone, che considerava la religione come un prodotto della legisla/zione, in qualunque forma ella si sia. Essendo nemico della tirannica ma fortissima Roma, ei non pote@ fare a meno di uniformarsi alla sua dottrina, perche@, se non avesse presa quest'apparenza, quella gli avrebbe fatto il brutto gioco che poi fe' all'Ascolano&1. Fu talor ardito di declamar contro lei, ma in quegli abusi ch'erano condannati dagli stessi zelanti cattolici, e in cio* fare si permise alcune forti espressioni: per esempio, scrisse che il Papa nello stato di corruzione in cui era la chiesa, non era il vero successor di Piero; ma pose quelle parole in bocca a S.Piero medesimo: "^"il seggio mio che vaca / nella presenza del figliuol di Dio.^'' Ed io posso mostrare che molti zelanti membri della chiesa e i santi stessi dissero allora simili cose. Contro la dottrina di Roma potrebbe dirsi l'aver posto Traiano e Rifeo in paradiso, ma quella fantasia era tutta a favor del papa, poiche@ si tenea che, per le preghiere del papa Gregorio, Traiano, tornato nella prima vita dopo essere uscito dall'inferno, si fe' cristiano e poi fu degno di salire in paradiso. Che sciocca immaginazione! Definitivamente vi rispondo che, secondo la faccia esterna, nella Divina commedia nulla vi e* da cui possa Dante considerarsi come sostenitore di quelle dottrine protestanti che sono opposte a Roma; e aggiungo che non vi dovea essere per quanto Dante avea cara la vita, o almeno la sua tranquillita*. Vi mando due altri fogli della seconda parte del mio lavoro, e potrei mandarvene quattro, ma non ho avuto ancor tempo di rileggere attentamente gli altri due. Tosto pero* gli avrete. Posso dirvi con una plausibile sicurezza che fra quindici giorni avro* terminato tutto il lavoro, poiche@ le mie lezioni van mancando di giorno in giorno a cagione di questa imminente dissoluzione del Parlamento&2, per la quale tutte le nobili famiglie lasciano la capitale prima del tempo consueto. Cosi* la politica nuoce al mio interesse: maledetta politica! Avendo piu* tempo, potro* consecrarmi tutto al compimento della Dissertazione. / Pare pero* che voi vogliate che io spieghi cio* ch'io vorrei tacere, e che non dovrebbe esser detto. Il dire perche@ Beatrice rimprovera si* acerbamente Dante, il mettere in vista qual sia la colpa di Dante e qual sia la donna della finestra, e* un dire che Dante rimproverava a se@ stesso quell'aspetto di teologia cristiana con cui rivesti* la sua filosofia occulta. Cio* e* sicurissimo, e posso mostrarlo fino all'ultima evidenza meglio di quello che ho fatto di tutto il resto; ma debbo farlo? E poi, che cosa ho io promesso? Di provare che la Beatrice della Vita nuova e* un fantasma allegorico (prima parte) e che quella della Vita nuova e quella della Divina commedia sono lo stesso fantasma, che figura la filosofia, e non la teologia (seconda parte). Or, quando avro* provato queste due cose, io avro* adempito alla mia promessa, e tutto il resto sarebbe un di piu*. Ma io debbo uscire e non posso parlarvi piu* estesamente di cio*, e neppure di quell'anima generosa del mio Maltese&3, che nel mandarmi 150 lire rinunzia a voler le copie di quasi tutta l'edizione, dicendo che si rimette alla vostra e mia prudenza. Io per me in Inghilterra non ne vendero* neppur una, e non ne ho data neppur una. Buon giorno. Il vostro divotissimo G.Rossetti. 1Cecco d'Ascoli. 2In seguito alla sconfitta del governo "Whig' (anti-Tory) di Lord Melbourne: avvenimento importante, che segnalo* l'avvento al potere dei nuovi Conservatori capeggiati da Sir Robert Peel. 3J.H.Frere. 68 il 21 di giugno del 1841 Carissimo Signor mio, E* un gran tormento per me l'essere si* lontano da voi. Ora che l'infermita* vi affligge, volerei sovente a vedervi per dividere le vostre pene, non potendo distruggerle. Oh, quante volte sento il desiderio di trattenermi con voi! ... ma pazienza! la penna mal supplisce alla vista. Vi ho detto che il mio amico, vostro duplicato nella generosita*, non vuole piu* che gli siano mandati gli esemplari dell'opera come avea detto prima poiche@ dice rimettersi alla vostra e mia prudenza. Cio* essendo, voi potete prenderne tutto quel numero di copie che piu* bramate, e dovete scrivere a Mr Taylor quante ne volete, dicendogli che il resto rimane a mia disposizione. Pagato quasi tutto il suo credito con le #150 (dopo quel molto piu* che avete sborsato voi) e fattomi il disconto, ben poco rimane. Se l'opera si fa credito nel Continente, spero esser nel caso ben tosto di dargli quella ventina o poco piu* di lire che rimane a pagarsi. Ieri un signor napoletano, il baron Giordani, e* venuto ad ordinarne una copia ed alcune del discorso sopra Roma. Ne ho avute due richieste in Inghilterra, ma non ho voluto darle: cosi* faro* sempre. Vi mando altri quattro fogli della seconda parte, coi quali vado stringendomi verso la fine, che sara* strepitosa. Volete dunque ch'io esprima chi sia la donna della finestra? Io lo faro*, ma son quasi certo che mi direte di toglierlo, poiche@ quella altro non e* che l'apparenza di teologia cattolica che copre l'essenza filosofica del poema, con che Dante si appalesa manifestissimamente come incredulo della religione che professiamo. Credetemi pure, altro non e* quella figura. Volete anche che dica qual e* il peccato di cui Beatrice rimprovera Dante al termine del Purgatorio? E* appunto questo, l'apparenza con cui copri* la sostanza. Se volete, lo esporro*, ma l'esposizione verra* arditissima. Io ho promesso di mostrare che la Beatrice della Vita nuova e* un fantasma allegorico (prima parte) e che quello della Divina commedia e* lo stesso (seconda parte), il quale figura la filosofia occulta e non la teologia cattolica. Non vi pare che, dimostrato che ho l'uno e l'altro, abbia mantenuta la parola? Non vi pare che il resto sia un di piu*, che puo* essere materia di un'altra dissertazione? / Voi m'inebbriate di gioia per la soddisfazione che mostrate di questo lavoro: ogni vostra lettera e* uno stimolo che mi spinge al compimento. Senza questo mi sarebbe stato impossibile riprendere un argomento di cui l'anima mia era si* sazia e stanca. Ora debbo vestirmi ed uscire. Datemi buone notizie della vostra a tanti cara, ed a me carissima, salute, e siate sicuro di far con cio* il piu* prezioso regalo al Vostro divotissimo Gabriele Rossetti. 66 il 15 di giugno del 1841 Carissimo Signor mio, Avrei dovuto da cinque giorni rispondervi e significarvi la mia gioia pel vostro miglioramento di salute, ma in verita* non ho potuto. Non crediate che non abbia fatto qualche cosa intorno al lavoro: posso dire finita la tela, ma non ancora imbiancata e ricamata. Ho cominciato a ricopiare, e vi mando i tre primi fogli della Seconda parte. Confesso che, a cagione delle tante cose da dirsi e da ordinarsi e da restringersi, incontro non poca difficolta*: inopem me copia fecit. Ho ricopiato tre volte i tre fogli che vi mando, e non so se debba dirmene contento: l'esame riesce lungo ed arido. Non temete ch'io manchi ad alcuna delle cose che mi accennate: la difficolta* sara* di dirle in un modo che non scandalizzi i pii timorati, e questo mi pare impossibile. Voi giudicherete: tronchero*, aggiungero*, modifichero*; e se dopo matura considerazione mi direte Non va bene, mi direte quel che dee farsi. Io per me temo che sia troppo chiaro. Ho tante cose belle da dirvi; eccone la somma. Quell'anima generosa del mio mecenate in Malta mi ha mandate 150 lire sterline per la stampa; e spero che Mr Richard Taylor si contenti di questa bella somma in ready money e mi assolva il resto, ch'io non potrei assolutamente pagare. Di piu*: il primo li/braio di Napoli&1 e* venuto in Londra (lo credereste?) espressamente per comprare tre copie del Mistero dell'amor platonico, due per signori distinti del paese ed una per la biblioteca publica di Trapani; e mi ha detto che la mia opera si attende la* con infinito desiderio. Ha comprato ancora 3 Spiriti antipapali, 3 Comenti della Divina commedia, sei esemplari del vostro Canzoniere, che mi avevate tempo fa regalate, e 50 esemplari del discorso intorno a Roma. Mi ha detto che, se avessi avuto 100 copie del mio Salterio, le avrebbe comprate tutte, tanta e* la smania d'Italia nel leggerlo; e ne aveva una pruova in cio* che mi disse 20 giorni fa il segretario del principe di Canino (figlio ed erede di Luciano Bonaparte), il quale (cosa incredibile) lo sa tutto a mente, e me ne recito* moltissimi squarci con vivo entusiasmo. Dieci edizioni ne sono state fatte in Italia!!! Ma quella di Londra e* gia* da 4 anni esaurita, e non ho potuto darne al libraio che la cercava. Mi disse che, se gliene dessi una sola copia, mi avrebbe pagato 2 lire sterline; ma io gliene diedi l'unica che aveva senza voler esigere piu* di 5 scellini, suo prezzo ordinario. Oh, quante cose dovrei dirvi! Ma debbo uscire. Addio; tosto vi scrivero* a lungo, con un'altra buona mano di fogli. Il vostro divotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 1"il signor Dufresne, libraio napoletano, quando fu qui, mi disse che ne avrebbe comprate quante copie me ne rimanevano [del Salterio]' (lettera scritta dal R. a Lyell in ottobre 1842). 65 il 2 di maggio del 1841 Carissimo Signor mio, L'esser benefico e* alto pregio; ma condir di grazia il beneficio e il render piu* prezioso il dono con porgerlo con gentilezza e disinvoltura e* talento concesso a pochi. Io doveva da quattro giorni ringraziarvi di aver accorciato per venti volte il mio viaggetto a Kensington, con una lucida specie di vapor giallo e pesante, di cui non tutti sanno far l'uso che voi a tempo e luogo sapete farne. Accettatene, vi prego, i miei ringraziamenti, e pel dono e pel modo. Avrei voluto aggiungere a questo un altro ringraziamento, ma voi in cio* non avete voluto essermi generoso. Mi sarebbe molto piaciuto che aveste accettato il mio progetto di mandarvi a parte a parte la mia Dissertazione, che mi ferve tuttora sotto la penna e che mi si va gradatamente sviluppando nell'anima e sotto gli occhi, la quale portera* il titolo: La Beatrice di Dante. Io mi proponeva con cio* uno stimolo a far piu* presto ed a lavorar piu* sicuro: piu* presto, perche@ di settimana in settimana mi sarei sentito in obbligo di spedirvi un paio di fogli, quasi testimonio della mia prontezza nel soddisfare al vostro desiderio; piu* sicuro, perche@ nel rimandarmi che avreste fatto ciascun quadernetto, avrei veduto se il tuono e il modo che ho preso corrispondano alle vostre mire. Io son sicuro di poter fare una potente dimostrazione del mio assunto e mostrare con evidenza ineluttabile che "la Beatrice della Vita nuova e* donna allegorica e non vera' (prima parte della Dissertazione) e che "la Beatrice della Vita nuova e quella della Divina commedia sono una sola e identica personificazione' (seconda parte della Dissertazione); si* son sicurissimo poter dimostrare l'una e l'altra tesi; ma sino a qual punto debba spingere l'evidenza, questo e* cio* che ignoro. A non fare dunque un inutil lavoro e cassar poi quel che ho scritto prima, io mi proponeva di porvi sotto gli occhi, passo per passo, tutto il mio cammin mentale; e non saprei indovinare perche@ a voi non piaccia ch'io il faccia. Voi gia* sapete qual dilicata materia si e* questa, e il vedermi in/nanzi cinque volumi (e saranno gia* anche innanzi a voi a quest'ora), i quali han piu* bisogno di nascondersi che di mostrarsi, mi rende ansioso a pregarvi di nuovo di accettare il progetto, affinche@ non si rinnovi per me il mal giuoco e l'inutil fatica: tanto piu* che dovendo essere il mio lavoro onorato di un bel posto nella vostra publicazione, reclama, prima che l'ottenga, la vostra benedizione. Invece pero* di mandarvi piccioli quadernetti, vi mandero* tutta la prima parte, che gia* va inclinando al termine. Che ne dite? Dite di si*, ve ne prego. Son oltremodo contento di quel che finora ho scritto: l'Introduzione mi e* riuscita magnifica, almeno cosi* sembra a me. Debbo uscire. Addio. Il vostro divotissimo G.Rossetti. 64 il 7 di aprile del 1841 Carissimo Signor mio, Non tardero* a rispondere ad una si* interessante lettera qual e* l'ultima vostra. L'annunzio che mi fate della nuova edizione del Canzoniere in cosi* magnifico sesto m'e* di somma letizia, si* per la gloria vostra che pel culto di Dante. Siccome vi sara* miglioramento nel nitor tipografico, nella ritoccata versione e in altro, cosi* debbe esservi nella magistral Prefazione o Discorso preliminare&1 che dee precedere un rifacimento degno di Dante e di voi. Voi mi fate l'onore di credere che io possa esservi di qualche o molta assistenza nel presentare una idea giusta e nuova della Vita nuova e del Convito, anzi reclamate la mia concorrenza e coadiuvazione in questa intrapresa, ed io con alacrita* di animo mi accingero* all'impresa. Un tal Discorso preliminare, a creder mio, dee presentare idee precise di quelle due opere minori di Dante, che son quasi l'interpretazione e la chiave dell'opera maggiore; ma dee presentarle di modo che non detragga il minimo che a quell'aspetto di santa ortodossia che aver dovete e felicemente godete agli occhi della vostra nazione e dell'alta classe in cui foste dalla Provvidenza collocato. Questo pensiero sara* sempre presente alla mia mente, mentre agitero* la penna per tessere un tal Discorso; e se mai mi accadesse (il che confido che non sara*) che io fossi men cauto di quel che dovrei, voi nel dar garbo inglese alla mia italiana elocuzione saprete risecarne o temperarne tutto cio* che crederete convenevole. Io son certo che i miei argomenti nel passare pel vostro filtro perderanno tutto cio* che potessero mai contenere di men puro e men dicibile. Voi medesimo intanto potrete prepararvi a divenir piu* atto al lavoro con rileggere tutta la mia Conclusione&2 e massime cio* che ho scritto per rispondere al Fraticelli. Io saro* nella mia dizione piu* logico che fiorito, offriro* un atleta vigoroso ma nudo; e voi lo vestirete con quegli abbigliamenti inglesi che vi scorrono facilmente dall'animo. Insomma io faro* uno scheletro ben congegnato con solida ossatura, e voi gli metterete intorno le polpe e le vesti. Mi dite che il Salvini scrive che "Vita nuova' significa rigenerazione / operata in Dante da amore. Io ignoro che il Salvini abbia cio* scritto. Vi prego dirmi dove, perche@ mi sarebbe importante: quelle (per quanto io sappia) son parole del marchese Trivulzio nella prefazione della Vita nuova da lui edita in Milano&3 (vedi la mia opera, p.1618). Voi non ignorate che questo e* il periodo dell'anno in cui vi e* un poco da lavorare pedantescamente per provvedere ai bisogni de' mesi piu* squallidi: vi rammento cio* per dirvi che non potro* consecrare a questo lavoro ore molte e consecutive; ma faro* di maniera che il Discorso sia fra le vostre mani fra un paio di mesi. E siccome la Prefazione suole stamparsi dopo l'opera, cosi* vi sara* tutto l'agio convenevole perche@ possa da me compirsi e da voi mettersi in bell'apparenza inglese. Quest'anno s'era aperto per me con aspetto piuttosto prospero, poiche@ verso il mese di gennaio e febbraio era gia* provveduto di un competente numero di lezioni, ma poi (vedi destino!), invece di accrescersi un tal numero, si e* diminuito. Dopo Pasqua pero* mi attendo che cinque o sei famiglie (che forse non sono ancor tornate in citta*) mi chiamino per farmi spingere gli occhi nel futuro con maggior confidenza. Se cio* non accade, il vostro povero Rossetti si trovera* in brutte acque a dispetto di tutta la sua prudenza, che gli fa seppellire nel silenzio tante fatiche e tanti anni. Quantunque pero* le mie lezioni finora sieno scarse, esse mi tengon fuori di casa gran parte del giorno, e gl'interstizi fra una lezione e l'altra e i lunghi intervalli da una casa all'altra (sovente di parecchie miglia) mi divorano tutto il tempo. Vita precaria ed affannosa! Ed ho gia* cinquantasei anni compiti! Il giorno in cui venni alla luce nel Vasto in Abruzzo citra (provincia di Chieti) fu il primo di marzo del 1785&4. La mia citta* nativa si chiamava nel tempo dell'antica Roma Histonium, municipium romanorum, nella region de' Frentani, limitrofi de' Sanniti; e quella iscrizione e* impressa ancora sulle porte della citta*. I miei genitori furono di famiglia buona ma povera, e i tre fratelli che mi ebbi sono stati tutti uomini istruiti ed ingegnosi: Andrea primogenito era canonico della cattedrale del paese, teologo profondo e predicatore eloquente; Domenico terzogenito era avvocato di gran vaglia, / poeta estemporaneo e poeta scrittore, che ha lasciato due volumi di poesie stampate in Parma. Ma questi due fratelli son morti; non resta che Antonio secondogenito, medico e poeta, ma vecchio, accidentato e infelice; preso da lunga paralisi, che lo ha reso inutile alla professione, languisce da molti anni. L'ultimo son io. Il signor Polidori ha 77 anni compiti, ed al 7 del prossimo agosto compira* il suo 78.o anno, ma e* si* robusto e vigoroso che egli sembra il genero ed io il suocero. L'ultima malattia che ho avuta (e non e* totalmente finita) mi ha cosi* depresso ed invecchiato tutto canuto, tutto grinzo e molto piu* magro che, se mi vedeste, trovereste tutt'altr'uomo. Chi non mi ha veduto da molto tempo, cioe* da un anno o due, ha stentato a riconoscermi. Tutti gli abiti che avea mi sembrano sacchi addosso. Ora che scrivo e* buon mattino; ma sento suonar le 7 e debbo radermi, vestirmi, far la colazione ed uscire alle 8 per andare a Kensington a piedi. Ringrazio Dio quando ho da fare. Vi diro* dunque addio, e assicurandovi di nuovo che faro* quanto e* in me per soddisfare al vostro desiderio, mi ripeto costantemente Il vostro divotissimo G.Rossetti. P.S. Il signor Polidori vi ringrazia della vostra cortesissima lettera, della quale mi ha parlato con trasporto indicibile. E* cosi* avido di gloria ch'e* una maraviglia a quell'eta*; io quasi piu* non me ne curo. Dico cio* per suo vanto e non per mio, poiche@ l'ardor per la gloria e* stimolo a bell'imprese. Ho trovato il mio ultimo cammino sparso di tante spine che torcero* strada. D'ora innanzi, scostandomi da Dante, pensero* a publicare le mie poesie, che son molte e buone. In un almanacco di Milano publicato in quest'anno hanno impresso alcuni miei Salmi, alla barba del Papa che gli ha proibiti come fossero eresie. 1Ecco il primo spunto del breve lavoro rossettiano intitolato La Beatrice di Dante. Cf. piu* innanzi lettere 65, 68-9, 78-83, 85. 2Cf. lettera 62, n.1. 3Milano, Pagliani, 1827. 4Invece il Nostro doveva scrivere "il 28 febbraio, 1783'! 63 il 5 di aprile del 1841 Carissimo Signor mio I piu* bei momenti di letterario diletto che io abbia mai passati, da che ho cercato in Inghilterra il ricovero del proscritto, sono sempre stati quelli in cui ho ricevuto e letto le vostre lettere, e quelli in cui sono deliziosamente occupato a rispondervi. Ma fra le epistole piu* saporose di cui il mio spirito ghiotto ha fatto un pasto luculliano e* quella a cui non perdo un istante a rispondere, e che io ho gustato e rigustato con tre letture, come un manicaretto squisito che, quando solletica il palato, si duplica e si triplica. M'inebbria di gioia il sentire (e questo e* il vino celestiale del mio banchetto) che abbiate riletto la mia Roma verso la meta* del secolo XIX; posso dirvi con soddisfazione che quanti l'han letta l'han trovata di lor pieno genio. Ne ho mandato a parecchi giornali e spero che ne parleranno. Non solo l'amor della patria Italia, ma anche quello della patria Inghilterra mi ha dettate quelle verita* ch'io vi ho esposte; e son sicuro ch'esse son poste in si* chiaro lume e (voglio dirlo, ancorche@ debba ridersi della mia vanita*) in si* forte aspetto, con certa eloquenza spiritosa e brillante, che tradotte in inglese produrrebbero un buonissimo effetto. Confermerebbero nella buona via chi vi e*, vi strascinerebbero chi non vi e*, darebbero diletto a chi ha gli occhi aperti, e recherebbero ravvedimento a chi gli ha chiusi. Parmi che gl'Inglesi abbiano trascurato un santo dovere, quello di richiamare quegli allucinati Irlandesi a miglior cammino non con la forza, ma con la persuasione, non con volerli ritrarre con violenza e maltrattamenti dal cattolicismo, ma con mostrar loro con innegabili, ineluttabili argomenti che cosa e* il cattolicismo. Il mio pamphlet, come opera d'un cattolico, produrrebbe maggiore effetto. Se vedo che avra* buon ricevimento, ne scrivero* ogni anno uno, ed ho tanto da dire che mi abbonda la materia per cinque altri discorsi simili, che riuniti e stampati in caratteri piu* grandicelli, formerebbero un bel volume. Il signor Polidori mi ha detto di averlo letto tre volte, e che la terza volta gli piacque piu* che le due precedenti, quantunque l'avesse da me udito recitare quando appena lo composi. Ho scorso molti scritti simili, fatti da abili e dotte penne inglesi, ed oso dire che niuno ha tanta forza / quanto il mio. Sto prendendo le misure per farne arrivar delle copie non solo in Francia (il che e* facilissimo), ma anche in Italia; e quel che piu* importa, in Svizzera, in Spagna e in Prussia, poiche@ gli animi son cola* disposti (a cagione dello stolto operar di Roma, che avrete ritratto dai giornali) a ricevere la semenza di quelle verita* e farle fruttificare. L'arrogante baldracca, che si accapiglio* col governo prussiano per la matta condotta dell'arcivescovo di Colonia e di Posen, ora sta facendo stolte querele coi governi svizzeri per la soppressione di que' conventi ove si tramava contro la liberta* del paese, e piu* stolte minacce di scomunica col governo spagnuolo per aver saggiamente dismesso la Ruota Romana in Madrid, dove il Carlismo omicida avea la prima fucina facinorosa. Ho letto nel giornale di Lucca che il Papa si sta preparando a due nuove canonizzazioni!!! Pare impossibile che questa impostura possa in questo secolo esercitarsi ancora e che le manifetture de' miracoli non sieno ancora screditate e chiuse! Giustamente applaudite all'epigrafe di Bacone che illustra la prima pagina, ma ricordatevi che mi fu somministrata da voi: io l'aveva letto e perduto di vista, e voi in punto auguroso mi riponeste fra le mani quella gemma, che m'era sfuggita, non so come. Cio* che ho detto nel rispondere ad Ozanam avrebbe potuto essere raddoppiato, ma non ho voluto troppo aggravar la mano su quel dotto straniero; mi e* bastato fargli sentire il suo torto sol quanto basta. Ch'egli abbia veduto e veda piu* di quel che ha scritto mi par certissimo. Riguardo all'enigma della donna della finestra&1: ne ho accennato in parecchi luoghi dell'opera il significato, ma non pienamente sviluppato (vedi fra gli altri luoghi dalla p.1343 alle seguenti); e se avessi preveduto che vi era tanto a cuore quell'allegoria furbesca, mi ci sarei alquanto piu* arrestato, per mostrare l'idea segreta di Dante, la quale e* questa. Egli dice: "Due donne intorno al cor mi son venute: l'una ha valore, l'altra ha leggiadria, e il fonte del gentil parlare (cioe* il gergo) le accorda insieme, facendomele amare tutte e due, l'una pel valore, l'altra per la / leggiadria.' Queste due donne furon da lui espresse con l'altra figura nella Vita nuova, la* dove dice che una era al termine della sua linea visuale, l'altra alla meta*, e che tutti lo credevano innamorato della media, mentre egli era innamorato della finale. Or guardate alla stessa costruzione materiale della Vita nuova: voi trovate prima la donna media (cioe* quella della finestra) e poi Beatrice, ch'e* al termine. Dunque, dite cosi*: la media e* la donna religion cattolica secondo l'apparenza o comune accettazione, la finale e* la donna religion cattolica secondo l'essenza o accettazion dottrinale; cioe* la religione secondo la dottrina romana e la religione secondo la dottrina eleusina; in altre parole, la religion del volgare e la religion del filosofo; e con altre parole ancora, la Teologia, che si tiene ai fantasmi (leggiadria), e la Filosofia, che si tiene alle realita* (valore); l'una e* tutta figure esterne, l'altra e* tutta verita* interne. Dante dipinse queste due donne anche nel sogno del Purgatorio, dove prima gli comparisce la donna schifosa, ch'egli raddrizzo* e abbelli* coi suoi propri occhi, e poi la donna augusta, che squarcio* i veli della prima e ne fe' conoscere tutto il lezzo e la turpitudine. Insomma, queste due donne rispondono a Lia e Rachele, la prima dagli occhi cisposi, la seconda dagli occhi sereni; e percio* Dante dice che, dopo che ebbe guardato la prima delle due donne (quella della finestra), gli si ammalarono gli occhi con un color purpureo intorno, come appunto avesse gli occhi cisposi, e maledice i suoi occhi (maledetti occhi!), che avean guardato colei, e chiama "avversario della ragione' e "vana tentazione' quel pensiero che gli avea fatto guardare colei. In ultima analisi le due donne sono la religion mitologica secondo le figure esterne, e la religion filosofica secondo le interne verita*. In ultima analisi quella che generalmente tiensi per religion cristiana coi suoi misteri e* la donna turpe o quella della finestra, e quella che segretamente spiegavasi per religion cristiana con l'interno senso de' misteri e* la donna nobile; e voi scorgete chiaramente quali idee ardite son queste. Meglio riflettendo, veggo che ho fatto benissimo a non averlo piu* chiaramente spiegato: posso dir queste cose a C.L., ma non debbo dirle al mondo. Posso confidare la spiegazione ad una lettera privata, / ma non dovea esporla in un libro stampato. Avete ancor letto la Lettera preliminare secondo il rimpastamento che ne ho fatto? Ditemi qualche cosa. E* tardi; debbo uscire. Addio, e son sempre Il vostro divotissimo G.Rossetti. Potete ridurre queste due donne a questi due termini: la religione esterna e la religione interna, o esoterica ed exoterica. La prima e* quale l'insegna la chiesa, che illude con le figure, la seconda quale l'insegna la Massoneria, che spiega quelle figure. La prima da* per cosa vera i misteri (cioe* le favole), la seconda li da* per cosa falsa e spiega quelle favole, esponendone il significato. La prima rassomiglia alla religion mitologica dell'Egitto e della Grecia, la seconda alla religion filosofica, spiegata ne' misteri di Eleusi e di Memfi. Poteva io dir cio*? 1Vita nuova, xxxv. 62 il 17 di marzo del 1841 Carissimo Signor mio, Il signor Polidori mi ha mostrata la vostra lettera, tutto raggiante di gioia, e si prepara a rispondervi. La sua versione di Milton e* realmente buona, ed ha un vantaggio sopra tutte le precedenti: maggior fedelta*. Nulla ha egli negletto per ottenere un tale scopo, a cui ha sacrificato talvolta la maggior eleganza. Egli ha di piu* il vantaggio di essere stato il primo fra gl'Italiani a tradurre le opere minori dell' anglico Dante, come il Paradiso racquistato, Sansone agonista, ecc. Ora sta imprimendo la Farsaglia di Lucano, la quale, secondo me, e* lungamente superiore a tutte quelle che vi erano in italiano, e massimamente a quel parafrastico Cassi, ch'e* stato l'ultimo volgarizzatore. Il grazioso dono che mi avete fatto (l'ho ricevuto iersera dal signor Molini) di due altri esemplari della maschera di Dante, fatta da voi si* leggiadramente incidere, mi dara* opportunita* di essere generoso verso qualche privilegiato cultore di quella mente altissima. Il signor Polidori ne avra* una; e ne attendo i suoi ringraziamenti, siccome ora io vi fo i miei. Non solamente voi siete generoso, ma lo siete con leggiadria e da servir di modello. Mi era gia* accorto che non avevate ricevuto la chiusura della mia Conclusione&1, consistente in un foglio e mezzo di stampa, poiche@ non mi avete mai parlato di cio* ch'io ho scritto intorno all'opera critica dell'Ozanam, alla Vita di Dante del Balbo, ecc. Spero che lo troverete di vostro genio. La Lettera preliminare, diretta a S_*_*_* K_*_*_*&2, e* gia* tutta rifusa e stampata: spero che Mr Taylor non abbia trascurato di mandarvela. E* cosa penosa il dovergli sempre rammentare di far cio* ch'ei sempre dimentica. Ho fatto tutto, e fin l'Errata-corrige dei cinque volumi, la quale (mi rin/cresce dirlo) e* spaventevolmente lunga: in alcun volume prende due pagine intere. Consummatum est, tutto e* fatto, tutto stampato; ma come non fosse ne@ stampato, ne@ fatto. Li* sta e li* stara*. Ne mandero* a voi quante copie vorrete, ne ratterro* meco cento esemplari, e il resto a Malta. Gran peccato che mi sia imbattuto in un argomento di tal natura! Dopo aver ringoiata ad ogni pagina la verita*, dopo aver usata ogni arte per nasconderne la maggior parte e bellettare il resto, veggo che la verita* trapela a mio dispetto dai veli in cui rimane inviluppata. Pazienza! Valga per non fatto, almeno per ora che vivo. Una copia sola che ne pervenga alla posterita*, questo mio decenne lavoro risorgera* dalle sue ceneri. Vi son cose di tanta evidenza riguardante la letteratura universale, e l'italiana in particolare, che i posteri non potranno mai intendere come, quando fu publicata una tal opera, non facesse strepito alcuno; e non sapranno che non fu mai publicata. E* cosa curiosa il vedere che, mentre il Polidori si va affaccendando per far conoscere la sua versione, il Rossetti non faccia nulla per dar notizia del suo lavoro, anzi faccia tutto per nasconderne la notizia. E* tardi; debbo andare ad una scuola in Brompton; buon giorno. Il vostro divotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 1Conclusione del Mistero dell'amor platonico, a cui alludono i capiverso che seguono. 2Seymour Kirkup. 61 il primo di marzo del 1841 Carissimo Signor mio, Io vi rimango quasi sempre debitore di varie risposte, e la colpa piu* rimorde quanto piu* le vostre lettere son piu* piene di quella benevolenza di cui ho sperimentati si* solidi effetti. Son cosi* persuaso che tutto cio* che mi dite sgorga sempre dalla pura sorgente del vostro cuore amichevole che non e* possibile che anche la vostra disapprovazione non sia da me presa per un pegno di affetto. E non solo mi e* noto il vostro cuore, ma anche la vostra mente: son 15 anni che ho avuto agio di scandagliar l'uno e l'altra, e debbo omai conoscere come l'uno sente e l'altra pensa. E* impossibile che approviate il mal e sciocco oprare della romana corte, com'e* impossibile per me il non fremerne e il non dirne parole acerbe; e non temo affatto che quel che ne ho detto mi porti detrimento alcuno. Se coloro che per vil gelosia han cercato e cercano discreditarmi potessero riuscire nelle lor maligne mene, io sarei stato da lungo tempo perduto. La mia condotta e* antidoto al loro veleno. Se bastasse ch'essi dicessero a Mr, Mrs e Miss Bull&1 ch'io sono un briccone e un empio e un rivoluzionario perche@ quel Signore, quella Signora e quella Signorina mi chiudessero le porte, io gia* sarei sulla nuda strada. Figuratevi che lo dicessero a voi; mi rinneghereste voi? Cosi* farebbero coloro tutti che ho la fortuna di conoscere. Ho vergogna di non avervi ancor mandato il sonetto di risposta&2. L'ho fatto, ma non mi par degno della proposta: que' vostri 14 versi son si* belli che mi mettono in pensiero se potro* agguagliarvi; tanto faro* che mi approssimero* almeno. Miss Ward mi ha scritto per chiedermi se io sono informato che voi abbiate ricevuto un suo libretto; che debbo risponderle? Eccomi tutto quanto son lungo e largo, "qualita*, quantita*, peso e misura', per secondarvi nella seconda edizione della vostra bellissima versione&3: revisione di stampe, soluzione di dubbi, e tutto cio* che vi possa occorrere; calore e sollecitudine mi animeranno per trarre a buon termine l'impresa. Debbo pero* su di cio* tenervi lungo ragionamento, di cui il tema sara*: "Non favorite tanto la lettera che l'eleganza debba mi/nimamente soffrirne.' E* da molto tempo che la meditazione mi ha persuaso (e la mia meditazione parte sempre da vari dati) che la Vita nuova fu scritta da Dante in eta* molto avanzata, ma col disegno di farla credere sua produzion giovanile, onde allontanar sempre piu* dai profani l'idea che fosse la chiave della Commedia. Per svilupparvi su che si appoggia questa mia opinione, ho bisogno di alcune buone ore, e scegliero* le prime. Cio* posto, rileggete nell'opera mia&4 le pagine 1264 e seguenti. E* curiosa la relazione che avete giustamente scorta fra le parole inintelligibili dette da Nembrotte e il mistico idolo de' Templari! Chi sa che non mi abbiate posto in mano un filo che sciolga un nodo. Ci almanacchero* sopra. Ora debbo uscire per una lezione, e rallegrandomi della vostra preziosa salute racquistata, mi ripeto Il vostro devotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 1Cioe* "John Bull', il nome fittizio col quale gl'Inglesi si riferiscono all'uomo qualunque. 2Cf. la promessa fatta verso la fine della lettera precedente. 3Cf. lettera 41, n.1. 4Il mistero dell'amor platonico. 60 _<20 febbraio 1841_> Carissimo Signor mio, L'ultima vostra lettera e* venuta a sgravare il mio cuore da un peso che l'opprimeva. La mia immaginazione ardea d'infauste vampe, e quella lettera e* stata un'acqua benefica che le ha spente: il suo apparire ha dissipato i tormentosi fantasmi che da parecchi giorni mi assediavano. Ve ne ringrazio di tutto cuore. Ho molto riflettuto a cio* che la vostra prudenza presenta alla mia considerazione. In qualche cosa mi accordo con voi, e in qualche altra oso discordare. Se aveste avuto la sventura di nascere italiano, scommetto che sentireste come io sento, e forse fareste come io fo. Non v'ha dubbio, Roma e* il piu* forte ostacolo al miglioramento del mio povero paese, e cento ragioni, oltre quelle che ho espresse, posso addurre ancora per mostrarlo all'evidenza. Quella istituzione era forse buona nel medio evo, perche@ attemperava i popoli ai governi di quel tempo; ma la tempra della nazione e* cambiata, gli stessi governi sono stati migliorati dal corso delle cose, e quella istituzione si trova in contraddizione con lo spirito del secolo. Ella e* un gelo di vecchiaia in un corpo giovane, e* una pezza scolorita in un abito nuovo. Cio* che Machiavelli dice nell'accusar Roma come causa primaria, anzi unica, di quella scandalosa irreligione che domina in tutta l'Italia, e* verita* innegabile. Il segretario fiorentino non era certo un cultor dell'ara, ma capiva che la religione e* il gran legame della societa* e deplorava l'Italia nell'esserne priva. Roma e* ora divenuta persecutrice delle scienze e delle lettere, e questo e* il principal motivo che mi ha indotto a scrivere quella lunga nota e mi ha inspirato il disegno di convertirla in un pamphlet. So che la voce publica la raffrena dal commettere molti malefici, e il parlar di cio* che dee farle vergogna puo* richiamarla alla ragione, con indurla a rivocare la stoltissima proibizione da lei fatta ai suoi scienziati di riunirsi con quelli delle altre provincie italiche nelle periodiche adunanze annuali. Se molti gridano, Roma non puo* esser sorda, e quindi ho pensato di aggiungere il mio grido all'altrui, tanto piu* che gli stessi governi arbitrari d'Italia si sono mostrati indignati di quell'irragionevole veto. Io credeva che quella mia lunga nota, che ho scritta con molto calore, avesse dovuto piacervi, ma mi sono ingannato. Veggo che non e* per me lo scrivere piu* ne@ di poli/tica ne@ di letteratura; non ne indovino piu* una. Lascero* quind'innanzi i campi della critica, come ho lasciati quelli della politica, e mi ricoverero* nel Parnaso, mia antica dimora; mi applichero* a mettere in ordine un paio di volumi delle mie rime che mi vengono domandate da un libraio di Parigi. A voi pare che io abbia mostrato un imprudente risentimento contro gli attacchi de' miei oppositori. Eppure se vi e* cosa che possa in certo modo giustificare il mio aver detto cio* che era meglio tacere nell'opera mia, e* la provocazione che ho ricevuta dai miei inurbani antagonisti: in questa mira ho parlato di loro, altrimenti non ne avrei detto un'acca. Vorrei che fosse tornato al vostro orecchio da varie bande che il Beolchi si e* vantato con questo e con quello di "confutare pienamente le mie chimere', e poi vorrei vedere se soffriste con muta pazienza la sua gratuita aggressione in una materia in cui il suo occhio e* miope. Se egli ha inserita nella sua raccolta qualche mia poesia, l'ha fatto pel bene di quella, e non per intenzione d'onorarmi. Riguardo allo Zaccheroni poi, lo stesso Mr Frere mi ha scritto di essere stato irritato a cio* che quegli ha scritto contro me, e ancora piu* alle dicerie che va spargendo per Malta, ove ora si trova. Pel Pellico forse dovea passarci sopra; ma ormai e* fatto. Ricevo in questo momento la vostra amabilissima lettera del 17 del corrente febbraio, e domani, ch'e* domenica, mi propongo fare una lunga chiacchierata col mio ottimo amico, miglior consigliere e venerato oracolo, per rallegrarmi con lui, in prosa e in verso, della sua ricuperata salute. Vi ringrazio del desiderio che mostrate di sapere le diverse eta* de' miei figliuoli, che vi baciano rispettosamente la mano: Maria Francesca, nata il 17 di febbraio del 1827: anni 14. Gabriel Charles Dante, nato il 12 di maggio del 1828: anni 12. William Michael, nato il 25 di settembre del 1829: anni 11. Christina Georgina, nata il 5 di dicembre del 1830: anni 10. Il vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti.