41 50 Charlotte Street, Portland Place. 11 di febbraio 1836 Mio carissimo Signore ed Amico, Ho tardato finora a rispondere alla vostra ultima, a me gradita, sperando potervi dare qualche nuova piu* precisa dello stato della mia povera moglie. Ora risolvo darvela qualunque ella sia. Ritraggo da varie sue lettere che il medico della madre, divenuto ora suo medico, ha dichiarato ch'ella soffre di fegato; che una tal malattia e* talvolta lunga, noiosa e richiede molta cura e moltissima pazienza ma quasi sempre ottiene la guarigione. Mia moglie mi dice dal lato suo che, dietro le prime prescrizioni e il cambiamento d'aria, crede di sentirsi meglio e di aver miglior ciera, riguardo al colore, benche@ non possa asserire di aver minore magrezza. Ella ha molta fiducia in quel suo Esculapio ed e* d'opinione che quegli abbia scoperta la vera causa del suo male. Iddio voglia che sia cosi*, perche@ ben determinata la natura d'una infermita*, l'arte medica puo* con profitto procedere all'applicazione de' rimedi. Io, quanto a me, vi diro* quel che penso. D'un effetto cosi* rapido e cosi* visibile com'il suo dimagramento (vi farebbe compassione, se la vedeste) dev'esservi senza dubbio una cagione interna, e forte; fintanto ch'io non sento che l'effetto vada scemando, credero* che la cagione e* tuttor permanente e nulla ha perduto del suo potere. Onde il dire che crede sentirsi meglio e abbia miglior colore mi e* di poco conforto. E* gia* un mese e piu* che trovasi con la madre, nel qual tempo ha osservato a puntino la regola prescrittale; e, se si fosse presa la buona via, dovrebbe cominciarsene a vedere qualche profitto. Quel che mi da* speranza si e* ch'ella non ha febbre, e di raro ha qualche poco di tosse; che ha / buon appetito e sonni lunghi e tranquilli; al che si aggiunge che va incontro alla buona stagione, in cui potra* approfittarsi del beneficio d'un'aria piu* mite in passeggi discreti e ben regolati. La rigidita* dell'inverno (e massime in quella collina ventosa dove trovasi) l'ha finora tenuta sequestrata in casa; e la sorgente primavera la liberera* da quella carcere. Insomma io non posso dirvi finora se non quai sono le mie speranze, e il cielo faccia ch'io possa dirvi tra breve quai sono i suoi miglioramenti. Io le ho scritto quanto interesse voi prendete intorno alla sua sorte, ed ella m'impone di esprimervene i suoi piu* sinceri ringraziamenti. Poverina! Quando si afflisse tanto della vostra ultima disgrazia, poco pensava che voi doveste retribuirla di pari commiserazione. Io intanto mi fo animo, e se ho giorni tristi anneriti dal timore, ne ho anche qualcuno rischiarato dalla speranza. Deh, che quello sia bugiardo, e questo verace! Il resto della famiglia e* in perfetta salute. Il vostro Gabriele-Carlo-Dante non fa altro che leggere: questa e* la sua prima passione, la seconda e* quella del disegno. Sa molti squarci di Shakespeare a memoria e li declama con energia. Si divora un volume con piu* appetito, e forse con piu* rapidita* di quello ch'io faccia. Ho dato a Mr Taylor nuovo MS, e, se ha quella voglia che mi ha espressa, tra breve vedrete nuovi fogli stampati. Il primo che vi verra* fra le mani conterra* il termine del capitolo intorno alla "Donna mistica' e il principio dell'altro "Del nascere a vita nuova'. Comincerete in esso a veder l'interpretazione di quell'opuscolo di Dante che offre quel titolo. E* questo (posso con voi dirlo) il capitolo piu* furbesco dell'opera, cioe* il piu* ardito e il piu* ipocrita insieme. Se udro* da voi dirmi, da voi mio oracolo di prudenza, che dalla materia ivi discussa posso uscir sano e salvo, io credero* aver superato un mal passo, e in / tutt'il resto del lavoro procedero* allegramente. Ho trovato il modo di esprimere anche la Trinita* e svilupparne il mistero, senza che il piu* schizzinoso credente possa trovarvi altro che edificazione e ortodossia. Dopo quel capitolo assolvero* il secolo di Federico II, le cui rime in gergo diverranno piu* significanti per quelle premesse. Voglio vedere, dopo cio*, qual Pirronista voglia avere piu* coraggio di sostenere che son rime d'amore (secondo la comune accettazione del vocabolo) quelle che finora per tali passarono. Mi e* riuscito di raccorre da' santi padri e storici della chiesa primitiva una buona parte del dizionario in gergo de' Manichei: vi e* non poco del linguaggio di Dante e degli altri fedeli d'amore. Ad espellere qualunque dubbio, comincero* con esso la materia del secondo secolo della scuola d'amore, cioe* del secolo di Dante. Fozio, patriarca di Costantinopoli del sesto secolo della chiesa, e il monaco Eutimio Zigabeno mi han fornita la piu* gran parte di un tal dizionario delle corrispondenze manichee o paoliziane. Quantunque il primo secolo della nostra poesia presenti molto interesse nelle mie disquisizioni, pure il secondo ne offre assai maggiore. Li* si vedra* che cosa e* Dante: l'ho proprio notomizzato, e spero che vi daro* piacere sino al punto da farvi convenire che l'opera presente e* d'un interesse piu* generale e piu* grande dello Spirito antipapale. Le mie lezioni, che vanno omai crescendo di numero, e questa publicazione, a cui consacro il resto del mio tempo, valgono non poco a distrarre il mio pensiero dalla presente mia calamita*. Ho scritto a Mr Frere di Malta che mi fara* molto piacere se vorra* fare a voi il regalo delle sue osservazioni intorno alla traduzione vostra del Canzoniere di Dante&1. Egli e* tanto buon critico quanto buon amico, abilissimo poeta e letterato sommo: spero che vorra* esaudire la mia preghiera, e in questo caso vi comunichero* le sue osservazioni. Addio, mio ottimo Amico; quando comincio a scrivere a voi, non la finirei mai piu*; ma son due ore dopo mezzanotte, e dommattina debbo levarmi alle sei per uscire alle sette e mezzo. Il vostro divotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 1The "Canzoniere' of Dante Alighieri, Londra, 1835. 42 il 2 di marzo del 1836 Carissimo Signor mio, Sono stato io stesso a verificare con gli occhi miei lo stato reale di mia moglie, ed ecco che cosa posso dirne di sicuro. Parmi che poco o nulla siasi ella avantaggiata dal lato della magrezza; ma con tutto cio* ha guadagnato non poco dal lato della salute. I suoi occhi non sono piu* sparsi di giallo com'erano, ma han racquistato la loro vivacita* naturale; il colore del suo volto ha cessato di essere talora squallido e sparuto e talora infiammato e fosco; ma una tinta equabile e costante annunzia in essa una sanita* gia* prossima a ripristinarsi. Non piu* quella sensazione di vacuo interno ch'era effetto di estrema debolezza, non piu* quel formicolio nella spina dorsale che giungeva sino al dolore. Insomma non posso dirla guarita, ma sulla via della guarigione. Voleva meco ritornare a Londra, ma io l'ho persuasa di rimanersi cola* due settimane di piu*, per godere dell'approssimazione della benefica primavera. Il padre, la madre e la sorella hanno unito le loro preghiere alle mie insinuazioni, e cosi* e* rimasta alcun poco di piu*. La collina dove sta e* sommamente ventilata e fredda, talche@ poco ha potuto uscire a passeggiare nelle passate rigidezze ibernali: chiamasi un tal luogo Holmer Green in Buckinghamshire, tre o quattro miglia lungi da Wycombe. Fo voti di potervene fra poco dare un ragguaglio piu* soddisfacente; per ora non posso dirvi altro. Mi ha scritto la sorella di Mr Frere che trovasi secolui a Malta, / signora di molta pieta* e di non poco sapere, la quale ben a ragione e* l'occhio dritto del fratello. Ecco un articoletto di sua lettera che vi riguarda: My brother has been reading over and over again Mr Charles Lyell's volume, and means to write his thanks himself; but the packet often takes us by surprise when busied in various ways, and our best resolutions about writing come to nothing. If you see Mr Lyell, I will request of you to say that my brother is extremely gratified in every way with the book. Potete ben contare sulla sincerita* di queste parole, perche@ conosco assai quella signora. Dovete percio* aspettarvi una lettera da lui, e son sicuro che fara* le osservazioni che gli ho richieste, e me le mandera* per essere a voi trasmesse. Mi spiace dirvi che il libro gli sia giunto assai tardi: forse non prima di due o tre mesi fa. Io l'aveva affidato ad un signore siciliano che mi disse, nel partir di qua, di andare a dirittura a Malta; e poi non so come, cambiando di risoluzione, si e* trattenuto prima in Napoli e poi in Sicilia. La colpa non e* stata veramente tutta sua, poiche@ quel ridicolo governo di Napoli l'ha tenuto da due mesi e piu* in prigione, per avergli trovato nel baule un esemplare del mio Spirito antipapale, ch'egli volle ostinarsi a portar seco contro il consiglio mio. Che assurdo rigore contro tutto cio* che meco si connette! Vedete se io possa mai fidarmi di quella pretesa amnistia generale che quel dominio sospettoso ora ha messa fuori&1! Sciocco chi vi crede! Io la considero piu* come una trappola che come un'amnistia. Io poi particolarmente debbo non solo temere de' regi sospetti, ma anche de' papeschi furori. Beata Inghilterra, bacio ogni tua zolla, e ne imploro una che copra un giorno le ceneri mie. Ho letto le egloghe latine di Giovanni di Virgilio e di Dante nella edizione del Fraticelli&2, con le annotazioni del trecentista contemporaneo. Queste non m'illuminano, ma mi confermano in cio* ch'io gia* vi vedea. Tutto e* gergo in quelle egloghe; e non solo quello che dall'antico glosatore e* spiegato, ma anche quello che non e* spiegato ha interne significazioni convenzionali. Che se e* detto essere i buoi, le pecore e le capre gli scolari maggiori, mediocri e minori, e fin i colli e i prati esser discepoli piu* alti e meno alti, io non intendo scolari e discepoli di latino e di greco, ma gli alunni di vari gradi della scienza occulta; e dalle stesse parole del contesto provero* che cio* sia; e provero* egualmente che Dante chiamo* se stesso Titiro, perche@ Virgilio cosi* chiamo* se@ stesso, volendo con cio* dire che il Virgilio del suo poema e* egli stesso fuori di se@; provero* che quel Polifemo di cui temeva era il Papa e i Ciclopi erano gl'Inquisitori; provero* che in quelle egloghe, e massime nell'ultima, sono adombrate le principali finzioni della Commedia, e cosi* di altro che ora taccio. Non sarebbe forse male che in una nuova edizione del vostro volume traduceste quelle egloghe in inglese. Esse son curiose assai; e ben dice Mr Cary che valgono a comprovare il mio sistema d'interpretazione, e massime la esistenza del gergo, che da' maestri insegnavasi agli alunni. E* curioso che quelle egloghe si trovassero negli "Anedotti del Dionisi'; ed io intanto le andava cercando da 5 anni fa, di qua e di la*, senza poterle mai rinvenire! Vi sono in questa edizione del Fraticelli altre poesie attribuite a Dante, ed alcune han tutto il fare suo: ecco nuovo esercizio alla vostra penna per ingrassare la nuova edizione, che verra* con cio* piu* interessante. Mi son presa la liberta* di spedire a Mr Frere un esemplare di ciascun foglio finora stampato della mia nuova opera, che ho fatti unire insieme en brochure. Quel signore si diletta tanto di queste cose, ed e* si* dotto che puo* darmene un giudizio da par suo e farmi presentire quello del mondo letterario. D'altronde egli era in grande apprensione sulla natura del mio nuovo lavoro, / credendo (non so perche@) ch'io volessi scrivere orrori; ed io dovea di cio* rassicurarlo e fargli vedere che non _ perduto il ben dell'intelletto. La stima di quel signore dottissimo e benefico, e vero mio amico e protettore, mi preme oltremodo, e spero che mi perdonerete la liberta* che mi ho presa con spedirgli i fogli stampati. Vi diro* cio* che me ne scrivera*; ma cio* non sara* che dopo due mesi almeno, poiche@ tanto importa l'andare e 'l venire del pacchetto del governo. Fin dal principio del mese scorso ho fornito la stamperia di Mr Taylor di nuovo MS; e sperava che avrebbero almeno stampati due fogli; e non ne han composto che un solo il quale vi arrivera*, come spero, fra qualche giorno, senza neppure essere stato corretto, per lentezza di quella benedetta tipografia. Troverete in esso il termine del capitolo sulla "Donna mistica' e il principio d'un altro sul "Nascere a vita nuova'; a cui seguira* un altro che avra* per titolo speciale "Dell'amor platonico': tutti a creder mio di somma importanza ed interesse. Dopo cio* assolvero* il secolo di Federico (e questo e* tutto scritto) con che chiudero* il primo volume. Aspettatevi di veder crescere l'argomento sempre di evidenza e forza. Spiacemi solo che i miei affari, che si van sempre piu* accumulando, mi lasciano poco tempo; ma siate persuaso che non sta in ozio Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. Non voglio mancare di dirvi che mia moglie, la quale vi presenta i suoi ossequiosi rispetti, m'incarica ringraziarvi tanto tanto dell'interesse che prendete circa la salute sua. I fanciulli, che stan benissimo, vi bacian la mano. 1Cf. lettere 27, 28. 2Opere minori di Dante Alighieri, Vol.i, Poesie, Firenze, 1834. 43 il 4 di luglio del 1836 Carissimo Signor mio, Lieto che la legittima scusa del mio lungo silenzio vi sia per altra via pervenuta, spero che vogliate anche perdonarmi il ritardo di una settimana alla risposta che ora sto facendo. L'affollamento delle faccende va omai rarefacendosi ogni giorno piu*, e intendo di far emenda della mia colpa, nell'agio che succede alla fatica. Ne@ solo respiro dai travagli del corpo, ma anche da que' dell'animo, poiche@ mia moglie e* sulla via del miglioramento: la sua salute si va lentamente ripristinando lente sed tuto. L'ultimo medico che abbiam chiamato (e avremmo dovuto chiamarlo prima di ogni altro, perche@ era il nostro medico ordinario), dopo matura considerazione e minuto esame, ha deciso (ed ha deciso rettamente) che la sua malattia deriva dal cuore e non dal fegato, come gli altri avean opinato. Io lo avea dubitato anche prima di lui, essendo in lei visibile una soverchia elasticita* del cuore, e una pulsazione straordinaria nelle arterie jugulari, che quasi repellono il dito di chi ve lo applica. Il nuovo Ipocrate (Dr Locock, fatto non guari medico della Regina) ha dichiarato che quanto da altri si e* fatto per rimuovere l'infermita* non e* servito che ad accrescerla, poiche@ invece di diminuire l'eccitabilita* han cercato di aumentarla, tratti a cio* da falsa supposizione. Ella e* ancor magra e debole, ma si sente meglio, e cio* basta per ora. L'ultima volta ch'e* venuto a visitarla, parti* con annunziarmi speranza d'intera guarigione, ed io mi sentii sorgere a vita nuova. Eccoci al nostro argomento. Mr Frere mi ha scritto due volte da Malta, dopo aver letto il vostro e 'l mio lavoro. Ecco che dice del vostro, e notate le espressioni dell'uomo non so se piu* dotto o piu* sincero: But what shall I say to Mr Lyell, who has done me the favor and honor of sending me his book? I have felt in fact humiliated at receiving a specimen of translation so much superior to what I could have imagined, and could have hoped to execute myself. Mr Lyell's name brings back to my mind that stunning discovery of his - the only conclusion which it admits is one which, singular as it may seem, I feel compelled to adopt, that in the two opposite hemispheres of the spiritual world there are vast undiscovered tracts; but this is the age of discovery, the age of which it was predicted that "men shall run to and fro, and knowledge shall increase.' Recent well authenticated accounts from those parts of the ancient world of which you treat lead irresistibly to the conclusion that divines must retract the concessions which for a century and a half they have been in the habit of / making to the experimental philosophers; that the phenomena which they reject are true, though they imply the existence of an agency which their science is unable to account for. Questo dice riguardo a voi nella prima lettera, che porta la data del 6 di aprile. Riguardo poi a me, mostra la piu* grande apprensione intorno alla natura del mio lavoro, sull'effetto che potrebbe produrre in Inghilterra, e mi grida fortemente di esser cauto, poiche@ dalla tempra totale dell'opera possono dedursi certe pericolose conseguenze, che potrebbero riuscir fatali alla societa* ed alla mia pace. Dice pero* che nel momento ch'egli scrivea non avea scorsa che poco piu* della terza parte de' fogli stampati che erangli stati da me spediti. Approvo* il mio lavoro come letterario, ma lo guardo* come sospetto di mala influenza in cio* ch'e* piu* venerando che il mondo letterario. A quella lettera io risposi con convenire (benche@ in grado assai minore di quello ch'era nella sua stimativa) della dilicata indole della materia che tratto; e gli espressi che il mio amico Lyell mi aveva dato consigli non diversi dai suoi, talche@ nel dubbio che una tal publicazione potesse suscitar dicerie in Inghilterra, credea prudenziale di darle corso piuttosto nel Continente, e massime in Germania. A quella mia lettera ho ricevuta risposta due giorni fa. Pare che dopo aver letto tutt'i fogli che gli ho mandati, e di averli fatti leggere a sua sorella (Miss Frere, donna di avanzata eta*, di alta mente e nobil cuore, in cui non saprei dir se sia maggiore la pieta* o il sapere, e di cui suo fratello ha giusta estimazione), sia divenuto meno severo nel suo giudizio, ed abbia raddolcito il tuono delle sue espressioni. Ne copiero* il principio e qualche altro tratto, che vi concerne. The tone of apology in your last letter to me obliges me to make an apology in return ... It is singular that the idea of publishing in Germany had occurred to me as a mezzo termine, though for obvious reasons I forebore to mention it. It is certain that their literary diet is very different from ours, and that things which might be objectionable here would be much less likely to be so in a country of which the general mind is so differently constituted. I would give a good deal to have a morning's conversation with your friend Mr Lyell. I am sure I should learn much from him, and I should not entirely despair of inducing him to view the subject in the same light in which (to my mind at least) his own discoveries have / placed it. If you look at what Mr Guizot says in his History of Civilization in France, you will find, I think, that he is aware that Scotus Erigene, in the time of Charles the Bold, was the first importer of secret doctrines from the east. Or torno alla vostra lettera. La stampa della mia opera ha dovuto soprassedere a cagione de' miei molti affari in questa stagione, nella quale sono stato piu* affaccendato che negli anni precedenti. Ma ora che in gran parte respiro dalle fatiche diurne, ritornero* com'Ercole alla continuazione, e spero che atterrero* questo Anteo. Se l'ultimo foglio vi e* piaciuto, oso dire che assai piu* vi piacera* il seguente, in cui troverete cose tanto nuove quanto vere, e quel ch'e* piu* la illustrazione della piu* interessante e piu* difficile canzone di Dante, in cui parla del suo nascere a vita nuova nel poema. Son sicuro che ne sarete soddisfatto, poiche@ entro strettamente in materia. Io non arrivo a comprendere come possiate essere si* malcontento del vostro lavoro, e come possiate trovare a multitude of sins in esso, che altri (ed io primo) trovano maraviglioso! Se non vi conoscessi per quel che siete, sarei tentato a dire che o giudicate con disposizione d'incontentabilita*, o parlate per falsa modestia, o fate un libello a voi stesso. Prima di aver sentito il giudizio di Mr Frere, io lo avea pronunziato non dissimile; ed ogni volta che rileggo una pagina o una canzone della vostra stupenda versione, mi confermo ogni di* piu* nel merito di essa; e posso dire che decies repetita placebit. Se i vostri occhi di lince scoprono quel che a' miei si cela, vi piaccia di additarmelo, e faro* quel che meglio posso per soddisfarvi ed aiutarvi nella vostra intrapresa. Ma ricordate che le macchie si perdono nel sole fra la immensita* della luce, e che i nei sul volto di bella donna talvolta son vezzi; onde le macchie e i nei che vedete voi, e gli altri non veggono, non son poi che peccati veniali e scrupoli di anima soverchiamente timorata. Nelle pagg. 294 e 300 che citate, Dante ha parlato enigmaticamente e moncamente, cosicche@ ha soppressi molti sensi intermedi, suppliti i quali tutto divien chiaro, come io dimostro nello sviluppo di quelle due canzoni. Ultimamente ho dato a leggere la vostra mirabile traduzione ad un mio scolaro ed amico Mr Thomson (parente di Sir Robert Peel), ed ha giudicato come me, talche@ subito e* andato a comprarne due copie da Mr Murray, una per se@ ed un'altra per una signora che ama la letteratura del bel paese ove il si* suona. E* peccato il parlare come voi parlate, e* dolore anche il sentirlo. Io confesso di aver occhi men acuti di Mr John Taylor, se egli giunge a scoprir i difetti che dite nel vostro volgariz/zamento inglese. Quanto a me io dico (e ve lo giuro da amico) che la vostra traduzione e* comparativamente piu* bella che quella di Mr Cary&1, perche@ senza dubbio il canzoniere di Dante e* piu* difficile della sua Commedia. Voi vedete che quelli che la spiegano in prosa tante volte non san che dirsi: il che e* spesso il caso del Fraticelli. Non mi e* noto che il Witte abbia tradotto il canzoniere di Dante: forse l'ha fatto di qualche canzone, o di qualche squarcio di esse, ma del tutto no, per quanto io sappia. Ho veduto qui il signor Gilioli di Modena, che ora si trova in Edimburgo. E* venuto a visitarmi due volte, ed e* tutta cosa di Panizzi, che lo ha cola* mandato e raccomandato. E* giovane studioso, per quanto mi vien detto, ma di mediocrissima levatura. Pessimo poeta poi lo dichiarano alcune cosacce che ho di lui vedute. Altro non ne so. Non chiudero* questa lettera senza porgervi sinceri saluti e caldi ringraziamenti di mia moglie, la quale e* sommamente riconoscente alla premura che di lei prendete. Mi ha detto dieci volte di esprimervi cio*. Tutto il resto della famiglia va a maraviglia, e il nostro Dantuccio comincia a studiare il latino con attenzione e piacere. Dio faccia che rassomigli anche da lungi al suo prototipo, nell'ingegno ma non nella fortuna. E credetemi sempre Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Cf. lettera 55, n.10. 44 il 12 di settembre del 1836 Carissimo Signor mio, Se avessi cento bocche e cento lingue, se avessi ferreo petto e ferrea lena, non potrei esprimervi la millesima parte delle angustie in cui sono stato immerso dal principio di agosto fin quasi al termine. Aspettava da giorno in giorno che la mia povera moglie desse fuori l'alito estremo. Ed io, pallido e tremante, e quasi piu* moribondo di lei, stava sul suo capezzale a bagnarlo di pianto. Ma quel pericolo imminente fu superato, ed appena la vidi nel caso di poter esser trasportata in una carrozza, l'ho mandata di nuovo alla casa materna, ove ora trovasi 32 miglia lungi da Londra. Mi scrive di la* che ora passa alquanto meglio e che cerca per quanto puo* uscire in vettura a prender aria. Vi accennero* l'origine dell'accrescimento del suo male e della mia angoscia. Era in quello stato di debolezza che sapete, quando all'entrar di agosto fu assalita da due angine mortali che quasi la soffocarono. Infiammazione orrenda di fauci, con escoriazioni ed ulcerazioni, rendettero per lei difficilissimo il respiro, impossibile il vitto; gli occhi gonfi, insanguinati, lagrimanti versavan torrenti ... e rimase in questo stato una settimana. Allora avreste dovuto vedere ed udire il vostro infelicissimo e disperato Rossetti! Finalmente a forza di cavate di sangue, di mignatte applicate e vescicanti ripetuti la gola comincio* a rimettersi e gli occhi a scaricarsi. Ma figuratevi qual aumento di debolezza ad un corpo gia* prima tanto indebolito. Son circa due settimane ch'e* partita, e scrive che sta alquanto meglio. Speriamo; ma la voce della speranza in me appena susurra, e non osa alzar la voce. Siamo alle porte dell'inverno ... Sia che si voglia, ho fatto tutto quanto ho potuto: non ho rimorso di aver nulla trascurato. Passiamo ad altro. Dommattina portero* allo stampatore tutto il resto del MS del primo volume, e se voi gli scrivete di andar sollecito, vi prometto che per tutto il mese di ottobre il primo volume sara* finito. Da che mia moglie e* partita, ad alleviare le furie che mi agitavano, ho riveduto il mio lavoro, ed ho preparato quanto conviensi. E mi determino a dire quanto e* colla prudenza conciliabile per cio* che or vi aggiungo. Ho veduto il bel frutto del viaggio di Panizzi per la Germania, da cui e* tornato due mesi fa. Un articolo infame, e quasi piu* infame di quello che mi avea scritto egli stesso, scritto da un tale Schlegel&1, e* comparso nella Revue des deux mondes di Parigi, fascicolo 15 agosto del mese scorso. Vi sono messo in ridicolo in maniera si* beffarda e cruda, e con tanta palpabile mala fede, che ho perduto proprio la pazienza. Dice che quanto ho detto e* tutto aereo, tutto creato nella mia matta fantasia / senza il minimo, minimissimo appoggio di realita*. Che ho parlato di una societa* segreta, esistente nel tempo di Dante, senza saper dire qual fosse, dove fosse, ecc. E come! Non ho io piu* e piu* volte chiaramente indicato che quella societa* era quella medesima che ora si dice Massoneria? Porta travisate alcune cose da me prodotte, come per esempio l'epitaffio di Dante: mette i due primi versi dell'epitaffio, ma non ardisce dire come sono da me interpretati, perche@ ha temuto che l'evidenza fosse a mio favore; e dopo aver posti que' versi, ha esclamato ridendo: ecco tutta l'evidenza del sistema del Rossetti. Asserisce cose false, come quella che gli stampatori di Londra han rifiutato il mio MS, perche@ cosi* fu, se gli ha detto il Panizzi. Oh, non voglio soffrir piu* insulti: faro* vedere chi e* il ridicolo, io o esso. Sono stato incerto finora se dovessi mettere in vista certe cose, ... ma ora voglio metterle in vista; le medichero* quanto meglio so e posso, ma non voglio tacerle, no. Abbia pazienza Mr Frere: io non posso esser cosi* il bersaglio degl'insulti altrui. Quando l'opera sara* stampata, voi ne farete quel che meglio giudicherete, ma io diro* quel che va detto, in parte almeno e con la dovuta moderazione e riserva. Ognuno vedra* che non e* mio disegno di far onta a quel che va rispettato, e che io mi protesto di rispettare e venerare, ma che non e* colpa mia il far toccar con mano come pensavan Dante, Petrarca e cento e cento come loro. Si vedra* almeno che gl'insulti, gl'improperi e le scurrili beffe d'ogni forma e colore mi hanno spinto alla necessita* di difender me stesso; e nella Prefazione all'opera mettero* la iniqua malignita* di quel tedescaccio come il motivo impellente di quel che svelo. Io faro* il possibile e l'impossibile ancora perche@ non offenda le orecchie delicate, ma diro* quel che non avrei detto mai, e ch'io aveva gia* dal MS risecato crudelmente e improvvidamente. Curzio e* montato sul cavallo, la voragine e* la*, giu* a capitomboli, e buon pro a chi tocca. Ho scritto in quindici giorni un lunghissimo capitolo "Sull'amor platonico'; un altro ne ho riformato col titolo "Chiavi del gergo'; un altro ancora del "Terzo cielo'; dopo cio* dimostrero* sino all'ultima evidenza che il poema di Dante e* poema interamente Massonico, e il primo volume sara* chiuso. Nel secondo procedero* da secolo a / secolo, sempre con monumenti, documenti, autorita*, analisi ecc.; passero* a mostrare tutte le fasi e i cambiamenti che soffri* il linguaggio misterioso, espresso si* in prosa che in poesia. Esaminero* una quantita* innumerevole di rime antiche precedenti a Dante; del tempo di Dante (e qui entra la interpretazione minuta di quanto egli scrisse: Vita nuova, Convito, Vulgare eloquenza, Egloghe, e principalmente le Rime del canzoniere) si* sue che de' suoi amici; e susseguenti a Dante, sino a Petrarca e Boccaccio; e in un lunghissimo capitolo, che passera* da secolo a secolo sino a noi, mostrero* che quel linguaggio si e* continuato e si continua ancora, e che esso deriva dalla Massoneria: il che potra* vedersi non che dal Tedesco, ma anche da un cieco nato. Ne@ cio* e* da farsi, ma e* fatto, non manca che rivederlo. Mi pento di esser rimasto titubante finora e di aver ritardato la stampa; ma il dado e* tratto. Ho bastante ozio in questo momento e posso darmi quasi interamente al lavoro. Vi prego dunque di scrivere allo stampatore, ed io non gli lascero* mancar materia. Proprio desidererei vedere l'opera del Benivieni. Che l'opuscolo di Bonaventura da Bagno Regio fosse settaria, gia* lo sapea, perche@ Dante ha messo quel santo nel Paradiso suo e ne parla di modo che indica qual fosse. Credetemi che siam cinti da fantasmi a migliaia e da libri in gergo piu* che a migliaia, anche di coloro che crediam santi. Correro* alla biblioteca domani per vedere i Comenti di Lorenzo de' Medici sui suoi sonetti. Vedrete che bel lavoro ho fatto su lui nel capitolo che s'intitola "L'amor platonico'. Di Gesualdi non ho bisogno adesso. Vado a mettere questa lettera alla posta, perche@ ho ricevuta la vostra alquanto tardi, e non ho perduto un momento a rispondere. Spero darvi qualche miglio notizia della povera mia moglie e mi ripeto Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1August Wilhelm Schlegel. Le indicazioni bibliografiche sono corrette. 45 l'8 di novembre del 1836 Carissimo Signor mio, Il di* medesimo in cui mi giunse la vostra cordialissima lettera pel "Twopenny Post', torno* in mia casa la moglie mia totalmente ristabilita. Da quel giorno in qua sono stato rattenuto da cento faccenduzze a darvi la buona nuova, alla quale pero* vi aveva gia* precedentemente preparato con le due mie ultime lettere. Eccovi un piccolo ragguaglio di lei. Ridotta com'era ad uno stato veramente deplorabile, pel quale ogni speranza potea dirsi quasi perduta (e il medico stesso parlava di lei biascicando, e non si attentava molto lusingarci), ella, stanca e nauseata delle medicine, di cui aveva ingoiata una mezza spezieria, risolse fermamente di non prenderne piu* alcuna. Ebbene: la piu* efficace medicina che la guari* fu quella di averle lasciate tutte. Dopo una settimana di questa cura totalmente nuova comincio* a sentirsi meglio; le forze principiarono a risorgere nelle sue svigorite membra, di modo che, se prima era per lei impresa durissima il montare qualche gradino, divenne poi sempre piu* facile il salire e scendere per la intera gradinata. L'aria aperta della campagna, favorita da una stagione piuttosto mite, il prender continuo esercizio nel curricolo di sua casa paterna, nel quale facea periodici giri di parecchie miglia, e un buon vino di Porto, di cui la provvidi prima che mi lasciasse, e ch'ella sostitui* giudiziosamente alle stomachevoli droghe che costano assai piu*, aiutarono si* bene la sua danneggiata e deperita costituzione che, dopo il corso di due mesi precisi, ella e* tornata a casa mia pienamente vigorosa, piu* colorita, piu* rimpolpata, piu* lieta, e posso dire quasi qual era prima della sua progrediente, minaccevole infermita*. Dico quasi, poiche@ l'unico residuo fastidioso del suo precedente male e* alquanta debolezza nell'occhio sinistro, il quale si mostra di tratto in tratto piu* infiammato, e abitualmente alquanto piu* aperto dell'altro; ma confido / che con un po' di regola e di buon reggime anche questa reliquia sparira*, e gia* mi pare che vadasi diminuendo. Non so esprimervi qual fosse la mia piacevole sorpresa, quando la rividi qual ve la descrissi: non potea quasi credere agli occhi miei: mi parea di trovarmi in una florida Tempe dopo un orribile naufragio. Ella mi ha incaricato molte e molte volte di presentarvi i suoi piu* sinceri ossequi e di dirvi quanto ella si senta a voi tenuta pel vivo interesse che avete preso nel disastro che ci minaccio* e nel provvido scampo che a quello successe. In questo preciso momento mi arriva per la posta The Edinburgh, Leith and Glasgow Advertiser, e ravviso nella soprascritta il vostro carattere, amichevole rimprovero al mio ultimo silenzio di due settimane; del quale ho reso ragione e del quale chiedo venia. Spero che abbiate a quest'ora letto l'ultimo foglio stampato, in cui e* il termine del capitolo del "Nascere a vita nuova' e il principio dell'altro "Sull'amor platonico'. Due altri fogli, a cotest'ultimo consecutivi, sono gia* interamente composti, con che termina il capitolo sull'amor platonico, che, se non m'inganno, dee parervi interessante ed ad rem. A me sembra che dal punto in cui siete sino al termine del volume il mio argomento cresca di forza e di evidenza si* critica che storica; e con cio* la curiosita* del lettore sia a piu* a piu* eccitata e soddisfatta. Troverete di quando in quando esposizioni e interpretazioni delle canzoni di Dante relative al suo poema, scrutini delle sue egloghe latine e di altre sue opere, esami degli scritti di Marsilio Ficino e di Lorenzo de' Medici relativi al secol di Dante, di componimenti del secolo del poeta visibilmente in gergo, ed altro ed altro, di cui lungo sarebbe or parlarvi; troverete tutto cio* aderire pienamente alle regole settarie ed al linguaggio mistico de' Muratori, e ve/drete che dal complesso di siffatte cose rimarra* chiaramente dimostrato che il poema di Dante e tutte le altre opere di lui sono scritti muratori e in perfetta consonanza con le regole, le teorie e 'l gergo di quell'antichissima setta. Basta, giudicherete, e vi prego dirmi cio* che dell'ultimo foglio pensate e dell'interpretazione della canzone dantesca "Ei m'incresce di me si* malamente.' Miss Ward, che ho veduta l'altro ieri, mi ha annunziato che lo Schlegel e* morto e ch'ella lo ha letto in un giornale letterario, di cui non seppe ricordarsi il nome. Cosi* pare che sia spirato smascellandosi dalle risa sul conto mio, o fingendo di farlo, per discreditarmi agli occhi del mondo. Mi dispiace che sia morto prima ch'io abbia potuto fargli sentire il suo torto e la sua ingiustizia. Meglio riflettendo, sento che mi ha fatto piu* bene che male. Primieramente ha preparata la curiosita* del publico intorno alla mia nuova publicazione, poiche@ chi ha letto quella sua contumelia sara* spinto probabilmente a leggere che cosa io risponda. Secondariamente ha parlato di un lavoro gia* da parecchi anni edito, ed e* meglio la maldicenza che il total silenzio a tener le opere in vita. In terzo luogo, nell'avermi attaccato, egli, che veniva stimato un Ercole della letteratura moderna, ha fatto ben sentire la mia forza, poiche@ non s'impiega un Ercole per atterrare un Tersite. In quarto luogo mi ha determinato a parlare piu* risolutamente e mi die' impulso alla continuazione di un lavoro che mi teneva molto perplesso e irresoluto per la sua difficoltosa e delicata natura. Io trarro* profitto da questo suo gratuito assalto, poiche@ nella prefazione al volume faro* sentire che senza la necessita* di difender me stesso non produrrei in luce cio* che vale a giustificarmi. Vi fara* maraviglia il sentire che abbian fatte due edizioni del mio Salterio in Italia, una in Livorno e l'altra in Pisa. / Trovasi presentemente in Londra il famoso tipografo italiano Bettoni, il quale nella sua avanzata eta* di 66 anni si e* veduto costretto a lasciare le sette stamperie che aveva in sette citta* d'Italia, per andare a stabilirsi in Parigi, ove ha tipografia, calcografia e litografia, gia* montate in gran credito. Egli, dopo aver prodotto in Italia ben cinque milioni di volumi (come prova con le sue Memorie gia* stampate), era ridotto a tale dalla sospettosa politica dell'Austria che non poteva publicare niente d'importante e di nuovo, onde lascio* l'Italia per fissarsi in Francia. E* venuto a trovarmi per pregarmi di prestarmi a qualche seduta di pittore, onde avere il mio ritratto, che gli viene da tanti in Italia richiesto e ch'egli publichera* in un giornale meramente italiano e letterario nella nostra patria spedito. Io ho promesso che mi presterei. Ho ricevute lettere da un libraio di Torino e da un altro di Pavia, in cui sono caldamente pregato a dare il resto del mio Comento analitico, che viene da tanti e tanti sospirato. Rispondero* che sono in contratto con un tipografo-libraio di Lugano per questo oggetto&1: il che e* vero, ma ora non posso parlarvene per mancanza di carta, la quale e* si* poca che appena mi da* luogo a ringraziarvi della vostra benevolenza verso la mia famiglia e a ripetermi come fo costantemente Il vostro divotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. 1Ruggia: cf. lettera 47. 46 il 16 di novembre del 1836 Carissimo Signor mio, La medesima impressione che ha fatta in voi la lettura di quello scurrile insulto, l'ha fatta in Miss Ward, la quale n'e* restata altamente scandalizzata e mi ha detto che, nello scorrer quell'infamia, sentiva nella sua stima abbassarsi a grado a grado colui che l'ha fatta, e del quale ella aveva un'alta opinione. Fece sensazione disgustosissima anche a me sul principio, e potete ritrarlo dalla lettera che ve ne scrissi. Ma poi mi misi l'animo in pace e trovai argomento di consolarmi con ripetere che questo e* il mio destino. E veramente e* cosi*: io non ho mai insultato alcuno negli scritti miei, non ho menato fasto delle mie scoperte (che vogliano o no, tali sono), ho esposte le mie idee senza screditare le altrui; e intanto son pagato di mala moneta da tutti, e fin da coloro che hanno riputazione di dotti ed urbani, i quali si scordano ogni buona creanza, ogni riguardo sociale soltanto rispetto a me. Che posso farci? Pazienza. Pare che sia un giro di cose preparato, per costringermi ad andar sempre avanti e a farmi parlare malgrado mio. Io mi era arrestato, tutto pieno di titubazione e di sgomento alla natura delle cose che mi conviene esporre, ma mentre che un freno mi ratteneva da un lato, ecco che viene uno sprone dall'altro, che mi fa dare un salto, vincer l'intoppo e passare avanti. Vi confesso che senza quell'improperio gratuito, senza una tale ingiustizia da villano, io avrei ringoiate molte cose; ma adesso le voglio dire. Ma nel tempo stesso, posto come sono fra la forza centripeta che mi raffrena e la centrifuga che mi sbalza, spero di fare il cammin de' pianeti, medio, sicuro, luminoso, senza uscir da que' limiti che ragion m'impone. E sorgano pure a centinaia i P. in Londra e gli S. in Germania, e i diavoli da per tutto, non perdero* mai l'impero di me stesso, non usciro* mai dai gangheri, non diro* mai piu* di quello che dee dirsi. Voi dubitate che il Tedesco non abbia neppur letto il mio libro; ed io son quaasi sicuro che l'ha letto, giusto perche@ veggo in lui il disegno di screditarmi, di sgomentarmi e di / svolgermi dall'incominciato corso. Credetemi pure che questo e* un assalto che deriva o da Roma o dalla Setta; e credo piu* da questa che da quella. E non vedete ch'egli non ha mai osato dire cio* che io in piu* e piu* luoghi ho detto, ripetuto, provato e dimostrato, cioe* che la setta de' Liberi Muratori e* la fucina da cui uscirono gli scritti di Dante e degli altri che come lui scrivevano? Perche@ ha evitato egli di dirlo, di accennarlo almeno, e di trarre qualche vena di ridicolo da questa mia tesi? Egli sente ch'io sono sulla retta via, e teme che voglia toccar la meta. Voi siete in apprensione che quella beffa da facchino mi faccia torto. Ed io quasi ne godo. Primieramente mi e* servita d'impulso a continuare; secondariamente ha preparata la via alla mia nuova opera, poiche@ all'apparir che questa fara*, ognuno vorra* vedere che cosa io rispondo. Ma la mia risposta sara* piu* indiretta che diretta: seguiro* a fare la mia dimostrazione, e di lui appena diro* qualche parola. Se la mia opera fosse cosi* da nulla, com'ei vorrebbe far credere, non sarebbe sorto un tale atleta ad atterrarla, o a cercar di atterrarla. Baino i cani rabbiosi, "Et peragit cursus surda Diana suos': io non mi sgomento, perche@ sento di aver la verita* dal lato mio, e gli stessi assalti mi rendono piu* costante e determinato. Ma di cio* niente altro per ora. Godo che abbia incontrato il vostro genio il capitolo del "Nascere a vita nuova' e 'l principio del seguente sull'amor platonico, che, a mio credere, dee piacervi tutto; ma piu* assai vi piaceranno i due capitoli seguenti "Sulle chiavi del gergo' e "Del terzo cielo'. Bisognera* essere un birbone di pessima fede per negare le cose che espongo. Chi puo* negare che il sole splende potra* anche negar quel che io dico. Il volume crescera* di forza, di luce e d'interesse sino al termine, il cui ultimo capitolo sara* "Prove simboliche nel poema di Dante', cioe* le tre pruove che costituiscono l'essenza della iniziazione muratoria, presentate con evidenza da far trasecolare. Puo* dirsi questa una vera dimostrazione matematica. Son in dubbio se debba mettere piuttosto questo titolo: "La Divina commedia e* poema muratorio'; almeno questa sara* la conseguenza di quel capitolo. Ho riso di me allo strafalcione della talpa invece del neo. Rimediero* con una errata-corrige. Cio* che mi trasse in errore si fu il vedere nella lingua mistica la talpa far figura, come potete vedere in Cecco d'Ascoli (Acerba, lib.iii, cap.8). D'altronde bisogna che a voi confessi che io ignorava che la talpa e 'l neo si dicessero nello stesso modo in inglese. E quando scrissi / quella balordaggine, mia moglie era quasi sul letto dell'agonia, e non potei consultarla; poi parti* per la campagna, e non potei farle legger le pruove. Per farvi comprendere qual sorta d'improba fatica ho ultimamente fatta, vi diro* che ho dovuto ricopiare e rifondere tutto cio* che leggerete del primo volume, dal termine del "Nascere a vita nuova' sino al termine del volume stesso! Poiche@ nel vedermi cosi* maltrattato dal Tedesco, ho messo tutto cio* che aveva tralasciato per paura di offendere certi schizzinosi. Avrei potuto mettere anche piu*, ma giusta prudenza me lo ha vietato. Cio* che ho posto basta; poiche@ il mio scopo non e* gia* quello di far vedere qual e* l'essenza della scienza occulta (cio* non dee farsi), ma bensi* di dimostrare che il modo di scrivere di Dante e de' suoi consettaiuoli e* tutto fondato su tale scienza. Qual sia poi questa, io non voglio entrarci. O essa puo* dirsi, e la dica chi la professa, o non puo* dirsi, e non voglio dirla io. Riguardo alle quistioni che mi avete fatte intorno alle varie donne amate da Dante, secondo cio* che ne scrive l'Anonimo, non vi rispondo qui, perche@ troverete soluta la quistione nel segito del capitolo sull'amor platonico. Miss Ward, ch'e* indispettita come voi di quella scostumatezza tedesca, si e* risoluta a continuare la traduzione del mio presente lavoro, per publicarla in inglese. Io le ho risposto che soprassedesse per ora; e non voglio incoraggiarla a questa impresa senza prima consultar voi. Mi sembra che dovessimo fare cosi*. Dovremmo far leggere l'opera a due o tre uomini dotti e prudenti e domandar loro di dirci con la massima franchezza ed ingenuita* se credono che, posta sotto gli occhi del publico inglese, potesse fare cattiva sensazione e recar torto al carattere di chi l'ha scritta. Raccolti i voti, si determinerebbe in conseguenza. Io so che il vostro solo giudizio dovrebbe bastare, ma oramai voi siete parte interessata e potreste farvi sedurre dal soverchio amor del vero. Siate sicuro che dalla parte mia mi affrettero* al termine della stampa, e gia* due altri fogli sono composti e rivisti, coi quali termina il capitolo dell'amor platonico. Aspetto un foglio nuovo nel corso di questa settimana che conterra* la meta* del capitolo sulle "Chiavi del gergo', di modo che al termine del mese avrete al piu* poco tre nuovi fogli. Vi assicuro che l'immensita* della materia che ho fra le mani, e la soprabbondanza delle pruove de' documenti e de' monumenti, e* tale che mi sgomenta: non so qual lasciare e qual porre. E mentre che ho tant'arme in / mano, debbo vedermi assaltare da chi inerme e debole dovrebbe cadermi ai piedi al primo colpo! Eppure cosi* e*. Mi accorgo esser tardissimo, onde chiudo per uscire. Mia moglie va a maraviglia e vi fa i suoi ossequi. Il vostro divotissimo G.Rossetti. 47 il 19 di novembre del 1836 Un vero gentiluomo inglese ha, nelle sue azioni caratteristiche, un certo misto non so che, il quale partecipa di Pindaro e di Anacreonte. E cio* che puo* dirsi tutto suo si e* che, mentre cosi* opera fra 'l sublime e 'l grazioso, non vuole neppur sentirselo dire, e passate il pericolo di essere creduto adulatore, quando esprimete il sentimento che in voi eccita una sua azione dilicatamente generosa. Cosi* trovo scritto, Carissimo Signor mio, in un taccuino di 15 anni fa, che io scriveva in Malta, quando conobbi il mio amico Frere; e va ripetuto ben a proposito nell'occasione che un altro vero gentiluomo inglese mi ha fatto giungere fin dentro casa un magnifico regalo di tre dozzine di squisito vino di Porto e di Scerri, che meriterebbe uno slancio oraziano nel centro del Ditirambo del Redi. Questo gentiluomo ha fatto cio* senza neppur dirmelo, ecco il pindarico che ammiro; ed ha presa una tal cura 500 miglia lungi da me, ecco l'anacreontico che mi commuove. Io so che voi lo conoscete, e voglio pregarvi d'insegnarmi il modo piu* convenevole di ringraziarlo, ma con quel modo fino in cui, mentre si esprime la gratitudine, nulla vi sia di lusinghiero e di strisciante. Questo ringraziamento debbe essere dalla parte di mia moglie, ma nel tempo medesimo debbe tenere qualche cosa anche dalla parte mia. Fategli capire che le tante generosita* meco usate sono impresse a caratteri indelebili nel mio cuore, e che quel suo pensare a me cosi* lontano e quel de/siderio che mostra della salute della mia buona compagna raddoppiano il merito della generosita* e me ne fanno sentire maggiormente il valore. Ditegli ancora che il suo mercante di vino l'ha egregiamente servito, poiche@ quello che ci ha mandato supera il vecchio Massico, il famoso Cecubo e 'l celebratissimo Falerno de' Romani beoni; e* tale insomma che iersera mia moglie nel berne il primo bicchiere non pote@ fare a meno di sclamare: "Alla salute ed alla prosperita* del nostro amico donatore e di tutta la sua degna famiglia'; ed io e i miei figliuoli ripetemmo a coro l'augurio. Ella va tuttora di meglio in meglio, e l'opera d'Igea sara* aiutata da Bacco e sigillata dalla piu* benevola amicizia. Ho veduto con piacere cio* che il nuovo traduttore inglese&1 della Divina commedia dice del mio Comento analitico; cosi* foss'egli miglior traduttore come in cio* (mi si perdoni la vanita*) e* diritto estimatore. Tempo verra* in cui non solo egli, ma anche altri e forse tutti diranno lo stesso: tempo ci vuole, ma la verita* dee farsi via nella mente degli uomini. Se stampo il resto del Comento, come pare che debba essere, confermero* a cento doppi cio* che mostrai ne' due primi volumi, e la verita* acquistera* forza atletica da far fronte sicura agli assalti degli oppositori. Non ho potuto, due lettere scorse, per la fretta di uscire, dirvi che la marchesa Errighi, la quale visito* l'Inghilterra ultimamente e mi fece il progetto di Ruggia&2, mi ha scritto due lettere da Parigi nelle quali mi dice che sta per conchiudere il / contratto con quel libraio-stampatore. Io preferirei un parigino, perche@ e* men lontano, ma ella mi dice che Ruggia mi offre condizioni piu* vantaggiose, e bisogna tenersi a lui anche perche@ i libri da Lugano s'introducono piu* facilmente in Italia, ch'e* lo scopo della patriotica febbre di quella signora, la quale e* veramente istruita. Mi ha detto che oramai in Italia nessuno piu* de' dotti dubita della realita* della mia scoperta e della mia interpretazione, e che se alcun incredulo rimane ancora, il numero ne va scemando di anno in anno. Sia che vuolsi, "relinquo mundum disputationi eorum.' Non temete ch'io pensi al Comento prima di dar compimento al lavoro che ho fra le mani: cio* s'intende. La fretta m'impedi* ancora di dirvi che il Bettoni e* ripartito pel Continente, cioe* per Parigi, dove ora e* stabilito, fin dal tempo che mi scriveste la lettera in cui offrivate il progetto di fargli prendere alcune copie della vostra versione del canzoniere. Egli pero* debbe esser qui al principio del nuovo anno per eseguire alcuni suoi progetti di publicazioni che medita, ed all_ gli parlero* della vostra faccenda, di modo ch'egli non potra* negarsi. E* di nuovo il caso della fretta: son chiamato dal mio dovere a King's College, e mi rimane solo tempo per ripetervi ringraziamenti. Il vostro divotissimo ed obbligatissimo G.Rossetti. 1The Comedy of Dante Alighieri (Inferno, i-x), trad. Odoardo Volpi (pseud. di Edward N. Shannon), Londra, Moxon, 1836. 2Cf. lettera 45. 48 il 12 del 1837 Carissimo Signor mio Quest'anno ha cominciato assai male per la mia casa, la quale e* divenuta un vero Ospedaletto. Prima caddero ammalati i quattro fanciulli, uno dopo l'altro; poi mia moglie terribilmente, e finalmente io, piu* terribilmente ancora; talche@ noi siamo il vero climax dell'Influenza. Sono stato assai peggio ne' due giorni passati; ora almeno posso leggere e scrivere, ma pure ad ogni conato di tosse par ch'io mi senta squarciar la gola e il petto, e scoppiar le tempie e la fronte. E poiche@ non mi e* tolto di agitar la penna, io la prendo per dirvi che fin dall'altro ieri Miss Ward mi ha mandato un altro fascio di osservazioni sulla traduzione vostra. Non vi spaventi il nome di fascio, poiche@ per la massima parte riguardano il ritmo, e da un lato non maschile. Mi spieghero*. Per quel poco che ho potuto leggere, mi pare ch'ella v'insinui di dare a ciascun verso (line) della vostra traduzione la stessa misura che ha nell'originale. Mi perdoni la signorina: io ho alta stima de' suoi talenti, ma credo che questa volta non dica bene, e non debba esser fatto cio* ch'ella brama che si faccia. Se abbiamo tacciati di pedanteschi que' volgarizzamenti che, concedendo piu* all'occhio che alla mente, presentano tanti versi quanti l'originale, anche allora che lo sviluppo del pensiero richiede maggiore estensione, quanto piu* dobbiamo dare una tal taccia a quelle versioni che voglion serbare anche i ceppi del ritmo? Di queste cose bisogna farsi una certa regola, ma non gia* un'assoluta legge che tiranneggi il pensiero. Voi, per esempio, avete quasi sempre tradotto tanti versi italiani con altrettanti inglesi; ma pure in uno o due casi avete messo qualche verso di piu*; e avete fatto benissimo: lo sviluppo del pensiero, la chiarezza, l'eleganza, e non un "pueril coto' tutto aritmetico, deve esser la norma d'un giudizioso traduttore. Voi, per quanto vi e* stato possibile, avete anche avuto riguardo al ritmo di ciascun verso; ma sarebbe stata una follia di farsene un precetto inviolabile. Adunque, se volete sentire la voce della mia coscienza letteraria (e scommetto che la vostra canta in consonanza), non dovete per questa parte far conto dell'osservazioni di Miss Ward. Temo che l'influenza dell'amor delle parole sia stata contagiosa per lei. Voglio pero* dire per sua scusa che nel desiderio di dir qualche cosa, e nell'impotenza di poter dire (perche@ il vostro lavoro e* per ogni lato ammirabile, com'ella medesima dice), si e* arrestata su queste minuzie. Credereste che non mi si e* piu* mandato un nuovo foglio di pruova nella continuazione del capitolo sulle Chiavi del gergo? Eppure cosi* e*. Mi passerebbe il cuore se vedessi scorrere anche questo mese senza mandarvi nuovi fogli stampati. Non so quando questa faccenda finira*; o per colpa mia o per altrui, par che sia opera eterna. Mia moglie, che comincia a sentirsi molto meglio, vi riverisce cordialmente; ed io mi ripeto Divotissimo ed obbligatissimo, G.Rossetti. 49 il 24 del 1837 Carissimo Signore, Appena mi fu ieri trasmesso dal Molini il vostro bigliettino, corsi dal giovine Taylor per vedere se avesse gia* fatta la spedizione del plico, o no. Trovai, per buona sorte, che non aveala fatta ancora, onde lo pregai caldamente di mandarlo il giorno medesimo dal Molini, che era incaricato di trasmetterlo a voi. Gli ho fatto leggere il vostro bigliettino, e mi ha promesso di farlo senza meno. Cosi* son sicuro che le molte osservazioni di Miss Ward vi perverranno ben tosto pel mezzo da voi indicato. Son sicuro che ve ne troverete parecchie che vi andranno a genio e di cui saprete fare vostro pro; ma, deh! non sia che per l'amor delle parole vogliate minimamente far torto al senso. La* dove si cerca sviluppo del chiuso concetto, che voi avete a maraviglia fatto, non strozzate il concetto medesimo per esser troppo letterale e breve. Non vi scordate della gran massima del maestro dell'arte: Brevis esse laboro obscurus fio; non vi scordate neppure della gran sentenza dell'Apostolo: Spiritus vivificat, littera occidit; e non vogliate essere il Saturno de' vostri bei parti. Non gli uccidete, vi prego, non gli uccidete per amor della lettera. La vostra versione e* tale che temo potere il cambiamento recarle detrimento, talche@ io non possa piu* dire: "Chi vuol capir Dante dee leggere la traduzione di Carlo Lyell.' Per dirvela come sento, non son grande ammiratore delle versioni meramente, o per meglio dire, servilmente letterali. Quando puo* unirsi eleganza e chiarezza con una scrupolosa esattezza, tanto meglio; ma se cio* non puo* farsi, a chi serve l'esattezza? Ella diviene vera inesattezza, e viene sacrificata alla forma la sostanza, all'apparenza l'essenza. Paragonate sempre alle sostituzioni che volete fare le giaciture che avevate fatte, e se vi pare che in minimo grado ne riceva ingiuria la chiarezza e fin l'eleganza, "non vogliate cambiare gli occhi per la coda', come noi diciamo. La traduzione di Omero, fatta da Pope, fara* sempre la compiacenza degli uomini di gusto, checche@ ne latrino i pedanti; e paragonata a quella pedissequamente letterale del nostro Salvini, parra* a chiunque ha anima il porre in paragone cio* ch'e* bello con cio* ch'e* brutto. Voltaire riduce la cosa a questi termini: "Qual vorreste avere per vostra donna: una brutta fedele, che con la sua bruttezza e con la sua stessa fedelta* vi disgusta; o una bella, ma alquanto libera, che con la sua bellezza v'incanta e con la stessa sua liberta* vi adesca?' Non e* difficile il far la risposta. Vi pongo innanzi questa scelta: qual volete essere, il Pope o il Salvini di Dante? Pria di decidere, vi ricordo che la versione di Omero fatta dal primo va per le mani di molti, e la versione fatta dal secondo non la legge nessuno. Se poi avete il talento (e son sicuro che l'abbiate) di esser Salvini e Pope nel punto stesso, allora mi rallegrero* con Dante; ma dove cio* e* impossibile, perche@ i due caratteri sono inconciliabili, non esitate un momento, ve ne scongiuro, ad esser questo e non quello: l'anima di Dante, e non le sue parole, debbe da voi porsi in bilancia. Mi son presa la liberta* di estendermi secovoi su questo soggetto e di dirvi sinceramente quel che ne sento, perche@ (lo confesso) io sono ammiratore e parziale di quel che avete fatto, e mi rincrescerebbe assaissimo il vederlo in minima parte degradato da quel che e*. Il giudizio di Mr Frere vi dovrebbe render cauto nell'avvicinar la mano a quel lavoro ch'ei giustamente ammira. Ho pero* gran fiducia nel vostro criterio e nel vostro gusto; e cio* mi rincora. Non ho mai letto, ne@ mai veduto Dialoghi d'amore del marchese Giambattista Manso, letterato e mecenate di letterati del '500. So pero* che quello fu un tempo di grande attivita* nella setta, e che innumerevoli componimenti di quel genere usciro da quelle tante accademie italiane, che parevano letterarie ed erano segrete. Preziosissimi ne ho raccolti e letti, e fra gli altri un poemetto intitolato La cecaria e l'illuminaria di un famoso letterato napoletano chiamato Antonio Epicuro: poemetto ch'e* sfacciatamente settario, che ho tutto spiegato per quanto prudenza il concesse. Un altro ben lungo e* quello del Tempio d' amore del marchese del Carretto della stessa eta*, dove sono spiegate molte figure: in quel Tempio son sepolti a coppia a coppia, in arche separate, Dante e Beatrice, Petrarca e Laura, Boccaccio e Fiammetta, Cino e Selvaggia, e cosi* altri. Questi ed altri molti lavori (alcuni de' quali procedono sul disegno di Boezio) sono stati da me analizzati e posti per ordine secolo per secolo, dal tempo di Dante sino al nostro. L'ultimo che analizzo e* il romanzo di Victor Hugo, francese vivente, intitolato Notre Dame de Paris: lavoro settario quanto altro mai, e dallo stesso autore confessato per tale. In che mondo d'illusioni siam vissuti e viviamo! Vi ringrazio di cuore di permettermi il dare al presente volume il convenevole sviluppo, talche@ possa chiuderlo a tal punto che possa senza tema conchiudere: "Dunque il poema di Dante e* poema massonico, e tutti gli altri suoi lavori, incluso il canzoniere, furono da lui scritti per far capir quel lavoro principale. Cio* dovea dimostrarsi, e l'ho dimostrato.' E vedrete che veramente l'ho dimostrato; senza millanteria, l'ho fatto. Cio* che non stampero* servirebbe di estesissima conferma al mio assunto ed a mettere in aperto l'interno di Petrarca, di Boccaccio e di mille altri che si successero sino a noi. Ma si stia per ora in disparte. Chi puo* negare fede a quel che dico in questo volume (e vedrete nel capitolo che segue quali Achilli pongo in campo), potrebbe negarlo egualmente a dieci volumi simili ch'io ponessi in luce. Chi non vuol credere alle asserzioni che faro* chiudendo, mi metta alla pruova, mi dia il mezzo di publicar la dimostrazione di quanto asserisco, e il fatto confondera* la incredulita*. Ma confido che si cambiera* linguaggio. Ho scritto in fretta, perche@ e* tardi, e non ho voluto che rimaneste perplesso ed allo oscuro di quel che ho fatto per la spedizione del plico. Ora sento il campanello, e chiudo con dirvi che stiamo tutti meglio, eccetto il povero Gabriele, ch'e* severamente ammalato, con febbri, gonfiagioni e debolezza. Spero sentir buone nuove di Kinnordy; e credetemi Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. L'uomo del campanello ha promesso di ripassare di qua a pochi minuti, ed io aggiungo che Mr Taylor (Richard) mi ha detto ieri che fara* tutto il suo possibile perche@ l'edizione proceda con un po' piu* di alacrita* ; e mi ha pregato dirvi ch'egli non manchera* di fare quanto per quest'oggetto convenga. Il campanello! Addio. 50 il 16 di ottobre del 1837 Carissimo Signor mio, Dopo i due vostri gradevolissimi discorsi, vorrei darvi il compenso di gradevole risposta: essi sono innanzi a me e m'inspireranno qualche cosa di buono. Nel ricevere la vostra lettera della settimana passata, io faceva la stessa riflessione vostra riguardo al Vecchioni&1, cioe* che la fortuna faceva coincidere la vostra osservazione con la mia risoluzione; l'armonia prestabilita de' nostri pensieri mi e* guarante che faro* bene nel trattar il Vecchioni come merita, e come voi desiderate. Egli e* stato capo d'una loggia massonica sotto il governo di Murat, e pote@ scorgere con gli occhiali ricevuti cio* che io scorsi con gli occhi miei propri e senza assistenza. Posso anche dirvi (e lo dico con iscusevole, anzi commendevole vanita*) che quasi tutte le osservazioni che voi mi facevate in quella lettera, le avea fatte io pure; onde quando mi giunsero i vostri autorevoli consigli, mi applaudii e mi confermai. In una cosa non siam d'accordo, e vi diro* quale e perche@. Io intendo che la mia opera abbia quella destinazione per cui fu scritta, cioe* di accompagnare la vostra bellissima versione del canzoniere di Dante&2, resa anche piu* bella dopo i molti ben ponderati cambiamenti che vi avete fatti. Onde, supponendo che voi vogliate fare la vostra seconda edizione, io vi prego non far comparire la mia opera se non con si* buona compagnia, e cio* per varie ragioni. Prima, perche@ l' attenzione publica che il vostro lavoro attrarra* riflettera* sul mio, e quella che il mio sapra* forse conciliarsi fara* ricercare il vostro; cosi* ci gioveremo scambievolmente; ed e* troppo giusto che il mondo sappia chi ha promosso il mio scritto e per qual circostanza; perche@, se amor di autore non mi accieca, parmi che il mio scritto non debba far dissonore a quel Filalete, Filo-Italia e Filo-Dante che lo ha occasionato con la sua nobile amicizia e generosa assistenza. Le sorti de' libri son come quelle degli uomini, ne@ e* improbabile che il mio possa fare qualche incontro; s'egli e* cosi* (di che non dispero del tutto), e* bene che ne abbiate un vanto quasi esclusivo. Certo che senza voi non l'avrei mai publicato, e forse mai interamente scritto. Seconda, perche@ gia* questo volume e* cresciuto a dismisura, e per compirlo di modo che non abbia bisogno della compagnia del secondo, dovrei mettere al termine di esso quelle Note aggiunte che indico in pa/recchi luoghi della prima parte. Queste Note aggiunte non portano meno di due altri fogli, i quali in addizione a cio* che e* gia* stampato, produrrebbero un volume veramente sperticato. Mia intenzione e* di porre al termine di esso un breve Avviso al lettore, concepito presso a poco cosi*: "Le note aggiunte indicate in questo volume si troveranno al termine del secondo.' Cosi* ci liberiamo dal dovere di fare anche piu* grosso il primo volume e diamo parte della materia al secondo affinche@ ottenga convenevole forma. Cio* non toglie che possiate far dono del primo volume (anche prima che sia interamente stampato il secondo) a qualche vostro letterato amico, cui farete sapere che ricevera* il secondo, che trovasi sotto il torchio. E se lo stampatore vorra* secondarci, io son certo che nei primi mesi dell'anno nuovo sara* intieramente stampato. Ecco le ragioni che mi persuadono a pregarvi a farmi mettere al frontespizio l'indicazione di Primo Volume. Il secondo e* sicuro, anzi e* quello per cui fu scritto il primo, poiche@ non v'ha il minimo dubbio che sara* piu* interessante, piu* evidente e convincente del primo, anzi compimento e suggello di esso. Egli e* ben vero che la materia che ho fra le mani e* inesauribile, come quella che abbraccia si* vasta estensione del regno letterario in tutt'i tempi e in tutte le nazioni; ma e* ver altresi* che, quando avro* portato l' argomento ad una giusta conclusione riguardo alla letteratura italiana, io ho fatto quel che doveva. Il mio oggetto e* di mostrare qual sia questo non mai capito amor platonico, e mostrato che l'ho, posso dire: "Ho finito.' L'analizzare poi tutte le opere, o gran parte, o buona parte di esse, prodotte da un tale amore, e* affare di chi vorra* assumerne l'impegno, ed io me ne chiamo fuori. Fatemi la grazia di scrivere a Mr J. Taylor di darmi il piacere di farmi avere almeno 51 fogli nel mese venturo, da potervisi / mandare come strenna natalizia al termine di novembre; perche@ io gli daro* subito materiale per 200 pagine almeno. Vedrete cose di somma curiosita*. Due amici miei letterati sinceri e dotti, il figlio del conte Ricciardi di Napoli e il conte Pepoli di Bologna, che ora trovansi qui, sono stati da me richiesti di leggere attentamente quel ch'e* gia* stampato e di dirmene senza la minima riserva il giudizio loro. Entrambi mi hanno assicurato di averne fatta lettura con avidita* e piacere inesprimibile (per dir la loro frase); e di aver creduto di correre per un mondo nuovo come Colombo che approdo* la prima volta in America: parole del Pepoli, che ha cognizioni molte, e non minor criterio. Or io son certo che il secondo volume produrra* questo effetto piu* del primo, perche@ e* scritto (se non m'inganno) con maggiore forza e rapidita*. In esso verra* veramente dimostrato che cosa e* Dante, che cosa il suo poema e 'l suo canzoniere: e quest'ultimo e* l'oggetto nostro. Egli e* certo che, se son giunto a dare al mio assunto aspetto di dimostrazione, l'argomento mio diviene interessante molto, e forse (se non troppo mi lusingo) cessera* di dirsi che ho sognato. Le pruove storiche, con cui apro il secondo volume, mi paion gravi e concludenti. Avvezzo pero* a rimaner deluso nelle mie piu* calde aspettazioni e ad essere fischiato quand'io mi lusingava di essere applaudito, non apro il cuore a molta speranza. Chi sa! Forse questa volta non manchero* il mio colpo. D'altronde, il mondo letterario e* gia* prevenuto del mio argomento, e il vedermi comparire in campo per nuovo assalto potra* forse eccitare l'altrui curiosita*. Che bei tre versi classici avete insieme accozzati! Lo scudo d'Atlante, com'e* ben dipinto ne' suoi effetti: Che immantinente che lo mostri aperto forz'e* che Schlegel barbagliato resti e cada come corpo morto cade.&3 E cosi* spero che sara*. Faro* che il publico (se mi riesce) rida di lui, com'egli cerco* farlo rider di me. Cio* che dite delle chiavi del gergo sara* cambiato quando mi vien la pruova sotto le mani. Avete veduti quanti sbagli dalla parte del compositore? Tutt'i fogli mi vengon cosi*; e prima di ridurli ad esser leggibili, Dio sa che ci vuole. Mi pare che tempo fa mi citaste un passo del canzoniere in cui vi e* una costruzione che vi parve, ed / e*, alquanto strana. Ma allora riflettei che rassomiglia a quella di Virgilio: "Ille (ego) qui quondam gracili modulatus avena' ecc. Voi saprete forse ricordarvi qual sia; io ora non saprei dirvelo. Tutti stiamo bene e ci rallegriamo di sentire che la vostra salute sia buona e la vostra residenza rallegrata dalla visita di copiosi amici. Mia moglie vi rinnova i rispetti, e i miei bimbi il bacio rispettoso alla mano. Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Cf. lettera 31, nn.1,2. 2Cf. lettera 37, n.1. 3Sono i "versi classici' composti da Lyell. 51 il 30 di dicembre del 1837 Carissimo Signor mio, Certo che, ignorando le cagioni del mio lungo silenzio e del nauseoso ritardo della publicazione del nostro libro, voi dovete essere non poco sorpreso e forse sdegnato meco. Prima vi dico che ho consegnato allo stampatore tutto il MS che chiude il volume, il quale tutt'al piu* uscira* verso la meta* del prossimo gennaio, e vi diro* piu* sotto come chiude. Ora debbo accennarvi i motivi del silenzio e del ritardo. Primo. Ho avuto tale straordinaria affluenza di lezioni che stetti fuori tutte le giornate, e vedeva passare settimana dopo settimana senza che avessi potuto dar compimento a quelle ultime pagine che rimaneano. Ora per le feste natalizie ho avuto alquanti giorni di vacanze ed ho interamente compito il lavoro. Secondo. Ho avuto un forte disturbo che mi ha obbligato di andare parecchi giorni al tribunale: disturbo che mi ha cagionato perdita di denaro e di tempo, e che avrebbe potuto interamente rovinarmi; ma la fortuna mi ha aiutato. L'affare e* questo. Un falegname, che impiegavamo per qualche accomodo della casa e che ci serviva da 5 anni in circa, con due chiavi false, con cui ha aperto un armadio e un bauletto ivi chiuso, mi ha rubato 30 lire sterline; e da dentro il mio cassettone di biancheria mi ha rubato undici fazzoletti di seta, quasi nuovi. Per buona sorte mi ha lasciato piu* che il triplo di altro denaro che ivi era e circa 74 lire sterline di mio suocero, che poi gli ho mandate in campagna. Lo scellerato ladro e* stato convinto, confesso e condannato a 10 anni di trasportazione. Ho ricuperato quattro soli fazzoletti, che gli furono trovati in casa, ma neppure un soldo del denaro, che in men d'un mese avea tutto speso. Ei lascia una moglie e 4 figli bambini, che con le loro grida accrescono il dolore della mia perdita. Terzo. Nel tagliare il pane a colazione con uno di questi benedetti coltelli inglesi che tagliano piu* de' rasoi, mi son fatto un taglio al dito che mi ha fatto temere di perderlo: mi ha impedito per piu* giorni di scrivere, ma ora e* quasi guarito. Torno all'opera. Non ho voluto chiudere il volume senza accennare con distinzione la chiave della Vita nuova. Mi ricordava che voi mi avevate sollecitato a dirvi con precisione il senso del primo sonetto, diretto ai fedeli d'amore; che mi avevate domandato in che consistesse la differenza tra le due quartine che fanno alternatamente il principio dell'unico sonetto alla/ pagina 55 (edizione di Zatta); e come debba intendersi il padre di Beatrice, che dicesi esser morto. Or bene: dopo aver dato la chiave dell'enigma, ho spiegato particolarmente queste tre cose, per non lasciarvi piu* in preda a non soddisfatta curiosita*. Credo che la realita* di essa chiave sia per riuscire evidente a chiunque vorra* prender cura di verificare l'esame che ne fo. Cosi* la Vita nuova chiude solennemente, a quel ch'io giudico. Ho fatto quanto ho saputo o potuto per minorare il senso disgustoso di profanazione che risulta dalla rivelazione di essa chiave. Giudicherete se vi sono riuscito. Udite ora un fatto curioso. Un vecchio italiano emigrato ch'e* qui, chiamato Angeloni, uomo di 80 anni e piu*, scacciato d'Italia, scacciato di Francia a cagione delle sue esagerate idee politiche, cieco quasi totalmente e quasi totalmente povero, fin da due anni fa venne per pregarmi di prestargli la mia assistenza nella riffa che intendeva fare di una bella scatola d'oro con una pietra sardonica incisa del '500. Mi prestai alla richiesta e gli raccolsi 17 sottoscrittori alla riffa, pei quali gli consegnai 17 ghinee. Quando il vecchio si vide in possesso di una settantina di lire sterline, ritratte della riffa, concepi* il disegno di stampare un certo MS da lui composto e venne a farmelo sentire per averne il mio giudizio. Restai maravigliato e scandalizzato nel leggerlo. Fo a meno di accennarvi qual fosse la sua politica impetuosa; e vi diro* solo che mischiate a quella vi erano le piu* contumeliose espressioni, i sarcasmi piu* stomachevoli contro persone e cose venerande. Atrabile vomitata contro la memoria del morto ministro Mr Canning; contro i nostri letterati Botta, Manzoni, Levati, ecc.; e quel ch'e* piu*, orrori contro la Bibbia per piu* di 300 pagine di quello scartafaccio, scritto senza ordine, senza eleganza, e nella piu* obsoleta e rozza lingua italiana, ch'egli chiama pura e pretta. Gli dissi apertamente quel che ne sentiva, cioe* male, malissimo; e lo pregai quasi in ginocchioni di non continuare la stampa di tali cose (perche@ aveva gia* incominciato a stampare) o, almeno, di / toglierne tutto cio* che dicea contro la Bibbia, che sarebbe ricaduto come ruinoso peso sul suo capo canuto e calvo. E siccome la lettura duro* vari giorni, cosi* varie volte tornai a toccare la stessa cosa e ad esprimere la mia disapprovazione. E gli parlai tanto forte che finalmente, disdegnato contro me, parti* senza mai tornare. Ed ecco che il libro&1 e* finalmente comparso alla luce, di circa 800 pagine, in cui, in addizione alle persone contro cui vomita atra bile, ci e* anche Gabriele Rossetti, su cui per 8 pagine in circa (come mi e* detto, perche@ non ho voluto leggerlo) mi tratta da ignorante e cerca di mettermi in ridicolo come credente nella Bibbia, e come idiota ed inscio di tutte le umane discipline. Ed in addizione alle persone, da lui nel libro lodate, vi e* Fieschi, trattato come eroe, e Panizzi, presentato come il migliore de' suoi amici. Mi dicono che il Panizzi ne sia fieramente sdegnato e che abbia sclamato: "Pagherei 200 lire sterline perche@ mi avesse detto male, come ha fatto al Rossetti.' Sento dire che alcuni preti inglesi vogliono fargli un processo, ma che molti altri son di parere di non parlarne affatto, perche@ un tale sciocco scartafaccio e si* male scritto morra* da se@. L'ardito vecchio cerca intanto farlo circolare per quanto puo*, ma invano. Chi vuole spendere una ghinea (modesto prezzo ch'egli ha posto al suo zibaldone) per farne acquisto? Io mi rallegro ch'egli mi abbia denunziato al publico come sciocco o ipocrita (espressioni sue) che credo o fingo di credere alla Bibbia. Tal sia di lui. L'ho avvertito che andava incontro ad un fosso da cui cercai ritrarlo; egli per gratitudine dell'avviso si e* rivolto, mi ha gettato addosso una pietra, e pur nel fosso ha voluto cadere! Ingrato! Si e* servito della moneta ch'io gli avea procurato per stampare improperi contro di me! Cosa incredibile in un vecchio di quella eta*! Un degno galantuomo inglese ed abilissimo pittore, Mr Eastlake, che ha estese cognizioni in letteratura, e amico mio da parecchi anni, e* venuto a trovarmi ieri per farmi sentire una lettera da lui ricevuta da Firenze, scrittagli da un dottissimo gentiluomo inglese&2 (com'ei mi dice), nella quale gli scrive ch'essendo egli divenuto "a Dante-mad', ha scorsi molti comenti antichi e moderni, sempre disappointed, quando gli capito* in mano il mio Comento analitico. Oh, le esclamazioni di ammirazione che fa! Dice ch'e* impossibile non convenire che la mia interpretazione e* la sola vera. Insinua a Mr Eastlake di fare la mia conoscenza (senza sapere ch'eravamo gia amici) per ringraziarmi da parte sua e per dirmi che ha acquistato un MS, codice del '300, della Divina commedia con comento di quella eta*, nel quale son confermate molte mie interpretazioni; e che se / io voglio aprire un carteggio con lui, me le comunichera*. Ho promesso di farlo, e nella prossima mia vi diro* il nome di quel letterato inglese (non e* quello della traduzione che vi parve ridicola), e vi trascrivero* alcune delle sue espressioni che copiero* dalla lettera ch'ei mando* all'amico mio. Mi e* stato detto da un tal Doca che il mio Comento e* stato ristampato splendidamente a Lipsia, e ch'egli ha veduta l'edizione, che avanza la mia di Londra. Ultimamente ho vendute 5 copie della mia per commissioni di librai stranieri. Cosi* vedi che, a dispetto di tutti gli sforzi fatti da' miei detrattori, il mio lavoro e* in piena vita. Ho piacere che abbiate scorso di nuovo l'Ariosto. Ora che vi ho dato gli occhiali magigi, potete cominciare a vedere che quel poema e* tutto mistico. Se avete letto il libro di Petrarca intitolato Secretum meum, in cui dice nella prefazione ch'egli nascose la donna Verita* nella reggia di Atlante (sostenitor del cielo) da lui descritta nel poema dell'Affrica, scorgerete chi e* l'Atlante del Boiardo e dell'Ariosto; e vedrete che i due poemi di costoro non sono che la continuazione della finzion del Petrarca, il quale dice nel canzoniere che invidiava al vecchio moro (cioe* ad Atlante) che tenea nascosta la sua Laura, non diversa percio* dalla Verita* descritta nel suo poema. Il Mazzoni nella sua Difesa di Dante mette spesso in paragone le finzioni di quest'ultimo con quelle dell'Ariosto; e son quelle in cui la stessa idea mistica e* celata ed indicata dai due poeti. Posso mostrarlo all'evidenza, e l'ho fatto in parte. Che materia inesauribile si e* mai questa! Nell'ora in cui questa lettera vi sara* fra le mani gia* conteremo il millesimo 1838; ed io fo caldi voti che le due teste di Giano vi sorridano da entrambi i lati, e piu* la giovine che la vecchia. Mia moglie si unisce meco in questi voti, i miei fanciulli vi baciano le mani, ed io son sempre per la vita Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Alla valente ed animosa gioventu* d'Italia, Esortazioni patrie cosi* di prosa come di verso, Londra, 1837. 2Seymour Kirkup: letterato e artista inglese residente a Firenze, conosciuto dal R. tramite l'amico Eastlake. A lui sara* dedicato il Mistero dell'amor platonico. Altre lettere, riprodotte qua sotto, parlano di lui. Cf. in particolare lettere 55, 56. 52 il 9 di febbraio del 1838 Carissimo Signor mio, La risoluzione da voi or presa di far cancellare Vol.II dall'opera che sta per publicarsi mi piace e dispiace nel punto medesimo. Mi piace perche@ mi libera dal rammarico di vedervi per me in ulteriore dispendio, e gia* troppo avete esercitata a favor mio la vostra generosita*. Mi dispiace perche@, se mi aveste a tempo comunicata questa ferma determinazione, avrei messo nell'ultimo periodo del volume quella parte piu* importante che or ne rimarra* fuori, quella ch'io avea riserbata per colpo decisivo, e che piu* riguarda la vostra mira primitiva, l'interpretazione del canzoniere di Dante. Concomitante ad un tal capitolo sarebbe stato l'altro in cui provo che tanto il canzoniere stesso quanto la Commedia trattano dello stesso soggetto, e che ambo son di natura settaria; e finalmente quello in cui dimostro non solo con la critica, ma con la storia, che Dante era patarino e da patarino scrisse. Avrei cosi* lasciato fuori quell'immenso capitolo sul Terzo cielo, il quale, sebbene importante, e* assai meno vitale e decisivo che gli accennati. Ma poiche@ avete risoluto di troncar cosi* la faccenda, acquiesco al decreto senza molto rincrescimento. Non vi celero* ch'io riguardo quest'opera, quale ora sta, come incompleta di molto, sino al punto che, se la facessi girar pel mondo qual rimane, temerei che invece di repellere le accuse fattemi dai malevoli, io darei loro nuova materia a biasimo ed a riso. Onde il meglio ch'io possa fare e* di tenerla presso di me, fintanto che non potro* in un modo o in un altro stampare tre o quattro capitoli (il che importerebbe 200 pagine in circa) coi quali potro* menar la materia ad una plausibil conchiusione. Quando potro* far cio*, regolero* la cosa cosi*. Continuero* la stampa colla stessa compaginazione numerale, arrivando per esempio a 900 pagine; e poi, per non fare un libro mostruoso, lo dividero* in due volumi, in acconcio luogo; talche@ una sola compaginazion numerale con un solo duplice frontespizio (Vol.I - Vol.II), siccome ho veduto in qualche pregevole edizione (e fra le altre nelle Antichita* indiane di Tommaso Maurice), valga quasi a mostrare unita* d'argomento. Prima che possa cio* fare, potro* far girare qualche copia dell'opera come sta fra le mani di pochi dotti sinceri per averne schietto giudizio, massime riguardo alla sua natura dilicata. Se mi fosse detto da persone benevoli e giudiziose che non/ puo* recar detrimento al mio carattere, la compirei e publicherei come ho detto, altrimenti rimanga come sta, e non mai la mettero* in vendita. Dal lato vostro fate di essa tutto cio* che vi aggrada; e giovera* forse che ne mandiate delle copie a vostri amici stranieri o inglesi per udir che ne pensano. Cosi* pur fosse che, incompleta come e*, trovi grazia appo il publico da averne un competente spaccio, com'io vi scongiurerei di cercare di rinfrancarvi alquanto della grave spesa incorsa. A me ne basterebbe un centinaio di copie. Qual gradevole sorpresa per me sarebbe il vedere che, mozza com'e*, sapesse farsi strada; ma dopo che il mio assunto e* stato cosi* da falsi o pregiudicati dotti crudelmente svergognato, non oso aprire il cuore a tanta speranza. Forse condotta a termine plausibile la materia avrebbe fatto il colpo che ne attendeva; ma come rimane, non mi pare probabile che possa farlo. Vi mandero* MS i capitoli che intendo aggiungere quando che sia, per averne il vostro giudizio: essi erano stati da me approntati per la stampa molto prima che terminassi il volume come sta. Ho fatto nella Prefazione le piccole alterazioni che bramate, togliendone cio* che avete giudicato espressioni troppo forti riguardo allo Schlegel; ho anche modificata qualche frase o parola che non vi parve da ritenersi, ed ho aggiunto un paragrafo in cui con le parole stesse dello Schlegel fo vedere la sua malignita*. Invece della Conclusione che bramate, chiudero* il volume con una brevissima lettera a voi diretta, in cui daro* buona ragione di lasciar al punto dove lascio; e con un mezzo foglio di Note aggiunte (che raccorcero* quanto piu* posso) adempiro* alla promessa fatta di esse nella prima parte del volume. Insomma, faro* tutto cio* che bramate. Son dolente soltanto che dopo si* grave dispendio vostro non abbia io fatto cio* che piu* bramavate, cio* per cui mi avete invitato a scrivere, la spiegazione del canzoniere: la leggerete almeno manoscritta; altro far non posso. Affinche@ la compaginazione delle Note aggiunte non mi disordini, nel caso che debba continuar la stampa degli accennati capitoli, mi varro* di numeri romani, che non frastorni il corso de' numeri arabi. Son corso quest'oggi alla stamperia per far togliere il Vol.I dal frontespizio e dal termine, e per fare i cambiamenti che mi avete accennati; e la mia pronta ubbidienza vi provi ch'io sono e saro* sempre Il vostro obbligatissimo e divotissimo Gabriele Rossetti. 53 il 2 di novembre del 1838 Carissimo Signor mio, E* da molto tempo ch'io andava rivolgendo in mia mente una risoluzione che ondeggiava fra 'l si* e 'l no, e la vostra ultima lettera viene a dar preponderanza al si*. Poiche@ dunque la bilancia e* scesa, io vi diro* che cosa ho risoluto. A dispetto di tutta la industria da me impiegata nel velare e inviluppare lo scopo della scienza segreta, a dispetto di tanti passi soppressi, di citazioni moncate, di proteste fatte, di riverenza ostentata, ecc., mi accorgo che l'oggetto della scienza occulta non e* piu* un segreto impenetrabile nelle mie sposizioni, e che percio* la mia opera diviene sommamente imprudente e riguardo a me stesso e riguardo alla societa*, massime poi riguardo alla societa* inglese ch'e* divenuta la mia, e non puo* esser altrimenti. In questo caso, che fare? Eccolo. Finir l'opera&1, poiche@ poco avanza per giungere al suo termine, ma non renderla di ragion publica, non porla in vendita. Regalarne qualche copia a qualche amico e sentirne il giudizio candido e senza il minimo belletto; ma a qualche amico di retto pensare, che sappia ben considerare le cose e che, senza essere pinzochero, ami veder rispettate le cose che son da tutti rispettate. Sparse che ne saranno cosi* una cinquantina di esemplari (cinque o sei in Inghilterra) qui, in Italia, in Francia, in Germania, attendere all'effetto che produce e al senso che desta: se e* favorevole, e non porti alcuna svantaggiosa impressione all'autore, vendere a poco a poco il resto; altrimenti tenerne in deposito l'edizione intera. Non saprei che altro dire. Il segreto che ho ringoiato e che ho bellettato quanto meglio ho saputo, cioe* il segreto della tuttora esistente societa* segreta, e* precisamente quello di tutte le altre scuole antiche di sacerdozi pagani. Io l'ho svelato in parte nel trattare de' Misteri pagani o mitologici; dico in parte, poiche@ anche in quel preliminare ho cercato di parlare con quella circospezione con cui intendeva trattare il mio argomento. Io ho sostenuto che il gran segreto delle scuole sacerdotali del / gentilesimo era l'unita* di Dio e l'immortalita* dell'anima, di cui e* conseguenza il premio pei buoni e 'l castigo pei malvagi nella vita futura. Ma tutto cio* e* parte del gergo della loro scuola, poiche@ Dio, anima, vita futura son anche termini in gergo: chi considera qual e* il cielo e il morire allegorico capisce che cosa e* Dio e che cosa la vita futura. Insomma, tutto si riduce ad una illusione, dettata dalla politica, per regolare l'umana societa*. Or i Massoni pretendono (e questo e* il segretum magnum) che la nostra religione sia non diversa da quelle antiche, o diversa solo nelle figure; che siccome nella scuola egizia ed eleusinica l'iniziato, per illusion del linguaggio ne' primi gradi, credeva che gli de*i fossero cosa diversa da lui (con che lo conformavano alla legge dominante ed alle utili abitudini virtuose) i quali dovevano nell'altra vita o punirlo se malvagio o premiarlo se buono, e per rivelazion di linguaggio negli ultimi gradi scorgeva che gli de*i punitori e premiatori, il cielo e l'inferno, la vita presente e la futura, tutto insomma si compenetrava e raccoglieva in lui, cosi* pure accade della presente scienza loro: ne' primi gradi simbolici la donna mistica ha per oggetto la virtu* generatrice degli utili fantasmi, che impiega il timore e la speranza della vita futura per far l'uomo utile cittadino (ecco la Beatrice del Purgatorio, nel qual corso Dante si purga dai vizi); nel secondo corso filosofico la donna mistica ha per oggetto la verita*, che fa riconoscere il netto delle cose e dissipa tutte le finzioni, con che il proselito riconosce che tutto cio* ch'ei crede@ fuori di lui o in cielo o in inferno e* tutto dentro di lui (ecco la Beatrice del Paradiso, nel qual corso Dante riconosce il vero). Il primo corso simbolico che spoglia l'uomo dei vizi e lo adorna di virtu*, costituisce la vita attiva; il secondo - in cui, essendo buono per conformata educazione, puo* ravvisare senza pericolo la verita* - costituisce la vita contemplativa. Or dicono con asseveranza che la religione di Cristo non sia altro che questo: un complesso di finzioni e di figure. Nel primo stadio, in cui si deve stare alla lettera del Vangelo, si e* in vita attiva; nel secondo stadio, in cui si danno le chiavi di quelle figure (che son le chiavi / poste in mano a S.Pietro, una d'argento, l'altra d'oro), si giunge alla vita contemplativa. Dicono che l'Apocalisse di San Giovanni offre in figura tai chiavi, con cui si spiegano le figure precedenti, e che percio* e* al termine di tutto il codice della nuova legge; e che la Nuova Gerusalemme, dipinta prima come una donna e poi come una citta* quadrata, e di misura cubica, la quale contiene in se@ quanto e* in cielo, sia figura del proselito stesso giunto all'apice della perfezione in vita attiva e contemplativa, cioe* virtuoso per abitudine e riflessione, ma nel punto stesso conoscitore dell'essenza delle cose. Dicono che come presso gli antichi sacerdozi si* i capi della scuola che i neofiti di essa erano zelanti nel far credere ai non iniziati come vero e reale cio* che formava il fondamento della publica religione, cosi* pure devon fare i capi e neofiti della scuola massonica: accreditare la publica religione per tutt'i loro mezzi, con conservare gelosamente la verita* per se@ stessi, e non per gli altri. Dicono che nel primitivo cristianesimo si era la doppia divisione di sacerdozio e chiesa, che il primo era cio* che ora chiamasi massoneria, in cui i capi erano i vescovi, i papi, ecc.; che la seconda era cio* che siam tutti, eccetto la massoneria, ma che in tempo di Costantino siasi dai papi venduto al potere politico il sacrificio della scuola segreta con distruggerla interamente; e che quei fratelli che furono indignati di un tal mercato la continuavano di generazione in generazione sino a noi, cosicche@ ora nella chiesa in generale sien rimaste le sole forme e figure esterne, senza interno significato, mentre questo e* posseduto dalla Massoneria, che si divise dalla gerarchia papale che fe' il sacrifizio della scienza al poter politico. Tutto cio* che ho qui inelegantemente e confusamente accennato puo* provarsi non solo con innumerevoli passi di moderni scrittori di questa societa*, ma quel ch'e* piu*, con passi moltissimi de' primi scrittori e padri della chiesa, e massime di quei della scuola d'oriente e della filosofico-teologico-platonica scuola d'Alessandria. Ecco il segreto. Ecco ch'e* la scienza occulta di Dante, Petrarca, ecc. Ecco che e* la Beatrice, la Laura ecc. Voi avete bramato che ve lo accennassi, ed a voi solo non dubito di scrivere tai cose, che ho cercato con tutte le mie forze tener nascoste nello scritto mio, quantunque forse non ci sia interamente riuscito. E mi paion mille anni di dar compimento al lavoro per non pensarci piu*. Ne@ lascero* in esso dare aspetto di congiura di dotti contro la chiesa papale, congiura animata da spirito di / riforma dommatica, secondo il Protestantismo; e con nuove proteste mie cerchero*, per quanto posso, scolparmi da qualunque maligna intenzione. Quello che posso dirvi e* che coloro a cui ho dato a leggere quello che finora e* stampato (eccetto Mr Frere) non vi han sospettato altro che questo, anzi m'han detto che spesso prendo troppo l'aspetto di devoto, piu* di quello che avrei dovuto fare; ma io lo faro* anche piu*, e diro* che il disegno de' nostri antichi era tutto politico (come infatti era), e si servivano dell'aspetto dommatico soltanto per coprirlo. Mi consola anche il pensare ch'essendo l'opera in italiano e nelle mani di pochissimi in Inghilterra, non potra* mai aver un effetto publico. Se uno legge attentamente, vede che non e* mia mira di far minimamente torto alla religione (e cio* posso dirlo con tutta la fiducia e la baldanza di mia coscienza), ma solo di ricercare che cosa fosse quell'amor platonico de' nostri antichi. Il vedere che voi ve ne volete lavare le mani mi mette in grande apprensione: cio* e* forse derivato da cio* che vi ho narrato di Mr Frere, ma io ho voluto dirvi la purissima verita*. Il ritratto di Dante, derivato dal suo stesso volto mentre giaceva cadavere, e* cosa reale, ne@ e* da revocarsi in dubbio, poiche@ non e* nuova scoperta, fatta ora, ma e* fabbricata nel muro in maschera di terra cotta nel palazzo del Nero, appartenente al marchese Torrigiani, che lo ha ereditato. In una nota alla pagina 1075 ne parlo con precisione e riferisco le parole di Mr Kirkup. Domani mandero* a Mr Molini l'incisione del ritratto e due vostri libri, cioe* il Cecco d'Ascoli e la Chiave del gabinetto del cav. Gio. Francesco Borri, che soli mi rimangono. Non mi pare di aver altro. Se vi ricordate voi di qualche altro libro che vi appartiene, rimasto in mia mano, vi prego di rammentarmelo, perche@ subito ve lo rimandero*. Gli altri che aveva, mi sembra averveli tutti rimandati. I miei due ragazzi, grazie al cielo, han superata la perniciosa malattia&2: Gabriele e* interamente rimesso; Guglielmo e* assai piu* languido, ma con l'aiuto di alcuni rimedi che sta prendendo, spero che racquistera* le sue forze. Resto inteso di quanto mi dite, e siate sicuro che non oltrepassero* il numero delle pagine che mi prescrivete. Il titolo sara* quello che dite si* per le vostre copie che per le mie. Cio* che mi rincresce e* che ne vogliate si* scarso numero di copie, ma mi accora anche piu* il sentire che rinunziate alla lettera preliminare e alla dedica: vi e* dunque cosi* caduto dal cuore il mio lavoro? Lo chiudero* alla meglio, e lo considerero* come non fatto. Meno male che sono al termine. Penso lasciare star Panizzi, ma il parlar dello Schlegel come ho parlato, cioe* con forza e con ragione, senza spogliarmi di rispetto, mi sembra cosa indispensabile. Credetemi sempre pieno di sincero rispetto e gratitudine. Il vostro divotissimo servo G.Rossetti. 1Il mistero dell'amor platonico. 2La scarlattina. 54 il di* 20 aprile del 1840 Carissimo Signor mio, Eccomi a terminar la lettera incominciata che per la fretta non potei finire. Gia* il nuovo foglio e* interamente dallo stampatore composto e da me riveduto, e spero che fra tre giorni possa mettersi in marcia trionfale verso Kinnordy per incontrare gli sguardi che san meglio scrutinare le profondita* dantesche. Se la mia speranza non e* troppo ardita, credo che questo foglio e il seguente debbon trovare grazia agli occhi del massimo Filo-Dante e del generoso Filo-Rossetti. Il misticismo della Divina commedia e la sua recondita sorgente non saranno piu* un problema insolubile e un tormento alla curiosita* dei lettori; fin i sette P, scritti sulla fronte di Dante alla porta dell'iniziazione, sveleranno la loro essenza e la loro origine. Qualora penso al modo con cui e* nata quest'opera, si* lunga e si* curiosa e, forse debbo aggiungere, contro voglia si* ardita, veggio ch'essa si deve ad una certa fatalita* che prese le prime mosse dalla vostra liberalita* magnanima. Io non pensava di piu* volgermi a quest'argomento, e le mie tante riflessioni, pruove, autorita*, analisi, ecc. sarebbero meco perite. Voi mi proponete di scrivere una dissertazione per illustrare il canzoniere di Dante; io, senza misurar col pensiero l'estensione dell'argomento, senza prevedere in che mare m'ingolfava, prendo la penna e comincio; e credendo sempre finir quanto prima, continuo cosi*, continuo sempre senza trovar mai riva all'ardimentoso viaggio di scoprimento, e finalmente mi veggo ridotto a tale che son costretto a spinger la barca ad una baia, non perche@ mi manchi materia alla ricerca, ma per finire una volta in un modo qualunque si* interminabile corso. E interminabile veramente! Se sapeste quai cose preziose tralascio! ... quali evidenti interpretazioni di opere che van per le mani di tutti, e che niuno ha mai sospettate per misteriose! quali spiegazioni di cifre mitologiche, si* antichissime che posteriori! ... Una delle due: o io sono un gran sognatore (ma non lo credo affatto), che per forza di calda immaginazione scorgo relazioni che paion vere e non sono; o per una felice casualita* (e cio* parmi che sia) mi sono imbattuto in un argomento vero e reale, fecondissimo di grandi risultamenti, il quale era sfuggito a tutti coloro che mi avevan preceduto nell'illustrar Dante, e che (per dir meglio) era stato da molti di loro con cura evitato o taciuto. Intendo dagli antichi commentatori, poiche@, da qualche secolo in qua, i posteriori perdettero la traccia del misticismo dantesco, e i moderni non ne sanno un'acca. E pure queste cose non sarebbero mai state sapute da niuno al mondo (oso dirlo), se non fosse stata la mia immensa ardenza di correre dietro al vero nascosto; ed ancorche@ scoperte, non sarebbero state mai sapute e publicate senza la vostra generosa protezione. Forse un giorno saranno riconosciute per quello che sono, ed e* gran peccato che il mondo ignori che a voi lo deve, a voi piu* che a me: io le avrei lasciate nell'ombra dove sarebber perite; voi le avete messe alla luce, dove presto o tardi debbon trionfare di ogni incredulita*. A voi si deve lo Spirito antipapale, a voi il Mistero dell'amor platonico, che sparge tanto lume sulla letteratura antica e moderna. Quando i latrati de' cani cesseranno (nati dal pregiudizio e dalla novita*), cominceranno a sonar le lodi, e vorrei che queste rimbalzassero sopra di voi, che le avete piu* di me meritate. Io forse non vedro* ne@ il male ne@ il bene che se ne dira*, poiche@ temo che quest'opera sia per me l'ultimo canto del cigno; ma voi, a dispetto degli anni 71 (oh, "sien pur cento e mille' sclamerebbe il Petrarca), godete florida salute e sembrate destinato a piu* lunga esistenza e prosperosa. Vorrei pero* sentire, prima di lasciar la superficie della terra, qual sensazione fara* il Mistero dell'amor platonico fra quei pochi dotti che saranno destinati a leggerlo. Industriamoci, voi dal lato vostro ed io dal mio, a profetizzare quello che ne diranno, e vediamo su quai punti concordiamo e su quai no. I Massoni mi debbono essere obbligati di rivendicare alla loro societa* i piu* gran letterati della risorta letteratura e le opere piu* ammirate di essa. Che la Divina commedia ne sia una, e forse la piu* alta, rimarra* sino all'evidenza ineluttabilmente dimostrato nel capitolo che si sta stampando; e comincerete a vederne la dimostrazione nel foglio che tosto avrete. Che il Furioso dell'Ariosto e la Gerusalemme del Tasso ne siano due altre e* cosa che puo* egualmente provarsi, ma qual lavoro esigerebbe una tal dimostrazione! Io ne ho disteso ne' miei MSS moltissime pruove e ne ho deciferato parecchi caratteri e non poche finzioni paraboliche, che potrebbero servir di saggio e di qualche stimolo ad altrui di continuare la interpretazione. Ma stia quel fascio di carte la* dove or giace; non e* poco che abbia dissipate le ombre intorno a Dante. Ho voluto recar di Tasso piu* cenni significanti (ed altri moltissimi ne vedrete in quest'ultimo capitolo) non gia* perche@ sia quello che nel Cinquecento ha parlato piu* chiaro, ma perche@ e* quello su cui meno puo* cader dubbio e sospetto di misticismo. Chi mai, leggendo il Goffredo e l'azione storica ivi cantata, chi mai sospetterebbe significazione occulta? Eppure vi e*, e sicuramente vi e*. Che mondo ignoto di cose sta nascosto nel mondo noto! Nella Conchiusione dell'opera ne fo un rapido cenno in una pagina e mezzo, che nel luogo ove e* posto produrra* qualch'effetto e si attirera* qualche credito. In quella Conchiusione ho ribattute tutte le opposizioni fatte al mio sistema d'interpretare ed ho confutato tutt'i miei scortesi morditori, uno dopo l'altro. E ardisco dire che le confutazioni sono riuscite cosi* spiritose e logiche, e aggiungero* anche, con tanta fluidita* di dizione e scorrevolezza di discorso, da potersi dire tutta quella Conclusione (non ridete, per amore del cielo e per pieta* del vostro Rossetti) un vero pezzo di eloquenza: vedete s'io son modesto. Prima che lo dia alla stampa, vorrei averne il vostro giudizio: volete che ve lo mandi? Bastano dieci giorni a farlo venire, restare e tornare. Se mi dite di si*, ve lo mando subito. Il MS e* molto scarabocchiato; ma se lo puo* leggere lo stampatore, lo potrete leggere ancora voi, che siete ormai avvezzo alla mia sgorbiata scrittura. Mi rincresce dirvi che il mio affare d'insegnamento quest'anno (almeno fino adesso) e* molto scarso. A non urtare contro il publico pregiudizio, ho ringoiata la verita*, ho soppresso cio* che la mostrerebbe piu* chiaramente, e pur cio* non basta ad attirarmi assai faccende pel mio mestier di pedante! Non basta il titolo di Professore nel Collegio piu* accreditato della metropoli! Non basta (soffrite quest'altro tratto della mia modestia) ch'io sia tanto superiore a tutti gli scilinguati insegnatori italiani che qui sono quanto il cipresso e* superiore alle ortiche. Se conosceste quali sono coloro che qui danno lezione (eccetto qualcuno), vi farebbero veramente pieta*, o piuttosto ve la farebbero quegl'inglesi che gl'impiegano. Tutti quanti pedantuzzi, pero* (ed anche con questo nome gli onoro) hanno un talento che non ho io: san fare ben valere l'altrui raccomandazione e la loro impostura. Ma via, sia che vuolsi: forse quest'anno, in cui sono cosi* ammalato, la scarsezza delle faccende non e* un male per me, o e* meno male; speriamo meglio in appresso, se questo appresso deve per me esistere. Sono andato cercando tutta questa mattina, tra 'l mucchio delle lettere che serbo, l'ultima che Mr Kirkup mi ha scritta per ringraziarmi del volume della vostra versione&1 che gli ho mandato a regalare, ma non ho potuto trovarla. Avrei voluto qui copiarvi cio* che mi ha detto della sua ammirazione intorno a cio* di cui voi vi mostrate si* malcontento. Io vi confesso che, nel vedervi contradetto da tutto il mondo, ci ho non poco gusto: mirate malizia! Quando mi verra* fra le mani quella lettera (ne@ lascero* di cercarla), sentirete che bello elogio e* fatto al mio amico Lyell, che non crede di meritarlo. Ieri ed oggi mi pare di sentirmi meglio; ma questa mia infermita* offre piu* fasi che la luna, e quando credo che manchi, comincia a crescer di nuovo. Quello che piu* mi spiace e* lo sputo di sangue, che la mattina verso il mezzogiorno si manifesta. Debbo pero* dire che il mio respiro e* libero, e che ingoiando a gran sorsi l'aria, non sento pena alcuna e non ho il minimo indizio di polmoni lesi; ond'e* probabile che lo sputo di sangue (e sangue vivo!) abbia tutt'altra origine che gli organi vitali. Circa ai Templari ho lasciato molto dal quale risulterebbe quanto Dante aderiva alla lor dottrina segreta; ma fatti storici positivi non ne ho e non posso produrne. Uno de' piu* forti argomenti che ho, che la loro scienza occulta e quella di Dante derivano da una stessa sorgente, proviene dall'analisi delle opere di S.Bernardo. Senza il minimo dubbio questo cenobita era massone, e forse mi determinero* d'inserire qualche tratto che scrutini i suoi trattati nel capitolo che sta procedendo nella stampa. Figuratevi che rabbia sentira* Roma nel vedere dimostrare che uno dei suoi Dottori era libero muratore, e che i trattati ascetici che ha lasciati sono pieni di fallacia di lingua pari alla Divina commedia! Oh, se non fossi stato raffrenato da' debiti riguardi, e per me e per la societa*, oh che luce avrei sparsa sul mio argomento! A che punto d'evidenza crescente avrei potuto menarlo! E che curiosa materia si e* mai questa! Ognun che legge il mio nuovo lavoro chiaramente puo* vedere che ho detto meno di quello che io so, e scorge ch'io ho combattuto fra la voglia di dire e quella di tacere, di svelar sino ad un punto e di celar tutto il resto. Che peccato sarebbe che, dopo aver fatto tanto sacrificio di verita*, e dopo esser disposto a sopprimere interamente un lavoro che tante fatiche mi costa, e tanto studio e tante meditazioni e tanto agitar di penna, io dovessi riceverne detrimento!!! Ma son determinato di non mettere qui in vendita un'opera tale. Poiche@ non posso cambiarne la natura malgrado ogni industria, posso almeno tenerla nell'ombra, e ripetero* con quel vescovo antico: Mundus vult decipi, decipiatur. Ora, poiche@ la carta il comanda, vi diro* addio, ripetendomi immutabilmente Il vostro obbligatissimo e devotissimo Gabriele Rossetti. 1The "Canzoniere' of Dante Alighieri, Londra, 1835. 55 il 30 di ottobre del 1840 Carissimo Signor mio, Dietro un cortese invito, fattomi da Mr Molini per parte vostra, sono andato a vedere i tre disegni del busto di Dante, fatti eseguire da voi in matita da abile artista italiano. Sono egregiamente fatti; ed io, che nella mia prima giovinezza ho disegnato moltissimo, ed oso aggiungere benissimo, posso assicurarvi che il lavoro e* ottimo: nelle parti e nel tutto si ravvisa la mano esperta di chi ha molto disegnato e di chi ha posto diligenza ed amore in questa sua fatica. Son sicuro che non avrete pagato meno di tre lire per ciascun disegno, e forse dico poco. Ecco tre nuovi simulacri del nostro idolo portentoso, posti nel santuario di Kinnordy, ove il sommo sacerdote del culto raccoglie non solo l'anima pensante del Divino Alighieri contenuta ne' suoi scritti, ma fin le forme venerande di lui consacrate dalle arti. Mr Kirkup mi ha scritto una lunga lettera gentilissima per annunziarmi la scoperta di un altro ritratto di Dante, fatto dal suo amico Giotto in una vecchia cappella del Palazzo del Podesta* in Firenze. Il fanatismo e la barbarie avean coperto d'imbiancatura quel bel lavoro a fresco fin da tre secoli fa. Mr Kirkup, con l'assistenza d'un dotto viaggiatore americano e del Console britannico in Toscana (il signor Bezzi piemontese, ma naturalizzato inglese), fecero tutto il loro possibile per ottenere dal restio governo il permesso di scoprir quella pittura antica, e superati i molti ostacoli che venivano opposti, riuscirono finalmente a scoprir la pittura. Ma dopo avere speso pazienza, tempo, denaro; dopo aver fatto restaurare accuratamente tutto quel dipinto - horribile dictu! - il Governo toscano se n'e* impadronito e lo ha chiuso a chiave, per farne un guadagno esclusivo e trarne un profitto per se@! Che furfanteria! Che spilorceria! Che turpe avidita*! Per quanto quel buon inglese e* infuriato contro si* vile procedere, per altrettanto e* in estasi per la bellezza di quel ritratto, del quale scrive: The poet looks about 28 - very handsome - un Apollo colle fattezze di Dante. The expression and character are worthy of the subject and much beyond what I expected from Giotto: Raphael might own it with honor. Add to which, it is not the mask of a corpse of 56: a fine, noble image of the hero of Campaldino. The costume very interesting. No beard, nor even a lock of hair: a white cap, over which a white cappuccio / lined with dark red, showing the edge turned back. A parchment book under his arm. Aggiunge che nello stesso dipinto vi sono anche i ritratti di Brunetto Latini, di Corso Donati e di Carlo secondo, re di Napoli, e che quella pittura e* descritta da antichi autori, come il Vasari, il Villani, il Filelfo, il Cinelli e Leonardo aretino. Sarei proprio curioso di veder Dante giovane. Speriamo almeno che il Governo toscano lo faccia diligentemente copiare ed incidere, e che non voglia avere il mal vezzo degli eunuchi del serraglio, che impediscono agli altri di fare cio* ch'essi far non possono. La Conclusione del mio lavoro e* gia* tutta dallo stampatore composta e da me corretta: non resta a far altro che fare l'ultima rivista, essere poi stampata ed esservi finalmente mandata, il che spero accadra* nel corso di otto o nove giorni. Eccomi finalmente al termine di questa lunga Iliade di fatica e di ansieta*. Ora che l'Italia, anzi l'Europa si occupa tanto dell'altissimo Alighieri, ora che opere in italiano, in francese, in tedesco escono a ragionarne (quantunque tutte erroneamente), ora che Dante e* richiamato a vita nuova fin ne' suoi ritratti scoperti dal tempo e dall'industria, ora finalmente che la letteratura danteggia furiosamente, l'opera mia comparirebbe bene a proposito; ma ella, che sola dice il vero, e* di troppo dilicata tempra e dee rimanere all'oscuro. E vi rimanga: e* da lungo tempo che acquiesco a questa idea, e non mi fa piu* pena. Forse dopo la mia morte risorgera* e svelera* quel che or nasconde. L'unica cosa che ora potro* ottenere di tanta fatica si e* di sapere qual giudizio ne porteranno sei o sette conoscitori di quel poema: cio* puo* farmi presentire il giudizio della posterita*. Ma quale fra tali conoscitori puo* mai contrastare il primato allo scozzese Pontefice del culto? Io solo (oso dirlo senza vanita*), io solo posso contrastarglielo, perche@ pertinacia di studio, e non superiorita* d'ingegno, mi ha aperto una via nel mondo segreto in cui il sommo fiorentino avea tanto impero. Ma poss'io essere il giudice di me stesso? No. Dunque il solo Pontefice scozzese puo* esser ora giudice competente di questa mia enorme fatica; egli solo puo* dirmi con sincerita* e sapienza quel che vale, in che e* buona e in che e* cattiva; ed egli solo mi potra* compensare della perdita di mille giudici, perche@ il suo giudizio vale piu* che mille. Egli me l'ha promesso, ed io reclamo la sua parola. Si figuri egli dun/que che quest'opera gli sia caduta fra le mani come per caso, e che ne voglia dare un giudizio disappassionato, disinteressato, imparziale ed equo al suo rispettoso filodante abbruzzese; supponiamo che quest'opera sia di N.N. Che ne scriverebbe C.L. a G.R.? Questo e* quello di cui G.R. prega caldamente C.L. Non gliene taccia minimamente i difetti, anzi sia libero nell'enumerarli; ma gliene dica anche i pregi, ancorche@ voglia esser parco nell'indicarli. Gli faccia sapere se gli argomenti, le pruove, le autorita* in essa addotte, sien fatti per persuadere i dottori in dantismo; se le confutazioni fatte agli oppositori Schlegel, Fraticelli, Ozanam&1, Balbo&2, ecc. abbian vigore persuasivo, o sian deboli e fiacche; e gli esprima ancora se lo stile e* bene adattato alla difficil materia, e se lavoro di si* lunga lena possa interessare il pubblico de' dotti in generale e quello de' filodanti in particolare. Il signor N.N. non chiede altro premio di questa fatica sua che il giudizio di C.L. Esquire, espresso a G.R. suo fedel servo e devoto amico. Ora che sto per imprimere l'ultimo foglio, vi chiedo di nuovo se debba mettere al termine questa breve Protesta, o qualche altra che mi suggerirete: Per difendere le mie interpretazioni letterarie dagli altrui assalti ostili, scrissi la presente opera: ma nel rileggerla mi avvedo che puo* essermi attribuita una mira ben diversa. Che le mie critiche idee sien poste in derisione, posso soffrirlo; ma che sien posti in sospetto i miei morali principi, tollerar nol deggio. Mi determino percio*, senza esitare un momento, a sopprimere l'intera edizione, eccetto pochissimi esemplari ch'io destino ad amici sapienti e benevoli. Dichiaro quindi che questo scritto non e* di ragion pubblica, ma di uso privato. Pago di giustificare le mie interpretazioni appo coloro la cui stima mi e* altamente a cuore, seguiro* a sostener con pazienza i dileggi di quegli altri la cui opinione mi e* quasi indifferente. L'autore. Sono in dubbio io stesso se debba o no mettere una tal Protesta, o altra qualunque. Che mi consigliate voi? Con un si* o con un no farete cader la bilancia o a destra o a sinistra. Io sono in uno stato che non posso descrivere, ora che si approssima il termine del viaggio disastroso, e invece di sentirmi in porto, mi sento nella tempesta. Quando mi si riscalda la fantasia, io non son piu* io. Parmi scorgere innanzi a me un non so che di nero "come falso veder bestia quand'ombra'. La mia opera stessa e* divenuta uno spauracchio. Delle 50 copie che per me riterro*, 3 sole mi usciranno dalle mani: una la mandero* a Mr Kirkup, a cui diro* di farla leggere con riserva; un'altra a Camillo Ugoni&3 in Francia; e la terza a Pier Maroncelli in America. Sono in dubbio se debbo mandar la quarta a Giuseppe Mendelssohn&4 in Germania. Prima aveva disegno di spedirne una decina di esemplari a Molini in Firenze e di dirgli di non venderne copia se non al prezzo di 3 lire sterline, ma a questa idea ho del tutto rinunziato. In Inghilterra non ne daro* ad alcuno, eccetto al mio suocero Polidori. Con questa cautela l'opera sara* come se non esistesse, almeno per molti anni. E* meglio fare il pedante con animo tranquillo che il letterato con animo agitato; e se non mi e* dato spacciare alte idee in letteratura, vendero* almeno la mia merce quotidiana di participi ed avverbi; e purche@ questo mio negozio trovi smaltimento, non bramo di piu*. Ho intenzione di ristampare il Salterio, di cui da un anno e mezzo e* interamente esaurita l'edizione. S'e* venduto molto bene, e se ne avessi avuto 300 altre copie, le avrei vendute tutte, tante furono le richieste che ne venner fatte a me ed a Rolandi. Cosa strana a dirsi: la maggior parte e* stata smaltita dai maestri d'italiano nelle provincie d'Inghilterra, che ne fan tuttora richiesta, ma i maestri che son in Londra non ne han comprato che pochissimi; invidia bassa, gelosia vergognosa. Quant'essi sono, mi temono tutti e cercano di screditarmi per quanto e* in loro. Non so se vi abbia gia* detto che il signor Polidori ha leggiadramente e fedelissimamente tradotto il Paradiso perduto, il Racquistato, Sansone Agonista, il Como, Il penseroso, L'allegro, il Licida e 'l Frammento degli Arcadi&5. Egli ha posta una stamperia in casa sua e si diverte a stampare egli stesso, e con tanto calore ha proceduto nella sua stampa che in due mesi ha gia* stampato il Paradiso perduto, e fra cinque settimane avra* impresso tutto il resto. Ne ha tratte 280 copie soltanto, e mi ha detto che una l'ha destinata a voi come regalo: appena sara* compita l'edizione, mi faro* un piacere d'inviarla a Molini per esservi trasmessa. Io soglio soffrire di una malattia di spirito, la quale e* questa: / quando finisco un lungo lavoro, cado in un languore mortale che mi fa odiare i libri e la penna per qualche mese. Cio* mi e* accaduto con l'opera presente. Ho cercato pero* di scuotere un tale languore per riformare la Lettera preliminare, e gia* ho fatto qualche cosa. Io l'indirizzo "Ad un amico inglese che e* in Italia' (anonimo, come vedete), e dico a lui gran parte di quel che aveva detto a voi. Il principio della lettera e* interamente riformata, ma il resto e* poco cambiato. In questo languore ho gettato ancor sulla carta una parte del Sommario che mi avete raccomandato, ma vi confesso il vero: l'ho trovato non poco difficile; ed ecco perche@. Il Sommario del testo puo* farsi senza stento: e* cosa quasi meccanica, e a me che conosco la materia non offre intoppo alcuno; non si richiede altro che un po' di tempo. Ma come facciamo delle note, la massima parte delle quali e* di molta importanza? Confonder testo e note sarebbe confusione mostruosa; mi converra* dunque far due Sommari, uno del testo e l'altro delle note. Vedete che bagattella! Colui che fe' il sommario del Convito, che voi mi proponete per modello, non ebbe a superare questo inconveniente, perche@ Dante come tutti gli scrittori antichi non usavano far note; ma nella mia opera un buon quarto consiste di note. Due altre cose mi restano a fare: dividere l'opera in volumi con una certa egual proporzione, e per dare qualche riposo ai lettori, credo ben acconcio il farne 5 volumi&6 di circa 350 pagine l'uno; l'altra cosa e* di porre al termine del primo volume quelle poche Note aggiunte che sono avvertite a pie* di pagina nella parte mitologica dell'opera. Fortunatamente esse non son molte, e queste anche le ho risecate e accorciate quanto piu* ho potuto, talche@ arriveranno appena ad otto pagine di stampa. Tutto cio* che rimane a fare sara* fatto nel corso dell'entrante novembre, e poi diro* addio per sempre ad una tale materia, che oramai comincia a farmi spavento. Il signor Kirkup mi ha mandato due opuscoletti / intorno a Dante, scritti da un certo professor Nannucci&7 di Firenze. Uno e* una lettera stampata sulla parola coto, impiegata da Dante nell'Inferno e nel Paradiso; e pretende giustamente che abbia valore di cogitato o pensiero, cosa che tutti sanno e che ogni comentatore ha ripetuto. L'altro, piu* voluminoso, e* per provare che nel poema di Dante non vi sono licenze fatte per rima, ma che tutte le voci ivi usate erano allora di uso vivente. Per sostener cio* (che in qualche parte e* vero, ma non in tutto) fa molte stiracchiature e dice non poche stranezze; poiche@ e* cosa innegabile che Dante ha usate delle licenze per far la rima. E qual poeta italiano non ne ha usate? Ve ne sono moltissime in Ariosto, e nel Tasso non ne mancano, e Metastasio stesso ne ha qualcuna. L'assunto del Nannucci e* percio* un paradosso, che nulla fa per la gloria di Dante. S'egli avesse impreso a provare che molte di quelle che si credono licenze per rima in Dante non son tali, avrebbe sostenuto il vero; ma che non ve ne sia niuna, questo e* sfacciatamente falso. Conoscete due tentativi di due nuove versioni inglesi della Divina commedia? Io oso chiamarli due felici saggi, ed ambi in terza rima, cosa che a parer mio dev'esser difficilissima nella vostra lingua, nella quale le rime sono assai piu* scarse che nella italiana. Il primo saggio e* di John Herman Merival&8, il quale ha tradotti vari canti da lui scelti in tutte e tre le cantiche della Commedia, e per lo piu* con esattezza, brevita* e precisione. Il secondo saggio e* di Edward N. Shannon&9, il quale ha tradotto i primi dieci canti dell'Inferno, superando spesso (benche@ non sempre) le ardue difficolta* dell'originale. I due traduttori hanno avuto la bonta* di mandarmi a regalare i due saggi, e il secondo, che e* un irlandese, mi ha diretta una lettera italiana, che non e* male scritta. Egli nella Prefazione fa onorevol menzione del mio Comento analitico, ma assalisce poco gentilmente la traduzione di Mr Cary&1&0, qualche volta con ragione e qualche volta no. Comunque sia, questi due saggi mi paion pregevoli, non solo perche@ in terza rima, ma perche@ aderiscono non poco all'originale; e li giudico superiori alla versione fattane dal Wright&1&1, il quale non tradusse in terza, ma in sesta rima, usata dall'Ascolano&1&2 nella sua Acerba. Il saggio che ho dato del misticismo di Torquato Tasso, intruso nella risposta che ho fatto alle opposizioni del Fraticelli, e* riuscito alquanto complicato, perche@ ho cercato di comprimere in esso cio* che esponeva dispiegatamente in un lunghissimo capitolo; e non mi sono avveduto dell'affastellamento che genera confusione, se non quando era totalmente stampato. Molte cose, che sono chiare in mia mente, non possono esser tali nella mente di chi legge; e bisogna, ad evitar l'oscurita*, esporle con metodo e distinzione. Comunque pero* non sia del tutto contento di quella parte, essa vale almeno a mostrare quanto erano dottrinali ed arcane le idee che guido* il Tasso al macchinismo del suo poema ed alla composizione delle sue rime liriche. Se dovessi ristampare quest'opera, la migliorerei di molto. Molte cose qua e la* ne risecherei, molte ne modificherei, e molte le estenderei, presentandole sotto migliore e piu* chiaro aspetto; ma per ora "il fatto e* fatto, e non si puo* disfare.' E* da tanto tempo che non mi tratteneva secovoi in letterario colloquio che ho sentito la necessita* di scarabocchiare questa lunga lettera, nella quale la vostra indulgenza dee supplire alla mancanza dell'ordine e dell'eleganza. Quando scrivo a voi, io mi abbandono alla spontaneita* di dire e getto le cose come mi si presentano alla mente e mi si sviluppano sotto la penna. Questo e* il primo anno che in King's College non ho classe alcuna, ma posso dire che gli affari in generale mi vadano meglio che l'anno passato, poiche@ il principio di quest'inverno non e* per me si* arido come nello scorso periodo / dell'ottobre e novembre del 1839. Morir faticando, quest'e* il mio destino, e non lo chiamo sventurato se trovo da faticare. Tutti stiamo bene; mia moglie vi fa i suoi ossequi, i miei figli vi bacian la mano, ed io mi ripeto rispettosamente Il vostro divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti 1A.F.Ozanam, Dante et la philosophie catholique, Parigi, 1839. 2C.Balbo, Vita di Dante, 1a ediz., 1839. 3Lo storico letterario e* gia* stato menzionato nella lettera del 26 nov. 1833. 4Da questo studioso tedesco, convertito alle sue teorie dantesche, il R. aveva ricevuto poco prima (giugno, 1840) il testo di due conferenze tenute a Berlino. 5Tutte opere del poeta John Milton (1608-74). 6Assetto definitivo dell'opera, che si stampo* piu* tardi nell'1840, alla tipografia dei Taylor. 7V.Nannucci, Sopra la parola Coto usata da Dante nel canto 31 dell'"Inferno' e nel canto 3 del "Paradiso', Firenze, c.1838; Intorno alle voci usate da Dante secondo i commentatori in grazia della rima, Corfu*, 1840. 8Le versioni si trovano in J.H.Merivale, Poems original and translated, Londra, 1828-38. 9The Comedy of Dante Alighieri, 1836. 10H.F.Cary, The Vision; or Hell, Purgatory and Paradise, Londra, 1814, con molte edizioni successive. 11The Inferno (Purgatorio - Paradiso) of Dante, trad. I.C.Wright, 3 voll., Londra, 1833-40. 12Cecco d'Ascoli. 56 il di* di Natale del 1840 Carissimo Signor mio, Io dico, seguitando, ch'assai prima che Mr Kirkup si risolvesse di darsi alla pittura, aveva un'agiatissima fortuna, da vivere indipendente e da cangiar direzione tutte le volte che gliene venisse il grado. Andato in Italia, questa voglia gli venne e, posti da canto i pennelli, si e* circondato di libri. "E* un buon pittore, ma non ha bisogno della professione per viver bene', furono le espressioni che udii da Mr Eastlake, quando prima mi parlo* di lui. E mi racconto* un aneddoto curioso, che in confidenza vi ripeto. Una donna inglese era in Firenze, da lui ivi menata e da lui frequentata. Dopo qualche tempo, un nobiluzzo di que' nostri se ne mostro* innamorato e si aperse con lui, chiedendola in isposa. Ei gli rispose: "Colei e* mia concubina, ma se vi piace sposarla, potete averla.' Colui se ne contento*, ed ei gliela concedette con convenevole dote. Pare pero* che tema d'infredddarsi, se dormisse solo, perche@ il suo letto non resto* vo*to per lungo tempo; ma se alla inglese succedesse un'altra inglese o una qualche italiana, non vel so dire, perche@ non ebbi la curiosita* di domandarlo. Ecco che vi ho detto di lui tutto cio* che sapea, e potete contarci, perche@ viene da labbro verace. E dico, seguitando, la risposta all'articoletto critico&1 : Nell'aver affermato che il merito del Rossetti non e* molto, noi dobbiamo confessare che gli siamo debitori di molte verita* innegabili che derivano dalle opere di Dante e di altri classici scrittori. Non si tratta piu* di sapere se Beatrice fosse una donna vera o allegorica, poiche@ Dante medesimo, come il Rossetti ha dimostrato, dice assai chiaro che quella e* figura della filosofia;/ si tratta solo di sapere in qual tempo fu scritta la Vita nuova, se nella gioventu* o nella virilita* del poeta; e su di cio* i dati offerti dal nuovo interprete non paiono interamente convincenti. Il Fraticelli, suo oppositore, potra* forse contrastargli questo palmo di terreno, ma cio* e* un oggetto secondario, poiche@ lo scopo principale del Fiorentino&2 era di sostenere che Beatrice dee considerarsi come donna vera, mentre il Napoletano&3 ha dimostrato ch'e* donna allegorica. Cio* che dobbiamo al Rossetti lo dobbiamo anche piu* a qualche nobile mecenate che gli ha porta una valida mano di aiuto a publicare i suoi dispendiosi lavori: senza quest'assistenza noi non avremmo vedute tante verita*, che sarebbero forse rimaste per sempre ignote. Quel nome illustre con cui egli apri* e chiuse il suo Spirito antipapale deve attirare tutta la nostra gratitudine e quella della posterita*. A ragione fu detto che il Nuovo Mondo e* dovuto egualmente a Cristoforo Colombo e ad Isabella di Castiglia. Se questa magnanima regina non avesse secondato il genio dell'ardito navigatore, l'America non sarebbe stata probabilmente scoperta ancora. Lo stesso dicasi dello scrittor napoletano, il quale, come il nauta genovese, fuori della patria e privo di forze, avea bisogno di valido appoggio per la sua intrapresa. Non sappiamo a chi il mondo deve la seconda opera del Rossetti, Il mistero dell'amor platonico, poiche@ niun patrono apparisce, o al principio o al termine, che annunzi alla posterita* qual sia l'augusta Isabella che fornisse i navigli al nostro letterario Colombo per questa sua nuova navigazione. Grande era Isabella, ma sarebbe stata men grande se non fosse passata all'avvenire come aiutatrice della spedizion di Colombo. O quante regine comprerebbero una tal gloria col triplo del costo! Gran peccato che il critico laborioso non abbia incontrato da principio piu* incoraggiamento nel publico in generale per le sue esposizioni ed interpretazioni intorno ai classici italiani, e massime riguardo a Dante. Quando, cessata l'ostilita* letteraria che gli fe' tanta guerra, le sue illustrazioni saranno riconosciute vere e reali, allora / si desiderera* il resto del suo Comento analitico della "Divina commedia', ma allora il Rossetti non vi sara* piu*, e forse male altri ne riempira* il luogo, poiche@ sara* difficile trovare chi siasi si* esclusivamente consacrato a studi si* ardui, chi siasi tanto nell'impervio cammino innoltrato e chi abbia la stessa costanza, lo stesso ardore, lo stesso sguardo acuto (osiam dirlo), e che si trovi nelle stesse circostanze di scrivere in terra libera come il Rossetti. Egli e* tanto abituato a vagheggiare l'occulta verita*, e questa verita* e* divenuta si* vecchia agli occhi suoi, ch'egli l'annunzia e la prova senza ostentazione e con quella indifferenza con cui si parla di cosa nota. Che vi pare di questo panegirico? Ma poiche@ non mel fa nessuno, mel vo' fare io medesimo. Il ripeto che, come lavor di matita, i tre disegni da voi ordinati in Firenze son molto ben fatti, perche@ il tocco e* dilicato, i chiari, gli scuri e le mezze tinte sono da artista; ma riguardo alla fedelta* della copia (cosa di massima importanza) concorro nel vostro sentimento e nel vostro risentimento. E poi 20 lire sterline per quelle tre teste! Vi han preso piu* che la meta* di piu*: 10 lire sarebbe stata paga da signore, qual voi siete; e se vi rammentate bene, questo e* il prezzo ch'io avea detto. Volete ch'io vi esprima un dubbio che proviene da conoscenza di causa? Non mi dite ne@ mal pensante, ne@ mala lingua, perche@ conosco molto bene quell'alta canaglia che si chiama nobilta* nel mio paese. L'Eccellentissimo Signor Marchese si ha preso dal disegnatore almeno la meta* di quella somma, dietro di che ha scritto l'attestato a voi diretto: dieci lire, cioe* 50 scudi, o sessanta ducati, fan gola cola* anche ai marchesi, che sono (espressione di Tacito) rapti largitores. Io non ho voluto muovere alcun dubbio sul carattere di colui, quando voi mi chiedeste la lettera; tanto piu* che nol conosco, e poteva essere un'eccezione alla regola; ne@ stava bene in me il dir male de' miei concittadini dell'alta classe; ma io dubitava molto che quel Torrigiani non fosse come tutti gli altri Marchesi, Duchi e Conti, ignoranti, vani, presuntuosi, corrotti, corruttori, orgogliosi, vili, sacchi di tutt'i vizi. Qual fu la mia maraviglia, quand'io cominciai a trattar con inglesi di alta nascita, il trovarli si* diversi dai nostri! Credei per lungo tempo d'ingannarmi, ma finalmente dovei riconoscere con mia somma soddisfazione che per lo piu* chi in Inghilterra ha alta nascita ha pure alta anima, frutto felice di ottima educazione. Hanno pur essi i lor difetti, ma non son vili e degradati. Mi rincresce di esservi stato io / cagione involontaria di far questa spesa inutile: coll'avervi fatto dono della maschera di Dante, vi ho destato il desiderio di aver que' disegni. Potevate contentarvi di quel getto in gesso si* naturale, che desta proprio venerazione! Quello e* Dante, quello ne offre l'idea che noi ne abbiamo, ivi la natura e* quasi bello ideale. Ma pazienza: Gli uomini, i numi, il fato non pon far che non sia quel ch'e* gia* stato. Avete pagato 20 lire sterline, e le avete gettate al fango; avete scritto la lettera al Torrigiani, e avete gettata la perla al porco (giustissima vostra espressione); ma siete sempre quello; il primo sbaglio e* derivato dall'amor di Dante, ed il secondo da gentilezza d'animo; il Torrigiani non si e* alzato, e C.L. non resta percio* abbassato: In animo gentil, che al tuo somigli, i falli stessi di virtu* son figli. Queste due citazioni son di antichi componimenti di un certo vostro umilissimo servo; e troverete tre sue poesie, un epigramma scherzevole, un sonetto estemporaneo e un'ode sulla nebbia d'Inghilterra, in quel poco che rimane della sua opera in cinque volumi; e tutt'e tre le troverete acconciamente collocate: le due prime nella terza nota aggiunta al primo volume, e la terza nell'ultime pagine della Conclusione. Nello scrivere a Mr Kirkup, vi prego dirgli ("se pur la prece mia non e* superba') che la mia opera e* interamente finita di lavoro tipografico, eccetto che bisogna tirare qualche foglio dal torchio, e che fra un mese se la vedra* fra le mani. Un esemplare a lui tocca sicuramente. Ho fatto mettere al pie* del frontespizio "Stampato per l'autore', ma ho tolto "e si vende in casa sua'. In Inghilterra non voglio venderlo. Se l'opera ha merito da fare strepito, ne tornera* qui il grido dal Continente, e chi lo vorra* qui lo mandera* a comprare in Firenze. Ho detto a Mr Taylor l'altro giorno di mandarvi tutto il rimanente dell'opera nelle pruove corrette, affinche@ la vediate tutta, e spero che l'abbia fatto; almeno me lo ha promesso. Egli desidera ch'io vi presenti i suoi rispetti; e nel farlo mi ripeto invariabilmente Il vostro obbligatissimo ed obbedientissimo Gabriele Rossetti. 1Forse l'articolo del gesuita G.B.Pianciani, "Sullo Spirito antipapale del Rossetti' in Annali delle scienze religiose, vol.X, Roma, 1840. 2Fraticelli (R). 3Rossetti (R).