16 26 di febbraio 1830 Carissimo Signor mio, Non appena aveva impostata la lettera per Voi mi e* giunto ieri, da parte del signor Molini (e sicuramente mandatomi da Voi), il vol.X del Foreign Quarterly Review, il secondo articolo del quale e* la rivista del mio Comento su Dante, gia* da voi scritto, da altri poi raffazzonato o forse guasto, dal Quarterly Review accettato e poi rifiutato e poi riaccettato e poi per sempre rigettato, ed ora, alquanto modificato e con qualche giudiziosa nota aggiunta, finalmente comparso per la stampa. "Conosco i segni dell'antico amore', e ve ne ringrazio. Egli e* gran disastro uscire in piazza con una novita* che ha dello stravagante: gli stessi amici debbono fingere incredulita* e misurare con destrezza le lodi, per una certa prudenza; intanto egli e* certo che questa novita* e* meno novita* di quello che a prima vista appare. Per poco che si vadano svolgendo vecchi libri, si scorgera* che l'affare del gergo era noto a moltissimi e da molti praticato, e noto e praticato tuttora. Quando io vi avro* schierato sotto l'occhio i tanti passaggi di autori antichi che di esso parlano, sebbene con molta circospezione, vedrete se mento. E molto piu* lo vedrete quando vi mettero* innanzi l'analisi di tante opere scritte in gergo, le quali, tolto il velo che le copre, divengono lucidissime, di tenebrose ch'erano, e tutte interpretate con le stesse chiavi. Quel che mi sgomenta e* il numero senza numero; ma bastera* un saggio. Essi talvolta parlano con bastante chiarezza. Per esempio, Arnaldo di Villanuova, contemporaneo di Dante e fieramente perseguitato dai papi a cagione delle sue opinioni antipapali, talche@ dove@ fuggire in Sicilia nel 1311, Arnaldo, dico, che scrisse tante opere enigmatiche e principalmente quella che s'intitola Della fine del mondo e della carita*, dice, parlando della difficolta* d'intendere i libri simili al suo, che questa difficolta* nasce da due cagioni, e udite quali: Prima est metaphorica locutio. - Secunda est falsorum cum veris commixtio. Philosophi duplicem modum in eorum libris posuerunt: unum verum, et alium falsum; verum autem per verba obscura, ut nisi a filiis doctrinae possent intelligi; falsum vero sub verbis intelligibilibus posuerunt. Unde in libro Saturni dicitur: Philosophi non scripserunt libros suos nisi filiis eorum; et filios eorum voco eos qui perfecte intelligunt dicta eorum, et non secundum literam. (Testamentum Arnaldi, etc.) Il famoso Cardano, cosi* sospetto a Roma per le sue dottrine, si spiega anche piu* chiaramente. Ecco le sue parole, come le trovo tradotte dal Weker, la* dove parla Comme on peut parler secre*tement: On peut obtenir cet objet par des mots signifiants autre chose. Il y faut une longue observation, mais si quelqu'un en use dextrement, il peut e$tre exempt de soupc%on. / On peut l'obtenir aussi en parlant brie*vement; la quelle fac%on de faire est se@ante a* un homme grave, d'autant qu'elle rend un sens double. Voila* pourquoi elle est familie*re et propre a* des gens doctes en leurs e@crits. (Citato, Cardan; Weker, Les secrets ecc., Rouen, 1639, p.733) E se io mostro quali sono questi scritti, e s'io interpreto questo senso doppio, e sempre con le stesse chiavi, debbo esser chiamato visionario da chi non sa vederlo da se@, e da chi non ha consumato la vista, il tempo e il cervello sopra tai libri? E che questo modo di parlare fosse de' settari ho autorita* da fare ammutire. Ognuno sa, e piu* deve saperlo un inglese, che il tempo di Cromwell ha formicolato di queste sette, le quali volevano ristabilire il regno di Gesu* Cristo; frase furbesca non mai capita da chi non poteva umanamente sapere che il Cristo dei Puritani ippocriti era Cromwell medesimo, capo e motore di tutta la setta, che lo fe' trionfare e con l'armi e con gl'intrighi. Vedrete che autorita* storiche vi schierero* per provarvi tutto cio*, e principalmente che i Puritani erano i Cathari, che in greco significano Puritani, setta antichissima non diversa dagli Albigensi, ch'erano in sostanza Muratori, come lo stesso Barruel ha scorto, senza provarlo bene. E sentite qual Gesu* Cristo volevano i settari che regnasse. In quel tempo proprio, che quel capo settario regnava, comparve uno scritto di un pio ecclesiastico inglese chiamato Thomas Edwards: Gangraena, or a Catalogue and discovery of many heresies and blasphemies and pernicious practices of the sectaries of this time, London, 1746, libro ora rarissimo. Nella pag.18 fa il catalogo delle bestemmie settarie. Eccone alcune: Error 29. That we did look for great matters from one crucified at Jerusalem 16 hundred years ago; but that does us no good; it must be a Christ formed in us, the deity united to our humanity. - That Christ shall come and live again upon the earth, and reign visibly, as an earthly monarch, in outward glory and pomp, putting down all monarchies and empires (progetto di Cromwell). - That when Christ in his own person hath subdued the disobedient nations, then the Church of the Jews and Gentiles shall live without any disturbances from within or without it. - That Love-feasts or feasts of Love is a perpetual ordinance of Christ, ecc. Or sentite il linguaggio furbesco di questi settari: "They have many depths, wiles and methods - many windings and turnings of the serpent' ecc. e li rassomiglia ai Gesuiti cosi*: Jesuits are full of equivocations, mental reservations, say some thing but mean another, speak things in a sense of their own, different from what it is in common acception: so are our sectaries. - The Jesuits have their piae fraudes, fictions, made things to deceive the people, ecc. Li rassomiglia agli Arminiani: "The Arminians hid themselves in doubtful phrases' ecc. Ma che dubbio piu* potra* esservi, quando io avro* esposte le chiavi massoniche, publicate l'anno passato in / America&1, e avro* mostrato tutto l'artificio di quel gergo, perfettamente eguale al dantesco; quando faro* vedere con le parole settarie gli artifici di Madonna la Pieta*, e faro* toccar con mano che il capo della setta, detta da loro d'Amore, si chiama Cristo e Dio, e i settari sublimi Angeli, e l'alta lor gerarchia Cielo, e la parte opposta Lucifero, demoni, Inferno; e quando il morire, il vivere, il sole, la luna, la destra, la sinistra ecc. ecc. avranno una significazione unisona alla dantesca? Ed oramai i Muratori stessi riconoscono che la Divina commedia e* un libro scritto secondo le dottrine della setta loro, e dicono apertamente ch'e* libro massonico. Non sono ancora due anni che un alto dottore della setta, chiamato Reghellini, italiano, publico* in Gand un libro, parte in gergo, con cui spiega il gergo massonico, e parlando di Dante lo dice iniziato ne' misteri muratori. Egli, per farci capire (vedete che mezzo gerghesco!) che il Dio della setta non e* altro che l'Uomo, espone prima gli emblemi settari con cui e* da essi dipinto Iddio, cioe* una testa virile con barba 1unga, mista di pelo bianco e nero, con capelli corrispondenti, la quale testa e* fra quattro stelle e tutta raggiante pel lume del sole; poi reca il luogo dantesco, e vedrete quale. Cette te$te, avec une longue chevelure et avec la barbe, qui indique la force ge@ne@rative, est environne@e par 4 e@toiles , qui indiquent les quatre qualite@s du Grand Architecte et les quatre e@le@mens, qui jouent un si* grand ro$le dans les initiations enciennes, comme dans la Mac%onnerie existante de nos jours. - C'est dans l'Italie que ces doctrines enciennes se trouvent professe@es, avant qu'elles le fussent autre part, re@sultat des progre*s de la civilisation. Le Dante, lorsqu'il a peint la divinite@, ne s'est servi che de symboles des Abraxas (specie di gemme, dove sono impresse figure settarie): Lunga la barba, e di pel bianco mista portava, ai suoi capelli somigliante . . . . . . . . . . . . . . . . Li raggi delle quattro luci sante fregiavan si* la sua faccia di lume, ch'io 'l vedea come il sol fosse davante. (Purg., canto I) Ces vers nous indiquent que le Dante avoit vu des Abraxas; et le dernier, ou* il dit qu'il voyoit la Divinite@ comme si le soleil e@toit devant lui, de@montre qu'il avoit e@te@ initie@ dans les doctrines que nous avons explique@es, - doctrines suivies par les Cabalistes et Rose-Croix (gradi massonici) e@tablies depuis ces e@po$ques lointaines, comme nous dirons, a* Florence, a* Vicence et ailleurs.(La Mac%onnerie conside@re@e comme le re@sultat des religions e@gyptienne, juive, et chre@tienne par le F_*_* M_*_* Reghellini, Gand, 1828, cap.17, pag.344.) Ed ecco, per giro furbesco di gergo, Catone divenuto Dio. Ne@ il Reghellini s'inganna, poiche@ Dante medesimo ha voluto farci capire chi figura il suo Catone della Commedia, quando ha dichiarato nel Convito, scritto per far capir la Commedia: "Torno* Marzia, al principio del suo vedovaggio, a Catone, perche@ significa la nobil anima, dal principio del senio, tornare a Dio' (verso il termine). Ma io mi fo sedurre dalla materia, e non vi solvo intanto una curiosita* che ho dovuto / sicuramente in voi destare con la lettera di ieri. Vi diro* dunque il libro scritto in gergo muratorio e ultimamente stampato qui in Londra. Una signora, mia antica discepola, mi disse, un giorno che le feci visita, che dopo aver letto il mio Dante, le era occorso udir parlare di un romanzo recente scritto tutto in gergo massonico; che siccome suo marito e* massone, cosi*, trovandosi a tavola secolui con altri suoi confratelli, udi* dai lor discorsi che quel libro conteneva tutta la dottrina massonica, esposta pero* con tant'arte che chi non e* Massone nulla ne capisce e crede leggere un romanzo comune; che ella avea udito parlare di cio* tante volte e da si* varie persone che mando* finalmente a comprare quel libro, lo aveva letto, credea averlo tutto capito, ma nulla aveva veduto che le paresse massonico. Ella mi mando* il libro a casa; lo lessi; con le chiavi che avea capii tutto; ne ho fatta l'interpretazione, e da essa risulta all'evidenza ch'e* un misto della finzione dantesca e della petrarchesca. Il libro e* questo: The Epicurean, a tale by Thomas Moore (second edition, London, printed by Longman, Rees ecc., 1827). Se la curiosita* vi spinge a leggerlo e volete poi vedere la mia interpretazione, ve la mandero*. Vedrete, vedrete che infame dottrina, che materialismo ed ateismo orrendo, coperto dai veli o dell'amore (come Petrarca) o della religione (come Dante). Il moderno inglese, pero*, quantunque difficilissimo a capirsi nell'essenza delle sue finzioni senza il soccorso delle chiavi, pure e* meno assai difficile e circospetto degli antichi, che avevano il Papa e 'l Santo Uffizio addosso. Egli pero* e* viva face alla interpretazione di quegli antichi e saldo sostegno alla mia dimostrazione. Non si tratta piu* di storia vecchia, ma di contemporanea. Ho una lista di altri libri moderni, scritti tutti cosi*, e qualch'uno ne leggero*, massime il Se*thos, che trovo citato nell'Epicurean. Altri ne conosceva io prima, ma mi parevano matti que' massoni che cento volte mi ripeterono che quelli eran libri massonici; e massime il Paolo, poema italiano di Antonio Ierocades, che tratta dello stabilimento della religione di Gesu* Cristo nell'occidente per l'apostolato di S.Paolo. Io non l'ho ora, ma mi figuro che scelleratissime dottrine sieno celate sotto quella scorza di religion cristiana, il che costituisce l'essenza della Massoneria: testimonio n'e* Dante, per ispiegare il quale ora non mi manca piu* nulla. Stiamo tutti bene, mia moglie vi ossequia, ed io non lascero* mai di onorarmi del titolo di Vostro servo obbligatissimo Gabriele Rossetti. 1Circa questi libri rivelatori di segreti massonici la lettera scritta dal R. nel giorno precedente e* piu* specifica: erano "i libri publicati l'anno scorso in America (Utica, New York, 1829) da un gran numero di Muratori pentiti.' L'apostasi (spiega il R.) fu motivata dalla morte d'un Fratello (William Morgan), che sarebbe stato ucciso per ordine della Societa* dopo aver rotto il giuramento della segretezza. 17 _<18 marzo 1830_> Carissimo Signor mio, Tutto puo* togliermi la mala sorte, ma l'animo non mai. Io faro* lo scritto e vel mandero*, a Voi dedicato; e qualora lo giudicherete di vostro gusto, ne farete l'uso che vi piacera*. L'edizione sara* interamente vostra, si* che possiate rimborsarvi della spesa; sul di piu* ne prendero* alcune copie per me e pe' miei amici: a questa sola condizione accetto la vostra offerta&1. Restringero* per quanto potro* le idee, e spero non oltrepassare i limiti che m'indicate. Vedremo che effetto puo* produrre sullo spirito d'un lettore logico che vuol considerare; de' saccentuzzi che decidono ex cathedra alla bislacca e leggicchiando alla sfuggita, non mi curero* un frullo. E sapete perche@ accolgo la vostra generosa proposizione? Perche@ temo che se non getto in mezzo al publico un filo di un tal intrigato laberinto, ove la piu* fina ipocrisia si sta acquattata da secoli a ridersi dell'altrui buona fede, questo laberinto non si scoprira* mai piu*. Se anche quando tu dimostri la sua reale esistenza, e ne porti cento pruove e mille testimonianze, il mondo de' nostri sapientoni ti tiene per visionario e dice di nulla vederne, pensa che sarebbe se ti tacessi. Sapete quante volte a cio* pensando ho avuto occasione d'invanirmene? Io, senza altro aiuto che quello solo della mia intelligenza, ho scorto cio* che altri non sa vedere con la guida della mia dimostrazione. Ho trovato molti cervelli della mia tempra, e fra gli altri il vostro, ma molti altri ... oh, che zucche! Lascero* dunque questo stame di Arianna alla posterita* affinche@, quando che sia, venga un Teseo che sappia farne suo pro, per cogliere fra le stesse sue ombre quest'infamia di Creta. Non esporro* pero* nuda nuda la Vita nuova; cio* sarebbe impossibile senza la comparazione di altri componimenti in gergo, senza le riferenze della Commedia, e senza le teorie massoniche che la riguardano; e far cio* per intero sarebbe compor un volumone, il che non e* cio* che si chiede. A me bastera* il dimostrare ch'e* libro in gergo e ch' essa e* la chiave della Commedia; e anche piu*, ch'essa e* la chiave di molti altri componimenti simili, in cio* che e* generale teoria settaria. Per procedere con metodo mi bisognera* avere continuamente la storia alla mano, e non far passo che su terreno sodo e fermo, producendo verita* tanto nuove quanto sicure. Mille volte, nel vedere l'incredulita* e nell'udire le beffe di questi nostri Pirronisti, io mi son fatto a riesaminare questa faccenda con animo disappassionato per quanto era in me; ed ogni volta nel guardar meglio la materia, nel frugar nuovi libri analoghi, nuove e piu* forti pruove mi sorgevano incontro, che mi gridavano altamente nell'anima: Non abbandonare la gran verita* ch'hai scorta: tanto piu* importante quanto piu* ignota; e quanto piu* contrastata tanto piu* gloriosa, allorche@ sara* riconosciuta per quella che e*. E basteranno poche risate, senza raziocini, a farti ritrarre da una verita* che ogni giorno acquista nuovi raggi per convincerti del suo lume? Queste voci io quasi fisicamente le udiva, talche@ le altrui opposizioni ad altro non valsero che a rendermi piu* sicura la verita* per nuovi dati vigorosi che spontanei / mi venivano incontro. Io non posso dirvi tutto quel che ho scoverto, neppure se vi scrivessi, per un anno intero, una lunga lettera ogni di*. Vi giuro ch'io posso comporne almeno 10 volumi come que' due di Dante che ho posto fuori. Io non vi ho toccato che un solo tasto, dicendovene qualche cosa soltanto; ma i tasti son molti. Questo covile di vecchie volpi non ha lasciato intentato nessun ramo dello scibile umano; e siccome ha fatto della poesia, ha fatto egualmente della filosofia, della medicina, della storia, e fin della giurisprudenza, ma principalmente dell'alchimia, vecchio rifugio de' RR . Se voi sapeste che io ho scorso, anzi studiato, circa 8 grandi volumi di alchimisti antichi, che mi han fatto capir di Dante quel che, senza loro, non avrei capito giammai; se voi sapeste che cosa e* quel lapis philosophorum, di cui hanno tanto scritto e si* misteriosamente (Ipse (Gesu* Cristo) lapis est, ecc.) ... Ma via, non ci disseminiamo in vasto campo. Quel ch'e* da ridere si e* che anche ai di* nostri segue a farsi cosi* dai massoni. Uno n'e* capitato ora qui, in Londra, scampato per miracolo dalle carceri di Napoli, anzi dalle forche; esso, che mi riguarda come vecchio massone, esercita la mineralogia, e mi ha messo a giorno di tutte le chiavi massoniche riguardo a questa scienza, per mezzo delle quali, parlandosi di pietre, di miniere, di colori, di cristallizzazioni, ecc., s'intende tutt'altra cosa; con che sono in relazione i Muratori del ramo mineralogico in tutt'i paesi del continente, ond'evitare le persecuzioni de' governi sospettosi. E mi ha detto che la stessa cosa si pratica in geologia, in botanica, in anatomia, ecc. Ed io, vecchio massone fin dal 1809, nulla di cio* sapea, e avea preso quella fraternita* come una mandra di parassiti, e le loro cerimonie e i loro riti e i loro emblemi come giochi di fanciulli!!! Ma non e* maraviglia; io non passai mai oltre il terzo grado, in cui nulla o quasi nulla si svela. E poi, a coloro che fra lor non si mostrano proclivi alla irreligione, mai nulla e* manifestato, e si lasciano sempre a vagar sulla superficie; siccome i libri loro ripetutamente esprimono; e potrei qui schierarvene cento passaggi da me raccolti. Ma ogni minima cosa di quelle loro scimiate apparenti ha un gran significato: gli atti che paiono piu* indifferenti, quelli che sono meno avvertiti, sono una borsa profonda. "Take away the spirit of our mysteries and ceremonies, and they become ridiculous' (Hutchinson, Spirit of Masonry, p.171.) Per esempio: mi rammento che nel ricevere il primo grado, mi fecero inginocchiare e fare una solenne preghiera a Dio; ed io restai edificato. "Santa instituzione!' io dissi fra me, senza trovar nulla che non fosse pio e lodevole. Ma ora leggo ne' libri loro che il rito esige che quella preghiera si faccia dal neofito, avendo la faccia rivolta al settentrione. Oh, infamia! Iddio, che noi veneriamo, e ch'essi con tanta ipocrisia fingono di rispettare ed adorare, altro dunque non e* che il Lucifero d'Isaia, il re di Babilonia!!! Un'invenzione d'impostori!!! Ma lasciamo pure cio*, che ha bisogno di sviluppo; altra volta ne parlero*. Mi porro* subito a ricopiare da' miei quadernoni la chiave dell'Epicureo; ma non potro* finirla prima di una settimana, perche@ e* alquanto lunga: saranno almeno sei fogli pieni. Li portero* al signor Molini appena saranno pronti. Non vi rimando ancora tutt'i vostri libri, perche@ voglio rilegger da capo il Quadriregio (oh, che libro sfacciatamente settario!) e l'Acerba, che / piu* lungamente ratterro*. Ora potro* capir meglio il trattato delle pietre che vi e*. Se il mondo sapesse qual face luminosa si sta preparando in questa mia cameruccia, per illuminarlo su cio* che non ha mai capito, deriderebbe i miei derisori. L'avere studiato Dante, l'averlo interpretato in quel modo che ha fatto ridere i sapientoni, mi ha posto nel caso di intendere tutte le caballe della versipelle Massoneria e di poterle fare intendere altrui; al che mi e* anche di aiuto il grado detto "The Masonic Key', che a* son tour getta lume sulle parti di Dante che mi rimanevano ancora oscure. Tutto e* catena. Fra i gran segreti avrei a dirvene due gravissimi: uno ve lo diro* a suo tempo, e sara* di grande importanza per voi, specialmente che siete inglese, quantunque debba interessare tutta la letteratura in generale; ma quell'altro ... oh si*, che quell'altro nol diro* giammai a chicchessia. Esso e* non solamente pericoloso, ma dolorosissimo ... E mi dispiace di averlo scoperto!!! Un tal segreto morra* con me. Forse un giorno ve lo comunichero* sotto sigillo di confessione, se me lo comanderete; ma dispiacera* anche a voi di saperlo, e son sicuro che mi direte: "Non parlate di cio* per l'amor di Dio!' Molti che hanno letto i libri massonici, che sono assaissimi, hanno preso per sciocca millanteria questa proposizione che si trova ripetuta in parecchi libri de' loro piu* accreditati dottori: "Masonry has taught to mankind the art of poetry, chemistry, religion' ecc. ecc. ecc. (vedi The Book of Masonic Constitution by Preston, Freemason's Library, Hutchinson, Calcott, ecc.) Or io non riflettero* che la religione e* ridotta ad arte, diro* solo che circa la poesia non si vantano senza un gran fondamento. Sicuramente che nel risorgimento delle lettere "Masonry has taught the art of poetry', essendo infiniti i libri poetici d'ogni genere che per la sua influenza uscirono in tutte le colte lingue europee e composti secondo le sue misteriose teorie. Non son ravvisati per tali, per la sua magia non mai rivelata di scrivere di modo che chi non e* massone intenda una cosa, e chi lo e* ne intenda un'altra; passaporto irresistibile che fa trovar approvati dai revisori del Santo Ufficio i libri che piu* lo feriscono, e dedicati ai papi in persona, satire terribilissime fatte contro i papi e contro la religione cui quelli presiedono. Il professore John Robinson, gia* pria profondo muratore, quando si ritiro* dalla setta per gli orrori della rivoluzione di Francia, narra che nel continente, dov'egli avea frequentato moltissime logge, trovo* scritti tali che se fossero stati spogliati del gergo settario, ed esposti nel linguaggio usuale, avrebbero esposti i loro autori a ridicolo, a censura, a grave pericolo: "if published in the world in the usual manner, would have exposed the authors to ridicule, to censure, to great danger.' These projectors had contrived to tag their peculiar nostrums to the mummery of Masonry. - Thus accustomed to allegory, to fiction, to finesse and to a sort of innocent hypocrisy (Robinson non voleva compromettersi con la Massoneria inglese, onde appella innocent la sua ipocrisia) ... the zealous champions of Freemasonry found no inclination to check this inventive spirit or circumscribe its flights. In the Chevalier de l'Aigle (uno de' gradi sublimi ch'e* per esteso nella Rivelazione Americana) there is / a twofold explanation, given by the symbols, by which a lively immagination may conceive the whole history and peculiar doctrines of the New Testament, as being typical of the final triumph of Reason and Philosophy over Error. Or se questo, che cangia Gesu* Cristo in Ragione, non e* gergo, io non so che sia. Nella rivelazione americana tutto quel grado dell'Aquila pare tanto cristiano, ma se capite quel linguaggio, altro che cristiano! Vi vedi proprio Dante in persona, vi vedi l'ultima M del suo motto in Giove (Paradiso) cambiarsi tosto in aquila, cioe* la Religione (Morte) divenire Impero, con tutt'i Cavalieri dell'Aquila - "Chevaliers de l'Aigle' - che compongono quell'aquila: Traiano, Carlo Magno, Orlando, etc. Narra di piu* il Robinson che _<_> i discorsi "delivered in the lodge des chevaliers de la Sainte Cite*' (Nuova Gerusalemme) di Lione, e in quella de' Phil-Alethe di Strasburgo ecc., udi* i germi e gli abbozzi del Syste*me de la nature e Des Progre*s de l'esprit humain e di altre opere empie, recitati da Robinet, Condorcet, Mirabeau, ecc. che poi li publicarono in opere compiute. Che fu presente alla consecrazione sacerdotale di molti, e fra gli altri del duca d'Orleans; che le logge eran piene di ecclesiastici di alta gerarchia e di vescovi ecc. alla recita di quelle empieta*. Che contrasto curioso! Tutti gli emblemi, tutt'i simboli, tutt'il linguaggio e* dottrina biblica, o cristiana; tutti gl'interni significati di quelle cose, tutte le spiegazioni orali, e in parte scritte, che se ne danno, tutte sono antibibliche ed anticristiane! Reader, let not a doubt check the rising of your indignation against this deep scheme of infidelity, against this new mode of attack upon the religion in which we have been bred. - Son parole d'uno de' massoni americani che rinunziarono alla setta, in un'opera da lui composta di 500 pagine. - All the evidence of this truth is not possible to lay before the reader as it lies before me, but enough is here to prove that the grand secret of Masonry is Atheism (p.255). (Sara* continuato.) Obbligatissimo servo, G.Rossetti. 1Con lettera del 14 marzo il L. aveva offerto di sovvenzionare la pubblicazione di una "esposizione' della Vita nuova. 18 _<8 dicembre 1830_> Carissimo Signor mio, Al colpevole silenzio succedera* breve lettera, nella quale v'informero* di quanto concerne al nostro affare. Il parto di mia moglie&1, accaduto in un momento in cui altri impicci mi circondavano, mi ha impedito finora di rispondere alle due vostre ultime; al che contribui* ancora la copia&2 che mi era tuttora sotto la penna, e ch'io voleva menare a termine per tenerla pronta alla risposta del signor Salfi che attendeva da Parigi. Ora posso dirvi qualche cosa di positivo. La copia e* terminata, grazie a Dio, e pienamente persuaso di quanto mi ha fatto riflettere, del ritardo a cui avrei esposto l'affare della stampa, se l'avessi mandata da Voi, e dell'eventualita* d'un lungo viaggio, mi privo del piacere di farvi leggere il MS prima che si avvii alla luce. Mi ho procurato pero* un certo compenso nel modo che diro*, sostituendo all'occhio di C.L. un altro che gli si avvicinasse, tanto o quanto. Vi e* qui un letterato italiano, chiamato signor Tambroni, ed un altro per nome il conte del Pozzo. Io sapeva bene, quantunque nutrissero per me della stima, avean ripetuto da pappagallo qualche diceria sul mio Dante. Io mi son destramente accostato prima al Tambroni, e senza nulla dirgli della pia fraude del titolo del mio scritto, il quale ha per oggetto di illustrare in grande la letteratura europea e particolarmente 1'italiana, l'ho pregato a farmi il piacere di volere scorrere un'opera ch'era per dare alla luce. Accetto* volentieri e in 6 giorni compi* la lettura. E* venuto a trovarmi nel terzo giorno, pieno d'entusiasmo, e mi ha spontaneamente confessato ch'egli era un involontario mio detrattore, per leggerezza di ripetere quel che aveva udito dire da alcuno. Aggiungendo che, di cio* pentito, egli sarebbe divenuto l'apostolo della mia indubitata scoverta, e massime appo coloro che l'avevano tratto / in errore. "E* verita* indubitata' esclamo*, "o almeno indubitabile, e son sicuro che quest'opera fara* un rumore per tutta l'Europa e si tradurra* in varie lingue, appena sara* conosciuta.' Non si e* mostrato interamente contento dell'ordine e della disposizione delle materie; ma si e* chiamato persuaso al non plus ultra. Mi venne spontanea, due giorni dopo, la conoscenza del conte del Pozzo, letterato vecchio ed autore di varie opere. L'ho incontrato a casa di Lord Dudley Stuart&3, e mi ha mostrato il desiderio di venirmi a visitare. Io l'ho prevenuto, come a Signore distinto ch'egli e*, ex-ministro del re di Piemonte. L'ho pregato nella visita che gli feci di dare un'occhiata al mio MS. Io non posso esprimervi quanta maraviglia me n'ha testificata. Ha detto che il mio assunto e* ridotto a dimostrazione matematica; e senza lusingarne di troppo me stesso, io sento ch'e* cosi*. Ha fatto esclamazioni contro quel piemontese Ravina, che gli aveva fatta concepir ridicola idea del mio Dante, e mi ha detto che nel portarsi a Parigi gli avrebbe dette cose poco piacevoli. Io l'ho pregato che non desse tanta broda a quel porco, perche* lo castighero* io come si conviene, quando mi verra* fatto. Ecco due convertiti. Anche il general Carrascova ha letta l'opera, ma egli era ammiratore del mio Comento su Dante. Mi ha pero* detto che, quantunque egli credesse piena la mia precedente dimostrazione stampata, ora ha veduto che l'ho portato ad una luce tale che deve mettere in disperazione ogn'incredulo. Di cio* basti. Salfi mi ha risposto da Parigi che, attesa la sua eta* di 81 anno, e la sua salute non buona, e i suoi altri impegni letterari, egli non puo* assumere totalmente l'impegno di editore; ma che mi dara* una persona di sua piena fiducia, e che in cio* varra* meglio di lui per condurre l'edizione convenevolmente; promettendomi di dare un'occhiata all'opera a misura che s'avanza, e di esserne inspettore se non editore. Mi ha pero* richiesto che mi valessi invece dello stampatore suo; ed io gli ho risposto ieri che desidero aver un conto delle spese, per fare un confronto fra l'uno e l'altro. Appena ricevuta la risposta, mandero* il MS. Non ancora ho fatta ne@ la dedica ne@ la lettera per voi, ma ora che tutto il forte e* compito, quelle le faro* subito, e ve le mandero*. Cio* non portera* ritardo, perche@ la dedica potra* stamparsi quando tutto e* finito, come suol farsi. Siamo per trionfare de' nostri nemici, purche@ il mondo voglia leggere. E sono infinitamente tenuto alla vostra generosa amicizia, che me ne avete offerti i mezzi. Io non posso esprimervi, se parlassi cento anni, quanta e* la mia gratitudine per le generose ulteriori offerte che mi avete fatte. Spero che un giorno il mondo sara* tanto tenuto a voi, quanto a me, della luce che su le vecchie carte spargiamo. Quando dal fatto saro* assicurato che lo stampare in Francia e* discreta spesa, io posso continuare allegramente la publicazione di Dante; poiche@ di cento esatti pagatori e anche piu* io son sicuro fra i miei sottoscrittori. Ho letta quella citazione che fa il Viviani dell'opera protestante, che annovera Dante e Petrarca fra i riformatori, ma non ho veduta l'opera. Lunedi* vi scrivero* di nuovo. Per ora debbo correre dal medico, perche* la mia confinata moglie non sta bene. Ella vi saluta ed io con lei unito, ossequiandovi mi ripeto Obbligatissimo servo Gabriele Rossetti. 1Christina Rossetti era nata il 5 dicembre. 2Dello Spirito antipapale, che il R. voleva far pubblicare a Parigi. 3La moglie di Lord Dudley Stuart fece da madrina a Christina Rossetti, dandole il suo nome. 19 _<3 gennaio 1831_> Carissimo Signor mio, Buon giorno e buon anno a Voi ed a tutta la vostra eccellente famiglia. A richiesta della Societa* Patriottica Italiana ho scritta un'ode al nuovo anno, che han fatto stampare; ed io ve ne mando una copia, come saggio della mia musa, a voi sinora ignota: essa, che ha fatto il mio delitto in Italia, andera* a visitarla per iscuoterla dal suo torpore; ma fara* prima sonar la sua voce ne' monti di Scozia, antico nido di Liberta*. Il MS e* partito per Parigi, dopo essermi restato tanto tempo inerte nelle mani per pigrizia dell'ottagenario Salfi, che non mi riscontro* a tempo. Diffidando di quella via, ne ho presa un'altra. Il cavaliere Aceto, letterato siciliano, mi prestera* tutta l'assistenza per la publicazione. _ e* instruito e galantuomo, e tutto andera* bene, come spero. Appena ne saranno pronti dieci fogli, mi saranno spediti, ed io ve li mandero* perche@ ne cominciate la lettura. Secondo il computo che ho fatto, saranno circa fogli venticinque, cioe* pag.400, che formeranno il volume. Ho avuto qualche lavoro da fare che mi ha impedito di mandarvi ancora la lettera e la dedica; ma ora non v'e* tempo da perdere, e mi mettero* al lavoro; quando le avrete approvate, prenderanno la volta della Senna. Credereste che mi era ingannato riguardo al vero autore dell'articolo villano sul mio Dante, comparso nel Foreign Quarterly Review? Ravina e* stato instigatore, ma lo scrittore ne fu Antonio Panizzi, gia* mio rivale vincitore alla cattedra di letteratura italiana nella Universita* di Londra. Persona sincera e informata (il signor Prandi) mi ha svelato l'arcano; e sentirete qual risposta ho fatta a quel maligno in una nota che chiude il volume. L'ho trattato come si merita, e il colpo che gli ho dato / dovra* farlo dolente per tutta la vita. Udrete che ho detto a quello scostumato ignorante. Buon giorno, caro Signore, son obbligato ad uscire. Vostro servo obbligatissimo Gabriele Rossetti. 20 24 del 1831 Carissimo amico, Se finora non vi ho scritto (come avrei dovuto), cio* derivo* dalla speranza di dirvi da un giorno all'altro cosa che non vi fosse di rammarico, come a me e* lo stato della nostra stampa. Sperava di potervi dire: ecco che vi mando i primi fogli stampati; ma son ben lungi dal poterlo ancor dire. Costretto a valermi dell'opera altrui, e di persona distinta per nascita e per lettere, con la quale debbo esser parco di lagnanze, e solo caloroso di preghiere; di persona emigrata egualmente che me, che vive di sua fatica ed ha affari propri con cui nudre la moglie con sei figli; di persona che non aspetta ricompensa dal lavoro che per me fa, se non quella che gli viene dal favorire un amico; da persona finalmente che ha perduta la testa nella vertiginosa politica presente, ed e* piena di sogni e di velleita* intorno all'Italia ed alle cose che la riguardano, talche@ e* immersa in tutte le faccende di una societa* patriotica di cui e* segretario; io mi veggo pensoso e disperato intorno al quando di questa nostra benedetta stampa. A richiesta del cavaliere Aceto (questa e* la persona) ho fatta l'ode, credendo d'impegnarla per me maggiormente (egli ne era stato sollecitato dalla Societa* Patriotica Italiana, di cui mi espresse il desiderio), a richiesta sua ho fatto altri versi e proclami; ed egli mi trascura cosi*. Gli ho scritto piu* di dieci volte, e mi ha risposto appena due, dicendo che si sta stampando, ma che bisogna del tempo; che e* stato indisposto, molto occupato, ma che appresso si fara* piu* presto. "Il diavolo ha messa la coda in questo affare' diciamo noi in Italia. Il primo intavolamento con Salfi manco*, perche@ ho poi saputo da una di lui lettera, e da Aceto stesso, che quel povero ottagenario era stato a battere le porte dell'eternita*. Ora e* in grave convalescenza, e va ricoverandosi lentamente. Aceto e* dotto, e* ben volente, ma pei suoi affari e* tale che mi veggo quasi disperato. Mi ha scritto nella seconda lettera che Salfi, a cui per mia insinuazione ha fatto ostensivo il manoscritto, se n'e* oltremodo compiaciuto, ed ha detto cose di grande speranza per noi; ma tutto cio* non serve ad altro che a farmi sentire anche piu* tutta la noia del ritardo. Quel giorno che potro* mandarvi i primi fogli stampati sara* per me un giorno di gioia. E tanto piu* che quello che mi dite della stampa del Dante di Foscolo mi rende anche piu* ansioso e mi mette in apprensione. Io vorrei comparire in ballo prima di lui. Son sicuro, sicurissimo dell'effetto: la dimostrazione e* giudicata matematica. Ho scritta la lettera ultima che chiudera* il volume, la quale e* a voi diretta: ve la mandero* subito con la dedica, la quale non l'ho scritta ancora. Aspetto un momento d'inspirazione, da dire a voi parole che sien di voi degne; e trovo che tutto mi par poco, o inelegante. Cose comuni, o adulatorie non voglio scriverle, perche@ so che non vorrete udirle. Invoco dunque la Musa, come in un componimento poetico. E veramente, dopo tante dediche, o cattive o mediocri, e* ben difficile scri/verne una che inviti a rileggerla. Ella fu per me forse un'imprudenza scriver quell'ode si* calda; l'ho fatta per rendermi propizio il cavaliere Aceto; non ho voluto pero* che vi fosse stampato il mio nome, benche@ la denominazione di esule bardo lo determina abbastanza. Io son persuaso che l'Italia, cosi* divisa com'e*, non potra* mai risorger per se@; ma ogni sua regione e* si* infelice, e ci vien dipinta cosi* effervescente e volenterosa a far qualche cosa per liberarsi dalla sua miserabile condizione, che se un urto esterno le da* impulso, son sicuro che ella ci aprira* la via del ritorno: altrimenti, ogni speme e* vana; non mi fo illusione. Oh, fosse una volta! Oh, potessi rientrare nella categoria di letterato ed uscir da quella di pedante invidiato! Ma questo e* secondario desiderio; il primo e* il bene del mio paese. La vicina primavera determinera* se si torna o no. Se non ci e* guerra, addio speranza. Non penso alla publicazione del resto di Dante, se prima non esce questo volume, ch'e* un prospetto della interpretazione generale della Divina commedia. In esso ho non solamente messo in vista la macchina generale del poema, comprovata dal sistema del gergo settario e da molti autori consonanti, ma ho mostrato in un lungo capitolo che il libro De monarchia, il quale tratta della stessa materia del poema, e* il comento del poema stesso. Troverete sviluppata questa materia quanto basta, e poste in veduta tutte le altre opere di Dante, il Convito, la Vita nuova, in conferma di quanto asserisco pel poema. Vedrete iniziata la materia che riguarda Petrarca e i suoi amori, Boccaccio e le sue opere, ed altri molti. Quattro componimenti di Petrarca, che paiono o amorosi o religiosi, son mostrati settari. Ed altro ed altro di quel tempo vi verra* sotto gli occhi, spogliato dall'integumento ingannevole che lo riveste. Oh, uscisse presto. I nemici miei medesimi sentiranno il loro torto e, se hanno coscienza, lo confesseranno. Tutti stiamo bene; Dantino vi bacia la mano, Mrs Rossetti gia* ristabilita vi presenta i suoi rispetti, ed io mi ripeto Divotissimo ed obbligatissimo Gabriele Rossetti. 21 15 di aprile 1831 Carissimo Signor mio, Nell'agitar la penna per rispondervi, mi sento l'animo cosi* desolato che, se non mi temperassi, scoppierei in dolorose elegie e in lunghe lamentazioni. Restringero* il mio dire. Il cavaliere Aceto temporeggiava cosi*, come l'altra volta vi ho accennato, perche@ era presso a lasciare Parigi per correre a sostenere la rivoluzione in Italia; e fu degli ultimi a lasciare quella citta*, essendo moltissimi altri partiti prima di lui. Quando senti* giunto il momento, mi scrisse una breve lettera, e mi rimando* il MS. Mi chiese scusa, mi allego* per giusto motivo del suo operare il suo amor per la patria comune, e mi diede un consiglio. Questo e* che, attesa la presente agitazione politica di tutta l'Europa, intenta a tutt'altro che a letteratura antica, egli credeva non essere opportuno il momento per la mia pubblicazione, la quale, liberata l'Italia (di che egli mostravasi sicuro ... vana lusinga!), sarebbe stata piu* accetta e piu* proficiente. Parti* al 23 del mese scorso (come mi disse) e non so che sia divenuto di lui. Pover'uomo! Chi sa che a quest'ora non sia fra le mani degli Austriaci! Che passione fatale e* mai questa della patria! Cosi* le mie speranze e le vostre aspettazioni restarono frustrate. Io avrei dovuto scrivervi di tutto cio* fin da che mi fu noto, ma rimasi cosi confuso e sconfortato che mi manco* il coraggio di dirvene anche una parola. Corsi dal signor Rolandi per vedere se potessi rannodare in altro modo questo filo spezzato, ma egli mi assicuro* che non conosceva nessuno in Parigi che potesse prestarmi opera a questa mira; che sapea di certo che quasi tutti quegli italiani che la* dimoravano erano partiti; al che si aggiungeva che il commercio letterario era in questo momento si* languente, che tutt'i librai temevano intraprendere nuove stampe che non fossero di natura politica; che quello stesso libraio con cui aveva intavolato il mio affare erasi poi negato, e mi mostro* la lettera; e mi cito* altri esempi di questa natura. Allora compresi che, posto anche il buon volere di Aceto, avrei incontrato ostacolo assai forte nello stampatore, giacche@ vi e* ora una diffidenza grandissima in tutto il commercio. Dissi a Rolandi che, per allontanare a mio riguardo una tal diffidenza, io avrei pagato con anticipazione la meta* della spesa, ed egli mi rispose che / questa sarebbe stata una solenne pazzia, e un mettermi a pericolo di perdere il denaro. Ecco lo stato delle cose. Meno male che il MS mi e* tornato in mano: avrei potuto anche perderlo in tanta confusione di cose. Veggo che il solo paese del mondo dove vi e* anche un residuo di tranquillita* (benche@ par si* turbata!) e* questo. Se potessi qui dar fuori l'opera, a poche spese, mi contenterei di qualunque meschina edizione, anche in carta straccia e con tipi infimi. Sotto l'occhio mio verrebbe almeno corretta, e non rimarrei obbligato ad alcuno per si* lunga e fastidiosa assistenza. Se una edizione tale potesse qui farsi con una sessantina, o anche settantina di lire per 500 copie, io azzarderei, anche a dispetto de' tempi perversi. Sono circa 24 fogli di stampa; e non e* poi tanto difficile che a 45 scellini il foglio voglia trovarsi chi imprima. Quanto mi trovo pentito di non avervi mandato da prima il MS! Almeno avreste veduto che cosa e*. Ma vi prometto sulla mia piu* sacra parola che alla fine dell'entrante settimana lo consegnero* al signor Molini, perche@ vi sia rimesso. Se potra* stamparsi, come ho detto, bene; altrimenti io ve lo lascero* in mano, finche@ non si trovi per esso una stella favorevole. In questo momento sta leggendo Achille Murat gia* nostro principe ereditario in Napoli, quando suo padre vi era re. Egli e* uomo assai culto e, nelle materie letterarie, si* italiane che in quattro altre lingue, versatissimo. Tornato qui dall'America due mesi fa, lo visitai, e gli parlai della mia opera che dovea stamparsi a Parigi. Tornato il MS, si mostro* voglioso di scorrerlo; e domenica passata ne avea letto i 4 primi quaderni (son 9). Nel parlarmene mi si mostro* si* soddisfatto che chiamo* dimostrazione quello che io sostengo. Mi confesso* che, quando dapprima gli accennai a voce l'argomento dell'opera, egli in suo cuore lo stimo* piu* fantastico che vero; ma nella lettura trovo* ch'e* cosa indubitabile. Si mostra anch'egli vogliosissimo della publicazione, sicuro (come dice) di un grand'effetto sul publico spirito. Sua moglie, ch'e* la nipote del famoso Washington, mi ha detto in inglese: "Signor Rossetti, son sei giorni che avete voltata la testa a mio marito; il quale non fa altro che parlarmi con sorpresa dello scritto vostro.' Alla desolazione che mi ha portata questo affare si e* aggiunta anche l'altra e piu* dolorosa ancora del nuovo destino dell'Italia infelice. Povera patria! Ogni sforzo che fa per rompere le sue catene, gliele raddoppia! Vittima della perfidia del governo francese che l'abbandona a tutta la / fredda rabbia austriaca ella e* per cadere in uno stato peggiore di quello che stimavamo pessimo. Cio* per le cose pubbliche; per le private poi, la mia lingua e la mia penna sono inabili ad esprimerne la miseria. Sono con solo otto lezioni la settimana, in questa stagione in cui due anni fa ne aveva sino a 45. Questo spirito di vertigine che raggira le menti, anche in Inghilterra, rifluisce su tutti gli affari e su tutte le classi. Che ne sara* di me e della mia povera famiglia! Darei lezioni anche a 7 e 5 scellini, se trovassi a darne; farei qualunque cosa, anche al di sotto della mia condizione, se trovassi da lavorare; che@ tutto io credo lecito, fuorche@ il delitto, per bene de' propri figli. Ma non piu*: Iddio non abbandona i vermi nel fango, e vorra* abbandonare un tenero padre con quattro bisognosi bambini intorno? Godo che abbiate letto Dupuis&1. E* un'opera curiosa, ma non e* completa. L'estensione si trova in quelle apparenti frenesie di Swedenborg e di altri settari, che riferiscono tutto il culto di Gesu* Cristo al sistema solare. Essi dicono chiaro che il Vangelo e* una parabola settaria, uscita dalla loro scuola egiziana; e fa maraviglia il vedere come spiegano tutti quelli che noi chiamiamo misteri: _le loro interpretazioni essi divengono cose naturali e piane. "Il vino (essi dicono) e* chiamato dalla Bibbia sangue della vite, e dai Greci e Latini sangue di Bacco (e Bacco figurava il sole). Quindi il sole, sotto altra nomenclatura, nel dare il vino all'uomo, gli disse: "Prendi, questo e* il mio sangue.' Dante scrisse, dopo Cicerone: "Mira il calor del sol che si fa vino misto all'umor che dalla vite cola.' Il che vuol dire che il sole cangia in vino l'umor aqueo della vite. E cosi* spiegano perche@ il sole figurato, dando all'uomo il pane e 'l vino, dicesse: "Prendi, questo e* il mio corpo; prendi, questo e* il mio sangue.' Il dar la vista ai ciechi, il render la vita ai morti, secondo essi son parabole, che spiegano in maniera che illude. Ma nulla sorprende tanto quanto la spiegazione che danno del mistero della Trinita* e di quello della Incarnazione, e de' miracoli della multiplicazione de' pani e de' pesci! Ve ne parlero* altra volta. A Dupuis nessuno ha risposto, quantunque varie volte si fosse promesso. Una volta, in tempo di Napoleone, vi fu chi cerco* mostrare che le tavole astronomiche egiziane, da lui spiegate, erano / posteriori alla morte di Gesu* Cristo, ma egli replico*, e sostenne il suo assunto. Un famoso teologo della Marca, che fu qui l'anno passato, mi disse che egli aveva una volta il disegno di confutare Dupuis, essendo stato a cio* confortato da Pio VII; ma nell'esaminare i fonti di Dupuis, trovo* che erano esatti, e conchiuse che era meglio non rispondere affatto. Bisogna che vi dica che questo teologo e* poi divenuto un incredulo di primo ordine (il suo nome e* Talianini) e non so quanto possiam fidarci di quel che dice. Egli ha la stessa opinione che Swedenborg, cioe* che la religione di Cristo nella sua origine e* la Massoneria medesima, cioe* quello che or si chiama Liberalismo, ma mascherato con un fine apparente, quello della vita futura e della Nuova Gerusalemme, pel quale si debbe intendere un nuovo stato di cose in cui tutti gli uomini fossero liberi ed eguali. Che a dispetto di questa industria di linguaggio, inventato per illudere e rassicurare i tiranni, il fine vero fu da questi scoperto, dal che nacquero tutte le persecuzioni de' monarchi contro i primitivi cristiani, che ora noi teniamo per santi martiri. Che stanchi delle persecuzioni, i Cristiani, o sia i Massoni, al tempo di Costantino, convennero con questo imperadore di volgere tutto a favore del trono lo spirito della setta; onde ne rattennero quella sola parte esterna che illude con la vista dell'altro mondo; e che questa setta cosi* pervertita produsse la chiesa papale, in cui si pratica tutto il culto esterno figurato, essendosi perduto lo spirito interno di quelle figure, che restaron possesso di que' pochi che non si unirono a Costantino ... la carta manca. Tutti godiamo buona salute, il piccol Dante vi bacia la mano, ed io sono Il vostro obbligatissimo Rossetti. 1C.-F.Dupuis, Origine de tous les cultes, (1795), opera tradotta poi in inglese col titolo Christianity, a form of the great solar myth (1873). 22 il 25 di aprile del 1831 Carissimo Signor mio, Mi era sorto il pensiero, fin dal novembre passato, di pregare il signor Murray di fare una vendita di tutto il resto della edizione de' miei due volumi di Dante, nella occasione ch'egli nel dicembre di ogni anno fa una vendita generale di tutt'i libri che ha stampato nel corso dell'anno. Questo e* un suo uso costante. Ma poi riflettendo che, trovandosi cosi* screditata l'opera, ben poco avrebbe potuto ritrarsi da una vendita fatta cosi* a rompicollo; e riflettendo ancora che l'opera che era accinto a pubblicare avrebbe potuto raccreditare il mio Comento, e sostenerne piu* vantaggiosamente il prezzo, io mi rattenni dal correre al rimedio violento che vi ho accennato. Io feci il conto: vi sono quasi 400 copie non vendute, cioe* quasi 800 volumi. Se l'apparizione dell'opera nuova rialza il valore dell'antica, vendendosi dal signor Murray anche a prezzo libraio, io potro* ritrarne circa quattrocento lire, con cui finiro* a soddisfare i due librai creditori, e potro* forse soccorrere ancora alle mie necessita*. Quindi feci tutto il possibile per metter fuori quell'opera, per la quale voi si* generoso aiuto mi porgeste; ma voi sapete qual fu il termine di quello sciagurato tentativo parigino. La mia edizione ando* peggio che non va il governo in quel paese: l'una non nacque mai, e l'altro e* un vero aborto. Veggo pero* chiaramente che il tempo della publicazione e* stato male scelto. Son cosi* piene di rivoluzione cola* le menti&1 che sdegnano rivolgersi a qualunque altra considerazione. Qualunque opera di valore, e che di politica non trattasse, sarebbe in questo momento assai mal ricevuta. Quell'opera di Chateaubriant&2, che / ora fa cola* tanto strepito, e* solo accetta perche@ tratta di politica; ma son sicuro che, se egli publicasse ora per la prima volta il suo Ge@nie du Christianisme o Les Martyres, non sarebbero neppure letti, quantunque l'autore abbia riputazione di primo scrittore della sua nazione. Se questa vertigine non passa, addio lettere e belle arti per molto tempo. Confesso che anch'io mi era infanatichito per quel prospetto di speranza che era surto in Italia&3; e per qualche tempo, abbandonati tutti gli autori antichi che han fatta sempre la mia passione, non ho fatto altro che leggere i giornali; ed ho avuta la testa piena di Belgio, Polonia, Francia e Italia. La sera usciva in cerca di fogli publici, e quando era l'ora che sentiva gridar per le vie "The Evening Courrier - second edition', mi veniva addosso il demonio della curiosita*, eccitato dal demonio della speranza, ed usciva per scorrere le gazzette. Ma la mala riuscita delle cose d'Italia mi ha liberato da questa politica epidemia, ed ora non mi curo piu* di leggere nuove. Poveri Italiani! Le voci che di loro ci arrivano sono veramente dolorose. Questa maledetta Francia ha rovinato il mondo; chiama prima gli uomini in ballo, e poi li lascia al pericolo di rompersi il collo in un terreno sdrucciolevole. Spero che in Inghilterra questo pizzicore non si estenda troppo avanti. Al sentire alcuni uccelli di mal augurio pare che una rivoluzione stia per iscoppiare qui a momenti. Tolga Iddio che sieno buoni profeti. Eccovi il MS. In esso troverete molte parti che gia* conoscete, e che son tratte dal MS che vi ho mandato l'anno / passato; ma pure siccome tutto e* riordinato, meglio diviso e meglio provato, cosi* dovete aver la pazienza di legger tutto, anche quelle parti che non vi sono totalmente nuove. Dovete sopratutto por mente all'effetto dell'intero; e se e* possibile leggerlo come se fosse la prima volta che vi cade nelle mani; porvi insomma nel luogo di chi non avea letto quel MS primo. Qualche cosa troverete ancora tratto dai miei due volumi di Dante; ma io non ho potuto far a meno di riprodurne alcuni tratti che vagliono a favorire la tela e ad accrescere la dimostrazione. Altronde, siccome l'opera e* principalmente diretta a persuadere il lettore intorno ad un sistema generale di allegorie nascoste ne' vecchi autori; e siccome il mio lavoro su Dante, a cagione del suo costo, e* andato fra le mani di pochi in Italia; cosi* era necessario che io sviluppassi la materia, supponendo il lettore interamente ignaro di quanto avea scritto intorno all'Alighieri. In questo spirito dovete voi leggerlo per giudicarlo rettamente. E* inutile il pregarvi di dirmi candidamente l'effetto che in voi produce e qual grado di certezza accordate alla mia dimostrazione; e* inutile il sollecitare da voi un giudizio franco: voi non potrete darmelo altrimenti. Confesso che, se non giungo a persuadere con questo scritto, io mi ritiro dall'impresa; ma diro* sempre (perche@ cosi* e*) che la cosa e* vera, ma non puo* dimostrarsi. Io pero* (a dirla schietto) credo di averla dimostrata, ne@ sono io solo a crederlo. Fo voti che la dedica non vi dispiaccia; ma se cio* avvenisse, non mi sgomento; tanto picchiero* con la penna finche@ ne tragga una dalla sua punta che incontri il vostro genio. Al termine del volume va posta una lettera piuttosto lunga a voi diretta, in cui discorro di materia importante: e* / tutta finita, ma non ricopiata. Ho voluto cominciar con voi e finir con voi. Mia moglie con tutt'i bambini e* andata alla campagna da quattro giorni. Son solo come un romito della Tebaide. Addio, caro Signore, debbo uscire, e mi v'inchino. Il vostro obbligatissimo G. Rossetti. 1Erano passati appena nove mesi dalla rivoluzione del luglio 1830. 2Cosi*, per Chateaubriand, il quale aveva compiuto poco prima la terza parte (1814-30) delle sue memorie, le Me@moires d'Outre-Tombe. 3I movimenti rivoluzionari del febbraio-marzo 1831 negli Stati Pontifici. 23 _<16 maggio 1831_> Carissimo Signor mio, Mi giunse la vostra anti-ultima lettera, spedita da Kinnordy, giusto nel momento che io, avendo incartato il MS, era per mandarlo al signor Molini. Rattenni a tempo il pacchetto per serbarlo qui alla vostra venuta; ma siccome non mi avete indicata l'epoca precisa del vostro arrivo qui, cosi* ho pensato di fare l'operazione che or vi significhero*. Pensieroso dello stato mio in quest'anno, ho rivolte tutte le mie cure a qualche situazione che scemasse le mie apprensioni, e calmasse i miei palpiti. Dovendosi percio* eleggere un professore di lingua e letteratura italiana nel King's College di Londra (il quale fu dapprincipio progettato per fare opposizione alla London University&1) ho sollecitato qualche mio amico ad aprirmi la strada agli elettori, il piu* influente de' quali e* il vescovo di Londra&2. A costui fra parecchi altri mi feci particolarmente raccomandare da Sir Gore Ouseley e Charles Barclay, suoi amici. Mi presentai al vescovo con le due lettere, e fui da esso cortesemente accolto. Ho trovato in lui un personaggio ben dotto, amantissimo delle lettere italiane, sino al punto che mi ha detto avere scritte anche alcune Rime in nostra lingua. Parla con qualche facilita* nella nostra favella, onde la conversazione nostra riusci* piacevole. Nell'enumerare le fatiche letterarie che mi davano un titolo al professorato, gli parlai di quest'opera inedita&3 che avea per le mani e pronta per la stampa; gliene dissi il titolo, gliene accennai la natura, e si mostro* invogliato di vederla. Lieto di poter avere nell'elettore un giudice competente, gli rimisi subito il MS, e son gia* 15 giorni che trovasi nelle sue mani. Questo e* il motivo che mi toglie il potervelo ora mandare, ma nel venerdi* prossimo (giorno in cui egli da* udienza) io mi presentero* a lui per udire quel che pensa del mio lavoro, e per ritirare il MS. E quando sarete a Londra, sara* tutto pronto. Se avessi potuto prevedere che me lo avreste chiesto prima della vostra venuta, lo avrei serbato per ogni vostra domanda, ma siccome mi avete scritto che non avreste voluto averlo prima di qua giungere, cosi* mi e* sembrato bene farne un uso che potrebbe riuscir proficuo, non solo per farmi ottenere il posto che bramo, ma anche per facilitare la pubblicazione dell'opera. Io son sicuro che se il mio lavoro ha incontrato il genio di quel signore, egli potra* con la sua immensa influenza aiutarmi a renderlo publico, e massimamente trattandosi di un'opera che verte sulla riforma della chiesa. Bastera* che vi tratteniate 5 o 6 giorni in Londra, perche@ abbiate pieno agio di considerare tutto il MS, ed io vi verro* a vedere ogni sera per udire le vostre riflessioni e le vostre difficolta*. Una lettura tutta fresca, e fatta a parte a parte, sara* forse piu* utile che la lettura previa che avreste potuta farne. Alla vostra venuta vi mostrero* una lettera che avea preparata per voi nel mandarvi il MS. In essa soddisfaceva, fra l'altre cose, alla vostra domanda riguardo allo stato de' miei interessi con Mr Murray e Mr Taylor. Vi ripetero* qui in breve quel che ve ne diceva. Mi era sorto il pensiero, fin dal passato novembre, di pregare Mr Murray di fare una vendita di tutto il resto della edizione de' miei due volumi di Dante, nell'occasione ch'egli in ogni dicembre fa una vendita generale di tutto cio* che gli rimane d'impresso nel corso dell'anno (questo e* un suo uso costante); ma poi riflettendo che trovandosi cosi* screditata l'opera, ben poco avrei potuto ritrarre da una vendita fatta cosi* a rompicollo; e riflettendo ancora che il volume che mi disponeva a publicare avrebbe potuto raccreditare il Comento e sostenerne vantaggiosamente il prezzo, mi rattenni dal correre al rimedio violento che ho detto. Io la discorreva cosi*: Rimangono quasi 400 copie non vendute, cioe* quasi 800 volumi. Se l'apparizione dell'opera che or porro* in luce rialza il valor del mio Dante, io son sicuro che, anche vendendosi per la meta* a prezzo librario, io potro* ricavarne circa quattrocento lire, con le quali non solo paghero* tutto il mio debito, ma soccorrero* anche alle mie presenti necessita*. Quindi feci tutto il possibile per metter fuori quell'opera per la quale voi si* generoso aiuto mi porgeste; ma sapete quel che fu il termine dell'impresa. La mia edizione parigina ando* peggio che non va il governo francese: l'una non nacque mai, e l'altro e* un vero aborto. Mi pare di avervi detto che il mio debito con Mr Taylor e* di #100, e ch'egli si contenta ch'io estingua il debito a respiro, pagandone un poco all'anno. Se io posso metter fuori il nuovo lavoro e raccreditar Dante, io lo paghero* subito interamente; e se no, o bisogna ch'ei si contenti come ha detto, o ch'io venda il resto della edizione a qualunque prezzo. In questo caso, anche vendendosi 5 scellini il volume (invece di una lira sterlina, come fu venduto) io posso sempre levar quel debito. Quello che mi afflige e* che una verita* cosi* nascosta non abbia mai ad uscire in tutta la sua luce, e che una scoverta cosi* bella come quella che io ho fatta (scoverta sicurissima, indubitata, che voi tra breve esaminerete su fondamenti piu* certi) abbia a restarmi quasi estinta nelle mani. Questo turbine / politico che tutto ora strascina, e questa vertigine che volge le menti tutte in due sensi contrari, dovea aggiungersi alle tante altre cagioni che si aggrupparono a danno mio. In questo stato di cose chi vorra* pensare a Dante, Petrarca, Boccaccio ecc. ed alla letteratura antica? Ma pure se superassimo la difficolta* che impedisce la comparsa del lavoro, al riconoscersi che sotto un titolo che pare tutto letterario, o dommatico, si nasconde materia politica, lo stesso tempo che pare avverso potrebbe divenir favorevole. Lo stampatore dell'opera potrebbe esser Mr Taylor, come quello a cui deve premere che il Dante abbia spaccio per finire ad esser pagato. Ma vorrei che l'edizione fosse economica e non oltrepassasse le 80 lire sterline. Sia comunque, basta che sia corretta, questo e* quello che importa. Quando avrete il MS in mano mi direte se potra* anche risecarsi in qualche parte, e cosi* si minorera* la spesa. Ci contenteremo di 500 copie, e cosi* sara* scemata ancora. Oh, se il vescovo di Londra ne prendesse gusto e parzialita*! Egli varrebbe quanto Charles Lyell ad aiutar la barca ad uscir dal porto. Udiro* venerdi* che cosa dira*, e ve ne rapportero* le parole con omerica minuzia. Tutta la mia famiglia e* ancora nella campagna, ed io son qui romito e mesto, sempre pero* Vostro servo obbligatissimo ed amico Gabriele Rossetti. 1Cioe*, per combattere lo scetticismo religioso, inculcando l'ideologia ortodossa della chiesa anglicana. 2Charles Blomfield, uno dei fondatori di King's College. 3Lo Spirito antipapale. 24 il 21 di maggio del 1831 Carissimo Signor mio, Ieri mattina, prima di ricevere la vostra ultima lettera, fui dal vescovo di Londra, per ritrarre il mio MS e farvelo trovar qui tutto pronto alla vostra venuta; ma tanta gente era accumulata nella sala ad aspettare per ricevere udienza che, dopo aver atteso un'ora e piu*, vedendo che neppur quattro erano stati chiamati e che altri tuttora sopraggiungevano, pensai di non voler perdere una lezione che aveva da dare; e lasciato il mio biglietto al segretario con l'imbasciata a Sua Eccellenza di ricordarsi del signor Rossetti, uscii fuora, e corsi a dare la lezione. Il luogo ove doveva essere era alquanto lontano, onde fra l'andare, il restare e 'l tornare ebbi bisogno di due ore e piu*. Tornai dal vescovo e trovai che l'udienza era finita, e 'l vescovo e 'l segretario eran partiti. Il portiere pero* mi disse che il segretario aveva parlato al vescovo intorno a me, e il vescovo aveva data qualche provvidenza, ma non saprei quale. Sarei desolato se, al vostro arrivo in Londra, il MS non fosse nelle mie mani, per passar nelle vostre. Scrivero* al vescovo appena sarete arrivato, benche@ voi mostriate il / desiderio ch'io gli lasciassi lo scritto piu* lungamente. A me preme, piu* che qualunque altra cosa, che lo legga chi sa darne fondato giudizio e chi sa di letteratura italiana quanto i piu* fondati cultori suoi. L'elogio ch'io ho fatto nella mia dedica non e* partito da illusione di cuore, ma da chiarezza di mente, e son disposto ad accrescerlo, non a scemarlo. Ma di cio* discorreremo. Attendero* con ansia l'entrante settimana, per rivedere il mio sincero e dotto amico. Al primo annunzio volero* a lui. Vi diro* candidamente quel che il vescovo mi dira* intorno al mio lavoro. Il suo giudizio puo* in certo modo farci presentire quello del clero inglese, e forse anche quello del publico inglese. Vi confesso con ingenuita* che sarei molto deluso se non corrispondesse al giudizio che ne ho avuto da altre dotte persone, e massime dalle illuminate menti di 3 italiani; ma giova udir tutti, e il vescovo di Londra mi viene da molti descritto come uomo dottissimo in molte cose. Se la fortuna gli facesse andare a sangue / il mio lavoro, son sicuro ch'egli potrebbe far molto, tanto piu* che la materia versa in gran parte sulla riforma della chiesa. Poiche@ vi piace avere la lettera che io vi aveva destinata a Kinnordy, come accompagnatrice del MS, io ve la mando; ma la essenza sua, e quasi con le stesse parole, ve l'ho ripetuta nella passata lettera. Chiudo la lettera perche@ e* tardi, e mi ripeto Divotissimo e obbligatissimo Gabriele Rossetti. 25 il 9 di giugno del 1831 Signore carissimo, Piacere e dovere mi portano ad annunziarvi che con lettera di ieri il segretario del King's College mi ha informato che e* stato dagli elettori stabilito il professore di Lingua e Letteratura Italiana, pel collegio medesimo, nella persona di Gabriel Rossetti Esq.re. Sicuro che una tal nuova sia per riuscirvi gradevole, mi affretto a darvela. Io credo che l'ultima vostra raccomandazione, di cui mi faceste cenno, abbia grandemente contribuito a far cader la bilancia a mio favore; onde nel punto che vi rallegrate meco, io mi congratulo con voi che siate riuscito a fare un beneficio di piu* al vostro tenutissimo Rossetti. Mia moglie che vi ossequia si unisce meco a ringraziarvi, e il picciolo Dante vi bacia la mano. Divotissimo e obbligatissimo servo Gabriele Rossetti. 26 21 di ottobre 1831 Carissimo Signor mio, Oh, quanto mi rallegra il vedervi soddisfatto di cio* che sinora avete letto della nostra opera. Nella interna coscienza che quanto segue e* ancor piu* dimostrativo e convincente, io ardo del desiderio di spedirvelo al piu* presto. Mandero* tosto al signor Molini tre fogli interi che dan compimento al capitolo de' Pellegrinaggi allegorici. Ho preferito l'esame del Filocopo, perche@ piu* connesso con l'argomento de' pellegrinaggi, in cui vedrete cose curiose ne' tre gravidi fogli che vi spedisco. Oltre questi, tre altri sono gia* composti, due corretti da andare subito sotto il torchio, e il terzo in pruova; insomma siamo alla pag.288; e spero che per la fine del mese potrete avere i tre altri fogli, o forse quattro, che io giudico i piu* importanti dell'opera. Dell'amor platonico troverete tanto in questo volume da soddisfarvi la sete non poco, e da irritarvela nel tempo stesso. Quasi tutto il resto del volume tratta dell'amor platonico; ma quel che mi resta a dirne e* tanto che io mi veggo quasi sgomentato. Non ho voluto parlare della Griselda perche@ essa avra* luogo nell'esame pieno che faro* del Petrarca e di Chaucer. Vedrete, vedrete chi e* il vostro primo classico; un italiano mostrera* agl'Inglesi a capire lo spirito interno della lor vecchia poesia. L'esame delle tre Griselde - quella di Boccaccio, quella di Petrarca, e quella di Chaucer - sara* un complesso di tre raggi vivissimi pel nostro argomento. Ma di Chaucer altro udrete, e poi di Spencer&1. Milton forse lo lascero* stare; ma se vedro* che la vostra, ed ora mia, nazione accoglie con piacere le mie disquisizioni, io strappero* la maschera anche al segretario del Protettore&2. Ho voluto fare tre altre esperienze sull'effetto della lettura. Ne ho consegnato i primi sette fogli a Prandi; il quale mi aveva confessato ch'era ammiratore della mia erudizione, industria, ingegno ecc., ma non era interamente persuaso della verita* del mio modo d'interpretare Dante nel mio Comento analitico. Ridete, amico. La lettura di que' pochi fogli lo ha interamente soggiogato: mi ha confessato di essere si* pienamente convin/to della solidita* del mio modo d'interpretare che per lui ha la certezza degli assiomi. Egli e* poi partito per la campagna, non so dove, e non ha potuto leggere il resto, che vale assai piu*. Il secondo vinto e convinto e* un amico del Prandi, il signor Beolchi, uomo di lettere e d'ingegno, e piu* forte del Prandi. Egli mi ha cercato perdono di avermi fatto torto sulle altrui dicerie, e dice che nulla di piu* vero, nulla di piu* ineluttabilmente dimostrato del mio assunto, e me ne prenunzia un trionfo completo ed una fama all'opera da fare grande strepito per tutta l'Europa. E vi assicuro (resti fra noi) che questi detti gli erano strappati dal cuore dalla forza di una persuasione che lo sforzava a dir suo malgrado; poiche@ egli ha sempre affettata una certa rivalita* verso me, sentendosi qualche cosa; ma io l'ho sempre dissimulata, e mi contento di avergli udito confessare un vero quasi involontario. Il terzo che ho disfatto offre un esempio curioso di convinzione. Un eccellente galantuomo e letterato romano per nome signor Casella si crede un gran dottorone dantesco, utriusque iuris. Egli ha professato letteratura italiana in Germania per 14 anni, a Leipsik, a Frankfort ed altrove; ove ha tenuto particolarmente una scuola della spiegazione di Dante, che ha letto, riletto, spiegato e rispiegato, talche@ lo sa a memoria. Egli non aveva letto il mio Comento, ma ne aveva avuto relazione da chi ne avea detto male. Venuto qui in Londra 3 mesi fa, mi venne a trovare, e uscito il discorso su Dante, mi disse quel che sull'altrui giudizio ei del mio Comento pensasse, con la massima ingenuita*. Io gli risposi che di qua a poco avrei data risposta a quelle dicerie. Son circa 20 giorni fa mi venne a trovar di nuovo, e gli proposi questa curiosa scommessa. "Io ti faro*' gli dissi, "giudice e parte. Se, dopo aver letto questi 10 fogli, mi dirai Io non son persuaso, io ti paghero* il prezzo d'un libro che costi 10 scellini, a tua scelta; ma se, consultando la tua coscienza, mi dirai Io son persuaso, tu lo pagherai a me.' Non volle accettar l'invito, ma volle leggere i 10 fogli. Dopo due giorni torno*, e mi disse: "Io confesso che avrei perduto; io ti avrei pagato il libro; l'evidenza e* irresistibile.' Si rammarico* del male che dalla mia opera derivera* alla Chiesa cattolica (perche@ e* un sincero credente), e mi assicuro* che avrei trovato largo spaccio / in Germania, dove lo studio di Dante e* frenesia; e mi si e* offerto di farmi porre in comunicazione con un libraio di Leipsik, da cui si spargono i libri a tutta l'Alemagna. Sembra dunque, mio caro amico, ch'io non abbia fatta un'opera indegna del nome che le ho posto in fronte, il che mi rallegra assaissimo e mi fa sperare che il mio Dante risorgera* glorioso dalla tomba. Io ho fatto frequenti riferenze al mio Comento affinche@ chi legge le mie Disquisizioni s'invogli ad acquistarlo. Se il fatto risponde al desio, il resto del mio Comento vedra* la luce. Nel secondo volume, se lo imprimo, sotterrero* Laura per sempre, e Petrarca stesso le cantera* requiem aeternam: a quella dimostrazione, o amico, non si resiste. Parte della illustrazione intorno a Petrarca l'avrete in questo volume stesso: quattro sonetti ed una canzone, nel capitolo XX, vi mostreranno chi e* Petrarca; onde soddisfero* in parte il desiderio che mi mostrate. E delle canzoni di Dante pure ne avrete: la prima e seconda del Convito sono due Achilli per me, che sgomenteranno i piu* ferrei Pirronisti. In un capitolo che segue quello de'Pellegrinaggi allegorici leggerete cose curiose assai, e nell'altro che gli succede egualmente. Io spero non oltrepassare il numero di pagine 400; ma se per caso una dozzina di pagine di piu* eccedesse il numero, vi prego di mandarmela buona e di scrivere al signor Taylor di permettermi di eccedere di un foglio il numero delle 400 pagine. Dico cosi* perche@ mi si fa sentire la necessita* di chiudere quel che dico dell'amor platonico con un capitolo di cose speciosissime, da destare una viva curiosita* di veder il resto che diro*. Vi giuro che oltre quel punto non passero*. Son pieno come un uovo di tante cose che ho scoperte, e mi fo forza a reprimermi; ma qualche cosa la credo piu* che necessaria. Ho scritto un discorso inaugurale per l'apertura della mia cattedra al King's College, che forse vi mandero*, perche@ tutti coloro che lo hanno udito ne sono restati assai soddisfatti. L'ho scritto rapidamente in due giorni, ed e* venuto pieno di fuoco. Tutti stiamo bene, e la signora Rossetti fa una riverenza al santolo del suo Gabrielino, il quale dal lato suo gli bacia la mano. Ed io sono e saro* sempre Vostro obbligatissimo servo ed amico G.Rossetti. P.S. Siate sicuro che trattero* con la massima dignita* i miei critici e censori, e non degradero* la mia opera a prendere il tuono della chicane, come dicono i Francesi. Non ne parlerei affatto, se nelle risposte che lor fo non fosse qualche cosa che accresce forza alla dimostrazione. L'Ottuso&3 lo credo un uomo di buona fede, che non merita frizzi, ma ragioni sode; e quel Panizzi e* tanto al di sotto di me che non merita quasi risposta: non temete affatto di sentir dire cosa che minimamente vi dispiaccia; la mia stizza e* totalmente passata. Deggio pero* indispensabilmente parlar delle critiche e delle invettive a me fatte, come originatrici dell'opera che sto publicando, e come ragioni impellenti a farmi adottare quel linguaggio franco che ho tenuto verso la latina Chiesa, nel trattare il mio assunto. Altrimenti parrebbe che io fossi in contraddizione col tuono che ho preso verso essa nel mio Comento. 1Cosi*, per (Edmund) Spenser (1552-99) autore della Faerie Queene, ecc. 2Oliver Cromwell: come Protector of the Commonwealth, governo* in Inghilterra dal 1653 fino alla sua morte nel 1658. Cf. lettera no.16. 3J.J.Blunt. Il soprannome satirico traduce alla lettera il nome dell'inglese. 27 10 di dicembre 1831 Carissimo Signor mio, Non saprei dirvi se mi fu piu* doloroso il mal servigio che gli uomini maligni m'han fatto nel mio lavoro sul poema di Dante, o il mal servigio che mi ho fatto involontariamente io stesso con una lettera che sembra esservi dispiaciuta&1. Permettetemi che estenda un poco piu* le mie idee, e dichiari l'animo mio. Immensa e*, mio benefico amico (e ve lo giuro sulla vita de' miei quattro figli) la gratitudine e la venerazione che l'animo mio profondamente sente per voi: la gratitudine per quanto avete fatto e fate per me cede pertanto alla venerazione che voi con le vostre proprie qualita* di mente e di cuore m'inspirate; e non lascero* di dirvi che nella fretta in cui scrissi quella lettera, appena forse intelligibile pel modo rapido con cui la gettai sulla carta, pote' farvi credere ch'io ricevessi i vostri amichevoli avvisi con minor riconoscenza e rispetto ch'io non sono solito di fare. No, Signor mio, non fu cosi*. Cercai rendervi ragione del perche@ non avessi in questo volume attenute in tutta l'estensione alcune delle promesse fatte, e perche@ non cedeva al consiglio di chiedere a Mr Cary la spiegazione dell'epigramma dell'antologia greca e di quello di Terenziano. Torno a dirlo col pericolo di annoiarvi. Quasi tutte le promesse le troverete adempite, meno poche, cioe* quelle che non possono assolversi se non da lungo complesso di cose, che non possono dirsi in parte senza scemar l'effetto del tutto. E la stampa del foglio, in cui contiensi il B.I.C.E. del Mazzoni da me interpretato, era gia* stampato quando io scriveva, ne@ poteva esservi piu* luogo a modificazione o estensione, poiche@ due altri fogli dopo quello erano anche composti e riveduti. La fretta medesima m'impedi* di scrivervi cio* che concerneva l'interpretazione della parola TE D'ALDO, e che nel supplemento a quella lettera poi vi espressi: cioe* che il mottetto del Barberini, che desideravate in sostegno di quella interpretazione, vi era infatti nel seguito del lavoro; e vi ho poscia aggiunto che le dichiarazioni di Fiammetta riguardo ai nomi impiegati nelle novelle boccaccesche giustificava abbastanza quella mia interpretazione, anche senza la coadiuvazione del Barberini. Io non intesi far altro che spiegarmi ragionando, ed e* paruto che avessi risposto boriando; vi cerco mille scuse anche dell'apparenza. Il sospetto di esser mal appreso nella mia verace intenzione mi fa venir la voglia di rimettere nella lettera ultima che chiude il volume / tutto cio* che la mia venerazione mi aveva dettato, e che la vostra modestia mi comando* di togliere . Io lo diceva in faccia al mondo, perche@ esso apprendesse a conoscervi come vi conosco io. Ma non voglio piu di questo intrattenermi: voi dovete esser persuaso (anche per la lettera posteriore a quella) che non posso, neppur un momento, esser diverso da quel che per voi mi sento e sentiro*. Non ho mosso mai penna che non avessi avuto voi per primo giudice de' miei scritti innanzi alla fantasia; pensate se la vostra lode mi puo* esser premio al lavoro. Il sufficit mihi unus Plato pro cuncto populo e* tanto vero che, se tutto il mondo mi si scagliera* contro, io credero* aver fatto sempre una buona cosa, poiche@ Voi l'approvate, Voi che in una mia Nota Aggiunta gia* stampata ho scritto che siete (e cosi* e*) il piu* profondo conoscitor di Dante ch'io abbia mai incontrato. Io non potrei dare estensione al trattato dell'amor platonico, con cui lascio il volume, senza entrare ad esaminare il Sistema settario de' Liberi Muratori: il dir di cio* poco, senza provar pienamente, e* un chiamarmeli tutti addosso a dar la mentita; e il dir pienamente, per farli tacere, porta con se@ lunga esposizione di cose. Esposto il sistema del loro gergo, resta spiegato Dante nella parte che tacqui, Petrarca in tutta l'estensione, Ariosto, Boiardo e molti altri, inclusi i trovatori provenzali e i trovieri francesi. Ecco perche@ ho dovuto far punto e basta. Potrei dire innumerevoli altre cose, ma sarebbero meno forti di quelle che ho dette e mera conferma a quello che ho detto, col pericolo di attenuar la forza e l'effetto del volume. Troverete pero* nell'ultima Nota Aggiunta una rapida rivista di Franco Sacchetti, delle Cento novelle, del Pecorone, del Libro de' segreti, e di altro molto cosi* fra lor connessi riguardo alla setta de' Patarini (che non e* affatto diversa da quella de' Muratori) da aprire un campo immenso innanzi agli occhi del lettore. E nella lettera di chiusura la materia seguita con l'interpretazione della Griselda. Mi e* bastato un vostro desiderio perche@ io non lasciassi fuora quella interpretazione; ed ora ch'e* scritta, piace anche a me, che mi sembra quasi necessaria. Veggo dagli ultimi fogli delle Note Aggiunte che il volume va oltre le 450 pagine; e forse andra* oltre le 460 per una certa addizione all'ultima nota che mi va gia* fervendo nella mente. L'autore delle Sette segrete del Medio Evo&2, di cui nell'ultima mia lettera vi parlai, e* Thomas Keightley, il quale ha ultimamente date alla luce due opere, molto ben ricevute dal publico: la prima e* / Fairy Mythology, stampata due anni fa; la seconda e* The Mythology of Ancient Greece and Italy, 1831, che ora sto leggendo, e mi sembra assai buona, non dissona dal mio modo di vedere circa la creazione del linguaggio mistico. Egli ha sospesa la stampa della sua nuova opera sulle sette del medio evo, per legger prima l'opera mia e parlarne. E per quanto mi pare, dovra* trovarla di gusto suo, attesa la natura delle due opere precedenti, le quali mi attestano la sua acutezza circa il gergo delle fate e 'l gergo mitologico. Ho una curiosita* indiavolata circa quello che ha lasciato scritto Foscolo&3 riguardo a Dante. L'aver egli asserito che il disegno di Dante era di cangiare la religione, credendosi a cio* delegato per divina missione, mi fa credere che qualche cosa egli avesse veduto. Se pero* quel che ha lasciato e* cosi* sublime come quello che ha stampato, io perdo poco a non leggerlo, perche@ non lo capirei che a meta*, e quasi indovinando. Mi sarebbe dispiaciuto che il suo lavoro si fosse stampato prima del nostro, e ne aveva una paura maledetta; ma ora mi piacerebbe che si stampasse. Qualche lume addizionale alla verita* ne verrebbe sempre, poiche@ Foscolo era ardito pensatore ed erudito non ordinario. Io credo che quasi avete ragione riguardo al Veltro come figura di Cane della Scala. Nel rileggere i passi relativi del Paradiso in bocca a Cacciaguida, vado confermandomi in questo pensiero, che prima ebbi e poi in mal punto scacciai: cioe*, che, morto Arrigo, la setta italiana, che in quel capitano della lega lombarda ghibellina fondava le sue speranze, avesse disegno di eleggerlo per imperadore, senza pensare piu* a que' di Germania. Io avrei potuto bellamente ragionare di questo affare e conciliare le due idee assai acconciamente, e avrei avuto tre novelle in gergo che esprimono la stessa cosa, due di Franco Sacchetti e una del Pecorone. Oltre quello che Dante fa dire da Cacciaguida, vi e* cio* ch'egli stesso dice nella lettera dedicatoria a Cane: Sed spero de magnificentia vestra (quae magna faciet) ut aliter habeatur ad utilem expositionem (poematis mei) facultas. E sebbene dica che quello che dovea ancidere la fuia esser dovea erede dell'aquila, pure cio* puo* appropriarsi a Cane, si* perche@ il suo stemma aveva l'aquila bianca, e si* anche perche@ come im/peratore designato dalla setta doveva essere erede dell'aquila. Mi dispiace che non possa trovare un luogo proprio per estendere cio* convenevolmente in questo volume e correggermi a tempo. Ma chi sa! Se con buon garbo posso farlo entrare nella lettera finale, lo faro*. Materia ardua e* questa nostra, e non si medita mai abbastanza. Va sorgendo qualche speranza che tutti gli emigrati napoletani sieno richiamati, quasi indiscriminatamente. Il certo si e* che tutti coloro che per la rivoluzione del '21 erano stati prima condannati a morte e poi, per pena commutata, a carcere perpetua, ora stanno tutti a casa loro; e questi sono gli autori della rivoluzione. E* certo ancora che molti di quelli che avevano emigrato e poi erano andati in Spagna a combattere per la costituzione di quel paese, ora sono in Napoli reintegrati all'esercito, come colonnelli, capitani, ecc. e che molti magistrati liberali deposti di uffizio ora sono rimessi nelle cariche loro. Si dice insomma che la politica generale del continente cambiera* faccia, e tutti gli emigrati ed espulsi saranno richiamati. Cio* mi ha fatto modificare alquanto il Discorso di chiusura del volume, perche@ non mi noccia, anzi mi sia quasi di merito: vedrete che ho scritto. Nel caso ch'io dovessi lasciar questa terra, vi manderei tutto il fascio immenso de' miei MSS e delle mie carte di estratti ed interpretazioni, e de' miei libri analoghi; e voi fareste quel che piu* vorreste. La carta mi obbliga a dirvi che io sono e saro* sempre Il vostro riconoscentissimo e devotissimo G.Rossetti. 1In una lettera del 7 dicembre Lyell si dimostra irritato che Rossetti, avendo capito male una sua critica dell'interpretazione di Beatrice, se la prendesse con il nobile amico scozzese. 2Secret Societies of the Middle Ages, Londra, 1837: il libro fu pubblicato senza il consenso dell'autore. 3Morto a Turnham Green nel 1827. 28 30 di maggio 1832 Carissimo Signor mio, Quando saprete il motivo che mi ha impedito a risponder subito alla vostra ultima lettera, invece di condannarmi, mi compatirete. Il vostro bel figlioccio, il mio dolcissimo Gabriele, la mia tenerezza, e* gravemente ammalato in campagna, dove la madre l'ha condotto presso la nonna, con tutto il resto della famiglia. Con l'anima agitata, e piena di funesti presentimenti, son corso di qua sin la*, la* sin qua, per veder lui e per attendere ai miei affari d'insegnamento, e non ho avuto ne@ tempo ne@ animo di rispondervi. Oh, me infelice, s'io perdo quel mio diletto fanciullo! Io perdo il piu* grato legame alla vita. Non voglio pensarci. Mi han detto che nel prossimo numero dell'Edinburgh Review comparira* un articolo piuttosto lungo sulla nostra opera, che in gran parte m'e* favorevole, e in qualche parte no. Staremo a vedere che dira* . Se l'ha scritto chi realmente ha letto il mio scritto e critica con ragion veduta, io saro* grato anche a chi mi flagella, non che a chi mi corregge. Temo pero* che non sia cosi*. Chi me l'ha detto e* il signor Prandi; ma (resti fra noi) io ho trovato Prandi assai doppio, e ve ne potrei citare parecchi fatti positivi, di cui altra volta forse vi favellero*. Vi ho gia* detto che non ho potuto mai indurlo a leggere tutto il volume, ch'e* andato assaggiando di qua e di la* come il cane che correndo lambisce le acque del Nilo per paura de' coccodrilli. Or bene (vi citero* quest'ultimo fatto), trovandosi ultimamente a discorrere con un signore inglese, pittore di professione, ma valentissimo in letteratura e filosofia, conoscitore di greco, latino, tedesco, francese, ed eccellente erudito in letteratura italiana, il cui nome e* Mr Charles Eastlake, sentite che mi ha fatto il signor Prandi. Quel signore inglese, che ha letto due volte il mio libro, ne faceva alti elogi, e lo diceva gran monumento di sapere, di penetrazione e d'importantissima scoperta, di cui non puo* dubitarsi, essendone portata la dimostrazione al non plus ultra. Il Prandi, che voleva fare delle difficolta*, non pote@ tenergli fronte, poiche@ quello che avea studiata l'opera gli rispondeva coi miei argomenti e se ne mostrava tanto informato che il mal informato suo avversario si sgomento* di combattere secolui. Che fece allora questo maligno avversario? Gli ha detto tranquillamente, e quasi ridendo / di lui: "Voi siete persuaso di cio* che ha scritto Rossetti, mentre Rossetti che l'ha scritto non n'e* persuaso, e lo ha in confidenza confessato a me stesso.' Or che vi pare di questa bricconata? Quel signore mi ha conosciuto in casa di un distinto gentiluomo inglese, Mr Scrope, dove m'incontro* una sera a pranzo; e dopo avermi fatto caldi rallegramenti per la mia opera, comincio* ad entrar meco in materia, e dopo aver veduto la persuasione con la quale io ne parlava e rispondeva alle sue questioni, mi disse: "Mi rallegro che mi hanno riferito il falso; mi pareva impossibile che voi non ne foste persuaso, dopo che ne avete persuaso i lettori.' Gli chiesi la spiegazione di questa sentenza, ma egli prudente si limito* a dirmi che gli era stato asserito da uno che si diceva mio amico, che io aveva cercato di abbagliare i lettori circa una cosa che io stesso non credeva; ma non volle dirmi chi questo assertore fosse. Io poi gliel'ho fatto trarre di bocca da un signore che lo conosce da vicino; e figuratevi la mia maraviglia e il mio dispetto quando ho udito che l'assertore e* Prandi. Or se l'articolo dell'Edinburgh Review e* stato scritto da un amico di Prandi, com'egli mi ha detto, io mi attendo di sentire un mucchio di matte bestialita*, scritte da chi non ha letta la mia opera. Basta, vedremo. La opera del Ficino sul Convito di Platone, che ho letta nell'originale (poiche@ quella traduzione francese che mi avete mandata e* difficile ad intendersi bene) e un altro libro stampato nel 1700, che ha per titolo Le Platonisme de@voile@, mi hanno confermato amplissimamente su tutte le mie idee intorno all'amor platonico ed alla sua segreta essenza. Esso non e* altro che la Massoneria, cio* e* sicurissimo. Poteva dimostrarlo all'evidenza anche prima, ma tante pruove ad esuberanza ne ho ammucchiate dopo che posso saziarne il piu* incredulo. Ho documenti di Sant'Ufficio, ho confessioni di settari, ho esami multiplici, confronti innumerevoli, testimonianze storiche, ed altro ed altro. Ecco cio* che ho letto ieri in Bastard Croniche dell'Inquisizione del XIII e XIV secolo. Gl'Inquisitori scrivono al Papa cosi*: " Beatissime pater - te praecamur ut Sanctae Inquisitionis augeas facultatem, nam vates (cioe* i poeti di quel tempo, sotto Federico II) per amorem mundanum sub persona (cioe* sotto finzione, o con / gergo) amorem divinum expellere cupiunt.' I documenti storici son poi moltissimi, e le opere in gergo innumerevoli, massimamente i trattati, ch'espongono il linguaggio fittizio dell'amor platonico. Quando poi vedrete le confessioni de' settari, e fra gli altri di Petrarca, resterete stupito. E* cosa curiosa cio* che mi dite della Chiave del gabinetto del Borri, che fu imprigionato dal Sant'Uffizio. Ne parleremo. Vi ringrazio degli sbagli di citazioni di pagine che avete rilevati nel mio volume: li correggero* a penna per ora. La citazione di Francesco Torti da me fatta e* in un suo discorso che troverete in un volume aggiunto alla edizione bartoliniana della Divina commedia. Ho molto lavorato, ma mi dispiace di dirvi che forse tra breve vi mandero* tutt'i miei manoscritti, e non pensero* piu* a queste cose. Vi diro* su di che e* fondato il mio forse. Un mio stretto amico, il conte Lucchesi, che ora trovasi in Londra, ed e* stato altra volta Ministro della Corte di Napoli in Madrid, e* amico del conte Ludolf, attuale ministro della stessa corte in Londra. Egli mi ha narrato che, essendo una mattina andato a far visita a Ludolf, lo trovo* nel gabinetto che stava leggendo il mio Spirito anti-papale; e disse al Lucchesi: "Che opera maravigliosa e* questa! Vedi che persone si discacciano dal regno senza fondato motivo!' Poi chiese se io desiderava rientrare nel regno; e Lucchesi gli rispose che me l'avrebbe domandato. Dietro la mia risposta, il ministro Ludolf, di proprio moto, ne ha fatto per me la richiesta alla sua corte, facendo intorno a me ed alla mia condotta la piu* soddisfacente relazione. Or se il giovine re di Napoli mi richiama, io gli scrivero* una lettera nella quale gli esporro* che, senza un competente impiego, io tornar non potrei, massime ora che ho famiglia; e se egli mi offre un tale impiego, io tornero*, e daro* per sempre addio alle mie investigazioni di questa natura. Prima pero* di risolvermi ad un tal passo, io mandero* al re di Napoli ed al Papa un volume di questa mia opera, e li preghero* di farmi sapere se chi ha scritto quella puo* ritornare impunemente; e li scongiurero* di non voler aver forza retroattiva. Faro* nel punto stesso sentir da lungi al Papa che, se giudica ch'io non debba ritornare, io allora da un impegno contratto col publico mi veggo nella necessita* di stampare il resto dell'opera, la quale cre/scit eundo. Se egli non mi richiama di buona fede, se ne pentira* un giorno amaramente; e se mi richiama, la republica letteraria fara* gravissima perdita. Il non avermi incoraggiato alla continuazione dell'opera ha in se@ la sua pena, e tempo verra* che il mondo desiderera* che Rossetti abbia finito il suo lavoro, che tardi forse sara* mandato a compimento da chi abbia voglia e forza ed ardire di far cotanto. Se avessi avuto, prima della stampa, quei libri che ho avuti dopo, parte de' quali mi avete mandati voi stesso, avrei spinta l'evidenza anche piu* oltre. Ho aggiunto ad una copia che ho, tutta da me postillata, almeno un centinaio di preziosissime pagine, in cui risulta si* tangibile la natura settaria del poema di Dante, e la sua strettissima conformita* con la setta de' Liberi Muratori, che puo* ben dirsi essere gli ultimi miei tocchi, le risoluzioni magistrali che soglion dar compimento ai quadri. O ch'io lasci l'Inghilterra, o ch'io non la lasci, mi propongo far legare un volume appositamente con carte bianche intermedie, per mandarvi tutte le mie aggiunzioni. Serviranno per una futura edizione quando il mondo sentira* l'importanza del mio erculeo lavoro. Da tutti coloro che l'han letto ne ho avuto congratulazioni sincere. Mr Frere me ne ha scritto una lunga lettera da Malta; il letterato Marroncelli da Parigi; il professore Orioli (capo dell'Universita* di Bologna, ora esiliato) lo ha letto qui, e me ne ha dette cose da trasecolare; il marchese Ricci, lo stesso; il professore Incoronati lo stesso, ecc., una voce dicentes : nulla di piu* dimostrato. Mi spiace che mi rimangono a dirvi molte cose, ed intanto debbo conchiudere perche@ la carta me lo comanda. Mi sono sollevato nello scrivere questa lettera dal pensier doloroso della malattia del mio caro Gabriele! Oime*! torno alle mie angosce! Il vostro obbligatissimo e devotissimo servo Gabriele Rossetti.