29 il 24 del 1833 Carissimo Signor mio, A cinque amabilissime lettere una sola risposta!!! Io si* che compio bene i miei doveri verso la piu* gentile e generosa amicizia consolatrice ch'io m'abbia mai goduta. Se il motivo che vi addurro*, piu* sotto, del mio screanzato non rispondere puo* ottenermi perdono non so; ma voi vi porrete in addizione la vostra bonta* per compiere la misura della non meritata venia. Comincero* ora a rispondere. Cio* che mi scrivete di Magalotti&1 mi era interamente sconosciuto: mi fa gran piacere l'udirlo, ma non mi sorprende. Chi e* che leggendo la Vita nuova non entra in sospetto dell'artificio del suo autore? Chi e* che meditandola non vi scorge trapelare un mistero ch'ei debbe sospettare gelosissimo, poiche@ si* timidamente espresso e di tante finzioni circondato? Leggero* ben volentieri la lettera del Magalotti al Falconieri; e in questa occasione vi rimandero* gran parte de' vostri libri, dai quali ho tratto tutto cio* che fa per me. Ratterro* Lenoir&2 per qualche altro tratto. Io ho letto un estratto de' cinque canti del poema comentati dal Magalotti, ma quell'estratto, ch'e* in un antico fascicolo dell'Antologia di Firenze, e* ben miserabile. L'estrattore avra* probabilmente lasciato delle note tutto cio* che non intendeva, e quello era probabilmente cio* che piu* mi serviva. Da quel poco che mi trascrivete e* chiarissimo che quel dotto fiorentino era nella conoscenza del gran segreto; e da quel che dice si* misteriosamente fa comprendere che non osa svelarlo con aperte parole. Il Biscioni ha fatto lo stesso. Quando leggerete le preziosissime addizioni che ho fatte al nostro libro, vedrete ridotto a dimostrazione che quell'amor platonico, di cui ho principiato a svelare le cifre furbesche, altro non e* che il mistero de' Liberi Muratori altrimenti vestito: non altro assolutamente, non altro. Appare manifestamente dalle derisorie Osservazioni&3, fatte sulla mia opera dall'incognito, a me noto, che una delle sue mire, e forse la principale, e* stata quella di mettere in sospetto la mia credenza religiosa e di farmi cosi* torto appo il publico, cui mi vuol mettere in vista di falso cristiano. A questa scellerata mira io doveva opporre un riparo poiche@ in cio* la malignita* potrebbe essermi fatal . Del riparo dunque mi sono occupato; e tutto intento a mandarlo ad effetto, ho lavorato in qualunque ora che mi e* rimasta disoccupata; cio* ha prodotto in me la colpevole oscitanza di rispondere alle quattro vostre lettere precedenti; ecco cio* che puo* meritarmi perdono. Il rimedio e* questo. Io mi trovava avere scritto un poema sacro, tutto spirante la piu* sentita religione, e la sentiva realmente sincerissima quando lo scrissi. Esso e* un complesso d'Inni a Dio e di morali precetti, espressi in alte maniere bibliche. Ha forma di Salterio, e Salterio e* intitolato. L'avea cominciato e ben avanzato in Italia, dove la fama se n'era sparsa fra i letterati e i poeti, a cui ne aveva letto degli squarci, e il publico ne aspettava con avidita* la publicazione. Monsignor Grimaldi (or cardinale), ch'era allora Delegato Apostolico in Napoli, ne intese i primi Salmi, e ne fu si* rapito che mi persuase a farne la dedica a Pio VII. Annuii, egli scrisse a Roma, e venne infatti la lettera di accettazione. Era il momento della publicazione, quando venne quella sciagurata rivoluzione del '20, di cui son vittima. Attirato dal vortice politico anch'io, cominciai a scrivere inni patriotici e prose politiche, e misi da parte il poema sacro. In Malta, dove vissi rifuggito due anni e sette mesi, diedi compimento al poema; e quando venni in Inghilterra, volea publicarlo; ma poi riflettendo che, non essendo io ancora qui conosciuto, non avrebbero potuto il mio poema originale trovar molto spaccio in un paese in cui la mia lingua non e* la dominante, lasciai di assumere il carattere di poeta (mia vera e primitiva essenza) e mi rivolsi alla critica; quindi produssi il Comento analitico. Eccovi in breve una storia. Or da questo poema ho tratto una parte che piu* potesse simpatizzare con l'Inghilterra religiosa, una parte in cui la grandezza biblica piu* pompeggia e in cui la poesia e* piu* inspirata, e mi accingo a publicarla come antidoto al veleno che cerco* spandere contro di me l'Osservatore di Wimpole Street. Ora che in questo paese son bastantemente conosciuto, come ritraggo da molti indizi, la mia opera originale potra* attrarsi piu* l'attenzione del publico, al che giova anche l'altezza e la natura dell'argomento. Cosi* soddisfero* anche al desiderio del mio paese, che da tanto tempo attende questa publicazione, sino al punto che me ne sono venute delle sollecitazioni anni fa, anche per mezzo dell'ambasciadore di Napoli. Il mio lavoro e* gia* compito, e la spesa non e* molta: tutt'al piu* potra* costare una quindicina o ventina di lire: 5 fogli di stampa non portan altro; e siccome prendero* un sesto piccolo, cosi* verra* un grazioso libretto di circa 200 pagine. Oso lusingarmi che il mio libro vi piacera*. Mr Frere, uomo dottissimo e buon poeta, ne era in Malta entusiastico, ed arrivo* a dirmi un giorno : "Sono piu* di centocinquant'anni che non e* comparsa nel mondo letterario una cosi* bella e cosi* sublime poesia.' Io che l'aveva quasi obbliata dopo tanto tempo che l'avea fatta, nel rileggerla ne fui preso di compiacenza pur io, ed osai applaudirmi, come avrei fatto di un lavoro altrui. Son lieto pero* di non averlo publicato prima, poiche@ ora che il lavoro era stato da me quasi interamente dimenticato, e la mia mente e* piu* stagionata, e il gusto piu* depurato, sono stato nel caso di veder que' difetti che prima non vi vedeva, e di correggerli di modo che son tutti dispariti. Lavoro piu* maturo di questo e piu* finito, non ho fatto ancora. Son sicuro che l'Italia lo ricevera* con entusiasmo, e Mr Frere sara* lietissimo di veder finalmente uscito alla luce cio* ch'egli aveva tante volte ammirato, sino al punto che ne ripeteva molti pezzi a memoria. Cosi* potrete voi pure ravvisare qual e* il mio vero talento; la critica non e* stata per me che un ripiego. Basta solo che riflettiate che, di quanti scrissero allora in Napoli, io fui il piu* moderato, e pure divenni il piu* perseguitato dal governo: non gia* per quello che aveva scritto (di modo che tutta la rabbia politica non trovo* neppure materia da condannarmi in tribunale), ma per l'entusiasmo con cui il publico avea ricevuti i miei versi, sino al punto che della prima Ode civica che feci se ne fecero in due o tre mesi sette edizioni, e ne furono vendute trentadue mila copie: incredibile dictu! Riprendo dunque il mio carattere di poeta, e mi mostro per quel che sono. La mia sacra poesia ha un carattere tutto proprio e distintivo. Nessuno de' vostri poeti inglesi, quantunque sieno alcuni eccellentissimi, ha toccate le corde che ho toccate io. Quelli che piu* si accostano al mio genere e* il Montgomery e il vescovo Heber&4. Sentiva proprio la necessita* di distrarre la mente, almeno per qualche tempo, da un lavoro critico che mi ha portato molte amarezze e poche consolazioni; e mi do quasi a credere che, per poco che la fortuna mi secondi, sara* questa mia opera ventilata per largo e per lungo, come fu il romanzo de' Promessi sposi del Manzoni; poiche* l'opera, nel punto stesso che appartiene al genere piu* sublime della poesia orientale, pure e* cosi* fluida di ritmo e cosi* chiara di linguaggio da poter divenire facilmente popolare. V'e* un salmo scritto interamente per l'Inghilterra, in cui misti agli elogi esprimo i voti per questa mia cara terra adottiva; ne@ son voti di un Radicale, no. Se non dovessi parlarvi di altro, porrei in questo foglio che segue un saggio della mia sacra musa. Ora che vi ho reso conto della cagione del mio silenzio, passo a rispondere alle cose principali delle vostre quattro lettere. Avete ragione: sarebbe stato meglio il dire, parlando del Panteismo e di Pittagora, "Dottrina onde spargevasi (e non nacque) l'assurdo Panteismo.' Che i Massoni derivino dai Templari ed Albigensi posso provarlo storicamente, e per chiare asserzioni de' Massoni medesimi, e di gran credito. Riguardo al linguaggio provenzale, io ne so tanto quanto l'Osservatore: dopo che la bella opera di Renouard ha sparsa tanta luce su quell'antico dialetto, ognuno puo* facilmente impossessarsene, ma l'Osservatore dovea dire qualche cosa a modo suo. Il tratto ch'ei cita dell'antico provenzale, unito a cento altri, e* gia* nel mio MS, per provare che cosa contengono veramente le rime de' trovatori, e i vari gradi della setta a cui appartenevano. Il sonetto di Arnaldo di Merveil e* nell'o/pera del Renouard, se mal non mi appongo. Senza dubbio alcuno che il Panizzi ha spinto l'Osservatore ad impugnar lo stile contro di me. Io so che si conoscono e si veggono. Non solo il porta i fiori me lo aveva indicato, ma molto di piu*. E* curioso che io aveva fatta la vostra stessa osservazione. Bel gusto poetico, e bel talento critico hanno costoro per preferire quell'assurda lezione di porta fuori all'altra ch'e* si* naturale. L'imitazione di Tasso (e non dell'Ariosto, come scrive l'Osservatore) non prova nulla: il Tasso parla di un vento prodotto dall'arte magica, che trasporto* fuori della selva incantata la spada di Tancredi. Un vento simile, soffiato dal diavolo, avrebbe potuto portar fuori anche un castello, non che una spada, e non e* questo il caso del paragone di Dante. Vi prego di mandarmi la Chiave del gabinetto del cavaliere Borri: quando quella chiave (e sia furbesca quanto si voglia) sara* in mia mano, io entrero* nel gabinetto e vedro* che contiene. Voi avete raccolte delle preziose cose; ora nessuno vi pone mente, perche@ la febbre politica fa girar tutte le teste, ma quelle cose son molto interessanti agli occhi che veggono. Caro Amico, vi citero* due passaggi dell'Ottimo comento, da' quali la mia interpretazione riguardo ai detti di Ciacco e* piu* fortificata. Egli e* ben vero che nel VI canto dell'Inferno l'Anonimo scrive che "Tal e* messer Carlo', ma questa e* la spiegazione letterale del poema in quel passaggio; dell'arcana ei da* conto in altri luoghi; ma siccome questa discussione esige piu* tempo di quella ch'io abbia in questo momento, cosi* la rimetto ad altra mia lettera, e mi voglio per ora liberare dall'affannoso pensiero di non avervi ancora risposto. Vi mando percio* questa qual e*. Il passaggio di Iacopo della Lana, (che io non aveva veduto), unito a quei dell'Anonimo, a cui non avete forse badato, perche@ in luoghi alieni dal passaggio in quistione, mi stabiliscono maggiormente nella mia prima interpretazione; e rispondero* quando che sia alle vostre opposizioni. Io non mi ostinero*, ma ragionero*. Il mio libro non puo* atterrarsi da armi cosi* deboli come quelle dell'Osservatore. Il mio libro e* in giro, e se si ristampa, daro* pane per focaccia all'Osservatore: lo mettero* per terzo dopo il Critico ed il Censore. La Verita* e* in cammino, e tosto o tardi sara* dal mondo riconosciuta. Non vi affliggete per me: ho petto forte da ridermi di siffatte Remarks, dettate da spirito di malignita*. Riguardo alla lettera dell'Athenaeum&5 vi parlero*. Come si giudica di un'opera ch'e* frutto della riflessione di piu* anni! O critica, in mano a chi sei tu caduta! Addio, mio ottimo Signore ed amico; e credetemi Il vostro divotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Piu* tardi il L. avrebbe prestato al R. una copia del canzoniere di Lorenzo Magalotti (1637-1712), La donna immaginaria, che doveva servire al R. durante la composizione del Mistero dell'amor platonico. 2M.-A. Lenoir, La Franc-Mac%onnerie rendue a* sa v@eritable origine, Paris, 1814. 3Remarks on Professor Rossetti's "Disquisizioni sullo spirito antipapale', Londra, 1832: saggio critico pubblicato senza il nome dell'autore. Questi fu Arthur Hallam, amico del poeta Tennyson. 4James Montgomery (1771-1854) e Reginald Heber (1783-1826), vescovo di Calcutta: tutti e due autori di inni popolari cantati ancor oggi nelle chiese anglicane. 5C.Redding, "Prof. Rossetti's new theory', The Athenaeum, 18 dicembre 1832. 30 il 25 di aprile del 1833 Carissimo Signor mio Sono oltremodo compiaciuto del giudizio, per me glorioso, che portate del mio Salterio&1; e posso dirvi che tutte le lodi che finora ne ho ricevute, le quali per verita* non son poche, compensano assai meno la mia fatica che le vostre, che procedono da una mente che io altamente venero. Quanti han letto questo mio picciolo lavoro sono stati tutti, qual molto e qual moltissimo, di esso soddisfatti. L'edizione ha bastante spaccio, ed io credero* aver guadagnato quando non vi avro* perduto; ne@ credo che vi perdero*. Nella sua totalita* la spesa ascendera* a circa #30, non piu*: son sette foglie di stampa, e il summum di un foglio, tutto incluso, carta, composizione, tiratura, ecc. e* di #3-10. Aggiunta la spesa delle legature e di qualche annunzio, appena giungero* a #30, di cui la meta* soltanto va a carico mio, e l'altra a carico del libraio, il quale si mostra confidente della riuscita. Non credo pero* che l'edizione che intendete fare della Vita nuova da voi tradotta costera* si* poco, e cio* per due motivi: 1.o perche@ a misura che cresce il sesto del foglio, credo che cresca alquanto la spesa; 2.o perche@ io son quasi certo che non vi limiterete alla sola Vita nuova, e per quanto vedo gia* sotto la penna vi ferve il Convito. Io vi conosco: voi siete insaziabile nelle vostre ricerche come son io. Mi accordo con voi nel giudizio che io non abbia abbastanza dato addosso alla sfrenatezza popolare nel mio Salterio, e che l'abbia alquanto risparmiata, mentre ho calcato le mani con forza sopra il dispotismo. Ma (perdonate!) voi giudicate da inglese, ed io ho sentito da italiano. La mia povera patria e* oppressa dal dispotismo e dal pretismo, e non gia* da frenetici demagoghi lacerata; i popoli la* son calpestati da' re e da' leviti, e ridicolo sarebbe stato all'orecchio degl'Italiani, pei quali principalmente ho scritto, il sentire che io volessi raffrenare un popolo che non solo e* col freno, ma geme sotto i ceppi piu* intollerabili. Il poco che ho detto al / popolo e* intento a premunirlo contro le seduzioni de' falsi filosofi, nel caso che il destino preparasse un meno orribile stato a quella malaugurata patria mia. Se avessi dovuto parlare agl'Inglesi, e massime in questa presente vertigine che li ravvolge, avrei tenuto altro linguaggio; avrei gridato con voce di tuono di "non passare i limiti'. L'ho fatto pero* indirettamente con far l'elogio della sua costituzione, del suo governo, del suo re, della sua aristocrazia (due volte ho lodato questa); e se v'e* persona al mondo che abbia sincera e veramente sentita stima dell'aristocrazia inglese, io son quell'uno. Non ho avuto che a lodarla e ad ammirarla ogni volta che ho avuto occasione di trattar con essa; ed ho trovato persone cosi* nobili nelle loro azioni, piu* che nella loro nascita, che ho dovuto convenire che la nazione priva di essa mancherebbe del suo migliore splendore e sostegno. Il piu* perfetto de' governi e*, secondo me, quello del vostro paese, ch'io propongo come modello; e se alcuno mi ponesse a scegliere fra la Republica democratica e la Costituzione britannica, io non esiterei un solo istante a volger le spalle alla prima per attenermi alla seconda. Anch'io pizzico un poco d'aristocratico nel mio umile stato civile, e piu* assai in letteratura, e mal soffrirei che un ignorantello o ignorantaccio volesse porsi a fianco mio: e* la Natura stessa, e* Dio medesimo che ha posto differenza fra gli uomini, e in qualunque umano stato, non che celeste, vi e* e debbe esservi la gerarchia. Nella stessa natura fisica questa si osserva: il sole che fra 'l corteggio degli astri regola il mondo, e tutte le masse minori, offre una viva immagine del governo inglese; ne@ i miei piedi possono mettersi a tu per tu con la mia testa, quantunque pel mio ben essere io debbo desiderare di aver gli uni e l'altra; ma se dovessi perdere o quelli o questa, non esiterei un momento a scegliere. Questi sentimenti ben ragionati in un discorso intitolato Il miglior de' governi e il piu* consono all'uomo io gli ho espressi per la stampa in Napoli nel 1820. I miei compatriotti conoscono il mio modo di sentire politico, e i republicani fra loro mi chiamano / per ischerno "l'aristocratico'. Pare, mio caro amico, che voi non abbiate mai guardato il vostro povero Rossetti sotto questo aspetto; ma questo, e non altro, e* il vero suo essere. Egli lo ha espresso in prosa, ed ora l'ha voluto anche publicare in verso. Una signora inglese (Mrs Montgomerie) mi ha scritto una lettera che comincia cosi*: "Monsieur - Vos hymnes sont dignes de leurs sujets, et c'est tout dire'; ed ha mandato a comprarsene quattro copie. Un'altra (Miss Ward) mi ha scritto per aver da me lezione; e quando le ho domandato a chi era debitore del vantaggio di essere stato a lei raccomandato, mi ha risposto: "A* vous-me$me, Monsieur: j'ai lu vos hymnes'; ed ha intrapreso a farne una traduzione in versi inglesi. E* donzella istruitissima, che fornisce articoli a varie riviste.&2 Avrete a quest'ora letto qual bello elogio vi era del mio Salterio e del mio Spirito antipapale nell'Atlas che vi ho mandato, ed ora vedrete che lo stesso giudizio ne porta il Court Journal, che vi mando: poche parole, ma onorevoli. Si* l'uno che l'altro foglio son qui assai sparsi ed accreditati, e massime il secondo nel "fashionable world'. Son lieto che il nome di Salterio abbia perduto al vostro orecchio quella specie d'orrore che prima inspirava; ed ora potrete vedere che non aveva torto nel dirvi che lo spirito piu* maligno, anche il diavolo, anche Panizza (climax crescente) non avrebbero mai potuto almanaccare per denigrare la mia intenzione. Da un tal Beolchi, culto giovane piemontese, si e* ora publicata una Scelta di poesie italiane di tutt'i secoli. Egli ha situato il mio nome in luogo distinto fra i poeti viventi d'Italia (di cui non ne reca che quattro: Vittorelli, Manzoni, Rossetti e Rosini), ed ha scelto due mie composizioni per dare un saggio del mio modo di poetare: un mio idilio, che ha tratto dal Florilegio italiano, ed un mio salmo La potenza di Dio. Tutti si mostran estatici del merito poetico de' versi miei, giudizio a cui forse non si sottoscrivera* l'autore delle Remarks, seppure non sara* vergognoso di veder si* male verificata la sua profezia. Malizioso saccentuzzo! Ha voluto far credere al publico che io fossi tenero ammiratore di quel modo di poetare allegorico, enigmatico e bislacco della scuola settaria, dopo che l'ho apertamente condannato nel mio Spirito antipapale, a pagina 415. Aveva intenzione di mandargli una copia del mio Salterio in casa, con una lettera alquanto ironica; ma poi ho pensato meglio di non curarlo e di non andare accattando brighe da nemici gratuiti, che saltano addosso come / vespe stizzite a chi va queto queto per la via sua. S'io sia buono o sciocco poeta lo dee giudicar l'Italia, e non esso, che appena capira* l'italiano della conversazione. Avea destinato, prima di cominciare, una parte di questa lettera a qualche rischiaramento che desiderate sugl'indovinelli della Vita nuova, ma il Salterio mi ha sedotto, ed ora non ho piu* luogo. Molto non passera* che vedrete sciolto tutto quel nodo gordiano nel secondo volume che sto preparando, il quale a mio giudizio non lascera* piu* rifugio agl'increduli che vorranno leggere. Sto lavorando come un cane da caccia in tutte le ore che ho disoccupate dalle mie lezioni, ma queste son poche: per lo piu* notturne, a detrimento de' miei poveri occhi oramai cosi* deteriorati. Ho mandato a Livorno 20 copie del mio Salterio, ma chi sa se sfuggiranno alla solerzia della polizia tedesca, che s'e* impadronita anche del governo di Toscana e che vi sta facendo le piu* stomacose violenze. Ha ultimamente soppressa l'Antologia italiana di Firenze, privando l'Italia di quel bel giornale letterario, e lasciando in mezzo alla strada molti poveri letterati che vivevano cola* con iscrivere articoli di riviste. Oh, povero mio paese! Quel mio salmo intitolato L'amor della patria avrebbe dovuto esser lungo un volume, se avessi voluto enumerar miserie. Stiamo bene a dispetto dell'influenza, e spero che lo stesso sia della vostra famiglia. Credetemi intanto Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Pubblicato poco prima: Iddio e l'uomo. Salterio di Gabriele Rossetti,Londra, P.Rolandi, 1833. Cf. la lettera precedente. 2Caroline Ward tradurra* in inglese lo Spirito antipapale. 31 il 12 di giugno del 1833 Carissimo Signor mio, Gia* prima che voi mi aveste significato di commettere per voi l'opera del vice-presidente Vecchioni&1, io lo aveva commesso, una copia per voi, un'altra per me. E siccome ho incaricato il figlio del conte de' Camaldoli, il quale e* un esatto giovine accurato, cosi* son sicuro che tosto l'avremo. Di piu*: ho scritto al professore Sangiovanni dell'universita* di Napoli di mandarmene un esemplare pel primo naviglio che dal porto di Napoli fara* vela per l'Inghilterra; e quel professore e* la stessa puntualita*; cosi* e* probabile che ne avremo una copia di piu*; il che, se accade, la daro* al signor Rolandi per essere rivenduta; o forse la ratterro*, se l'opera mi piace, tanto piu* che i libri in Italia costano si* poco. Io non so che pensare intorno alla fortuita coincidenza di due autori lontani sullo stesso argomento. Che il signor Vecchioni abbia letto anni fa i due volumi del mio Comento analitico e* piu* che sicuro, perche@ la mia opera giro* per Napoli. Che il mio Spirito antipapale sia stato mandato in Napoli da Mr Frere fin dal mese di maggio dell'anno passato (1832) e* anche certo; resto quindi sospeso fra questi due pensieri: o l'idea di quell'opera fu destata nel Vecchioni dal Comento analitico, o dallo Spirito antipapale. Mi pare pero* piu* probabile la prima coniettura&2, poiche@ non mi pare possibile che dal mese di maggio (quando il mio Spirito antipapale fu in Napoli) al mese di ottobre (quando l'opera del Vecchioni fu publicata) avesse potuto quel letterato napoletano comporre e stampare i suoi due volumi. Per rapido che sia nello scrivere, non credo che abbia potuto far cosi* presto. Basta: tutto mi sara* chiaro, quando vedro* che cosa ha scritto. Ardo d'impazienza d'avere quell'opera. Avete mai letto Bunyan's Pilgrim's Progress? Fin da tre anni fa, quando incontrai per caso quel libro, dubitai al solo titolo che fosse uno di quelli; ma non ho avuto mai tempo di leggerlo. Ora l'ho non solo letto, ma anche considerato ed annotato. Che libro terribile! Contiene precisamente tutt'il corso de' misteri settari sotto le specie della religione di Cristo, appunto come il poema di Dante. Il pellegrinaggio di Cristiano alla celeste Gerusalemme altro non e* che quello di Dante al Paradiso: mutatis mutandis e* una materia sotto due modificazioni. Quel povero Bunyan fu carcerato 12 anni per esser settario, ed alla fine usci* per aver composto quel libro, che illuse i suoi nemici e persecutori. Le due sue prefazioni in verso (alla prima e alla seconda parte, cioe* al pellegrinaggio di Cristiano e a quello di Cristiana) parlano chiaro abbastanza per avvertire anche i meno accorti che tutta quella veste di religione e* una mera canzonatura. Egli (come dice la sua vita) era della setta de' Puritani sotto Cromwell, e Puritano suona Catharo; Catharo e Albigense, Albigense e Manicheo sono sinonimi, come vedrete provato da testimonianze storiche e da esame di opere e da confessioni de' settari stessi. Ora si sa qual era il linguaggio furbesco de' Manichei. Quanto son dolente che non abbiate in mano ancora le piu* preziose chiavi di questa lingua furfantina, che onesta di tutta la pompa della religione l'ateismo, o per meglio dire, la religione della natura, che non e* diversa! Da che ho scritto il volume dello Spirito antipapale, ho scoperto sempre piu* terreno, e posso dire di essere in pieno possesso di tutte le chiavi che son necessarie ad aprire gl'intimi penetrali di questo edificio dedaleo, il quale nella lingua mitologica era figurato nel laberinto, dove era rinchiuso il figlio bimembre di Minosse. Quando vi ho scritto che il mio secondo volume sara* di lunga miglior del primo, non ho parlato a caso, poiche@ nel secondo daro* le chiavi piu* preziose. Convengo pero* che quel primo e* gran cosa, e che senza esso non po/trebbe trarsi profitto dal secondo. Il nucleo e l'essenza della scoverta e* senza dubbio nel primo, e il secondo non ne sara* che l'ulteriore sviluppo e 'l perfezionamento. Vedrete in questo secondo sviluppate non solo le canzoni del Convito e le varie rime della Vita nuova, ma quello ch'e* piu*, quasi tutte le rime liriche di Dante, in cui sono cose preziosissime. Quattro mesi fa le ho rilette tutte, e vi ho fatto le note spiegative del fino gergo in cui sono scritte; e col possesso delle chiavi che mi erano venute in mano, le ho vedute tutte cambiate di colore. Tre anni fa mi parevano un'altra cosa, ed ora un'altra! Che illusione! il 17 di giugno del 1833 Caro Signor mio, aveva scritto sin qua da vari giorni, ma per mancanza di tempo non ho potuto finire e mandare ancor questa lettera, nella quale intendeva fare qualche sposizione della canzone "Poscia ch'Amor del tutto m'ha lasciato', la quale vi riesce, come pare, cosi* difficile. Io sono agli occhi vostri sicuramente reo di poca puntualita*, ma se sapeste da quanti impicci sono attorniati, mi compatireste. Le lezioni in questa stagione sono (grazie al cielo) piuttosto numerose, e ho dovuto perdere tanto tempo intorno a quel dramma che ho scritto (come vi accennai) per guastarlo due volte, secondo i capricci dell'Honourable Miss Emma Maynard e secondo le pretensioni del maestro di musica signor Negri. Ma non avrei potuto esser pagato se non avessi soddisfatto a quelle loro fantasticherie e leziosita* musicali. Per guastare il melodramma ho dovuto faticare piu* che per comporlo. Oltre di che, non vien ora italiano viaggiatore in Inghilterra che non sia a me diretto con una lettera da qualche antico amico; cosicche@ quando, stanco del correr diurno, mi ritiro a casa per scrivere qualche cosa, eccoti un picchio alla porta, che annunzia ora il signor Tale, ora il signor Tal altro, che si presentano per conoscermi e parlarmi, come si va al giardino zoologico per vedere qualche fiera di riputazione. A me non conviene non accoglierli cortesemente, si* perche@ sono persone distinte, si* perche@ son mandate da miei amici con lettere. E poi tornano di tratto in tratto la sera. Due ne son venuti iersera, uno romano, e poi un altro genovese. Credereste! Il mio Spirito antipapale gira per Roma di mano in mano, come un fuoruscito che si ricovera di casa in casa, ed e* ben accolto per tutto. Mi ha detto il signor Guglielmi romano (che mi ha portato una lettera del Ch. Ferretti, attuale Custode di Arcadia) ch'egli l'ha avuto dal principe Pietro Odescalchi con la piu* gelosa riserva, e in due giorni e due notti l'ha letto e restituito. Mi ha narrato che l'opera e* letta con entusiasmo, e mi ha espresse le sensazioni da lui provate nella lettura con una specie di trasporto e di ebrezza. Il signor Liberatore (quello stesso che attualmente compila il gran dizionario, in folio, enciclopedico italiano in Napoli) scrisse al figlio del conte de' Camaldoli di venirmi ad abbracciare da parte sua, sino a soffogarmi (espressione curiosa!) per ringraziarmi dello Spirito antipapale. Egli era alquanto in rancore con me, quando la* era, e dicea nella lettera che non sara* mai lieto s'io non dimentico il passato e non gli torno amico, che mi chiede perdono, e che cosi* fanno tutti quelli che / per qualche inetto motivo avean meco rancura. "Il tuo nome suona venerando' mi scrive il Ferretti; e il medico Curci mi dice cose che non oso ripetere. Poveri Italiani! La oppressione che soffrono fa parer piu* amabile agli occhi loro chi soffrendola ha mostrato fermo carattere e si adopera ad illuminare sempre piu* i ciechi. Quando il mio Salterio sara* la* (e gia* vi deve essere), diverra* il vademecum di tutt'i giovani poeti. Ma torniamo alla canzone "Poscia ch'Amore del tutto m'ha lasciato.' Difficilissima, anche secondo la lettera, e* senza dubbio questa canzone, tutta in gergo; e il suo sviluppo totale porterebbe un gran lavoro. Essa e* quasi una conseguenza della risoluzione, espressa nella Vita nuova, di voler lasciare di parlar d'Amore, per gettarsi nelle braccia della Pieta* per farne sua difesa. Cio* e* significato fin dal principio: "Poscia ch'Amor del tutto m'ha lasciato/.../io cantero* cosi* disamorato/ contro al peccato (il che accenna il poema); e il peccato e* di "chiamare a ritroso/ tal ch'e* vile e noioso/ per nome di valore,/ cioe* di leggiadria' cosi* che valore e leggiadria divengon per lui sinonimi. Gli ultimi versi della prima strofa indicano la sua segreta intenzione intorno al poema, a significare il quale nella seconda strofa parla de' prodighi, de' golosi, de' lussuriosi: "... il savio non pregia uom per vestimenta,/ perche@ son ornamenta;/ ma pregia il senno ed i gentil coraggi.' Son lampi che insinuano a non arrestarsi alla scorza del suo poema; e i lampi seguono anche piu* nella 3a strofa: "Ed altri son che, per esser ridenti, (cioe* settari, opposti a piangenti, o papali)/ d'intendimenti/ correnti voglion esser giudicati/ da que' che sono ingannati;/ veggendo rider cosa/ che lo intelletto ancora non la vede.' Cioe* giudicavano il suo poema esser settario, ma pure non ne vedevano la essenza segreta, e la spiegavano tortamente al volgo, "contenti che dal volgo sien lodati.' "... in donne e* cosi* spento/ leggiadro portamento/ che paiono animai senza intelletto': e* un colpo contro le Donne che aveano intelletto d'Amore, e che per poca riflessione all'interno senso pareano senza intelletto. E percio* ricorre alla gente onesta di virtu* spiritale nella strofa quarta. Riflettetela bene questa strofa, e massime agli ultimi versi. La strofa quinta e sesta indicano in gergo quel segreto magistero del poema che risulta dal corso del sole nel zodiaco, siccome vi accennai, la* dove, parlandovi delle 1600 versi (detti miglia) che menano dal polo a Roma papale o Inferno, e delle 7500 versi che menano a Roma imperiale o Paradiso, soggiungeva che, se poteste appurare il punto da cui cominciare nel poema il cammino del sole allegorico, avreste scoperto gran cosa. Io credo aver gia* trovato quel punto d'incominciamento, ma non ho avuto tempo di mettermi a quel paziente calcolo. Ecco che dicono quelle due strofe 5a e 6a: Ancorche@, nel mio poema, un cielo sia in contatto con l'altro, non potete vedere il gran segreto, perche@ leggiadria (cioe* l'esterna bellezza) disvia cotanto il lettore, e piu* ancora di quel tanto ch'io ne dico. Ed io, che son cognito a lei (cioe* a leggiadria) "merce* d'una gentile (la sua segreta donna)/ che la mostrava (la leggiadria) in tutti gli atti suoi,/ non tacero* di lei,' perche@, se nol facessi, mi parrebbe di fare si* rea villania ch'io sarei quasi congiunto ai suoi nemici. "Pero* da questo punto/ con rima piu* sottile/ trattero* il ver di lei, ma non so a cui.' Gli ultimi versi di questa strofa 5a indicano chiaramente il poema ai fedeli d'amore. Tutta la strofa 6a parla del corso del sole, o sia del gergo secondo il zodiaco, indicato nel Convito. Non invano, o caro amico, vi pregava di dirigere la vostra attenzione a quel calcolo indicato nel Convito: quella chiude una gran chiave. Credete a me, che so di non ingannarmi. L'ultima strofa non e* meno significante, ma la carta finisce, ed io pure debbo finire. Se volete poi capire in parte il gergo dell'altra canzone, "Io miro i crespi e gli / biondi capelli', debbo richiamare la vostra attenzione su due luoghi della Vita nuova e del Convito, ch'espongono in gergo il significato degli occhi e della bocca di Madonna, prima e seconda bellezza della donna della mente. Ho letto con la massima attenzione, verso per verso, e sempre riscontrandola con l'originale, la traduzione vostra della canzone "Poscia che Amor.' Evviva veramente in generale, ma in particolare vi faro* qualche osservazione; e poi mi arrestero* su que' luoghi che avete trovati oscuri, e che realmente son tali. Originale: "Ella e* verace insegna/ la qual dimostra u' la vertu* dimora.' Traduzione: "It is the shield that bears the true divise&3' ecc. Mi pare troppo stemperata la frase; ne@ quel shield mi pare necessario, essendovi quel divise che rende piu* l'insegna. Gli ultimi tre versi della prima strofa esprimono nell'originale questo sentimento: "Per la qual cosa io son certo che, se io difendo (cioe* espongo) bene la cortesia nel senso in cui io la intendo (com'io la intendo) e la sostengo tale con l'arte de' miei versi (nel dir), son certo dico che, udita la mia esposizione della leggiadria, Amore mi fara* ancora grazia di se@', cioe* mi riaccordera* le sue buone grazie, mi tornera* amico. Quindi comincia la sua esposizione, nella quale indica il suo poema. Cio* mostra che Dante, caduto in sospetto di avere scritto guelfescamente nella sua Commedia, voleva esporre qual segreto magistero aveva in essa tenuto, il che egli chiama leggiadria, che fa degna di manto imperiale dov'ella regna; e sperava con questa esposizione ritornare in grazia del suo partito. Ma la carta qui finisce, ed io riprendero* questa sera le mie osservazioni; e diro* meglio cio* che forse ho male espresso nell'esporvi il senso de' tre ultimi versi della prima strofa, dove dovete notare che quel sebbene e* male scritto, poiche@ deve dire "se bene la difendo (cioe* la leggiadria)/ nel dire', cioe* coi detti miei. Credetemi intanto Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Carlo Vecchioni, che aveva pubblicato poco prima il suo lavoro Della intelligenza della "Divina commedia', Napoli, 1832. 2Cinque anni dopo (nell'ottobre, 1837) un nipote del V. dichiaro* a Rossetti che lo zio non aveva letto il Comento analitico prima di pubblicare la sua opera. 3Cioe* device (insegna). 32 il 26 di novembre del 1833 Carissimo Signor mio, Davvero che vi ho dato occasione di credermi morto, o se non morto, screanzato oltremodo col mio ingrato lunghissimo silenzio. Vi faro* la narrazione di cio* che l'ha cagionato, e voi mi crederete meno colpevole, come spero. Mr Frere (come vi ho scritto in altra mia) mi propose con dilicate maniere a far succedere un volume compagno a quello a voi dedicato; ed io mi posi al lavoro con quell'ardore che suole animarmi quando concepisco l'impegno di una nuova publicazione. La immensita* delle materie che ho raccolte e che messe in ordine fanno la disperazione de' miei detrattori, mi ha dato non poco imbarazzo per adagiar le pruove in serie crescente e stringente verso la conclusione e il quod erat demonstrandum. Ho consacrato a quest'oggetto tutte le ore di cui potea disporre, rubandole anche al sonno ed all'onesto ristoro e, quel ch'e* piu*, ai doveri dell'amicizia e della convenienza. Ed era talvolta rammaricato di dover uscire pei miei affari d'insegnamento, de' quali pero* non ho mai trascurato alcuno. Mr Frere intanto mi rincalzava con le lettere e mi facea premure, ed io agitava sempre piu* la penna. Ad occuparlo intanto con materia analoga, gli mandai il volume dello Spirito antipapale fornito di moltissime importanti "Aggiunte', ed anche di capitoli intieri ch'io aveva scritto poco dopo la publicazione di quell'opera; e lo pregai che, scorso appena, lo rimandasse, perche@ intendeva di andare acconciamente spargendo qua e la* nel nuovo lavoro alcune delle "Aggiunte' fatte al libro stampato. Or sentite qual e* stato il risultamento di cio*, sentite che cosa e* entrato nella testa di quel mio dotto amico e protettore alla lettura di quelle addizioni. Due grilli curiosissimi gli saltarono in capo. Uno, ch'io mi volessi far compagno di Carlile e di Taylor per far guerra alla religione cristiana col nuovo scritto che stava facendo, l'altro ch'io mi fossi fatto gia* compagno agli apostoli della Giovine Italia (specie di setta patriotica democratica) col Salterio ch'io aveva a lui intitolato, e quel ch'e* piu*, ch'io volessi valermi del suo nome per accreditare appo il publico inglese il mio genio mascherato d'incredulita* e d'anarchia. In questa specie di frenesia da cui fu assalito, mi scrisse una lettera di fuoco di cinque fogli di carta, con la quale, valendosi ora dell'esortazione, ora del rimbrotto, ora di amarissima lagnanza, mi confortava di desistere da quest'opera empia impresa, in cui avrei prodotto a lui oltraggio, a me ruina. E dichiaro* ch'ei non intendeva piu* accettare la dedica di un lavoro che avesse una simil mira. Mi ha dette cose in quella lettera quali potevano esser dettate da quelle due supposi/zioni e dalla calda amicizia che ha per me sempre sentita. E perche@, forse, io non credessi che il suo cangiamento derivasse da qualche motivo d'interesse, offri* di dare a me, per mio uso, gran parte del denaro che avrebbe dovuto servire alla stampa del nuovo libro. Figuratevi qual io rimasi alla lettura di que' cinque fogli di carta! Figuratevelo se potete! Appena l'interno sentimento di una coscienza pura era bastante a calmarmi. Rimasi per piu* giorni tra frenetico e stupido. Quel che mi era la piu* acuta spina al cuore e mi faceva parlar solo smanioso, si e* l'idea orrenda ch'ei concepi* ch'io volessi usargli si* nero tradimento qual era di coonestare un si* atroce maleficio col suo nome da me venerato. Se volessi raccontarvi tutte le mie sensazioni in quella dura circostanza, non la finirei qui, poiche@ l'angoscia e* loquace. Risposi dopo aver ricomposto l'animo e gli dissi cose da fargli ricononoscere il funesto errore in cui era egli caduto. Gli dissi che se tanta malizia fosse in me stata, non gli avrei mandato quel libro con le Addizioni, per averne il suo parere. Gli dissi che l'offerta da me a lui fatta, e da lui accettata, era che il nuovo MS da stamparsi doveva da me a lui mandarsi, da lui considerarsi ed approvarsi, dopo di che, senza la minima alterazione, dovea darsi alla luce; e che tutto cio* dimostrava tutt'altro fuorche@ malizia dalla parte mia. Che per disingannarlo pienamente mi sarebbe bastato mandargli il lavoro gia* da me trascritto, dal quale avrebbe ritratto che il mio disegno era tutto il contrario di quello ch'ei si figurava, poiche@ non anticristiano, ma cristianissimo e pio dovea dirsi. E tante altre cose gli dissi (e fra le altre ch'io non accettava l'offerta pecuniaria che mi faceva) che finalmente mi scrisse piu* rimesso e mite con altra lunghissima lettera, parte faceta, parte affettuosa, e parte anche ironica. Capii da essa (benche@ non osasse chiaramente scriverlo, ma ha tanto detto da farmelo intendere) che il suo principale timore si e* ch'io svelassi i segreti della Frammassoneria (nella quale io so, per altra via, esser egli in alti gradi), ch'io son nel caso di tutti rivelare, perche@ tutti gli ho, a forza di studio e riflessione, penetrati. Cio* che lesse nelle mie Addizioni gli fe' comprendere ch'io era nel caso di squarciare tutti que' misteriosi veli, e teme@ ch'io m'accingessi a farlo senza prudenza. Dopo cio* ben capite che tutto il mio nuovo immenso lavoro mi e* morto fra le mani, e che il destino mi condanna a farmi gridare Visionario dagl'ignoranti, senza poter mostrare che le mie sgridate Visioni sono verita* innegabili. Riguardo poi al Salterio, non mi e* stato difficile convincerlo che la fede politica ivi professata e* la costituzione inglese e non le dottrine della Giovine Italia. Eccovi in breve la dolorosa istoria del periodo del mio silenzio: lavoro improbo e rammarico tempestoso; lavoro che mi ha fatto trascurare anche il debito di rispondere alle vostre quistioni, rammarico che mi ha fatto passar giorni si* caliginosi da farmi incapace di qualsivoglia cosa. Passiamo ad altro. Una signora inglese&1 di gran talento sta facendo la traduzione in inglese dello Spirito antipapale, e intende darla alla luce: ha scritto sino a tutto il capitolo "Dante figurato in Adamo'; l'ho veduto quel che ha sinora fatto, e mi pare buonissimo. Io credo che il povero Dr Sangiovanni di Napoli, a cui avea commesso due copie di quell'opera del presidente Vecchioni, sia morto, poiche@ era gia* gravemente ammalato. Non ha piu* risposto. Il figlio del conte de' Camaldoli mi avea data solenne parola che tornato a Napoli mi avrebbe mandato quel libro; so ch'e* la* da qualche mese, e il libro non l'ho veduto. Mr Frere mi ha scritto ch'egli ha commesso a Napoli lo stesso libro, che l'attendeva a giorni, e che me lo avrebbe subito mandato. Questa e* la promessa piu* sicura, ed a questa ci atterremo; subito che sara* in mia mano, lo divorero* e ve lo mandero*. Anch'egli (Mr Frere) n'e* curioso, crede che sia un libro nato dal mio, ma non sa capire come uno ch'e* in Italia possa destreggiare in si* difficile argomento. Il signor Rolandi ha avuto dal libraio Ruggia di Lugano la commissione di quattro copie del mio Dante e di 6 dello Spirito antipapale, proponendo per quest'ultimo 10 sh. la copia. Ha detto che ne ha avute molte richieste, ma che, udito il prezzo, i soli ricchi persistono, e i letterati decline, secondo la vostra frase. Avete letto le Addizioni di Pietro Maroncelli alle Mie prigioni di Silvio Pellico? Parla due volte del mio libro a voi dedicato e dice qual favorevole giudizio ne portano l'Orioli (uno de' piu* grandi nostri letterati), il conte Ugoni (scrittore di una bella Storia letteraria d'Italia) e il dottissimo Salfi, Nestore della nostra letteratura. Scrive pero* che quest'ultimo, al rimprovero fattogli da altri dottoroni in Dantismo: "Dunque avremmo sinora studiato tanto Dante per confessare di non averlo capito?', si ritratto*. Nel nuovo Catalogo del Gamba delle piu* importanti edizioni de' moderni libri italiani, vien lodato il mio Comento sulla Divina commedia, e si esprime il rincrescimento di non vedere la continuazione delle importanti note del comentatore. Rispondo ad una delle vostre domande. Nelle case che si scoprono a Pompei, e principalmente ne' publici edifizi, vi e* nel vestibolo sempre un mosaico con questa inscrizione: Have (cosi* scritta con l'H), o pure Have et Intra; ed io ho detto nella letterina dedicatoria al mio amico Frere che il suo nome, posto innanzi al mio Salterio, "terra* il luogo di quella parola augurale (Have) che gli antichi ponevano sui vestiboli per far invito ad entrare.' In Italia tutti capiranno l'allusione, e fuori d'Italia moltissimi, cioe* tutti quelli che hanno visitato Pompei, o hanno letto cio* che n'e* stato scritto. Quest'anno, grazie a Dio, ho avuto sempre alcuni affari, e ne ho tuttora, anche adesso ch'e* la piu* scarsa stagione dell'anno. Cio* mi toglie il pensar molto a' geniali studi; ma cio* non torra* che domenica / prossima (giacche@ in altri giorni non potro*) io mi rimetta in mano le due canzoni di Dante da voi tradotte, e risponda alle vostre domande. Anzi diro* (vel giuro sull'onore) che altro non dovro* fare che finire una lettera che avea gia* cominciata da vari mesi fa e che lasciai non compita per nuova premura che mi sopravvenne di Mr Frere. Posso restituirvi gran parte de' vostri libri, che ho tutti sviscerati, onde vi rimandero* col principio del mese Lenoir, Magalotti, la Raccolta delle poesie fatta in Firenze, la Confutazione latina del libro De monarchia, ecc. Quest'ultimo libro m'e* stato molto utile. Per suo mezzo, e per quello di vari altri, ho potuto dimostrare in un capitolo che Dante era tenuto per eretico e il suo libro tutto ereticale, benche@ con linguaggio mascherato, cioe* la Divina commedia. Consegnero* anche al Molini il libro con le mie Addizioni, perche@ ne vediate l'importanza e perche@ consideriate che cosa ha potuto cosi* inferocire quel mio amico. Vi mandero* ancora qualche lettera del signor Frere, e massime quella in cui mi dice decisamente che stampassi un altro volume a conto suo. Vi prego pero*, quanto so e posso, di non far parola di cio* ad anima viva. Io non ne avrei fatto motto neppure a voi, se non avessi sentito la necessita* di giustificare agli occhi vostri la non impressione del libro promesso, il quale avrebbe messo fuor d'ogni dubbio la innegabile realita* della mia interessante scoverta. Avreste fra l'altre cose veduto illustrato tutto il sistema mitologico egiziano, greco, romano ed anche indiano, con viste affatto nuove. Ma non vi pensiamo piu*. Tutti stiamo bene adesso, ma il vostro figlioccio tempo fa si era storto un piede, che ci tenne in molta apprensione, e tenne lui immobile sopra un canape* per 6 settimane. Avete letto un bell'articolo sul mio Salterio nell'Athenaeum? Mille ossequi, e credetemi Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1Caroline Wood. La traduzione fu pubblicata nel 1834. 33 12 di marzo 1834 Carissimo Signor mio, Faro* con gioia e con sollecitudine quanto desiderate; e per cominciare col fatto, eccovi il vostro sonetto tradotto, o piuttosto imitato: lo troverete nella pagina seguente. L'ho lavorato nel segreto della mente ieri, mentre girava da scuola a scuola per l'amena campagna di Fulham e di Kensington. E vi dico cio* per informarvi che, quando poeto cosi*, i miei componimenti sono sempre i piu* esatti e i piu* limati, come quelli che derivano da intenta meditazione. Prima che leggiate la mia imitazione, debbo dirvi che, per dare al vostro pensiero forma di sonetto italiano, non ho potuto tradurre verbalmente, ma ho dovuto impadronirmi del concetto e farlo mio. Il nostro sonetto (massime nel gusto moderno) ha sempre qualche cosa di misurato e di simmetrico , il quale deriva dall'acconcio accozzamento delle parole e delle frasi. Se cio* manca, questo epigramma italico (tal e* il sonetto) riesce quasi spezzato ed a balzi. Mi e* stato persuaso anche di non tradurre servilmente, ma d'imitare liberamente, dalla necessita* in cui mi son visto di non oltrepassare i 14 versi e d'incorporare i 3 versi addizionali come chiusura del componimento: altrimenti que' 3 versi sarebbero sembrati una coda e quasi una escrescenza da togliere l'integrita* e l'unita* al concetto. Io giudico (senza passione d'autore) che il mio lavoro imitativo sia buono; ma pure se desideraste una versione piu* letterale, io lo faro* di nuovo. In tal caso, pero*, dovete permettermi che invece d'un sonetto io tessa un'ode, affinche* largheggiando io possa dare ai concetti successivi una forma lirica. Evviva, evviva dieci volte evviva! Il complesso de' suoi pensieri non e* un frutto di Carlo vecchio, ma di Petrarca giovane. Avete l'anima poetica voi, e quel che dite di Petrarca e Dante e* veramente caratteristico e di chi parla per profondo studio fatto su quegli autori sommi. 0r eccovi il mio sonetto / Imitazione del sonetto inglese "Eliza, when your sparkling eyes meet mine' Sonetto Italiano Lisa gentil, sotto il tuo dolce impero fan Bellezza e Virtu* cambio felice; questa del guardo e quella del pensiero, qual Plato immagino*, si fa nutrice. Quand'io ti miro, gia* mi par sincero quel che di Laura sua Petrarca dice; quand'io ti ascolto, gia* mi sembra vero quel che Dante ideo* della sua Bice. Sorge cosi*, quando ti miro e ascolto, dal congiunto poter duplice laccio, pel bello della mente e quel del volto. E se, in parlarne , riverente ammuto, appien ti svelera* quel ch'io mi taccio la Lira d'Alighier, ch'io ti tributo. / Ora che si tratta di dare alla stampa la vostra bella versione&1, sarei veramente degno di rampogna e sprezzo se non vi assistessi con calor di amicizia e con tutte le mie forze. Domenica (vel giuro sui miei figli) assolvero* tutti gli obblighi miei con voi per l'esame delle vostre traduzioni che ho in mano; lunedi* ne faro* la spedizione. E per la rivisione delle stampe, fate conto ch'io faro* come se fosse cosa mia, e tale la considero. Mettero* vanita* nel non far correre un errore tipografico per l'italiano, e mia moglie, che vi riverisce con sincero rispetto, fara* lo stesso riguardo all'inglese. Siate certo che per nostro conto non soffrirete il minimo ritardo. Ora che si tratta di stampa, la mia parola e* sacramento. Dovrei dirvi tante cose, tanto per rispondere alle vostre due lettere, quanto per conto mio, ma sono quasi le due, e debbo correre a King's College. Vi dico solo che Mr Frere mi ha scritto la lettera piu* amichevole del mondo, dicendomi che, se io appronto il lavoro di Dante, si trovera* il modo di farlo stampare. Quel signore fa sempre piu* di quello che dice: onde quel cenno mi fa quasi certo che vuol concorrere alla spesa della stampa. Quella amicizia per me non e* minimamente scemata, anzi raddoppiata. Si sara* accorto, come spero, del torto che mi ha fatto nel pensare di me non drittamente. Il libraio Ruggia di Lugano ha scritto che ha continue richieste del resto del mio Dante. Forse tornera* in vita il mio lavoro. Addio e credetemi Il vostro obbligatissimo G.Rossetti. 1The "Canzoniere' of Dante Alighieri, che verra* publicato nel 1835. 34 38 Charlotte Street, Portland Place. il 6 di maggio 1834 Carissimo Signor mio, Ieri non ho avuto un momento di liberta* per venirvi a vedere&1: son uscito di casa alle 8 e mezzo, e mi son ritirato stanchissimo alle 7 ed un quarto. Oggi sorgo dal letto con una dolorosa podagra, la quale mi ha impedito di uscir di buon'ora a dare le mie lezioni. Ho dovuto lasciarne due, una in Fulham e l'altra in Kensington. All'una usciro* zoppo zoppo per darne tre altre in citta*, e non rientrero* in casa che alle 6 ed un quarto. Probabilmente dovro* far uso de' piedi de' cavalli, invece de' miei. Vi mando qui accluso il resto dell'esame della Vita nuova. Questa sera comincero* a riguardare la vostra traduzione delle canzoni del Convito. Nel corso di questa settimana spero assolvere tutto il confronto, affinche* non abbia il rimorso di essere stato a voi di remora per la stampa. Domani Pistrucci dara* la rappresentazione di una sua tragedia italiana, dopo di che improvvisera*, e finalmente vi saranno abili cantanti che daranno un breve concerto. Sara* una radunanza brillante nella sala annessa al King's Theatre. Volete andarvi, e condurre tre o quattro de' vostri insiem con voi? Ho un biglietto di palco, mandatomi dal Pistrucci, ed io ve lo cedo. Se volete approfittarvene, lo riterrete; altrimenti potete rimandarmelo perche@ non vada perduto. Lo spettacolo comincera* all'una e mezzo pomeridiana. Vi consiglio di andarvi, perche@ vi divertirete. Ieri ho veduto la signora che ha tradotto in inglese lo Spirito antipapale, e tutta lieta mi ha annunziato che nel giorno stesso s'incominciava la stampa del libro. Ella si attende di aver il primo foglio fra qualche giorno, e l'ho pregata di mandarmene una pruova, affinche@ possa a mano a mano scorrere tutta la traduzione. Mi ha promesso di farlo. La mia intenzione nel chiederle cio* e* stata di passare i fogli in mano vostra, ad uno ad uno, a misura che si stamperanno, affinche@ vediate se vi e* qualche cosa che possa nuocere alla / prudenza delle mie opinioni e delle vostre, giacche@ il libro e* sempre a voi dedicato, anche nella traduzione. Cio* e* tanto piu* necessario quanto la signora mi ha fatta ieri una piccola confessione, cioe*: che avendole io confidato il mio libro con le Addizioni MSS (quello stesso ch'e* stato in mano vostra) affinche@ ne traesse il capitolo che riguarda il Comento dell'Anonimo, ella nello scorrere altre addizioni ne ha trovate alcune che le andavano tanto a sangue che non ha potuto resistere alla tentazione di arricchirne la sua traduzione. E* ben vero che quasi tutte le mie addizioni sono state dettate da spirito di circospezione e di cautela, ma vorrei esser certo che quelle di cui ella ha voluto far preda sieno senza il minimo pericolo. Voi potete valere a questo esame piu* di me, perche@ conoscete il vostro paese meglio di me. La traduttrice e* signora di molto ingegno e di fino gusto: son sicuro che la sua versione e* ben fatta riguardo alla lingua; e mi ha detto ch'essendo stato il suo MS letto da uomo di lettere inglese, gliene ha egli fatto de' complimenti. La lettura che ne farete vi mettera* anche nel caso di giudicare qual effetto possa produrre l'opera travestita in altro idioma. Io divido il vostro timore che quell'opera perda molto della sua forza quando e* tradotta, e giova vedere col fatto sino a qual punto questo nostro parere e* fondato. Secondo cio* che la signora mi ha detto, la stampa procedera* con grandissima rapidita*, onde spero che prima della vostra partenza di qua potrete vederne molti fogli stampati, per formare un certo criterio del tutto. Addio, Signor mio; subito che questo mio barbaro piede lo consentira*, gli faro* prendere la volta di Hart Street, per venire a presentare i miei ossequi a Mrs e Miss Lyell. Ieri ho avuto il piacere d'incontrare Mr Charles Lyell Junior, per mezzo di cui vi ho inviato i miei rispetti. Il vostro obbligatissimo Gabriele Rossetti. Sonetto "Venite a intender li sospiri miei'. Il verso quarto, "e se non fosser (questi sospiri miei), di dolor morrei', e* da voi parafrasato con l'aggiunta and bring relief to woe, la quale puo* sottintendersi nell'originale, ma non e* espressa. La seconda quartina e* ben espressa nel senso, benche@ non troppo letterale; ma come esser letterale in frasi si* bizzarre? La versione a me piace. La canzone "Quantunque volte, lasso! mi rimembra' e* mirabilmente tradotta, da far dire a Polidori che gli piace piu* dell'originale. _< _>&2 Tutto va bene: avea preso un granchio a secco, e mi accorgo che la vostra traduzione e* giusta. "Era venuto nella mente mia'. Benissimo tradotto. "Videro gli occhi miei quanta Pietate'. Ben tradotto, secondo la lettera. Dicasi lo stesso di "Color d'amore e di Pieta* sembianti'. Nel sonetto "L'amaro lagrimar che voi faceste': Occhi miei ... faceva lagrimar l'altre persone della Pietate, come voi vedeste - "who your sorrows view'd'; l'ultimo verso di questa prima quartina non mi pare esattissimo, poi che come voi vedeste e che videro le vostre pene non mi pare la stessa cosa. Nel penultimo verso "la vostra donna' e* tradotto thy lady: e* certo sbaglio di penna invece di your lady. Il resto e* ottimo. "Gentil pensiero che parla di voi'. Ottimamente traslatato. "Lasso per forza di molti sospiri'. E* mirabil traduzione. / "O pellegrini che pensosi andate'. E* benissimo tradotto, e non mi spiace quel po' di parafrasi della seconda quartina. Nell'ultimo sonetto, "Oltre la spera che piu* larga gira', avete raddrizzate le gambe ai cani (come dice un nostro proverbio) nella prima terzina. L'originale presenta un senso bizzarro, e la traduzione uno ragionevole. Logico dragomanno di sconnesso parlatore: ecco la sola critica che vi si puo* fare in piu* d'un luogo della versione, e fra gli altri qui. Leggiadra infedelta*, qual e* la fede si* bella che si possa a te preporre? sclamerebbe Tasso. 1In questo momento il L. si trovava a Londra. 2Sei righe cancellate dal R. 35 il 28 di maggio del 1834 Carissimo Signor mio, La vostra lettera mi trova con la penna alla mano nell'atto che sto mettendo insieme cio* che dee stamparsi al termine del vostro volume: la mia dissertazione mi da* in certo modo il dritto di chiamarlo nostro. Non nego che la grand'affluenza delle cose che vo ripassando, per trascegliere la materia, mi confonde. Uopo e* pero* limitarmi al prospetto comparativo delle teorie settarie con le tre parti della Commedia, e al significato arcano dell'amor platonico. Non crediate che per condannevole poltroneria io evitassi di far risposta al sonetto di Dante "A ciascun'alma presa': lo facea per sola riflessione. Mi parea (e parmi ancora) che nulla potessi dire nelle glose al mio sonetto di risposta che poi non dovessi piu* pienamente ripetere e sviluppare nella lettera di chiusura. Vi diro* anzi che io il sonetto l'avea gia* fatto domenica la mattina, ma poi per questa riflessione ne deposi l'idea, e pensai di non mandarvelo. A provarvi la verita* dell'asserto, ve lo trascrivo qui sotto, e fatene il conto che vi pare e piace. Risposta di G.R. al sonetto di Dante "A ciascun'alma presa' Ben al membrar l'essenzia dell'Amore che si* t'apparve, orror n'ha la tua mente! Che@ quando essenzia tal fu altrui parvente, morte ne venne sempre all'Amatore&1 Le sette stelle t'atterzaron l'ore&2 per fare alto mistero a te presente, mistero e* Amor, Madonna e 'l core ardente, mistero e* il drappo, il gaudio ed il dolore. Tai mistiche figure io ben comprendo, ma rivelarne altrui l'interna idea gran misfatto saria, misfatto orrendo! E chi gl'intende appien com'io gl'intendo, preso da quell'orror che il cor t'empiea, ai detti tuoi rispondera* tacendo. Eccolo qual e*: se vi piace, traducetelo e fatene vostro pro. Le glose che vi apporro* saranno brevissime, e quasi tutte con le parole di Dante; varranno ad eccitare, ma non ad appagare, la curiosita* altrui; ne@ potrei far altro, senza commettere un'imprudenza e dispiacere a qualcuno che non voglio disgustare./ I tre sonetti mistici che desiderate (uno di Dante, uno di Petrarca ed uno di Boccaccio) dovrebbero essere scelti fra molti che ve ne sono: questa sera vi serviro*, e domani ve gli inviero*. Oggi andro* alla stamperia di Mr Taylor per veder che si fa. Ho copiato e mandato il sonetto di Guido Cavalcanti "Vedesti al mio parere'. Mr Taylor mi ha scritto annunziandomi che voi gli fate fretta; e gliene faro* pur io. Il rimanente delle vostre traduzioni, le quali seguono quelle della Vita nuova e del Convito lo avea gia* consegnato allo stampatore, ma lo ritirero* oggi, per farne oggetto del nostro serotino esame con Polidori e Mrs Rossetti. La stampa della traduzione inglese dello Spirito antipapale procede con rapidita*: si e* gia* alla pagina 142, cioe* al 6.o foglio, e mi sembra assai ben fatta. Ieri ho ricevuta dal professor tedesco Witte (quello stesso che ha fatte tante publicazioni su Dante, di cui avete sicuramente veduto il nome) una lettera garbatissima in data di Dresda, nella quale mi da* tante lodi per le mie fatiche intorno a Dante e per le mie poesie note in Italia. Egli ha intrapreso a fare un'opera di pazienza veramente tedesca, di cui mi ha mandato il prospetto: ve ne trasmetto una copia, affinche@ la vediate. La consegnero* a Mr Taylor perche@ vi sia mandata col primo foglio. Il plico fu portato in mia casa dal celebre professor Vogel, mentre io non v'era. Egli parlo* con mia moglie annunziandosi come un mio grande ammiratore e fautore, di cui aveva lette le opere. Oggi cerchero* di vederlo per rendergli la visita. Ieri fu un signore italiano in mia casa a comperarsi il Comento, lo Spirito e 'l Salterio, e mi ha detto che ritornava in Italia, dove cotesti son chiamati tesori, e che tutti sospirano il resto del Comento. Proprio vorrei finirlo a publicare; comincio a sentirne una specie di smania. Che peccato che abbia trovato tanti inciampi nella dotta ignoranza de' pretendenti, Ottusi o simili. Pazienza. Se non lo stampo, perde piu* il mondo letterario che io. Tutti stiamo bene, e la mia podagra e* di molto lenita. Vostro obbligatissimo, G.Rossetti. 1Persecuzioni del Santufficio e della setta stessa contro chi svelava i misteri segreti (R). 2Tutte le parole segnate dovrebbero essere spiegate da glose con le parole stesse della Vita nuova e del Convito (R). Translation of G.R.'s reply to Dante's sonnet&1 Dante, Love's vision well may fill thy mind With horror, when his essence thou recall; For when that essence to the world is shewn, Death to the lover never fails to come. For thee the seven stars the hours marked With trinal signs, a mystery deep to shew; Love, and Madonna, and the burning heart, The mantle, joy, and grief are mysteries all.&2 Fully these mystic types I comprehend, But to reveal their import to the world Were guilt, a deed of horror and of shame:&3 And he who knows their meaning well as I Seized with that horror which thy heart dismayed,&4 By silence to thy lines will best respond. The Abbey, Winchester. 30 May '34 1Scritta da Lyell su foglio volante. 2Joy (smiles); grief (tears) (L). 3of horror (of danger; revolting; enormous) (L). 4horror (terror) (L). 36 il 30 di maggio del 1834 Carissimo Signor mio, Mi empie di gioia l'udire che il mio sonetto di risposta a quello di Dante vi vada si* a sangue. Al rifletter meglio, vedo che avete ragione fondatissima del vostro giudizio, e che io aveva torto nel non avervi mandato prima quel mio sonetto, poiche@ esso varra* (se non ad altro) almeno a mostrare, fin dal vestibolo di questo arcano edifizio, che queste apparenti poesie amatorie son concertati enigmi. Il modo con cui ho risposto parmi accorto, e me ne applaudo, poiche@ fa sentire che capisco ma non voglio spiegare quegli enigmi, perche@ son cose che non debbono spiegarsi; e con cio* fo cenno della stessa riserva usata da Dante nell'involgerle in oscuri veli. Son sicuro che la vostra traduzione sara* felicissima, trattandosi non gia* d'un testo tenebroso, come quello di Dante, ma di versi chiarissimi. Vi voglio far ridere. Ieri ricevei da parte di Mr F. di Malta il libro piu* settario che siasi mai scritto nel mondo, cioe* quello di Francesco Colonna, intitolato Il sogno di Polifilo (moltiplice amante), che tratta di amore ed architettura (il quale vale a mettere in relazione la setta d'Amore con quella de' Muratori o Architetti). Quest'opera fu scritta da quel domenicano poco dopo la morte di Boccaccio, cioe* al principio del '400; ed ha fatto impazzire molti interpreti, alcuni de' quali hanno scritto de' comenti in gergo per ispiegarlo. Io ne ho parlato in una delle mie addizioni MSS allo Spirito antipapale, non so se ve ne ricordiate. Mr F., che lo ha trovato da me citato con / distinzione, ha procurato subito di acquistare quel tenebrosissimo nodo della Sfinge in una bellissima edizione aldina, piena di incisioni in legno, ed ha pagato circa 12 lire sterline. Or io vorrei sapere. Vuole egli si* o no ch'io mi occupi di siffatte interpretazioni? Se si*, perche@ si e* scagliato contro me con tanto impeto da farmi quasi desolare? Se no, perche@ mi mena innanzi siffatti libri? In ogni sua lettera (dopo quelle terribili) mi ha sempre parlato di siffatte cose, delle quali io sfuggo di fargli piu* cenno. Ecco il fatto: egli e* uomo di grandissimo ingegno e di vastissima erudizione, e quel ch'e* piu*, e* divorato da una curiosita* ardente di conoscere i segreti di cui ho parlato con riserva; ma nel punto stesso teme di compromettere se@ stesso e di veder me leso nella opinione degli uomini pii, e percio* mi ha raffrenato da un lato, mentre mi va spronando dall'altro; e son sicuro che, quand'io gli ho scritto che, disgustato de' rancori cagionatimi da siffatti studi, avea risoluto di distrarne totalmente l'animo mio, a lui quella mia proposizione dispiacque, perche@ vede che, se si puo* scavare questa ignota verita*, io solo forse ho il modo di scavarla. Egli non vuole confessare che si era ingannato riguardo a quel sognato oltraggio ch'egli immagino* volergli fare io, ma deve sentire il torto suo giudizio e l'oltraggio che ha fatto alla mia illibata amicizia. Io far onta al nome del piu* generoso uomo e piu* nobile animo che onori questa terra, che di tanti nobili e generosi abbonda! Come pote@ mai immaginar cio*? Son sicuro che nell'annunziargli che sto scrivendo una Dissertazione / sull'amor Platonico, da dar compimento al vostro volume, egli ne sara* gioioso. Ne@ posso far a meno di annunziarglielo, poiche@ siccome io gli aveva scritto che non voleva piu* pensare a siffatta materia (il che forse per qualche lato gli dispiacque), cosi* ora gli debbo far sapere qual potente motivo mi fa prendere contraria risoluzione; ed egli, che sa quanto io senta l'amicizia e la gratitudine, non potra* fare a meno di applaudirmi. Capisco, per la vostra lettera, perche@ il professore Witte mi ha ringraziato dello Spirito antipapale, che io non gli ho mandato mai: siete stato dunque voi che gliel'avete mandato; ve ne sono tenuto. Mia moglie, Polidori ed io ci occuperemo del rimanente della vostra versione, non dubitate: ne faremo una rivista esatta, come la prima. Eccovi ora il sonetto di Petrarca, del genere enigmatico; io ne ho fatto cenno nello Spirito antipapale a pag.190, ed e* il sonetto 156 della I.a parte: Una candida cerva, sopra l'erba verde, m'apparve con due corna d'oro, fra due riviere a l'ombra d'un alloro, levando il sole a la stagione acerba.&1 Era sua vista si* dolce e superba ch'i' lasciai per seguirla ogni lavoro, come l'avaro, che 'n cercar tesoro con diletto l'affanno disacerba. Nessun mi tocchi, al bel collo d'intorno scritto avea di diamanti e di topazi, libera farmi al mio Cesare parve. Ed era 'l sol gia* volto al mezzogiorno,&2 gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi, quand'io caddi nell'acqua, ed ella sparve.&3 Abbiatevi questo sonetto di Petrarca per ora; quello di Boccaccio ve lo mandero* dopo averlo cercato nella sua raccolta che ha Polidori, e che mi faro* imprestare, perche@ io non lo posseggo. Sono incerto ancora qual proporvi de' sonetti di Dante, perche@ son vari che dividono la mia mente, e tengono incerto il mio giudizio. Ci pensero* questa sera. Il vostro divotissimo G.Rossetti. 1Prima ora del giorno; principio della iniziazione de' figli della luce; I.o canto dell'Inferno (R). 2Il colmo del giorno, ora sesta; pienezza de' misteri settari; ultimo canto del Purgatorio (R). 3Anche Dante cadde nell'acqua (R). 37 _<28 gennaio 1835_> Carissimo Signor mio, La penultima vostra lettera ha empita la mia mente di tanta costernazione, e il mio cuore di tanto e tale spavento, ch'io ho cominciato a riguardare il mio nuovo lavoro&1 come un mio formidabil nemico, come quello che mi sta scavando un precipizio sotto i piedi, per inabbissarvi me e tutta la mia misera famiglia! Da quel momento mi e* quasi caduta la penna dalla mano, e se ho pure tentato di scrivere qualche cosa, tutto mi e* sembrato una spada che si ritorce nel mio ventre, ed ho scritto solamente per cancellare. Davvero che in certi momenti era una vera immagine di Oreste perseguitato dalle furie. Sono andato rileggendo quel che ho stampato, e sebbene l'avessi scritto con la massima cautela, pure mi e* parso leggere in esso cio* ch'io mi son guardato bene di esprimere. Ho riletto quel che deve stamparsi, ed ho cominciato a cangiare, a mutare, a cancellare, a sostituire . . . a rovinare quasi tutto: io non so piu* quello che mi sia fatto o mi stia facendo! Mi e* saltata addosso quella malattia, quella febbre di mente, da cui fui preso due volte, una in Napoli e l'altra in Roma, e in quest'ultima citta* fui in tutta la severita* della frase matto per due mesi per un fantasma che mi perseguitava. Avete ragione, avete centomila ragioni!!! Il mio scritto e* pericolosissimo, e* opus plenum aleae. E* vero ch'io sto svelando le gherminelle sacerdotali della Gentilita*, ma queste possono porre il bandolo in mano a qualche maligno, per tentare disvolgere le matasse del medio evo e di qualche tempo precedente, da cui uscirebbe fuori cio* che puo* scandalizzare il mondo. Io ho fatto insomma, nella parte mitologica, cio* che non era stato fatto mai si* apertamente. E nella parte manichea (ch'e* la seconda del volume), benche@ scritta con tutta la prudenza di / cui sono stato capace, pure mi sembra di non essere stato cauto abbastanza. Or vi prego, vi supplico, vi scongiuro in ginocchioni e con le lagrime agli occhi, che se volete rimetter la pace nel mio cuore, facciate cosi*: additatemi tutto quello che puo* sembrarvi pericoloso, ditemelo con quella sincerita* che distingue un bennato inglese, ed io son pronto a cangiarlo. Pensero* io a medicar le piaghe si* che non paiano le margini, faro* di modo che nessuno se ne accorgera*. Se mi promettete far questo, io, riposando sul vostro discernimento e la vostra benevolenza, andero* innanzi, altrimenti io dichiaro di non poter continuare. Oime*! Io non so piu* distinguere quel che va detto e quel che va taciuto! Tutto mi sembra fantasma e larva, tutto mi atterrisce! Cerco, quanto posso, nascondere lo stato di mia mente ad ogni occhio, ma io so che sento. Avea scritto 6 capitoli nerboruti riguardo a Dante ed all'amor platonico, e gli ho scartati. Per riempire il voto, son tornato al secolo di Federico II, e mi son trattenuto a mostrare con la sua scuola (ma piu* velatamente) il mistero: e figuratevi che fatica! Cancellare quel ch'e* fatto, per fare quel che non e* fatto! Il tremendo affare e* questo: con quel fittizio gergo d'amore gl'infingevoli amanti platonici facevano quel medesimo che facevano gli antichi iniziati gentili; se quel gergo si spiega interamente, si produce uno scandalo nel mondo, e chi lo fa si attira la giustissima indignazione di qualunque onest'uomo. Puo* forse dirsi qualche cosa, senza far danno altrui ed a se@ stesso; ma allora chi lo fa si espone alla derisione di tutti gli sciolotti, di tutt'i saccentuzzi che non vedono al di la* del naso. Io stesso non avea prima concepito tutta l'estension della cosa, ma quando ultimamente presi a sviluppare la Vita nuova con severita* di analisi, e il Convito, e'l Canzoniere di Dante, e le poesie del suo amico Cavalcanti; quando, dietro le autorita*, cominciai a sostituire a Madonna, ad Amore ecc. gli agenti / corrispondenti, e a presentarne le operazioni, io mi avvidi di tutto il baratro a cui mi spingeva incontro! Era in questo stato, quando mi giunse la vostra lettera, ed essa fu la mano benefica che mi spinse indietro. La cosa e* seria assai, ma assai assai! Bisogna lasciarla stare. Mr Frere, che sa piu* di me, ha ragione. Ma via, bisogna andare innanzi in qualche modo; e se voi mi fate la promessa di cui vi prego, io procedero* al compimento del volume, e diro* quel che potro* dire. Mi limitero* a dimostrare che il poema e il canzoniere di Dante sono produzioni della setta de' Liberi Muratori, ma quel che poi significano i misteri in quelle produzioni espressi, sel vegga chi sa vederlo. Chi sa tirar le conseguenze dalla prima parte, lo vedra* esso, senza che il dica io. Io con proteste e belle frasi restero* sano e salvo. Chi vorra* dirmi matto non potra*, poiche@ cio* che asserisco, lo provo; e se vorra* dirmelo, lo faccia pure. L'esser matto in letteratura e* titolo che non mi rovinera*, come farebbe qualche altro. Non finirei mai di scrivervi su questo assunto, ed io debbo parlarvi di altro che riguarda la vostra publicazione. E* mio avviso sincerissimo che la vostra edizione non debba contenere che le sole cose di Dante, con qualche sonetto di risposta ai sonetti suoi. Il mischiarvi Petrarca deturperebbe il libro, gli taglierebbe una unita* caratteristica che puo* raccomandarlo agli amatori della letteratura. Se vi unite altro di estraneo, passate il pericolo di sentirlo chiamiare pasticcio, ne@ io entrero* nelle mie presenti disquisizioni a parlar ex professo di Petrarca: giunto a dimostrare la natura settaria delle opere di Dante (senza pero* entrare a spiegare i misteri della setta), credero* aver fatto quel che far dovea. E* mio avviso ancora (e in cio* vi prego compiacermi) che il mio sonetto di risposta a quello della Vita nuova, "A ciascun'alma presa e gentil core', non debba affatto mettersi a stampa, perche@ in esso accenno cio* che io non voglio dire, cio* che forma l'oggetto delle mie ansieta@ e de' miei terrori. Se io avessi fatto il piu* bel sonetto del mondo, da restar per primo esemplare dell'arte, non vorrei su tal argomento farlo vedere a persona vivente. Quel sonetto squarcerebbe un velo ch'io voglio rispettare, e vorrei raddoppiare se potessi. Non a caso quella societa* si nasconde fra tante ombre: la cosa e* seria, e sventurati gli occhi che la veggono, se la lingua non sa tacere. Il vostro sonetto di risposta a quel medesimo di Dante mettetelo pure, se vi piace: io vel mandero* subito tradotto; e gia* da quando mel mandaste l'ho fatto, benche@ debba migliorar qualche espressione. Ma il mio parere e* che nol mettiate, si* perche@ si trova in contradizione col mio libro che dimostra tutto artificio cio* che voi annunziate come / tutta semplicita*, e si* perche@ sarebbe la sola cosa moderna in mezzo alle rime antiche: potrebbe esser definita come una specie di bizzarria. In cio* credo di veder chiaro, ma cedero* al vostro giudizio. Ecco che cosa farei: la Dedica inglese ad Eliza, con la mia imitazione, al principio dell'opera; dopo cio* l'Introduzione che intendete premettere; e finalmente il Canzoniere di Dante con la traduzione a fronte. Oh, che cosa dice quel canzoniere! Nel rileggerlo che ho fatto, dopo che l'ultimo velo m'e* caduto dagli occhi, veggo tutto il suo spirito interno, e 'l veggo chiaro come un sole! E pure debbo lasciarvi innanzi quella nube che lo copre ad occhi non scaltriti. Non senza cagione il Sant'Ufficio brucio* Cecco d'Ascoli e carcero* gli amanti. Il libro, come lo disegno io, mi pare che verrebbe grave e nobile, senza estranea mescolanza; ma voi determinerete se dico bene o male. Riguardo al titolo del mio libro, che volete far annunziare da Mr Murray, io non toglierei il legame fra 'l primo e secondo volume. Farei cosi*: lo stesso titolo che sul primo volume, con la soggiunta che vi ho accennata l'altra volta: Canzoniere di Dante, Vol. II, che contiene una Illustrazione scritta in italiano da G.R.&2 Io, che conosco la natura del mio lavoro, credo che questo titolo sia il piu* convenevole: di Petrarca dico ben poco, perche@ e* mancato lo spazio. Io dimostro che quanto di amore fu cantato in Provenza, in Italia ed altrove, contiene la perseguitata dottrina manichea, la quale e* la stessa che la massonica. Arrivo a Dante, con minuto esame di quanto lo precede@, e in lui mi arresto. Ecco in breve il corso del lavoro. Perdonatemi se non ho risposto prima: in mia mente vi e* stata, da 20 giorni e piu*, piu* turbamento e rivoluzione che non vi e* stato nel tempo medesimo fra i Tori e gli Anti-Tori per la nuova formazione del Parlamento. Il contrasto de' miei pensieri ed affetti continua ancora, mentre il loro si va sedando. Mi pare che ognuno mi legga nell'anima quello ch'io cerco con tanta cura nascondere. Compatitemi e credetemi Il vostro obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Il Mistero dell'amor platonico, il cui titolo era stato comunicato a Lyell per la prima volta in una lettera del 13 dicembre 1834. Dapprincipio il R. aveva concepito quest'opera come "illustrazione' da accompagnare la traduzione del canzoniere dantesco intorno alla quale l'amico stava lavorando; ma l'avrebbe compiuta solo cinque anni dopo l'apparsa del volume del Lyell nel 1835. 2Cf. la nota precedente. Il volume del Lyell era destinato ad apparire senza la "Illustrazione' dell'amico italiano. 38 il 24 di giugno del 1835 Carissimo Signor mio, Fin da qualche tempo sapea da Mr Wright&1 ch'eravate giunto sano e salvo, con tutta la vostra cara famiglia, nella vostra pacifica residenza; e poi mi fu confermato venerdi* scorso dal vostro figliuol primogenito, ch'ebbi il piacer d'incontrare in una serata festiva a casa di Mr Otter, Principale del King's College. Spero udir da voi buone nuove riguardo alla vostra diletta figliuola. Non vi dispiaccia scrivermene qualche linea: son padre, e so partecipare ne' sentimenti di un padre, e di un modello di padri. Mi pare che il mio ritratto venga assai simile: serio alquanto, ma un tal carattere non ista* male al laborioso ricercatore e sedulo investigatore de' grandi arcani danteschi, mitologici e della letteratura in generale. Il nuovo volume che porro* alla luce (e voi siete il sole che la producete) giustifichera* sempre piu* l'aspetto di pensosa gravita* che l'abile pittore mi ha dato. Gli ho gia* dato due sedute, e il ritratto gia* promette molta somiglianza: vi bisogneranno almeno altre tre sedute perche@ sia compito. Se io m'impegnassi ad esprimere il soave sentimento di gratitudine che provo a' tratti dilicati e gentili della vostra benevolenza, son sicuro che mal vi riuscirei; ed anche meno vi riuscirei, se volessi spiegarvi i sentimenti di mia moglie. Bisogna pur confessarlo, il gentiluomo inglese ha un certo bello ideale nel suo procedere, ch'e* tutto suo; e voi siete verso la cima della piramide: mia moglie ha retto criterio. Quasi ringrazio il mio esilio che mi ha allontanato dalla terra ove nascono i Panizzi, per farmi venire a quella ove sorgono i Lyell e i Frere. Ma sventura! Coi Rossetti sono esiliati anche i Panizzi! L'uno ha fatto bene a venire in Inghilterra, e l'altro avrebbe fatto meglio ad andarsene fra gli Ottentoti o i Lestrigoni. Sono stato due volte da Mr Wright per consegnargli la vostra lettera, ieri e l'altro ieri, ma non l'ho trovato: ha delle scuole, ove con le lezioni si procura l'agio, e poco tempo gli rimane per dipingere; cio* ha rese si* rare le nostre sedute. Gli ho lasciata la lettera, ed oggi cerchero* di vederlo per sollecitarlo anche con la mia voce viva. Ho dato a leggere i fogli gia* stampati del nuovo volume al principe di Canino, cioe* a Luciano Bonaparte, il quale e* molto dotto in letteratura, e massime in mitologia, avendo scritto due grossi volumi d'illustrazioni de' vasi etruschi da lui scavati in Italia, volumi che gli han fatto molto credito fra gli antiquari. E* rimasto si* sbalordito di quel che ha letto che me ne ha espresse le piu* alte maraviglie e la piu* gran soddisfazione. Il meno che mi ha detto e*: "Voi produrrete una rivoluzione nella republica letteraria.' Non solo il Times mi onoro* di quel bell'articolo che avete letto, ma altri due egualmente belli son comparsi nell'ottobre (o nel settembre, non mi ricordo con sicurezza) nel Morning Post e nel Morning Herald, che danno / la mia scoverta per sicura. Cio* ha abbassate le ali al mio detrattore, il quale forse vorrebbe ora ringoiarsi le ingiuriose parole che mi ha vomitate addosso. Non osando pero* venirmi in faccia egli, eccita gli altri a gettarmi delle pietre: l'audacia e* diminuita, ma non il mal talento. Se con la mia illustrazione del canzoniere di Dante non sorpasso la vostra aspettazione, voglio impiccarmi con le proprie mani. Vedrete che luce irresistibile. Tutta la Vita nuova, tutto il Convito ... si* anche il Convito, e ne ho gia* scritta l'illustrazione piu* che a meta*: vale a dire tutta la prima canzone col comento, e tutta la terza col comento; cio* e* fatto. Mi son risoluto di battere al chiodo: io debbo illustrare principalmente il vostro volume, questo e* l'oggetto della intrapresa mia, e questo faro*. Se non stampo in faccia a Dante, a caratteri cubitali, l'essenza di massone, se non confirmera* una tal essenza la critica, se non la suggellera* la storia, ditemi stolido millantatore ... ma son sicuro che non potrete dirmelo. Il volume che publichero* si aggirera* principalmente sopra Dante: se vi sara* spazio pel resto, bene; altrimenti pazienza. Secolo di Federico e Dante (non secolo di Dante, perche@ sarebbe da non finirla piu*), e basta. Ignoro quel che mi dite di Bayle intorno a Guido Cavalcanti (ho motivo di credere che nella scuola segreta fosse scritto con le iniziali G.C. per confonderlo con un nome venerando); il certo si e* che la sua canzone "Donna mi prega', espone il fondamento della scienza o arte d'amore. Sette comenti ne ho letti; ma il piu* significante e* quello di Egidio Colonna, monaco agostiniano. Marsilio Ficino dichiara nel suo Comento al Convito di Platone, che quel comento stesso puo* servir di comento alla canzone di Guido, e induce l'interprete di Dante, Cristoforo Landino, a parlare di cio*. Non so se mi riesca di introdurre una mia spiegazione (gia* abbozzata da me) su quella canzone nel volume che mi cresce sotto le mani. Il professore Witte ha sicuramento veduto qualche lume su la canzone in quistione, di Dante o di Sennuccio che sia; ma quel lume, se non e* sostenuto dalla scienza d'amore, ch' io espongo, e* nulla e si risolve in ombra. Mi spiace non potervi inviare in questo momento l'indirizzo di quel letterato: ho cercato fra le mie carte la sua lettera, ma non mi e* riuscita trovarla ancora; la cerchero* meglio e ve la mandero*. Mia moglie vi dice mille cose, e tutte piene di gratitudine e di rispetto. / Maria e* compiaciuta di vedere il suo nome scritto dalla vostra mano ch'ella bacia, e Gabriel si unisce a lei. Siamo tutti bene, eccetto il povero Guglielmo, che ha avute alcune febbri. Ora mi voglio vestire per condurlo dal Dr Elliotson e farlo osservare. E con la solita riverenza mi ripeto Il vostro obbligatissimo ed affezionatissimo G.Rossetti. 1Il pittore che faceva il ritratto del R. commissionato da Lyell. 39 Senza data&1 Carissimo Signor mio L'opportunita* della partenza del mio ritratto mi offre l'idea di renderlo piu* parlante con questa lettera: cosi* l'originale imprestera* le parole alla copia e dira*: Oh, quanto compatisco un eccellente padre per un pericolo si* manifesto di una carissima figlia! E tanto piu* lo compatisco, quanto meno si e* trovato altra volta in si* dolorosa situazione! Non ho coraggio per esprimere parole di speranza (benche@ io non l'abbia perduta), e non ho forza per esprimere parole di consolazione; perche@ so che un padre in tal caso e* inconsolabile. Io lo rammento come fosse ora: la mia affettuosa Maria nell'eta* di due anni, dopo una lunga e crudel malattia ebbe una fiera convulsione e mori* ... La piangemmo per lungo tratto, io e la sua madre desolatissima. Iddio ebbe compassione di noi, e Maria torno* in vita; ed ora vispa, graziosa, vigorosa di mente e amorosa di cuore, ci e* intorno, e ci rallegra con la sua vista. Ella e* forse destinata a chiudere un giorno gli occhi a me ed alla madre sua, che piangevamo dolorosamente nel chiuderli a lei. Deh! si rinnovi il portento per l'amico mio! Amen. I due fogli nuovi dell'opera son gia* tirati, per quanto io creda, perche@ gli ho resi coll'ultima correzione fin da mercoledi* scorso. E se Mr Wright non mi avesse fatto sapere questa mattina (si* tardi!) che dovea mandarvi il ritratto (cosicche@ ho appena tempo di schiccherar questa lettera) sarei andato alla stamperia per prenderli e mandarveli. Vedrete che Dante nelle sue opere minori ha sempre parlato della maggiore, e su di cio* si versa il principale scopo delle mie illustrazioni presenti. Il libro della Monarchia non e* lasciato da banda: i passi piu* manifestamente relativi son da me portati a comprova della mia teoria, e in concomitanza con la Vita nuova, il Convito, la Volgare eloquenza e 'l Canzoniere assodano quel punto principale. Voi che avete l'intelletto sano lo vedrete chiaramente, e gli intelletti non sani lo vedranno tanto quanto bastera* a farli tacere. La vostra offerta di far due volumi, ove sia piu* acconcio, mi fa sclamare: Siate mille volte benedetto! Ora piu* non mi tormentero* tanto per comprimere, risecare, accorciare, mutilare, guastare. Andero* innanzi allegramente: ove un volume basti all'oggetto, sara* uno (e mi regolero* quando saro* giunto alla pagina 450); e dove no, saran due. Son certissimo che quando vedrete l'illustrazione, anzi lo sviluppo completo e naturalissimo della Vita nuova, mi batterete si* forte le mani, che sentiro* l'applauso fino a Londra. Non e* piu* probabilita*, ma verita* dimostrata. Peccato che della vostra bella ed esattissima traduzione inglese non sia parlato un poco piu* che nulla. Eppure (che curioso paese!) meritava che se ne facesse strepito assai. Una signorina inglese (Miss Gordon), buona poetessa che ha ultimamente dato un pregevol poemetto dantesco, intitolato "La Pia', me ne ha parlato con sommo elogio: ed ella che capisce l'italiano ne ha / fatto accurato paragone. Mr Keightley che pur lo ha letto mi ha detto ch'e* elegantissimo. Riguardo agli sbagli di senso credo che nessuno possa trovarvi in fallo; riguardo alla disposizione e l'ordine de' componimenti, credo che possa migliorarsi. Dalla mia Illustrazione potrete accorgervi voi stesso qual deve andar prima e qual dopo; ed ove si facesse nuova edizione (che caldamente auguro) faro* di cio* mio studio espresso: e dopo quanto vi ho meditato intorno, credo poterlo fare benissimo. La fretta mi ha fatto fare sgorbi d'inchiostro, e bisogna che chiuda. Mia moglie e i miei figli si uniscono con me per rinnovarvi voti di soddisfazione intorno a cio* che piu* bramate; ed io mi ripeto Il vostro devotissimo e obbligatissimo G.Rossetti. P.S. Il generoso donativo di 250 copie dell'opera che si stampa, e* da me sentito con vera gratitudine, per cui non so trovare ringraziamenti proporzionati. 1Lettera del 1835, scritta dopo il primo di ottobre (perche@ a quella data il ritratto fatto dal Wright non era ancora finito) e prima della lettera del 14 dicembre riprodotta qua sotto. 40 _<14 dicembre 1835_> Carissimo Signor mio e Amabilissimo Amico, Sono stato parecchie volte sul punto di prender la penna per scrivervi, ed ogni volta mi sono sconfidato del come cominciare e del come continuare nel parlare ad un padre addolorato. E che cosa poss'io dirvi che voi non sappiate meglio di me? Il far appello alla ragione in un momento in cui ella tace, il cercar consolazione da fredde riflessioni, mentre il cuore tutto effervescente si dibatte in una tempesta d'affetti e* cosa che accresce piuttosto che scemare una giusta angoscia. Ma se la ragione tace ne' primi periodi, ella riprende a poco a poco il suo divino ascendente; ed ora che il tempo le rende la voce e la forza, ella sapra* dirvi quel che io mal saprei. Guardatevi intorno ai cari figli che vi circondano, ed ella vi dira* che il patire deve in voi consolare il padre e il senso della dolorosa perdita accrescera* quello del felice possesso e questo andra* aumentandosi, e quello, nell'impero del tempo, scemandosi. Iddio faccia si* che il presente e 'l futuro vi dia largo compenso del passato. Nell'accennarvi quel che mi accadde nel tristo giorno del 25 di ottobre, conoscerete che vi e* fra noi una certa armonia sul punto di morire, ma Iddio ebbe pieta* della mia famiglia e distorno* l'ora fatale. Nel salire frettolosamente la scalinata di mia casa, inciampai sconciamente nell'ultimo gradino della prima tesa, e perduto l'equilibrio andai ad urtare colla testa, violentissimamente, nell'angolo della porta opposta. Una ferita gravissima, lunga tre pollici e profonda sino al cranio, la quale e* ora visibile sulla sommita* della testa, fu / l'effetto doloroso della caduta. La gran perdita del sangue, che usci* come a torrenti dal largo squarcio, unita ad una copiosa cavata di sangue che il chirurgo mi fece fare, ha pero* impedita l'infiammazione e la febbre; e dopo una settimana e mezzo si rimargino* del tutto la ferita della mia testa: possa cosi* rimarginarsi quella del vostro cuore. Siccome io fui consolatore della mia tremante famiglia, dissimulando il mio dolore, cosi* (ne son sicuro) voi siete stato della vostra; se vi fossi vicino, imparerei da voi come si sostiene con coraggio un colpo della sorte, come della necessita* si sa far virtu*, e dar ad altri quel conforto di cui si ha bisogno per se@ stesso. Io non ignoro qual siete. Son lieto che i due nuovi fogli abbiano incontrato il vostro genio. Quello di che posso con confidenza assicurarvi si e* che vedrete progredire l'argomento sempre piu* verso la sua indubitabile certezza. L'esame della Vita nuova e la sua piena interpretazione sara* lo scudo d'Atlante in faccia a cui cadera* abbarbagliato l'occhio losco della incredulita*: vedrete sciogliere il nodo, che ravviserete per tale anche nella sua materiale costruzione. Riguardo ai "poeti del primo secolo', non siate in apprensione ch'io abbandoni il campo senza aver prima il Vello d'Oro fra le mani. Cinque capitoli ben lunghi, tutti interamente composti fin dall'anno passato, daran compimento a quella materia. A me conveniva pero* fare una piccola incursione ne' campi danteschi, prima di dar l'ultima mano a quel secolo. Il nostro argomento non e* piu* problematico, ma e* problema dimostrato, ad eterna confusione de' rettili che serpunt humi. Mi e* stato detto l'altra sera da un signor inglese anzi scozzese, di bella informazione nella nostra letteratura, che nelle lettere postume e vari trattati del famoso Coleridge, non ha guari publicato, vi e* un bell'elogio del mio sistema d'interpretazione, ch'egli chiama sicuro. Lunedi* rivedro* quel signore (Mr Oswald, che ultimamente e* tornato dall'Italia, e studia attualmente la letteratura classica sotto la mia direzione), e lo preghero* di prestarmi quel libro di Coleridge, se l'ha, o di dirmi dove posso averlo. Non siate in apprensione riguardo alla mia prudenza: io so tacere quel che va taciuto, e medicare quel che va detto. So fare torto anche all'evidenza, per non farlo alla convenienza. Quando avro* dimostrata l'indubitabile esistenza del gergo, non mi credero* obligato di dimostrare la piena significazione di esso. Qui potest capere capiat. Vi sono, nol nego, parti pericolosissime, e massime nel capitolo intitolato del Terzo cielo, ma destreggiando bellamente ne usciro* sano e salvo. Quel che mi ha data molta pena si e* la disposizione della materia nella interpretazione della Vita nuova: l'ho rifatta tre volte. Non e* gia* che mi ri_ difficile il vedere la verita* nascosa; io la veggo anzi chiara come un sole, e la palpo e la gusto; ma la difficolta* e* nell' esporla e disporla nel miglior modo, perche@ altri la scorga e tocchi ed assapori, senza fatica e sforzo. Tutti stiamo piuttosto bene in questo momento; ma dopo la mia caduta (di cui vedrete un ben maiuscolo testimonio sulla mia testa, quando avro* il piacere d'incontrarvi di nuovo) il mio povero Guglielmino e* stato gravemente ammalato con febbri. Ora e* pallidetto, ma e* rimesso. Non saprei esprimervi quanta parte mia moglie ha presa nella vostra disgrazia; ed anche meno saprei ripetervi tutto cio* ch'ella mi dice di scrivervi per condolersene secovoi. Ella dice di sentirsi bene in generale, ma io sono in grande ansieta* a suo riguardo: e* fatta si* magra, si* magra, si* magra, ch'io non so che mi pensare ne@ che fare. Ma speriamo bene. / Vi presento ancora le sincere condoglienze del signor Polidori, e potete esser ben certo che un padre sa ben partecipare nel giusto dolore d'un padre. A questa qualita* io aggiungo quella di Affettuoso ed obbligatissimo amico, G.Rossetti. Oh almen, qualor si perde parte di noi si* cara, la rimembranza amara se ne perdesse allor! Ma quando e* vano il pianto, l'alma a prezzarla impara; ogni negletto vanto se ne conosce allor.